IL BENDAGGIO FUNZIONALE
Di
Rosario D'Onofrio, Pasquale Tamburino e Antonio Pintus
(tratto da: PROFESSIONE FITNESS - Maggio 2001)

Come ridurre gli overstress funzionali della caviglia, l'insieme anatomo funzionale biomeccanicamente più esposto alle lesioni da sport
Nell'esame
della letteratura recente troviamo studi epidemiologici che
hanno preso in considerazione sport con cambi di direzione (pivoting) e
di lateralità (cutting) in cui sono in gioco intense forze rotatorie e
traslatorie a carico dell'arto inferiore. E' emerso che durante l'attività
in catena cinetica chiusa i traumi distorsivi dell'articolazione
tibio-tarsica rappresentano
l'evento traumatologico principale (40% nel volley, 13,6% nel calcio, 50%
nella pallacanestro e 22% nel football) e che il
meccanismo di lesione è
ricollegabile per il 90% a traumi in inversione, ovvero: flessione plantare
della tibiotarsica, varismo sottoastragalico, flessione interna mediotarsica.
Pur
rimanendo aperta la discussione sulla sua reale efficacia, il bendaggio
funzionale rappresenta il mezzo di prevenzione più usato nei paesi anglosassoni
e negli USA nell'ambito degli sport di contatto e contrasto. Il bendaggio
base di prevenzione delle distorsioni di caviglia confezionato prima della
gara o dell'allenamento riassume in sé almeno tre tecniche:
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Nella
pratica applicativa è necessario conoscere il movimento che ci interessa
limitare (l'inversione) e soprattutto su quale piano avviene (sull'asse
obliquo di Henke). Da ricordare inoltre che la funzionalità della caviglia si
esprime con movimenti sui tre piani dello spazio:
prono-supinazione
sull'asse longitudinale del piede, ab-adduzione sull'asse verticale,
flessione plantare-dorsale sull'asse trasverso.
Si
distinguono un bendaggio base su caviglia stabile, cioè su atleti sani, e una
variante per caviglia instabile, con l'obiettivo di limitare i movimenti
articolari solo per piani e ambiti d'escursione ben definiti:
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REALE
EFFICACIA ALLO STUDIO
Esiste
un calo della tensione nel tempo? C'è una diminuzione della performance
dell'atleta o un'inibizione neuromuscolare dovuta alla costrizione del
bendaggio? Gli stress articolari possono essere trasferiti ad articolazioni
vicine, ad esempio il
ginocchio?
Rispondendo a queste domande è possibile riflettere sulla reale efficacia del
bendaggio preventivo.
Uno
studio longitudinale forse tra i più importanti (Garrick, 1973) su una
popolazione di 2000 atleti ha verificato che nel corso della stagione
agonistica il
numero
delle lesioni capsuto-legamentose della tibio-tarsica era doppio in soggetti
senza bendaggio preventivo e che addirittura diventava quattro volte in atleti
che avevano precedentemente avuto episodi recidivanti. La massima protezione
è stata riscontrata dallo stesso autore con l'impiego di un bendaggio
preventivo e calzatura alta.
La diminuzione della tensione del bendaggio risulta molto importante ai fini della discussione, infatti numerosi studi hanno evidenziato una perdita della tenuta, fino al 40%, anche già dopo dieci minuti dall'inizio della prestazione (Rarick, 1062), mentre per Glick 1976) si ha una perdita della stabilità tibio-peroneale-astragalica dopo venti minuti; Fumich (1981) evidenzia una diminuzione del 50% dopo tre ore, mentre Myburgh (1984) ha verificato una perdita d'adesione cutanea e meccanica dopo 10 minuti di squat. Naturalmente bisogna considerare un'ulteriore diminuzione dei tempi nei casi di prestazione in ambiente umido e traspirazione eccessiva.
Da
valutazioni comparative condotte da Gross (1987) è
emerso che l'ortesi semirigida
è stata più efficace di un bendaggio funzionale preventivo nel limitare il
movimento d'inversione.
