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ESPERIENZE DI VALUTAZIONE MORFO-CINETICO-POSTURALE IN GIOVANI ATLETI PRATICANTI IL PATTINAGGIO A ROTELLE CORSA

ARTICOLO IN PDF PER LA STAMPA

Maurizio Lollobrigida - Dottore in Scienze Motorie

 

(CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN  SCIENZA E TECNICA DEGLI SPORT

TESI DI LAUREA - ANNO ACCADEMICO 2003-2004)

 

 

 

ABSTRACT

Queste massime espresse da due apprezzate personalità del mondo sportivo nazionale e mondiale:

 

"Le valutazioni funzionali delle capacità fisiche rappresentano le basi sulle quali vengono costruiti gli adattamenti biologici che conducono al miglioramento della prestazione sportiva" (C. Bosco)

 

"I mezzi di controllo hanno soprattutto il significato di proiettare nel futuro il valore dell'attuale, rassicurandoci sull'esito finale. Necessita perciò, a tale scopo, una serie di dati "parametri", riferiti ognuno a ciascun test e che corrispondano ad una ben precisa prestazione metrica o cronometrica, affinché si possa operare un confronto tra il risultato del test ed il relativo parametro previsto per la prestazione" (C. Vittori)

 

esprimono il concetto del lavoro svolto: un'indagine conoscitiva sulle caratteristiche morfologiche, atletiche e specifiche per lo sport praticato, degli atleti osservati, poste in relazione anche al loro periodo evolutivo.

Dalle informazioni che si ottengono sui campi di allenamento e di gara, dai contatti con gli allenatori, sembra che attualmente si svolga una gran quantità di allenamento specifico sui pattini, un insufficiente allenamento delle capacità condizionanti la prestazione (che dovrebbe essere effettuato "a terra"), un modesto allenamento sulla tecnica; ciò necessita un riesame delle metodiche di allenamento in uso nel pattinaggio a rotelle corsa, nonostante in tale sport l'Italia primeggi in campo mondiale.

L'indagine conoscitiva di questo studio ha riguardato quelle qualità fisiche che, ad una attenta osservazione della struttura agonistica del pattinaggio a rotelle corsa, risultano essere, a mio avviso, le più determinanti:

  1. la forza veloce

  2. la forza esplosiva

  3. la capacità di riuso di energia elastica

  4. la capacità di accelerazione

  5. la coordinazione neuro-motoria

è stato eseguito anche un test di valutazione barodopometrica per l'esame dell'appoggio del piede, che ha fornito dati utili per l'identificazione del normotipo del pattinatore. Tale specifica valutazione ha messo in evidenza problematiche posturali che andrebbero, in seguito, attentamente valutate.

I risultati dei test effettuati hanno evidenziato delle ottime qualità fisiche, solo, però, in quegli atleti che risultano ai vertici delle graduatorie nazionali, nelle rispettive categorie di appartenenza. Questo sembra in relazione ad un maggior carico di lavoro svolto sui pattini e non ad un aumento, come si dovrebbe invece supporre, del carico di lavoro specifico per il potenziamento delle qualità fisiche condizionanti la prestazione.

La ricerca è stata messa a punto per cercare di qualificare il pattinaggio come sport "atletico-tecnico" , nel quale le qualità e le capacità motorie trovano la loro piena espressione.

 

INDICE

 

PREMESSA

INTRODUZIONE

IL PATTINAGGIO A ROTELLE CORSA

IPOTESI DI RICERCA

OGGETTO DELLA RICERCA

METODOLOGIA DELLA RICERCA

ANALISI DEI DATI

CONSIDERAZIONI FINALI

BIBLIOGRAFIA

 

PREMESSA

Le mie personali convinzioni, generate da anni di attività agonistica svolta ad altissimi livelli, le sperimentazioni metodologiche attuate dal e sul sottoscritto, frutto di approfonditi e riflessivi studi, la continua presenza sui campi di gara, l'osservazione del comportamento di atleti di livello mondiale, le esperienze e le fatiche condivise con i migliori pattinatori e i migliori tecnici, l'applicazione pratica con i miei atleti, ma soprattutto con le mie figlie, ed i miei atleti, la volontà di ricerca e di sviluppo di una metodologia appropriata al pattinaggio a rotelle corsa, mi hanno suggerito l'opportunità di sviluppare questo ambito progetto di collaborazione societaria, nonché di ricerca e di attività pratica di allenamento.

