L'Osteopatia è
stata fondata
nel 1874 da
Andrew Taylor
Still, un medico
americano
convinto che
l'organismo
racchiuda in se
stesso la
capacità di
reagire
vittoriosamente
contro le
malattie.
è l'unica
disciplina
medica
complementare
che permette di
diagnosticare e
trattare,
attraverso la
manipolazione
delle deviazioni
articolari,
squilibri e
patologie che
colpiscono le
funzioni
corporee
riportandole
alla normalità
fisiologica.
INIZIAZIONE
MEDITERRANEE:
è una
nuova iniziativa
editoriale che
propone
all'attenzione
dei lettori
stimolanti
argomenti per la
conoscenza dei
fenomeni e delle
discipline che
facilitano la
comprensione
dell'universo e
producono
miglioramenti
nella vita di
tutti i giorni.
Un'informazione
attenta e
aggiornata per
soddisfare le
curiosità di chi
cerca la via
della propria
evoluzione.
Il doping è diventato una piaga, che
purtroppo, coinvolge una buona parte degli sportivi; non solo sono i grandi nomi
del mondo sportivo a lasciarsi tentare, ma anche quelle persone che hanno la
voglia di vincere ad ogni costo. Le cronache sportive ci hanno fatto comprendere
che nemmeno i campioni dalla faccia pulita sono davvero tali.
Il Giro d'Italia, il Tour de France sono
eventi sportivi importanti per il mondo del ciclismo, eppure hanno vissuto in
questi ultimi anni momenti drammatici, ciclisti sospettati di doping mandati via
a casa, medici e direttori sportivi increduli alle vicende di illecito da parte
dei propri atleti, e infine ipotesi di "complotto" abbastanza surreali.
La verità è che pensiamo di essere di fronte a
un problema nuovo, ma già più di trenta anni fa il campionissimo belga Eddy
Merckx risultò positivo al doping e venne fermato in maglia rosa nelle tappe
finali del Giro e ancora il velocista canadese Ben Johnson, venne espulso dai
giochi olimpici di Seul dopo essere sceso sotto la barriera dei 9"9 nei 100
metri; per non parlare dei campioni di nuoto della vecchia Germania Est, che
venivano "dopati" con l'ormone della crescita.
Il C.I.O. Comitato Olimpico Internazionale, ha
definito doping quelle sostanze estranee al corpo o che aumentano l'effetto
fisiologico di quelle già presenti nel corpo, assunte con lo scopo di aumentare
la performance nella competizione.
Da un punto di vista etico, gli atleti che
ingeriscono queste sostanze proibite, ottengono un vantaggio per migliorare la
loro prestazione, ma il vero problema dell'uso di sostanze dopanti nello sport
sono i potenziali effetti negativi che esse hanno sulla salute, effetti che gli
atleti spesso sottovalutano.
L'uso di tali sostanze può essere causa di
morte (per problemi acuti e cronici): si passa dall'arresto cardiaco, al cancro,
ai problemi psicologici come le tendenze al suicidio e la depressione.
Gli atleti che abusano delle sostanze
proibite, possono risultare come dei modelli da imitare da parte dei giovani
adolescenti, e questo aspetto è una causa sociale del fenomeno.
Il campione statunitense Carl Lewis, evidenzia
tre aspetti negativi della vicenda droga e sport:
gli atleti non conosceranno mai la reale
potenza di se stessi
ci sono rischi per la salute
l'atleta è abbandonato a se stesso.
Zednek Zeman, allenatore di calcio, alcuni
anni fa sollevò la questione doping, dicendo che atleti in buona salute non
dovevano assumere "farmaci" che potessero in futuro danneggiare la propria
salute.
Negli Stati Uniti sono stati realizzati dei
programmi di educazione sull'argomento droga nelle scuole medie superiori, a
questo è stato aggiunto un gruppo di supporto costituito da medici, psicologi e
atleti implicati nella droga.
La domanda che ci poniamo è: "Come
l'Osteopatia potrebbe intervenire nella soluzione del problema doping,
proponendosi come strada alternativa a questa piaga sportiva?".
Il punto di partenza del nostro ragionamento,
è la filosofia di Still, "la struttura governa la funzione"; ma in che modo
nell'ambito sportivo la struttura può incidere sulla funzione?
Ogni movimento mal controllato può stirare in
modo anomalo il sistema capsulo-legamentoso e dare origine al dolore; le
eccitazioni nocicettive determinano un aumento della scarica dei motoneuroni
gamma nella metameria del corpo. Sembra provato che l'informazione
propriocettiva raggiunge la coscienza anche lungo i cordoni anterolaterali del
midollo spinale.
Fisiologicamente le fibre intra-fusali e le
fibre-extrafusali si contraggono in parallelo: in caso di disfunsione, le fibre
intra-fusali si contraggono mentre le extra-fusali si rilassano e ciò impedisce
il rilassamento dei fusi neuromuscolari. Nel segmento in disfunzione, i
motoneuroni gamma scaricano permanentemente e le fibre intra-fusali rimangono in
uno stato di accorciamento.
I motoneuroni del sistema efferente gamma da
un punto di vista fisiologico, sono in gran parte sotto il controllo di varie
regioni encefaliche (fasci discendenti), cosicché la sensibilità dei fusi e,
quindi, la soglia dei riflessi da stiramento può essere regolata di volta in
volta nelle varie parti del corpo secondo le necessità di controllo posturale.
Anche altri fattori influenzano l'attività
gamma; per esempio l'ansietà aumenta il fenomeno, cioè vi è l'esagerazione dei
riflessi tendinei.
