PATTINARE

Pattinatori al Bois de Boulogne - 1837
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Questo lavoro, elaborato con grande impegno e ricerca personale dal fisioterapista Rosario Bellia, offre l'opportunità a tecnici e studiosi del pattinaggio corsa a rotelle di riflettere ulteriormente sui fattori principali che incidono sulla prestazione agonistica e sulle possibilità di sviluppo della carriera in questa disciplina sportiva. In effetti, le occasioni di confronto e di riflessione sulle metodologie di allenamento e preparazione tecnica sono sempre troppo limitate e spesso gli allenatori preferiscono dedicare qualche ora in più al lavoro sul campo che all'aggiornamento o al dibattito tecnico-scientifico. La discussione di nuovi punti di vista, innovazioni metodologiche e dei risultati delle sperimentazioni viene quindi sacrificata, con grave pregiudizio per lo sviluppo della disciplina. Indubbiamente negli ultimi anni il pattinaggio corsa su rotelle ha "percorso molta strada" e visto un'impressionante evoluzione di tecniche, materiali e sistemi di preparazione; tuttavia le ricerche scientifiche e le sperimentazioni metodologiche ad esso applicate sono piuttosto scarse rispetto all'esigenza di conoscenza della comunità degli allenatori o comunque limitate a pochi ambiti più tradizionali. Questo lavoro vuole proporre dei punti di vista innovativi e delle riflessioni originali. Esso ha una notevole valenza applicativa ed è finalizzato al lavoro sul campo, dal momento che nasce da una singolare fusione tra l'esperienza diretta sulle piste ed una solida competenza cinesiologica e biomeccanica. L'elemento più importante da sottolineare è l'ampiezza delle prospettive offerte all'allenatore; quella biomeccanica, quella tecnico-coordinativa, quella energetica e infine quella più propriamente posturale. L'autore è pienamente consapevole che la difficoltà di studiare con metodologie scientifiche avanzate il pattinaggio non rende sempre possibile verificare tutte le ipotesi e concetti e quindi si aspetta che futuri approfondimenti rivelino imprecisioni o limiti di questo lavoro. Ma in fondo è proprio in questo modo che progredisce la conoscenza collettiva. (Prof. Alberto Madella - Consulente scientifico Scuola dello Sport - CONI - Roma)
Osservazione delle asimmetrie |
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ANALISI POSTURALE E BIOMECCANICA PER OTTIMIZZARE LE PRESTAZIONI DEL PATTINATORE Rosario
Bellia (Fisioterapista della F.I.H.P.; Insegnante Educazione Fisica)
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Questa ricerca è stata condotta dopo aver seguito per oltre 10 anni il pattinaggio a rotelle specialità corsa accanto ai miei figli Marco e Simone, dando assistenza anche ad altri pattinatori di alto livello dal punto di vista fisioterapico e di preparazione atletica.
Dal 2005 rivesto il ruolo di fisioterapista della F.I.H.P. e voglio precisare che questo studio ha una valenza fisioterapica-cinesiologica e non ha la presunzione di entrare nel merito degli aspetti tecnici, di cui per altro il sottoscritto non ha le competenze né presume di averle.
La ricerca ha come obiettivo quello di cercare di ottimizzare le prestazioni sportive del pattinatore con l'analisi posturale biomeccanica.

I rudimentali pattini inventati da Joseph Merlin - 1760
Questo "metodo" prende origine da un'intuizione del ruolo che rivestono i muscoli stabilizzatori del bacino, nella loro azione sinergica per la realizzazione del gesto tecnico e sull'analisi della loro condizione per ottimizzare la performance.