 

INTRODUZIONE

Il connubio tra forza e velocità, che lo si identifichi nella potenza, nella forza veloce o nella forza esplosiva, è la caratteristica che meglio permette alla classe innata di ogni sportivo di esprimere tutto il suo potenziale (B.Tabachinick 1992).

La potenza del lavoro muscolare, che viene realizzata nell'esercizio di gara, è assicurata dal potenziale energetico e dalla capacità dell'atleta di utilizzarlo pienamente ed in modo finalizzato nelle condizioni dell'attività di allenamento e di gara (Verchoshanskij Y. 2001).

Mentre da più parti si cita e si richiama l'attenzione sull'importanza basilare che ha la Preparazione Atletica Generale e Specifica, nell'ambiente del pattinaggio a rotelle, ed in special modo nella corsa, si tende a dare poca importanza a questo fondamentale aspetto dell'allenamento. è impensabile, al giorno d'oggi, che con l'attività agonistica sviluppatasi in modo esponenziale, sia in termini qualitativi che quantitativi, non vi siano stati opportuni interventi metodologici riguardanti la Preparazione Fisica Generale e Specifica, ma soprattutto l'attenzione su quelle qualità fisiche che più interessano la disciplina, di cui sto trattando.

L'opportunità che mi è stata data, di seguire e monitorare nel tempo, attraverso studi longitudinali e trasversali, diversi atleti con caratteristiche fisiche ed ontogenetiche eterogenee, ha rafforzato le mie convinzioni, che consistono nel vitale e unico principio che, per migliorare la prestazione specifica di gara, bisogna allenare quelle che risultano essere le capacità condizionanti la prestazione, o più precisamente quelle capacità che più necessitano di essere incrementate con l'allenamento. Tutto per esprimere al meglio la maestria tecnica specifica del gesto: il pattinare.

Un'attenta e penetrante analisi della posizione che il pattinatore assume nell'effettuazione del suo gesto (rimando alle dispense tecniche), l'analisi cinematica delle catene muscolari interessate (tesi M. Lollobrigida 1984) e della tipicità delle gare del pattinaggio a rotelle corsa, può permetterci di interpretare meglio la funzione di quelle che, ritengo, siano le principali qualità fisiche interessate.

 

Foto n. 1 - L'azione di spinta in rettilineo

(Foto P. Marcelloni)

 

Foto n. 2 - L'azione di spinta nelle curve

(Foto P. Marcelloni)

 

Foto n. 3 - L'azione di spinta nelle curve

(Foto P. Marcelloni)

 

IL PATTINAGGIO A ROTELLE CORSA

Il pattinaggio a rotelle in linea è una disciplina sportiva ciclica, nel quale il pattinatore assume una posizione innaturale, con gli arti inferiori semi-piegati, (con angolo al ginocchio vicino ai 90°), il busto inclinato in avanti, con gli arti superiori liberi, in movimento contrapposto con l'azione di spinta degli arti inferiori che avviene in latero-retro-abduzione, caratterizzata da condizioni alterne di gara che richiedono delle resistenze specifiche.

 

Foto n. 4 - La pluricampionessa mondiale

Valentina Belloni in azione durante i

Campionati Mondiali 2002.

 

Al giorno d'oggi risulta sempre più difficile identificare quale caratteristica fisica un pattinatore debba allenare in prevalenza, per raggiungere l'alto livello di prestazione. Ciò naturalmente è dovuto anche al fatto che il pattinaggio a rotelle è uno sport di prestazione-situazione, dove le caratteristiche coordinative ed "anticipatorie" a volte risultano essere più importanti delle qualità fisiche per il raggiungimento del risultato. In quale percentuale queste contribuiscono al risultato è di difficile definizione.