Conteduca
et al. (1990) in uno studio prospettico su pallavolisti confrontarono
l'efficacia preventiva dell'utilizzo del taping (misurazione del tilt
astragalico
dopo il confezionamento e dopo 20' dall'impegno sportivo) e degli splint
nelle lassità croniche del collo del piede: da un lato il taping riesce a dare
un'ottima stabilità, in contrapposizione "le fasciature rigide perdono
progressivamente la propria tenuta nel corso del tempo". D'altra parte molti
autori non hanno riscontrato differenze tra caviglia bendata e non, anzi Mac
Kean (1995) ha verificato che il salto verticale e i test d'agilità
risultavano decisamente ridotti con il bendaggio preventivo.
Lephart
recentemente ha condotto importanti studi sulla propriocettività e sulla
possibile inibizione neuromuscolare: è stato chiesto ad un campione di
atleti di riconoscere la posizione di partenza del movimento passivo degli
arti inferiori mobilizzati in maniera passiva. La ricerca mette in evidenza che
il bendaggio preventivo può avere un aspetto facilitatorio a livello
propriocettivo, anche se si è riscontrata la necessità di trovare successive
conferme.
CONCLUSIONI
In
definitiva si può affermare che il bendaggio preventivo abbia una reale
efficacia preventiva, che le controversie in letteratura siano dovute alle
differenti procedure utilizzate e alle variabili di qualità dei materiali,
direzione
dei tiranti, tensione applicata, grado d'adesione alla cute: che la
riduzione iniziale del ROM dell'escursione articolare è
pari al 30-50%, che la validità
del bendaggio preventivo diminuisce nel tempo, offrendo comunque una tenuta
che limita la rilevanza del trauma.
Il
tape risulta meglio tollerato rispetto alle ortesi e ha un possibile effetto
facilitatorio sui peronei.
Un
limite alla sua efficacia è posto dall'abilità tecnica dell'operatore che
deve infatti avere un'ottima conoscenza dell'anatomia e della
biomeccanica, indispensabile anche per "aggiustare" in corsa il taping, e dalle controindicazioni: allergia al collante, eczema, infezioni, ferite aperte,
patologie vascolari, sindromi comportamentali, neuropatie periferiche. In
conclusione potremmo sposare una frase di Jacqes Huguet, presidente
commissione medica della FIBA, che nella prefazione al libro di 0. Rouillon
"Lo strapping" apostrofa:
"le tecniche di strapping non devono essere utilizzate come coadiuvante improprio del naturale sostegno muscolo-tendineo dell'articolazione. a discapito della sensibilità propriocettiva". Il bendaggio funzionale quindi risulta una metodica valida, ma che non deve essere assolutamente considerata come l'unico mezzo per la prevenzione di traumi distorsivi di caviglia. Alla luce di quanto emerge dalla rassegna dell'attuale letteratura il picco massimo dell'azione preventiva del taping è in associazione al potenziamento muscolare e ad un training propriocettivo costante.
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CONSIGLI
PRATICI
Si
utilizza materiale in tessuto anaelastico (inestensibile) ed elastico
(estensibile), disponibile in rotoli di varie altezze, dotato di collante
anallergico che garantisca una buona tenuta. Per l'applicazione vengono
utilizzate
singole strisce o il nastro in continuo, prestando attenzione alla profondità
(fino al terzo medio metatarsale) e all'altezza del bendaggio che dovrà
giungere fino alla giunzione mio-tendinea del gastrosoleo per avere un
braccio di leva più efficace. Quindi mai bendaggi bassi, in quanto sono i primi
a perdere d'aderenza, e attenzione a non provocare occlusioni durante il
confezionamento. La sovrapposizione delle strisce è molto importante perché
rende lo strapping un'unità funzionale, solidarizza il bendaggio stesso ed
evita che vengano lasciate libere zone di cute, con la possibilità di
lesioni. Per proteggere le aree a rischio nelle posizioni di decubito (soprattutto il tendine d'Achille e il collo piede) si utilizzano il "salvapelle" arrotolato oppure "compresse" di vaselina. |
BIBLIOGRAFIA
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H. P., Tamburino P.: IL BENDAGGIO FUNZIONALE TERAPEUTICO E PREVENTIVO DELLA
CAVIGLIA - Relazione personale XIV Congresso Nazionale L.A.M.I.CA 23-25
Giugno 1994
Rouillon
O.: LO STRAPPING Vol. 2 pag. 8, Faenza Ed., 2000
di L. Stella
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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 30 MAGGIO 2001 |
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