PREFAZIONE DEL METODO
Da una semplice riflessione possiamo capire l'importanza di questa osservazione "posturale-biomeccanica" per il pattinatore di qualsiasi livello: ai campionati mondiali disputati a L'Aquila nel 2004 nella 300 metri a cronometro, gli atleti riportati nella tabella hanno effettuato in media da 70 a 82 appoggi.
è facile dedurre che se sono presenti delle "disfunzioni biomeccaniche" nell'azione tecnica queste verranno moltiplicate per ogni singolo appoggio, ciò diviene più significativo soprattutto nelle gare lunghe, dove l'atleta compie una molteplicità di gesti tecnici.
Quindi risulta importante prima affrontare in modo preciso e completo un'analisi del gesto tecnico e dopo attuare una serie di correttivi, in modo globale, sia dal punto di vista della tecnica che da quello prettamente posturale e biomeccanico, che sono la base di questa ricerca.
TABELLA DI COMPARAZIONE m. 300 A CRONOMETRO Campionati mondiali – L'Aquila 2004
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ATLETA |
100 m |
200 m |
300 m |
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TEMPO (SEC) |
VELOCITA' (KM/H) |
NUMERO APPOGGI |
METRI PER APPOGGIO |
TEMPO (SEC) |
VELOCITA' (KM/H) |
NUMERO APPOGGI |
METRI PER APPOGGIO |
TEMPO (SEC) |
VELOCITA' (KM/H) |
NUMERO APPOGGI |
METRI PER APPOGGIO |
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DUGGENTO G. |
9.41 |
38.257 |
37 |
2.703 |
17.33 |
45.455 |
60 |
4.348 |
25.57 |
43.689 |
82 |
4.545 |
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PRESTI L. |
9.61 |
37.461 |
35 |
2.857 |
17.32 |
46.693 |
59 |
4.167 |
25.09 |
46.332 |
79 |
5.000 |
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DOBBIN K. |
9.61 |
37.461 |
33 |
3.030 |
17.34 |
46.572 |
54 |
4.762 |
25.18 |
45.918 |
74 |
5.000 |
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MANTIA J. |
9.56 |
37.657 |
32 |
3.125 |
17.43 |
45.743 |
52 |
5.000 |
25.33 |
45.570 |
70 |
5.556 |
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FALCONE M. |
9.86 |
36.511 |
36 |
2.778 |
17.67 |
46.095 |
59 |
4.348 |
25.49 |
46.036 |
82 |
4.348 |
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BELLIA S. |
9.78 |
36.810 |
35 |
2.857 |
17.74 |
45.226 |
58 |
4.348 |
25.71 |
45.169 |
80 |
4.545 |
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ATLETA |
Diametro Ruote |
Traiettorie |
Osservazioni |
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DUGGENTO G. |
5 x 80 mm |
In fase di realizzazione |
Carrellati 2.5 m. 2a curva; carrellati 2 m. 3a curva |
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PRESTI L. |
5 x 84 mm |
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Perso il terzo appoggio dopo la partenza. |
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DOBBIN K. |
5 x 84 mm |
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Carrellati circa 4 m. 2a curva; carrellati circa 3 m. nella curva. Spaccata molto anticipata. |
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MANTIA J. |
4 x 100 mm |
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Doppia spinta esasperata |
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FALCONE M. |
4 x 100 mm |
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BELLIA S. |
4 x 100 mm |
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Leggera scivolata ultima curva |
ANALISI BIOMECCANICA DEL GESTO TECNICO
Per realizzare l'analisi del gesto tecnico nel rettilineo si è tenuto conto del lavoro svolto dall'Ing. Claudio Giorgi con il patrocinio del CONI nel 2003, anche se sono stati modificati alcuni parametri, che risultano più significativi per le rilevazioni che servono a questo studio. Dal punto di vista tecnico si fa riferimento al lavoro svolto e pubblicato da P. Marcelloni nella Collana Dispense Tecniche della SIPAR: "La spinta in rettilineo nelle prove veloci". L'analisi che si riporta qui di seguito è stata impostata per avere una applicazione pratica alle metodiche di allenamento e per il lavoro sul campo. Quindi la trattazione sarà finalizzata ad un utilizzo pratico.
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Descrizione tecnica fasi
1) Atterraggio Arto destro: per le prove veloci l'istante dell'atterraggio è in correlazione con la massima estensione dell'altro arto in spinta su tutte le ruote. a- Atterrare sulla proiezione verticale a terra della spina iliaca antero-superiore b- Creare sull'arto destro l'allineamento dei punti di riferimento: 1.1 ruota del pattino 1.2 ginocchio 1.3 spina iliaca 1.4 testa dell'omero c- Arto destro carico di tutto il peso del corpo d- Peso equamente distribuito su tutta la lunghezza del pattino. Inclinazione al ginocchio da 76°+/- 8° (Presti L.) a 81°+/- 3° (Duggento). Congiungente punta - piede - ginocchio: verticale poco dietro la spalla (Duggento). |
Analisi biomeccanica
Tronco: erettori del rachide (lunghissimo del dorso, ileo-costale del dorso, spinale del dorso, ileo-costale dei lombi); m. trapezio; m. gran dorsale; m. quadrato dei lombi. Anca: muscoli stabilizzatori: m. otturatore interno ed esterno; m. piriforme; m. gemello superiore ed inferiore. La flessione è garantita dalla contrazione "modulata" del retto femorale e dello ileo-psoas. Coscia: contrazione eccentrica del m. quadricipite. Gamba - piede: la supinazione del piede avviene per l'azione dei muscoli: tibiale anteriore, peronieri, estensore lungo delle dita e dell'alluce. Il muscolo popliteo con la sua azione " modulata " realizza l'intrarotazione della gamba. |
Immagini
Marco Falcone
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2) Scorrimento arto destro Inizia immediatamente dopo l'atterraggio dell'arto destro, la fase di scorrimento è individuata nel periodo di contatto al suolo dei due pattini. Le spalle rimangono perpendicolari rispetto al senso di marcia con leggera torsione sul loro asse e nella flessione non avanzano di molto il ginocchio destro. Le braccia sono in coordinazione con le gambe, il braccio sinistro è in massima escursione, flesso e sopra al ginocchio destro; il destro è in massima escursione,completamente esteso dietro - alto - fuori. |
Tronco: erettori del rachide (lunghissimo del dorso, ileocostale del dorso, spinale del dorso, ileo-costale dei lombi); m. trapezio; m. gran dorsale; m. quadrato dei lombi. Anca: muscoli stabilizzatori: m. otturatore interno ed esterno, m. piriforme; m. gemello superiore ed inferiore. Coscia: contrazione isometrica del quadricipite e degli ischio-crurali: m. bicipite femorale, m. semitendinoso, m. semimembranoso. La contrazione " modulata" dei muscoli adduttori consente di mantenere l'allineamento adeguato dell'arto. Gamba - piede: l'azione stabilizzatrice dei muscoli motori del piede evita il cedimento in pronazione dell'articolazione tibiotarsica (m. tibiale anteriore, m. peronieri, m. estensore lungo delle dita e dell'alluce). Il muscolo popliteo garantisce la "giusta" intrarotazione della gamba; il "giusto" grado di flessione dorsale del piede è dato dalla contrazione "simultanea" dei muscoli soleo e tibiale anteriore e posteriore. |
Simone Bellia
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3) Spinta e "traslocazione" del baricentro: dalla posizione assunta nell'atterraggio e mantenuta nello scorrimento inizia l'estensione dell'arto di spinta. La lama del pattino apre la sua punta, angolo d'attrito orizzontale che rimarrà tendenzialmente costante per tutto il tempo di spinta. La corretta spinta dell'arto destro fa partire la traslocazione del baricentro verso l'arto sinistro. a - la spinta inizia con carico centrale distribuito su tutte le ruote b - partire con la spinta dopo lo stacco del sinistro c - mantenere per tutta la spinta lo stesso angolo d'attrito orizzontale d - terminare la spinta con la flessione plantare del piede, spinta sulla prima ruota e - il braccio destro andrà a posizionarsi flesso - sopra - avanti al ginocchio sinistro aiutando la traslocazione del baricentro. L'estensione angolo al ginocchio si apre da 81° a 30° (Duggento). L'estensione è quasi sempre completa. Lo spostamento del baricentro per Luca Presti risulta in media di cm 15, mentre per Duggento è di circa cm 8. Inclinazione del busto: Luca Presti è orizzontale e a volte l'angolo con la linea di terra si riduce sotto i 90°, mentre per Duggento l'angolo varia dai 10° ai 24° sopra l'orizzontale. La posizione della testa: Luca Presti rivolge lo sguardo sempre al percorso, mentre Duggento in alcuni tratti del rettilineo guarda a terra. |
Tronco: contrazione tonica dei muscoli rotatori del busto (obliquo interno ed esterno dell'addome), che devono contrastare la rotazione del busto verso il lato opposto. Anca: l'estensione dell'anca avviene per mezzo della contrazione del m. grande gluteo e i muscoli ischio-crurali (semitendinoso, semimembranoso e capo lungo del bicipite femorale). Il movimento "puro", con il tronco a 180°, è di circa 15°, perché viene limitato dalla tensione dei legamenti ileo e pubo-femorali. L'abduzione è garantita dalla contrazione del m. medio gluteo, m. piccolo gluteo e dal m. tensore della fascia lata. Coscia: contrazione concentrica dei muscoli estensori della coscia (m. quadricipite: retto femorale, vasto intermedio, vasto laterale, vasto mediale, capo lungo e capo obliquo); l'ampiezza del movimento è da 135° a 0° (può estendersi 10° oltre lo 0° nei soggetti con iper-estensione). La contrazione del m. quadricipite estende la coscia facendo punto fisso sulla gamba, realizzando la fase propulsiva del gesto tecnico del pattinatore. Il m. tensore della fascia lata e il m. quadrato dei lombi attuano una contrazione eccentrica per "modulare" la traslocazione del baricentro. Gamba - piede: come già detto l'estensione della gamba avviene con la contrazione del m. quadricipite femorale che fa punto fisso sulla gamba e proietta il corpo in avanti (fase propulsiva). Il piede viene pronato per mezzo della contrazione dei muscoli peronieri e il m. estensore dell'alluce. Nell'azione di flessione plantare si aggiunge la contrazione dei m. gastrocnemio, soleo, tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e dell'alluce. |
Marco Falcone
Simone Bellia
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4) Recupero arto destro La fase di recupero deve avere una esecuzione particolarmente precisa poiché precede la fase di atterraggio. Il movimento inizia con l'adduzione dell'arto destro sul sinistro in fase di spinta, e termina con l'affiancamento del pattino sinistro; l'arto sinistro è in spinta sul filo interno con la fase di traslocazione del baricentro quasi completata: a - creare sempre durante l'azione l'affiancamento tra i due pattini b - la perfetta coordinazione e sincronia tra l'arto destro in recupero ed il sinistro in spinta evita di effettuare un atterraggio anticipato. |
Tronco: contrazione tonica dei muscoli del dorso (trapezio, romboidei, gran dorsale, lunghissimo del dorso, ileo-costale del dorso, spinale del dorso, ileo-costale dei lombi, quadrato dei lombi, ecc.) e della parte anteriore del busto (pettorali piccolo e grande, piccolo dentato, retto dell'addome, obliquo interno ed esterno dell'addome, ecc.) per stabilizzare la posizione del tronco in questa fase. Anca: contrazione tonica del m. ileo-psoas che fa avanzare la coscia. Coscia: l'azione del m. retto femorale dà l'avanzamento della coscia, mentre la contrazione del m. sartorio aiuta la flessione del ginocchio e l'intrarotazione della gamba. La flessione della gamba è data dalla contrazione dei muscoli ischio-crurali: semitendinoso, semimembranoso e bicipite femorale. L'adduzione della coscia è prodotta dalla contrazione dei muscoli: adduttore grande - breve - lungo, pettineo e gracile. Gambe-piede: fino all'affiancamento dei pattini non c'è impegno muscolare. Quando inizia la fase di avanzamento della gamba oltre la linea dell'arto in appoggio si verifica la contrazione del m. tibiale anteriore e dei m. peronieri per ottimizzare il contatto del pattino al suolo. |
Simone Bellia
Marco Falcone
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L'azione delle braccia viene analizzata a parte per ragioni espositive.
Durante la fase di richiamo da dietro in avanti di un arto inferiore, simultaneamente si slancia in avanti e mediamente l'arto superiore controlaterale, mentre il gomito si estende; questi movimenti simultanei degli arti superiori producono un'azione rotatoria opposta a quella dell'arto inferiore. Le braccia ed il cingolo scapolo - omerale partecipano alla propulsione dell'arto inferiore con i muscoli della spalla: deltoide, coracobrachiale, piccolo e grande rotondo, sopraspinato e sottospinato. I muscoli del braccio impegnati nel movimento di flessione sono quelli della loggia anteriore: bicipite, coracobrachiale e brachiale; mentre nel movimento di estensione entrano in azione i muscoli della loggia posteriore del braccio (tricipite ed anconeo).