Negli ultimi anni, comunque, appare evidente che l'unione tra questi due aspetti, fisico e tecnico–tattico, stia diventando sempre più marcato (Higgs S.L. et al., 1982; Riezebos M.L. et al., 1983).

 

Foto n. 5 - Il momento della partenza in una gara della categoria giovanissimi femminile

(un momento fondamentale di tattica e di reattività psico-fisiologica).

 

Una prestazione ottimale richiede una combinazione di abilità tecniche e tattiche, nonché di un alto livello di qualità fisiche (Heather K. et al., 1991; Hakkinen K. 1993). In pratica pattinatori dotati di grandi qualità tecnico tattiche per eccellere, debbono avere comunque qualità fisiche nella norma della richiesta della prestazione specifica.

D'altro canto si è consapevoli del fatto che pattinatori dotati solo di grandi qualità fisiche non riescono ad eccellere per la povertà delle loro abilità tecnico–tattiche.

Infine la mancanza di una corretta preparazione fisica nei settori giovanili, comporta una unilateralità di preparazione dei pattinatori, che svolgono molte ore di pattinaggio, con un indirizzo prevalentemente condizionante specifico di una o due capacità, trascurando le componenti tecnico–tattiche e quelle dello sviluppo della forza.

La ripetitività di gesti atletici, senza un supporto muscolare ed articolare adeguato, può favorire l'insorgenza di molte patologie croniche dell'apparato locomotore (Weineck J. 1998).

Le principali patologie sono soprattutto a carico della caviglia e del piede (Esostosi, Sperone di Haglund - foto n. 6), dell'arto inferiore (Sindrome cronica del peroneo comune da sovraccarico del tunnel tarsale) e patologie da sovraccarico funzionale della muscolatura lombo – sacrale (Lollobrigida M. 1985).

 

Foto n. 6 - Esostosi e Sperone di Haglund

(causati da uno squilibrio della muscolatura del piede

e dell'arto inferiore e da scarpe inadeguate)

 

Interpretando la suddivisione delle discipline sportive, fatta da P. Tschiene, il pattinaggio a rotelle corsa (per Tschiene il pattinaggio veloce su ghiaccio) rientra nel seguente schema:

 

Classificazione delle discipline sportive (P.Tschiene 1985)

Obiettivo sportivo

degli esercizi

Struttura

fondamentale

del movimento

Predominanza

dell'intensità

del carico

Predominanza

del perfezionamento

delle capacità

condizionali

Predominanza

dell'impegno dei

sistemi

organici

Stabilità

delle

condizioni esterne

Elevata velocità di

avanzamento

sul percorso

Ciclica

Massimale

Sub-massimale

Elevata

Media

Mutevole

Velocità

Resistenza

S.N.C.

Apparato neuromuscolare

Sistema cardiocircolatorio

e respiratorio

Variabile,

Pista,

Strada,

Grado di tenuta, Presenza di avversari

Scheda n. 1

 

L'attività agonistica inizia con la categoria giovanissimi, sia maschile che femminile, all'età di 8 anni, per proseguire ogni 2 anni con le categorie esordienti, ragazzi, allievi, junior e senior.

L'attività nazionale comincia con la categoria ragazzi e quella internazionale con la categoria allievi. Alcune Nazioni partecipano con atleti appartenenti alla categoria ragazzi e/o allievi alle prove di campionato continentale e/o mondiale di categoria superiore.

Tutte le gare, ad eccezione della cronometro individuale, sono gare che si svolgono in gruppo, le distanze vanno dalla metri 400 sprint alla classica distanza della maratona. Le prove si svolgono su piste piane, della lunghezza di metri 80–100; su piste sopraelevate, della lunghezza di metri 160-220; su circuiti stradali, della lunghezza di metri 250–600, su strade o circuiti aperti di lunghezza variabile.