IL METODO DI "COMPENSO"
Dall'osservazione, condotta sui campi di gara, di atleti che presentavano problemi da sovraccarico funzionale all'apparato muscolo-scheletrico, ho notato che alcuni prima di pattinare avevano una situazione equilibrata del bacino e invece dopo, evidenziavano delle "perturbazioni": rotazioni, asimmetrie agli arti inferiori, ecc. Questo mi ha portato ad elaborare un protocollo di osservazione.
Il "metodo di compenso" può essere applicato anche ad altri sport "ciclici": sci di fondo, pattinaggio su ghiaccio, ciclismo, atletica leggera, ecc.
Per quanto riguarda il pattinaggio a rotelle specialità corsa, oltre ai problemi posturali, tecnici, dell'attrezzo ecc., si può affermare che alcuni atleti sono più sensibili al fatto che si gira sempre in senso antiorario e quindi il passo incrociato della curva è sempre realizzato in forma attiva dall'arto inferiore destro (m. adduttori, intrarotatori, ecc.) e ciò può portare agli squilibri del bacino che vengono segnalati.
Le energie dell'atleta devono essere incanalate, guidate ed utilizzate in modo sapiente, con tecnica, scientificità e capacità di osservazione. Oggi non ci si può più limitare ad un intelligente potenziamento, ad un mirato lavoro di resistenza, ad una dieta perfetta; è doveroso e fondamentale anteporre una attenta e profonda osservazione di carattere chinesiologico e posturale. Questa osservazione è necessaria per capire come il pattinatore si "organizza" nei suoi movimenti e nei gesti tecnici. Una postura alterata darà funzioni alterate; funzioni e gesti tecnici difficili o alterati frutteranno risultati quantomeno "parziali".
Potenziare una struttura muscolare con problemi, significa potenziare automaticamente anche i problemi stessi. Ecco perché è doveroso in primo luogo saper fare una valutazione di carattere chinesiologico e posturale, saper correggere le alterazioni e solo in seguito potenziare una struttura stabile e capace: avremo potenziato un vero atleta capace di dare il massimo delle proprie possibilità.
Non esiste corpo umano che non abbia freni muscolari, tensioni eccessive nascoste, "retrazioni". In seguito a queste retrazioni muscolari, che si possono paragonare, nell'esempio dell'automobile, al freno a mano rimasto tirato inavvertitamente, si può immediatamente capire che le articolazioni saranno uno dei principali bersagli su cui si scaricheranno le forze e gli effetti dei muscoli, sempre tesi, retratti, e delle cattive posture.
Non si può pretendere da un'automobile, che abbia le convergenze fuori posto anche solo di un grado, di fornirci la stessa identica prestazione e stabilità su strada, come se avesse le convergenze perfettamente in ordine. Lo stesso vale per il corpo. Una piccola intrarotazione di un femore, un'anteposizione di una spalla, una piccola riduzione di mobilità in flesso-estensione di una caviglia, una lordosi lombare troppo accentuata o ridotta e cosi via, determineranno inevitabilmente dei limiti di funzionalità e dunque di efficienza. Saper eliminare queste incongruenze, migliorare la postura, ridare le corrette informazioni di carattere propriocettivo al pattinatore, significa ridurre ed eliminare i "freni" e dunque migliorare il rendimento sportivo.
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FASI DEL METODO:
1) Esame posturale (Vedi Scheda di Rilevazione Posturale)
2) Rilevazioni antropometriche, analisi delle retrazioni (Misurazione prima e dopo aver pattinato) 3) Analisi stabilometrica (Vedi Scheda di Rilevazione Stabilometrica) 4) Analisi del gesto tecnico (per mezzo di filmati e foto) 5) Studio dell'attrezzo
6) Programma di compenso
7) Verifica dei risultati |
ANATOMO-FISIOLOGIA DEL BACINO (per avere simmetria nell'azione del pattinatore)

I muscoli abduttori dell'anca, generalmente, sono situati al di fuori del piano sagittale passante per il centro dell'articolazione e decorrono in fuori e al di sopra dell'asse antero-posteriore di abduzione-adduzione yy¹ contenuto in questo piano.
I principali muscoli abduttori dell'anca sono:
1. Medio gluteo
2. Piccolo gluteo
3. Tensore della fascia lata
4. Fasci superiori del grande gluteo
e con azione minore:
5. Piriforme
6. Sartorio (NON RAPPRESENTATO)
7. Otturatore interno che, ad anca flessa, funziona da abduttore (NON RAPPRESENTATO)
In base alle loro azioni secondarie, flesso-estensorie e rotatorie interne ed esterne, i muscoli abduttori dell'anca possono essere classificati nei tre seguenti gruppi:
muscoli che determinano un movimento di abduzione-flessione-rotazione interna
muscoli che determinano un movimento di abduzione-flessione-rotazione esterna (sartorio e otturatore interno)
muscoli che determinano un movimento di abduzione-estensione-rotazione esterna.
Non esistono muscoli abduttori dell'anca che abbiano azioni secondarie in estensione-rotazione interna; inoltre, per eseguire una abduzione pura, cioè senza alcuna componente secondaria, è necessario che questi muscoli neutralizzino in modo equilibrato le loro azioni antagoniste flessorie-estensorie e rotatorie.
L'ipoestensibilità bilaterale o unilaterale dei muscoli abduttori dell'anca crea una serie di squilibri statici e dinamici sui vari piani dello spazio.
Squilibri del bacino sul piano frontale
Squilibri statici – Fisiologicamente l'equilibrio frontale del bacino in appoggio bi-podalico è assicurato dall'azione simultanea e bilaterale dei muscoli abduttori e adduttori dell'anca.
Quando queste azioni muscolari antagoniste si equilibrano, il bacino è stabile in posizione simmetrica. Quando i muscoli abduttori dell'anca sono ipoestensibili, il bacino viene trascinato, o meglio spinto, lateralmente dal lato opposto, obbligando il cingolo pelvico ad un'obliquità frontale, compensata da una traslazione laterale del tronco opposta alla traslazione pelvica.

1- L'equilibrio frontale del bacino è assicurato dall'azione bilaterale dei muscoli abduttori e adduttori dell'anca
2- I muscoli abduttori dell'anca ipoestensibili provocano uno spostamento del bacino sul piano frontale

3- Spostamenti verticali sul piano frontale, durante il cammino
4- La ridotta mobilità delle anche impegna eccessivamente il rachide lombare in latero-flessione
Squilibri dinamici – Durante il passo, quando il piede appoggia al suolo, la branca pubica omolaterale si innalza, mentre dal lato opposto si abbassa.
Questi movimenti di scivolamento che si verificano durante il cammino sono fisiologici, ma tale fisiologia può essere alterata dall'eccessivo spostamento verso l'alto della branca pubica omolaterale dei muscoli abduttori ipoestensibili e provocare sia la perdita sia l'eccesso di mobilità del pube.
è risaputo che la latero-flessione del tronco si accompagna ad una abduzione dell'anca dello stesso lato della latero-flessione e ad una adduzione dell'anca opposta. Nella latero-flessione a destra del tronco, l'accorciamento dei muscoli abduttori dell'anca di sinistra non permette l'adduzione che normalmente si associa alla inclinazione laterale del tronco. In queste condizioni, il tronco, ed in particolare il rachide lombare, nel tentativo di compensare la ridotta mobilità dell'anca, può essere eccessivamente impegnato in latero-flessione, sottoponendo a stress articolare le strutture anatomiche della zona lombare, con conseguenti algie locali o radicolari.
Squilibri del bacino sul piano sagittale
Squilibri statici – Sul piano sagittale è importante non confondere i movimenti di rotazione anteriore e posteriore dell'osso iliaco nei confronti dell'osso sacro con la retroversione e l'antiversione del bacino.
I primi sono micromovimenti non provocati da azioni muscolari, ma che possono essere condizionati dalle azioni muscolari ed il cui centro di rotazione è a livello del legamento assile.
Con i termini retroversione e antiversione, ci si riferisce all'assetto assunto dal bacino in carico rispetto alla posizione di riferimento, rappresentata dall'assetto normale, che si ottiene quando le spine iliache antero-superiori (SIAS) e le spine iliache postero-inferiori (SIPI) sono sullo stesso piano orizzontale.
I muscoli abduttori dell'anca possono fissare un osso iliaco anteriormente o posteriormente rispetto all'osso sacro, oppure agire in senso deformante riducendo l'inclinazione del bacino rispetto alla posizione normale con conseguente appiattimento della colonna lombare.
è importante precisare che la lordosi lombare è una condizione necessaria e fisiologica; pertanto, ogni sua deviazione, quale la rettilinizzazione lombare, deve essere considerata come patologica perché favorisce l'aumento della migrazione posteriore dei nuclei polposi che evolvono in protrusioni o ernie discali.
Le cosiddette azioni secondarie dei muscoli abduttori sono responsabili di tali spostamenti del bacino sul piano sagittale. In posizione eretta questi muscoli, quando il loro punto fisso muscolare è inferiore, determinano con la loro contrazione isolata l'inclinazione anteriore o posteriore del bacino.
I muscoli situati dietro al piano frontale passante per il centro dell'articolazione Coxo-femorale, piano che comprende l'asse di flesso-estensione, sono in grado d'inclinare indietro il bacino, favorendo la rotazione posteriore dell'osso iliaco. I muscoli situati davanti all'asse provocano l'inclinazione anteriore del bacino con iper-lordosi lombare e favoriscono la rotazione anteriore iliaca.
Non mancano i casi in cui un osso iliaco si porta in rotazione anteriore su un bacino retroverso o in rotazione posteriore su un bacino antiverso.
Gli spostamenti della sinfisi pubica, essendo paralleli ai movimenti ileo-sacrali, subiscono gli squilibri del cingolo pelvico e delle ali iliache, alterando la funzione di ammortizzatore che si effettua a livello della sinfisi.