La tipologia delle gare, per la massima categoria, prevede:

  • metri 200 – metri 300 cronometro individuale

  • metri 500 sprint

  • gare in linea di metri 1500–5000

  • metri 10000 a punti

  • gare ad eliminazione

  • metri 20000 punti ed eliminazione

  • metri 5000/10000 staffette con cambio all'americana

Naturalmente per le categorie inferiori le distanze di gara diminuiscono, in proporzione al sesso ed all'età. Denominatore comune per tutte le categorie e per tutte le gare è che la vittoria viene assegnata all'atleta che una volta, o per il maggior numero di volte, è transitato primo sul traguardo. Non esistono, nelle finali, gare a tempo e gli eventuali Record Mondiali non sono l'obiettivo principale dell'atleta e/o dell'allenatore.

Questo sta a significare che, qualsiasi sia la tipologia della gara, il fattore maggiormente limitante la prestazione risulta essere solo uno: la velocità massima.

Per concludere tale esposizione tecnica, ci terrei a richiamare l'attenzione su un mio pensiero e su una mia interpretazione dell'attività agonistica:

"la partenza in una gara di pattinaggio, è fondamentale ai fini del risultato e della prestazione finale".

 

Foto n. 8 - Roma, impianto delle Tre Fontane

(uno scorcio della pista) (Foto Riccetti)

 

Ma quanto illustrato non basta: osservando la struttura delle piste, si nota che esse hanno due rettilinei e due curve, più o meno paraboliche, e che la lunghezza massima di un rettilineo è di metri 40/50.

 

Foto n. 9 - La pista di Barquisimeto (Venezuela) sede dei

Campionati Mondiali 2003 (Foto P. Marcelloni).

 

Le curve hanno pressoché la stessa lunghezza del rettilineo. Questo determina che in una curva, provenendo da un rettilineo percorso alla massima velocità, almeno per il primo 1/3 della curva stessa, risulta impossibile accelerare, dovendo per forza maggiore rallentare, o meglio, cercare di assecondare la curva stessa, anche "carrellandola" nella parte iniziale, per poi compiere una brusca accelerazione nei restanti 2/3, con lo scopo di poterla percorrere nel più breve tempo possibile. Questo almeno per gli atleti europei: si è potuto constatare che alcuni atleti statunitensi riescono ad incrementare leggermente la velocità su tutto il tratto della curva, con indiscutibile vantaggio tecnico-tattico. Il segreto di ciò risulta essere nella posizione marcatamente più raccolta ed inclinata, con indiscutibile impegno muscolare maggiore, ma a vantaggio di una traiettoria con un raggio più stretto. A questo punto, in ambedue i casi, è necessario, per recuperare la velocità perduta, o per incrementarla, che il più rapidamente possibile, tra il tratto di curva interessato e i primi metri 10/15 del rettilineo, venga compiuta una forte accelerazione. Inoltre, non esistendo una traiettoria in corsia ed essendo la traiettoria "obbligata", la difficoltà maggiore risulta il dover compiere uno scatto in accelerazione con il problema di trovarsi vicino avversari che hanno le medesime intenzioni.

 

Foto n. 10 - L'atleta in azione durante l'uscita dalla curva

(Foto P. Marcelloni)

 

Foto n. 11 - L'azione degli atleti in una prova di metri 500

(sprint Campionati Mondiali 2003 - si notino le differenze

delle traiettorie nell'ingresso in curva) (Foto P. Marcelloni)

 

Compreso ciò si può definire che: la velocità di movimento, la reattività, la capacità di accelerazione in spazi ristretti, il tutto combinato con la capacità di coordinarsi tecnicamente alle esigenze della pista e degli avversari (capacità "anticipatoria") e con la capacità di reiterare nel tempo tali impegni, risultano qualità fondamentali per un buon atleta praticante il pattinaggio a rotelle corsa.

In ultimo va sottolineato che, fino a che gli organismi internazionali lasceranno strutturati i Campionati Mondiali come lo sono oggi, non esiste una vera e propria specializzazione potendo, in teoria, un atleta disputare gare di cronometro individuale e prove di maratona, con le stesse probabilità di successo (si vedano a tal proposito le classifiche dei recenti Campionati del Mondo).

In definitiva, i prerequisiti fisici fondamentali di base che, a mio avviso, risultano essere indispensabili per un pattinatore di alto livello sono: la forza veloce e la forza esplosivo elastica e la capacità di reiterare nel tempo livelli ottimali di tali caratteristiche fisiche.

Esprimendo il tutto in una formula:

 

 

Power * Effectiveness (Tecnique)

Speed =

--------------------------------------

 

Resistance

 

dove per potenza si indicano le caratteristiche fisiche e fisiologiche dell'atleta; per tecnica, il grado dell'effettiva abilità o maestria dell'atleta con il mezzo; per resistenza, le resistenze di ordine biomeccanico, meccanico e fisico.

 

Foto n. 12 - La fase successiva dell'uscita dalla curva

(si noti come l'atleta americana esce in una traiettoria

più bassa e meno disturbata) (Foto G. Ravasi)

 

IPOTESI DI RICERCA

Da quanto illustrato nel precedente paragrafo, deriva che il criterio principale della maestria sportiva è rappresentato non solo e non tanto dal risultato della prestazione, quanto dalla velocità dei movimenti e delle locomozioni (dalle "pattinate" - n.d.r.) dell'atleta, con la quale viene eseguito l'esercizio di gara, perché è essa che assicura principalmente il risultato della prestazione (Verchoshanskij Y., 2001).

A sua volta la velocità, dei movimenti e delle pattinate viene determinata dalla potenza di lavoro dell'organismo. Tale attività viene caratterizzata dal suo valore massimo, dalla durata del suo mantenimento a livelli ottimali, o dalla sua espressione ripetuta nel tempo a livelli massimali o sub-massimali.

La potenza del lavoro muscolare, realizzata nell'esercizio di gara, viene assicurato dal suo potenziale energetico e dalla capacità dell'atleta di utilizzarlo pienamente ed in modo finalizzato nelle condizioni di allenamento e di gara (Verchoshanskij Y., 2001).

La ricerca delle caratteristiche peculiari di espressione e di resistenza alla potenza di ogni disciplina, sia essa individuale o di squadra, deve portare ad una maggiore "specificità" dell'allenamento, identificando mezzi e metodi personalizzati, per ogni sport e per atleta, che garantiscano un vero salto di qualità (Tabachnik-Brunner 1992).

Gli atleti osservati si trovano, per la maggior parte, in una fase di crescita e non hanno ancora ben strutturato le loro potenzialità atletiche. Ciò significa che non sarebbe corretto distinguerli in pattinatori "velocisti" o "fondisti" (che rappresentano le distinzioni in uso nel pattinaggio corsa), cosa che già peraltro avviene all'età di 12 anni, dovendo, a mio avviso, i giovani cimentarsi in attività di competizione non limitata ad una sola specialità, ma spaziare il più possibile. Tutto questo sia per conoscere bene il comportamento in gara dell'atleta, sia per uno sviluppo metodologico (al fine di non trascurare lo sviluppo della componente "forza veloce" nelle sue molteplici espressioni) ed infine per un aspetto psicologico, che consiste nell'abituare il giovane atleta ad allenarsi senza lesinare impegno, senza temere i morsi della fatica e sottoporsi coscientemente ad allenamenti che possano impegnarlo in attività fisiche anche a lui non congeniali.

Per concludere il potenziale energetico e di lavoro di un atleta è effetto e conseguenza delle tre principali componenti del processo di allenamento:

  1. la preparazione fisica speciale: per aumentare il potenziale energetico dell'atleta

  2. la preparazione tecnico tattica: per garantire il miglioramento delle capacità tecnico-tattiche dell'atleta

  3. la preparazione di gara: per migliorare la maestria sportiva e la stabilità psicologica

La presente esposizione serve ad identificare la mia ipotesi, che recita così: Deve un "bravo" allenatore, per far eccellere i propri atleti, nelle rispettive categorie di appartenenza, limitare l'allenamento al solo lavoro tecnico–fisiologico, specifico dello sport, o operare in maniera più scientifica e razionale, non trascurando lo stato di sviluppo psico–somatico–posturale dei suoi atleti ed in che modo riuscire in ciò, se la risposta è affermativa?