Rotazioni ileosacrali. Movimenti dell'ileo rispetto all'osso sacro
A- rotazione iliaca anteriore
B- rotazione iliaca posteriore
x- legamento assile
Squilibri dinamici – Nella deambulazione, le rotazioni anteriori e posteriori dell'osso iliaco si alternano. Queste posizioni estreme a volte diventano permanenti, causando accorciamenti e allungamenti funzionali dell'arto inferiore omolaterale.
La rotazione anteriore abbassa la cavità cotiloidea, creando un falso arto inferiore più lungo; la rotazione posteriore, che fa salire la cavità cotiloidea, è causa di un falso arto inferiore più corto.

Assetto del bacino in carico. Valutazione secondo le linee di HUC e la regola del Piollet
Appare evidente che queste dismetrie funzionali degli arti inferiori costituiscono un fattore predisponente alla sindrome pubalgica. Nel pattinatore il falso arto inferiore lungo o corto deve far pensare ad una non simmetrica azione tecnica durante la pattinata o ad un posizionamento non corretto della piastra, che sollecitando in modo non fisiologico i muscoli abduttori crea una ipo-estensibilità degli stessi e quindi una rotazione anteriore o posteriore dell'osso iliaco, con conseguente arto inferiore più lungo o più corto.

Asse xx1 intorno al quale avvengono i movimenti di flessione/estensione dell'anca
Squilibri del bacino sul piano orizzontale
Squilibri statici – Gli squilibri del cingolo pelvico sul piano orizzontale sono molto semplici da valutare. Solitamente il fisioterapista posiziona i suoi pollici sulle SIAS e valuta se l'una è più anteriore dell'altra, oppure effettua la valutazione con apposito strumento (livella).
L'anteriorità di una SIAS è il segno di una rotazione pelvica. La comprensione degli aspetti pato-meccanici che hanno causato l'insorgenza della rotazione pelvica non è di semplice realizzazione, in quanto questa dismetria non è un evento isolato, ma può essere indotta dalla rotazione lombare, mentre nelle rotazioni del bacino attorno all'anca è l'osso sacro che induce la colonna lombare nella stessa rotazione del cingolo pelvico.
Per comprendere queste rotazioni dobbiamo ricordare che alcuni muscoli abduttori dell'anca hanno la loro inserzione distale, davanti l'asse verticale di rotazione e, pertanto, sono rotatori interni dell'anca, mentre altri si inseriscono dietro all'asse verticale di rotazione e sono quindi rotatori esterni dell'anca.
Le componenti rotatorie dei muscoli abduttori dell'anca possono mantenere il femore in rotazione interna/esterna trascinando il cingolo pelvico in rotazione, il quale a sua volta trascina il rachide lombare in rotazione; quest'ultimo è facilmente influenzabile a causa della ridotta mobilità in rotazione.
Se evidenziamo una rotazione del cingolo pelvico, che prima non avevamo segnalato, dopo aver pattinato, si dovranno analizzare la simmetria dell'azione tecnica della pattinata e la posizione delle piastre per individuare l'origine dell'azione asimmetrica dei muscoli abduttori, che sono responsabili di questa rotazione. Questo meccanismo di "compenso" sarà positivo sia per lo sviluppo fisico dell'atleta che, in "prospettiva", per migliorare il suo rendimento sportivo.
Squilibri dinamici – Nel cammino si effettua una rotazione del cingolo pelvico in modo che l'emibacino segua l'arto oscillante corrispondente. Ducroquet ha definito questo movimento "passo pelvico". La sua importanza è fondamentale per permettere l'incremento della lunghezza del passo. A livello dell'articolazione coxo-femorale, il passo pelvico determina importanti movimenti di rotazione del bacino in rapporto al femore, che rappresenta l'elemento fisso.
Quando l'arto inferiore sinistro è in avanti, il bacino si trova in relazione interna rispetto al femore, o meglio ancora, il femore è in rotazione esterna rispetto al bacino. Al passaggio della verticale, quando il piede è completamente appoggiato al suolo e l'articolazione tibio-tarsica è in posizione anatomica a 90°, il bacino è orizzontale e le articolazioni coxo-femorali sono in rotazione indifferente; successivamente le rotazioni relative si invertono.
Se le fibre dei muscoli abduttori dell'anca che controllano le rotazioni coxo-femorali sono ipoestensibili, il passo pelvico subisce alcune variazioni e per ottenere la stessa lunghezza del passo diventa necessaria una maggiore inclinazione sagittale dei due arti inferiori.

Passo pelvico
In generale, vengono alterati i movimenti reciproci dei cingoli scapolare e pelvico, con evidenti ripercussioni sull'intero sistema biomeccanico.
Nel pattinatore ciò si traduce in una minore possibilità di effettuare la spinta fino alla massima estensione dell'anca, che è la fase propulsiva e quindi risulta di notevole importanza per ottimizzare il gesto tecnico e il risultato sportivo.

Forze che agiscono durante l'appoggio monopodalico:
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Fm = Forza muscolare degli adduttori b1 = Braccio di forza di Fm Fp = Forza peso detereminata dalla testa, tronco, braccia e arto inferiore in sospensione B2 = Braccio di forza di Fp |
IL METODO DI "COMPENSO"
Questo metodo si compone di una serie d'osservazioni e rilevazioni dell'atleta, sia prima che durante l'attività sportiva, con l'obiettivo di individuare alcuni "squilibri" posturali, muscolari, articolari, tecnici o della sfera psicomotoria, per poi procedere all'elaborazione di un programma di "compenso" globale. Tutti questi interventi non solo avranno un aspetto positivo sulla crescita dell'atleta, ma avranno una ripercussione positiva sul rendimento sportivo, e quindi sulla performance.
1. ANALISI POSTURALE

Per le valutazioni si usa il metodo Belligon, che prevede una graduazione da 0 a 5 delle anomalie evidenziate.
OSSERVAZIONE FRONTALE
Visione generale
Una linea che divide il corpo in due parti uguali passante dal centro della fronte, del naso, del mento, della forchetta sternale, del petto, dell'ombelico, del pube, delle ginocchia, dei malleoli.
Piedi