 

OGGETTO DELLA RICERCA

L'analisi delle capacità fisiche degli atleti dediti al pattinaggio corsa ed il loro monitoraggio nel tempo, sulla base delle osservazioni dei capitoli precedenti, ha riguardato i seguenti parametri:

  • Età, sesso, peso, altezza

  • Metri 30 da fermo

  • Metri 10 da fermo

  • Metri 30 lanciati

  • Salto in lungo da fermo

  • Sargeant test

  • Test con la pedana di Bosco

  • Giro "lanciato" della pista, con i pattini

  • Esame barodopometrico

Foto n. 13 - La fase della partenza di una gara sprint

 

Foto n. 14 - La fase di arrivo (Foto G. Ravasi)

 

Le Foto n. 13, 14, 15 mettono in risalto la capacità di accelerazione, l'abilità nella velocità lanciata e le capacità "anticipatorie" degli atleti del pattinaggio veloce.

Ovviamente le qualità oggetto della ricerca non esauriscono il repertorio delle qualità fisiche indispensabili per prestazioni di vertice. Comunque risultano essere un valido punto di partenza e, se non altro, hanno dato facoltà agli allenatori delle società del consorzio di impegnarsi nella ricerca di strategie atte al miglioramento delle qualità indagate, con conseguenti miglioramenti nell'attività specifica. Senza trascurare che, al di fuori della pedana per il test di Bosco, non sono richieste strumentazioni sofisticate ed ogni test, in quanto test "da campo", è facilmente riproducibile e confrontabile.

 

Foto n. 15 - Concitata fase di una gara a punti

(Foto P. Marcelloni).

 

METODOLOGIA DELLA RICERCA

Il periodo di osservazione delle qualità indagate è iniziato nell'ottobre del 2002 ed è tuttora in atto. Comunque, a distanza di oltre un anno, si possono già trarre le prime conclusioni.

Per poter meglio seguire gli atleti, sono stati organizzati dei raduni ai quali gli atleti partecipavano, volontariamente, su indicazione sia delle società che dei propri allenatori; questo spiega perché nei test non compaiono sempre gli stessi atleti.

 

Foto n. 16 - La fase di preparazione delle apparecchiature

di rilevazione per il test dei metri 30

(Foto Riccetti)

 

La quantità dei dati raccolta ed il buon livello tecnico degli atleti ha reso più che esauriente la ricerca. Alla data del 2 febbraio 2004 sono stati monitorati 79 atleti delle categorie Ragazzi, Allievi, Junior, Senior, sia maschile che femminile. Anche gli atleti delle categorie giovanissimi e esordienti hanno partecipato all'attività del consorzio effettuando dei test, ma non sono stati oggetto di questo lavoro. Il totale degli atleti monitorati è stato di 123 unità.

Le date, le sedi e gli impianti degli incontri collegiali sono stati i seguenti:

  1. Roma, 27 ottobre 2002, pista sopraelevata delle Tre Fontane, sviluppo alla corda metri 175

  2. Roma, 1 dicembre 2002, come sopra

  3. Roma, 28 dicembre 2002, come sopra, ma con tempo piovoso

  4. Scanno (AQ), 26 gennaio 2003, palazzetto dello sport, pista piana in parquet, sviluppo metri 80

  5. Roma, 8 marzo 2003, pista sopraelevata delle Tre Fontane

  6. Rieti, 6 giugno 2003, pista sopraelevata, sviluppo alla corda metri 220

  7. Pontecagnano (SA), 28 settembre 2003, tempo piovoso, pista sopraelevata, sviluppo alla corda metri 160, solo lavoro tecnico ed atletico

  8. Roma, 28 novembre 2003, pista delle Tre Fontane

  9. Avezzano, 28 dicembre 2003, palazzetto dello sport, pista piana in parquet, sviluppo metri 80

  10. Avezzano, 1 febbraio 2004, palazzetto dello sport

Tutti i rilevamenti dei tempi sono stati effettuati utilizzando cellule fotoelettriche collocate sulla linea di partenza ed arrivo ad una altezza da terra di cm. 30. Per il balzo in lungo, la misurazione in centimetri è stata effettuata dalla linea di stacco alla parte più posteriore della scarpa.

Nelle seduta collegiale venivano effettuati, secondo le esigenze valutative, dalle 3 alle 5 prove sui metri 30, 2 prove di metri 10 e metri 30 lanciati, 2 prove di giri lanciati, il balzo in lungo è stato effettuato solo nelle sedute di ottobre, dicembre, gennaio, settembre, in periodi di non massima competizione agonistica, con 3 prove; sono state effettuate anche prove di balzo triplo e quintuplo, ma hanno evidenziato dati di modesto riscontro significativo.

Il test di Bosco è stato effettuato la prima volta il 28 dicembre 2003 e riproposto il 1 febbraio 2004. Dai risultati ottenuti nelle prove è stato estrapolato il miglior risultato. In ogni seduta gli atleti venivano sottoposti a visita e colloquio medico e venivano prescritte, qualora necessario, le idonee analisi di laboratorio. Per ogni atleta esiste una cartella dati con un foglio di lavoro contenete i risultati migliori.

La successiva analisi ed elaborazione dei dati ha fornito:

  • la statistica descrittiva

  • la comparazione nel tempo

  • l'eventuale confronto con gli standard della prestazione

  • il confronto con i risultati agonistici, ottenuti nella stagione 2003

Bisogna far notare, che il livello di qualificazione degli atleti che hanno partecipato agli stage è abbastanza elevato. In via generale si deve tenere presente, per gli atleti, quanto segue:

  • nella stagione agonistica 2002 solo un atleta, della categoria ragazzi è risultato vincitore di titoli nazionali

  • alcuni atleti hanno cambiato categoria di appartenenza

  • nella stagione agonistica 2003 sono stati vinti 14 titoli italiani di categoria

  • nelle classifiche nazionali, la maggior parte degli atleti risultano essere tra i primi 10

  • un atleta ha partecipato ai Campionati Europei e Mondiali, ottenendo come miglior risultato un 4° posto mondiale

ANALISI DEI DATI

1- Analisi del peso e della statura

Le variazioni antropometriche degli atleti risultano essere nella norma, in particolare sono state riscontrate, fino al 29/9/2003, le seguenti variazioni:

A - Categoria Ragazzi (n. 9)

  • 1 soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 9 cm

  • 1 soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 8 cm

  • 1soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 5 cm

  • 2 soggetti (1 maschio e 1 femmina) hanno avuto una crescita di statura di 4 cm

  • 2 soggetti (1 maschio e 1 femmina) hanno avuto una crescita di statura di 3 cm

  • 2 soggetti femmine hanno avuto una crescita di statura di 2 cm

Gli atleti del 1990 hanno avuto una crescita media di cm 5.25.

Gli atleti del 1991 hanno avuto una crescita media di cm 4.2.

Dal 27-10-02 al 08-03-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 1.25 per gli atleti del 1990 e di cm 0.8 per gli atleti del 1991.

Dal 08-03-03 al 28-09-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 4.0 per gli atleti del 1990 e di cm 3.4 per gli atleti del 1991.

 

B - Categoria Allievi (n. 12)

  • 3 soggetti (2 femmine e 1 maschio) non hanno avuto crescita di statura (33%)

  • 2 soggetti maschi hanno avuto crescita di 4 cm

  • 3 soggetti maschi hanno avuto crescita di 3 cm

  • 1 soggetto maschio ha avuto crescita di 2 cm

  • 3 soggetti (2 maschi ed una femmina) hanno avuto crescita di 1 cm

Gli atleti del 1998 hanno avuto una crescita media di cm 1.66 e quelli del 1999 di cm 2.00.