- Alluci che sono in asse e a contatto fra di loro.
- Tutte le dita sono ben distese a terra, non a martelletto, non a griffe, non rivolte verso l'alto, tutte sul prolungamento dei propri tendini (dita in su = sbilanciamento indietro; dita in giù = sbilanciamento in avanti).
- Bordi interni dei piedi diritti.
- Bordi esterni senza curve in fuori, ma diritti.
- Malleoli che si toccano ma non si contrastano e la cui perpendicolare cade a terra equidistante dal tallone.
Arti inferiori
- Contatti fra malleoli, polpacci, condili femorali, interno coscia alta vicino al pube.
- Spazi: sotto i malleoli tibiali, sopra di essi, sopra il contatto dei polpacci a livello dei condili, sopra i condili.
- Rotule sbloccate, passibili di movimenti simmetrici laterali e simmetriche, orientate parallelamente in avanti, alla stessa altezza.
Bacino
- Ali iliache alla stessa altezza.
- Ali iliache che avanzano in modo simmetrico, non una più "chiusa" o più "aperta".
- Se i trocanteri sono alla stessa altezza e le creste iliache a un'altezza diversa, lo squilibrio trae origine a livello del collo femorale (coxa vara o coxa plana), della coxo-femorale o dei sacro-iliaci.
Tronco
- Una linea virtuale che congiunge SIAS, centro della rotula, tuberosità tibiale, centro del secondo dito del piede.
- Triangoli della taglia simmetrici.
- Linee dei fianchi diritte dal cavo ascellare fino al bordo laterale di D11/D12.
- Seni allo stesso livello e dello stesso volume.
- Clavicole orizzontali e simmetriche.
- Spalle alla stessa altezza, equidistanti dal collo.
- Collo al centro delle spalle.
- Testa al centro del collo.
- Orecchie congiunte da una linea virtuale passante per entrambe ed orizzontale.
- Linea bi-pupillare orizzontale.
- Linea costale parallela (indice di buon funzionamento del diaframma).
- Spostamento dell'asse delle spalle in rapporto a quello delle anche: se una mano va verso il gluteo e l'altra verso il trocantere.
- Spalle addotte: mani orientate con il dorso in avanti.
- Emitorace, sviluppo asimmetrico del torace.
OSSERVAZIONE DI PROFILO
Visione generale
- Una linea virtuale che passa dal centro del lobo dell'orecchio, dal centro dell'articolazione acromion/clavicolare, centro del deltoide, grande trocantere, centro del ginocchio, fino ad arrivare a passare a due centimetri davanti al malleolo peroneale.
- La spalla in relazione al torace deve essere posizionata al centro del torace.
- Le mani devono essere col palmo rivolto verso la coscia ed a contatto con questa al centro, sul tensore della fascia lata.
- Il torace deve essere, dalla forchetta sternale alla linea che unisce i capezzoli, obliqua in avanti, e poi perpendicolare fino al pube.
- La colonna deve disegnare le curve in modo regolare, la lordosi cervicale dall'occipite alla D2, poi si trasforma in cifosi fino a livello di D11 / D12 e poi si trasforma ancora in lordosi fino al sacro per poi riprendere la cifosi coccigea.
- Il gomito deve posizionarsi, a livello della lordosi lombare, a circa un terzo posteriormente e due terzi anteriormente.
- Sguardo orizzontale col piano masticatorio orizzontale.
- Ginocchia non in recurvatum.
- Fossetta trocanterica data da contrattura dei glutei (predisposizione all'artrosi dell'anca), contrattura degli adduttori.
- Le linee passanti: per l'ombelico (cresta iliaca), la S.I.A.S. e la S.I.P.S. devono essere equidistanti (test di Huc) altrimenti c'è antiversione o retroversione del bacino.
OSSERVAZIONE DORSALE
- Linea verticale passante per il centro del corpo dividendolo in due parti uguali: centro della testa, di tutta la colonna, della piega interglutea, centro delle ginocchia, dei talloni.
- Curve della colonna vertebrale ben distribuite e della lunghezza giusta.
- Malleoli a contatto, la perpendicolare è equidistante dal tallone.
- Calcagni appoggiati al suolo in modo uniforme e senza pressioni anomale.

- Tendini d'Achille verticali, paralleli fra di loro.
- Spazi e contatti come descritto per l'osservazione frontale.
- Linee del cavo popliteo orizzontali e l'una sul prolungamento dell'altra, altrimenti se obliqua, significa che è intra o extra-ruotato il femore; inoltre le due fossette condiloide devono guardare posteriormente.
- Piega sotto-glutea simmetrica e della stessa fattezza.
- Fossette sacro-iliache alla stessa altezza e della stessa profondità.
- Non devono esserci particolari depressioni in tutto il dorso.
- Le scapole non devono sporgere ma essere in modo uniforme incollate al dorso, rispettando l'angolo fisiologico di 30° col piano posteriore.
- Nuca simmetrica.
- Stessa distanza fra i due acromion e le orecchie.
- Le pliche cutanee evidenziano una compressione vertebrale.
OSSERVAZIONE IN FLESSIONE ANTERIORE DEL BUSTO
- La colonna dovrebbe creare una ampia curva omogenea in cui tutte le spinose sono evidenti, lineari ed in asse. Non si devono evidenziare né zone "ipo" né zone "iper".
- Non si devono evidenziare "gibbi".
- Le mani dovrebbero arrivare a terra senza piegare le ginocchia e senza sforzo.
- Le ginocchia non devono sfuggire in recuvartum e non aumentare l'eventuale intrarotazione.
- La testa deve poter stare ciondoloni senza sforzo ed in modo naturale e spontaneo.
- Il piatto sacrale deve essere pressoché orizzontale.
- Non si devono evidenziare insellature lombosacrali.
- Le due ali iliache devono essere alla stessa altezza.

Supino
- La persona deve mettersi a terra sul dorso in modo semplice.
- Dovrebbe mettersi supina in asse, con le gambe non molto divaricate e le braccia lungo i fianchi non in modo forzato.
- Le punte dei piedi devono essere leggermente divaricate e simmetriche.
- Naso verticale verso il soffitto.
- Olecrano a terra e palmo rivolto al soffitto.
Segni del corpo
- Il corpo utilizza ogni strumento in suo possesso per segnalare e manifestare ogni incongruenza. La pelle è come la muta per un sub. Deve essere regolare e non evidenziare depressioni.
- Osservare i segni tipici delle zone iper, spesso presenti nel collo.
- Le pieghe della pelle, dorso in particolare, come un " filo di Arianna", portano ad evidenziare la vertebra compressa.
- Non dovrebbero esserci cicatrici. Se presenti, dovranno possibilmente trattate.
2. RILEVAZIONI ANTROPOMETRICHE
1) Distanza S.I.A.S. – malleolo tibiale
Si segnano i punti di repere delle spine iliache antero superiori e dei malleoli tibiali, quindi si procede alla misurazione della distanza. Bisogna avere la massima cura nel posizionare l'atleta in decubito supino e in allineamento corporeo, come si può vedere dalla foto.
Nei casi che necessitano di una ulteriore verifica, si può attuare una misurazione diretta della differenza di allineamento dei malleoli, che si quantifica in seguito con il calibro.

2) Rilevazione bacino
Posizionando l'atleta su una linea in stazione eretta con l'ausilio dell'attrezzo in figura, munito di bolla, si segnano i punti di repere delle spine iliache antero superiori e si procede alla rilevazione della posizione del bacino:
- rotazione
- slivellamento.