Dal 27-10-02 al 08-03-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 0.33 per gli allievi del 1998 e 1999.

Dal 08-03-03 al 28-09-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 1.33 per gli allievi del 1998 e di cm 1.77 per gli allievi del 1999.

 

Elaborando uno schema riassuntivo, si presenta la seguente situazione:

ANNO

MAX CRESCITA

N° SOGGETTI

CRESCITA MEDIA annuale

27-10-02

08-03-03 (A)

08-03-03

28-09-03 (B)

RAPPORTO

(B)/(A)

88

3 cm

3

1.66

0.33

1.33

4.00

89

4 cm

9

2.00

0.33

1.77

5.30

90

9 cm

4

5.25

1.25

4.00

3.20

91

8 cm

5

4.20

0.80

3.40

4.20

TOTALE

 

21

3.27

0.67

2.62

4.18

 

Per gli atleti appartenenti alle altre categorie, Juniores e Seniores, non si sono riscontrate variazioni degne di nota, gli unici dati che sono da segnalare sono l'instabilità ponderale (questo probabilmente è dovuto alla scarsa importanza e precisione che atleti e allenatori danno al controllo del peso).

 

2 - Analisi dei test atletici

 

A) metri 30 da fermo, partenza in piedi

 

Tavola n. 1

Riepilogo generale del test dei metri 30 per la cat. Ragazzi maschile e femminile.

Tabella test metri 30 - Cat. Ragazzi (1990-91)

 

27/10/2002

01/12/2002

28/12/2002

26/01/2003

08/03/2003

08/06/2003

26/09/2003

30/11/2003

Media

4,98

5,15

5,35

5,20

5,14

4,74

5,03

5,12

Mediana

4,94

5,16

5,40

5,28

5,04

4,75

4,89

5,12

Deviazione standard

0,26

0,38

0,50

0,26

0,51

0,29

0,39

0,23

Intervallo

0,73

1,19

1,47

0,89

1,49

1,03

1,2

0,33

Minimo

4,67

4,61

4,59

4,75

4,49

4,41

4,47

4,96

Massimo

5,40

5,80

6,06

5,64

5,98

5,44

5,67

5,29

Range

(4,41-6,06)

4,67-5,4

4,61-5,8

4,59-6,06

4,75-5,64

4,49-5,98

4,41-5,54

4,47-5,54

 

Conteggio

5

8

8

8

6

9

10

2

[Valori di riferimento per i ragazzi velocisti di 12/13 anni: 4.40-4.50 (Vittori 1995)]

 

Foto n. 17 - La concentrazione e l'impegno nelle prove

(Foto Riccetti)

 

Ho preferito non suddividere i due sessi per mettere in risalto le seguenti risoluzioni:

  • In questa categoria pochi atleti rientrano nel range indicato per gli atleti velocisti

  • La migliore prestazione è stata ottenuta da una atleta di sesso femminile con 4.41, atleta del 1990, di livello regionale

  • La migliore atleta della categoria femminile vincitrice di tre titoli nazionali su cinque disputati, atleta del 1991, dedita al mezzofondo, ha stabilito 4.78

  • Le migliori prestazioni maschili sono superiori a quelle femminili

  • La migliore prestazione dell'atleta di sesso maschile vincitore di un campionato nazionale di mezzofondo è 4.78

Tavola n. 2

Tabella test metri 30 - Cat. Ragazzi - femmine

 

27/10/2002

01/12/2002

28/12/2002

26/01/2003

08/03/2003

08/06/2003

26/09/2003

30/11/2003

Media

5,03

4,93

5,30

4,91

5,11

4,59

5,15

4,85

Mediana

5,03

4,73

5,27

4,89

4,88

4,63

5,20

4,94

Deviazione standard

0,51