3) Osservazione muscoli adduttori
Per rilevare lo stato di tensione dei muscoli adduttori, si posiziona l'atleta con il dorso a contatto della parete con le mani ai fianchi. Poi si fanno divaricare gradualmente gli arti inferiori e si registra l'angolo cosi ottenuto. Dalla nostra esperienza risulta interessante la valutazione dei singoli emi-lati, per avere una "diagnosi" differenziata di eventuali asimmetrie della "mobilità". In questa rilevazione bisogna distinguere la componente muscolare ed articolare che limita il movimento, per poi programmare gli interventi di compenso adatti.

4) Rilevazione posizione rotule
Dalla posizione in stazione eretta con le gambe divaricate quanto la larghezza del bacino, si procede alla misurazione del livello delle rotule, dopo aver segnato come punto di repere il margine distale delle rotule. Viene utilizzato lo strumento con livella che si vede in figura.

5) Osservazione dell'allineamento delle S.I.P.S.
Dalla posizione in piedi si procede alla rilevazione dell'allineamento delle spine iliache postero superiori. L'atleta viene invitato a posizionarsi in piedi su una linea con i piedi leggermente divaricati. Preventivamente sono stati segnati i punti di repere delle S.I.P.S., dove verrà posizionato l'attrezzo e quindi si farà la rilevazione dell'allineamento.

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SCHEDA DI RILEVAZIONE POSTURALE |
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Luogo |
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Ora |
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Nome |
Cognome |
Data di nascita |
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Residente a |
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Anamnesi recente: |
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Analisi Posturale |
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Frontale: |
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Profilo: |
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Dorsale: |
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Flessione del busto (colonna vertebrale): |
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Rilevazioni Antropometriche |
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Distanza S.I.A.S. – malleolo tibiale: |
Destro |
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Sinistro |
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Rilevazione bacino: |
Slivellamento |
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Rotazione |
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Rilevazione rotule |
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Rilevazione S.I.P.S. |
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Rilevazione bacino – Indice di Huc |
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Rilevazione delle Retrazioni Muscolari |
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Muscoli della Colonna Vertebrale - Test di Schober |
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Muscolo ileo-psoas |
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Muscoli ischio-crurali: test flessione colonna vertebrale. |
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Muscoli adduttori |
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Scheda di rilevazione posturale


Esame articolare sul piano laterale dell'arto inferiore
3. ANALISI DELLE RETRAZIONI MUSCOLARI
Misurazione arti inferiori prima e dopo aver pattinato.

Dopo aver provveduto alla misurazione come già descritto in precedenza, si procede come segue:
a) 1a fase - Rilevazione prima dell'allenamento:
- allineamento dei malleoli da supino
- mobilità dell'articolazione coxo-femorale da seduto (vedi foto: Osservazione muscoli adduttori)
b) 2a fase - Rilevazione dopo l'allenamento:
- allineamento dei malleoli da supino
- mobilità dell'articolazione coxo-femorale da seduto.
c) 3a fase - Rilevazione dopo 30" di cammino a piedi scalzi:
- allineamento dei malleoli da supino
- mobilità dell'articolazione coxo-femorale da seduto.
Nel caso in cui si siano rilevate anomalie ancora prima di iniziare a pattinare, ciò evidenzia la presenza di problemi di natura posturale-strutturale; si devono quindi affrontare questi squilibri con un adeguato programma di "compenso" posturale, muscolare e articolare.
Dal punto di vista posturale si fa riferimento alla tecnica R.P.G. (rieducazione posturale globale), enunciata da Francoise Mèzières e in seguito messa a punto da Ph. Souchard, che prevede un programma di lavoro specifico.
Per quanto riguarda l'aspetto muscolare, evidenziati i settori muscolari "retratti" si procede con l'utilizzo della tecnica di allungamento muscolare globale decompensato (metodo Raggi).

Dall'esperienza maturata in questi anni a livello professionale, questa tecnica è la più efficace e i risultati sono duraturi nel tempo. Si utilizza come attrezzo la panca ideata da Raggi con il protocollo che prevede questa tecnica. In alternativa si attua un allungamento muscolare globale, cercando di ridurre al minimo i "compensi", e un programma specifico che sarà descritto più avanti in questo lavoro.
Dal punto di vista articolare si cercherà di mobilizzare le articolazioni che sono limitate, con una tecnica attiva ed assistita, tenendo sempre presenti i limiti personali e fisiologici.
Se invece sono rilevate delle anomalie dopo aver pattinato, prima non presenti, questo dimostra che durante l'attività sportiva esiste una situazione che crea degli "scompensi". L'origine di questi può essere tecnica o legata all'attrezzo (piastre o scarpe); le tecniche di rilevazione sono descritte nel proseguimento di questa relazione.
Dopo aver pattinato e aver fatto la rilevazione, s'invita l'atleta a camminare per 30" a piedi scalzi, per "resettare" il suo sistema propriocettivo, e quindi si ripete la misurazione per rilevare se la situazione muscolare-articolare è tornata come prima di aver pattinato.
4. ANALISI STABILOMETRICA
Nell'ottica di ottimizzare il gesto tecnico del pattinatore risulta di notevole importanza verificare la distribuzione dei carichi sul poligono di appoggio podalico. Si può realizzare l'analisi di Fourier sullo spostamento trasversale e longitudinale dell'atleta, per la realizzazione del "gomitolo stabilometrico".
I piedi costituiscono il collegamento tra corpo e terreno ed hanno pertanto una grande importanza, sia nel determinare che nel registrare la posizione del corpo nello spazio. Nel pattinaggio a rotelle risulta di notevole importanza una verifica sulla distribuzione del carico corporeo sulla base d'appoggio costituita dai piedi.
è possibile misurare mediante la pedana stabilometrica sia il baricentro corporeo sia il carico podalico (l'elevato costo delle apparecchiature necessarie rende questa tecnica poco praticata).
Uno studio su occlusione dentale e postura corporea: "Verifica dei rapporti mediante l'uso della pedana stabilo-ponderale" (S. Brandolini e coll.), ha evidenziato la modificazione della postura corporea in rapporto alle diverse posizioni della mandibola.

Proiezione del centro di gravità del corpo nel mezzo del quadrilatero di sostegno
Uno degli strumenti di misurazione delle variazioni di postura corporea è costituito dalla pedana stabilo-ponderale. Si tratta di una "bilancia" elettronica che rileva il carico ponderale distribuito sui piedi e le oscillazioni che esegue il corpo del soggetto esaminato nell'unità di tempo. I dati raccolti, elaborati da un sistema computerizzato, consentono l'analisi ed il confronto per la valutazione momentanea e a distanza di tempo.
In posizione eretta, infatti, il peso corporeo è trasmesso al suolo attraverso il piede, il quale per la sua caratteristica struttura a volta elastica, è in grado di ammortizzare i carichi e di proteggere dal peso corporeo le strutture più delicate, ad esempio i fasci vascolo-nervosi.

Gli Archi del Piede
Il piede poggia al suolo con tre punti scheletrici: 1) un appoggio antero-interno che corrisponde alla testa del primo metatarsale e alle sue ossa sesamoidi; 2) un appoggio antero-esterno che corrisponde alla testa del quarto e quinto metatarsale; 3) un terzo appoggio posteriore sulla tuberosità posteriore del calcagno.
Da questo appoggio posteriore, il più caricato, all'appoggio antero-esterno, il meno caricato, decorre un arco plantare laterale quasi parallelo al piano del terreno; dallo stesso appoggio posteriore a quello antero-interno decorre un arco plantare mediale molto più scavato. L'arco interno segue la linea del calcagno, astragalo, scafoide, il primo cuneiforme e il primo metatarso; l'arco è sostenuto dai muscoli tibiale posteriore, peroniero lungo, flessore proprio dell'alluce ed adduttore dell'alluce. L'arco esterno si diparte dal calcagno attraverso il cuboide e gli ultimi metatarsali (chiave di volta la grande apofisi del calcagno); muscoli di sostegno sono i peronieri breve e lungo, con l'abduttore del quinto dito.

L'arco plantare interno (a) ed esterno (b); i tre punti di appoggio della pianta del piede (c); l'arco trasversale anteriore (d)
Le ossa del piede sono disposte a formare anche archi trasversali, dal margine mediale a quello laterale del piede. Un arco trasversale anteriore è a livello della testa dei metatarsali, dista in media 6-8 mm dal suolo; è poco sostenuto. Cooperano a mantenere gli archi plantari formazioni legamentose e muscolari della pianta del piede; tutti gli archi però tendono ad appiattirsi in quanto il sostegno fibroso e muscolare è spesso insufficiente di fronte ai carichi gravitazionali, o sono presenti delle disfunzioni posturali.

Forze che concorrono alla formazione della volta longitudinale
Per ogni piede esistono, perciò, tre pilastri di appoggio: calcagno, testa del primo e del quinto metatarso.
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Le forze di carico dovrebbero normalmente essere distribuite equamente tra tutti i tre pilastri di appoggio e i carichi complessivi dei due piedi dovrebbero corrispondere.

Se l'atleta ha subito un trauma sia osseo, articolare e/o muscolare, che ha destabilizzato la distribuzione dei carico, questa "perturbazione" avrà delle ripercussioni sulla distribuzione del peso sui due piedi, e di conseguenza sulla linea di gravità e sulla distribuzione equilibrata sui pilastri di appoggio. Queste modificazioni possono incidere in modo più o meno marcato sulla simmetria dell'azione di pattinata e di conseguenza sul risultato sportivo.

Metodo di rilevazione
Visto il notevole costo di questi attrezzi specifici per l'osservazione della distribuzione podalica dei carichi, in sostituzione si è scelto di adottare la metodica delle "due bilance": essa risulta più approssimativa come rilevazione, ma può essere effettuata con semplicità (e con costi relativi). Sulla base dell'esperienza nell'osservazione di parecchi atleti, viene di seguito riportato il "metodo di rilevazione" utilizzato.
Il soggetto viene posto a piedi scalzi sulle bilance in corrispondenza dell'impronta, con i piedi distanti uno dall'altro (alla larghezza del bacino), e invitato ad assumere un atteggiamento rilassato in posizione eretta e poi in semi-piegamento (angolo femoro-tibiale e tra femore e busto di 110°, simulando l'angolo della posizione "base" del pattinaggio), con braccia estese dietro la schiena, mani unite e dita intrecciate. L'esame viene eseguito ad occhi chiusi e ad occhi aperti.
La valutazione viene effettuata in tre prove, in differenti condizioni occlusali:
1a prova: con mandibola in posizione di riposo
2a prova: in occlusione centrica senza stringere eccessivamente i denti
3a prova: con rulli di cotone interposti tra le arcate.
Tra le diverse prove il soggetto in esame viene invitato, ogni volta, a scendere dalle bilance e compiere alcuni passi in modo da "azzerare" la memoria posturale primitiva. La durata totale delle varie osservazioni è di trenta secondi, necessari a stabilizzare il carico.
Le oscillazioni del carico si possono rilevare con la pedana stabilometrica e danno uno "statokinesiogramma" o "gomitolo stabilometrico".
Con il metodo delle due bilance, invece, le oscillazioni di carico si possono annotare solo visivamente, ma possono essere ugualmente significative anche se non "precise" come con lo "stabilogramma": osservando il peso indicato dalle due bilance, registrare le oscillazioni riferite ai singoli piedi:
carico anteriore
carico laterale
carico posteriore
In seguito osservare anche:
colorito cute, callosità, deformazioni
malleoli e dita
ginocchia, rotule, anche.
Registrare anche la situazione "gnatologica":
malocclusione
apparecchi di ortodonzia
mancanza denti
otturazioni.
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Pressione e linee di forza sul piede secondo Valenti |
Il principio dei tre pilastri (Pivetta) |
La valutazione delle condizioni ponderali analizza la distribuzione del carico sui tre pilastri di appoggio dei piedi, corrispondenti a tre pilastri di carico, in posizione ortostatica e le variazioni delle stesse. Idealmente la distribuzione dei carichi dovrebbe essere equamente divisa su ogni pilastro.
Viene valutata l'attivazione propriocettiva del sistema muscolare e dei legamenti del piede. Con il termine propriocettivo si definisce la possibilità di trasmettere al proprio cervello, attraverso un certo numero di impulsi, l'esatta posizione del corpo. In pratica vengono attivate le strutture neuromuscolari che hanno un'azione stimolante e le strutture neurotendinee che hanno un'azione inibitrice.
Attraverso questi meccanismi il piede svolge le proprie funzioni di mantenimento della stazione eretta, della deambulazione e di fonte di informazioni sull'ambiente circostante per il cervello.
Il cervelletto riconosce la posizione del centro di gravità attraverso le afferenze sensoriali:
a) propriocettive che permettono di riconoscere la posizione dei vari segmenti del corpo, il grado di tensione muscolare
b) vestibolari che riconoscono la posizione e gli spostamenti delle testa nello spazio
c) pressorie che permettono di calibrare la ripartizione del peso sugli appoggi
d) tattili che, abbinate a quelle pressorie, permettono di riconoscere il livello di aderenza o di scivolamento del terreno o di un attrezzo (importante nel pattinaggio