La stimolazione della cute, aumenta la scarica
efferente gamma diretta ai fusi dei muscoli flessori ipsilaterali, mentre riduce
quella diretta ai fusi dei muscoli estensori, con effetti nell'arto
controlaterale.
Vi può essere il caso in cui la trazione
esercitata raggiunge valori elevati e la contrazione cessa bruscamente; questo
rilasciamento è detto riflesso da stiramento inverso ed è controllato dai
recettori del Golgi formati da un network di terminazioni nervose, situato fra i
fascicoli del tendine.
Perché le tecniche
osteopatiche funzionano?
È un'altra domanda, ricorrente, che trova la
sua risposta dalle considerazioni fatte precedentemente. Ogni tecnica ha
un'azione specifica su un elemento anatomico, con un fine neurologico e
meccanico preciso.
L'obiettivo delle tecniche usate in osteopatia è quello di ridurre la frequenza
degli scarichi del sistema gamma, al fine di ripristinare la mobilità
articolare.
Ad esempio, ogni movimento attivo o passivo,
come avviene per le tecniche ritmiche, produce fenomeni di facilitazioni
o inibizione, infatti, come è stato detto, superato un certo limite di tensione
lo stretch riflesso si inverte e diventerà inibitore a causa dei recettori
tendinei di Golgi.
L'azione dei recettori del Golgi, è evidente
nelle tecniche di energia muscolare "muscle energy": essi ad ogni
contrazione isometrica inibiscono i motoneuroni gamma e alfa e così l'operatore
riesce a guadagnare una nuova barriera muscolare.
Allo stesso modo possiamo utilizzare
l'inibizione reciproca di Sherrington, dove il lavoro dell'agonista provoca
l'inibizione dell'antagonista.
Altro aspetto importante è l'esecuzione del
trattamento osteopatico di base che ha un suo significato fisiologico, questo
consente di apportare al paziente dei benefici.
I tratti aggancianti e quelli tirati, vanno a
stimolare gli organi di senso, attraverso fibre che arrivano al SNC. Queste
fibre afferenti hanno i loro corpi cellulari nei gangli delle radici dorsali o
nei gangli equivalenti dei nervi cranici. Entrano nel midollo spinale o nel
tronco encefalico e formano connessioni riflesse polisinaptiche con i
motoneuroni a vari livelli del midollo spinale, come pure con neuroni delle vie
ascendenti che portano impulsi alla corteccia cerebrale.
Tutte le considerazioni fatte ci portano a
comprendere che le tecniche di correzione ed il trattamento riflesso del dorso
(di base) possono essere l'arma in più nell'aumento della performance
dell'atleta.
Il riassetto della colonna vertebrale apporta
una miglioria nella prestazione; l'uso del trattamento riflesso riesce a
migliorare lo stato fisico e psicologico influenzando il bioritmo dell'atleta.
Influenza sulla prestazione atletica del riassetto posturale osteopatico.
Eseguendo un trattamento osteopatico su atleti
è possibile ottenere evidenti migliorie nella prestazione; il trattamento da
approntare è quello del riassetto posturale della colonna vertebrale
(allineamento), questo lo si fa in particolare per i ciclisti.
Un esperimento è stato condotto su alcuni
atleti della polisportiva Flessofab-Pomilia di Nocera Superiore (SA); il medico
osteopata ha praticato un riassetto posturale della colonna vertebrale su
ciclisti di età compresa tra i 14 ed i 18 anni.
La metodica adottata, che comunque ha bisogno
di avvalersi di una casistica più ampia, è stata quella di eseguire su sette
atleti un trattamento di riassetto posturale vertebrale, tenendo presente che su
alcuni ciclisti non è stato fatto nessun tipo di riassetto (false manovre).
Gli atleti che sono stati sottoposti al
riassetto posturale hanno presentato alla fine della prestazione le seguenti
migliorie:
maggiore forza e maggiore velocità
più agilità articolare
riduzione e scomparsa del dolore alla
schiena durante la gara
diminuzione della stanchezza.
La conferma delle caratteristiche sopra evinte
è stata data da quegli atleti che, non sapendo di non essere stati trattati
(false manovre), hanno affermato di aver eseguito una prestazione normale, senza
aver avvertito sollievo.
Da notare che dopo aver verificato l'influenza
del riassetto posturale nella prestazione atletica sulla distanza di 8 km, gli
atleti trattati hanno continuato la prestazione in scioltezza, evidenziando
palesemente un minor affaticamento.
Il
trattamento di riassetto posturale vertebrale da eseguire per ottenere una buona
performance è il seguente:
testare la mobilità vertebrale con un test
in carico
"trazionamento" della colonna
vertebrale sulla espirazione
riassetto, con l'ausilio della posizione del
test in carico o del test in scarico.
A questo protocollo si possono aggiungere
altre tecniche di riassetto, ma già l'utilizzo di quelle citate sopra consente
di ottenere una buona efficacia sulla prestazione atletica.
Influenza sulla prestazione atletica del trattamento riflesso e conseguenze
positive sul bioritmo
Prima di descrivere la eventuale influenza che
il trattamento di base potrebbe avere sul bioritmo, converrebbe evidenziare, per
grandi linee, le basi fisiologiche che rendono possibile l'azione sull'organismo
del trattamento riflesso.
Le basi neurologiche
Il percorso neuronale che parte dalle zone di
riflesso (muscolare o tessuto connettivo) si dirige tramite le vie sensitive,
passando per il ganglio spinale, verso la radice posteriore, poi per la presenza
dei neuroni di associazione verso la radice anteriore, e mediante il ramo
comunicante bianco verso il ganglio della catena laterale.
Esiste una interazione fra tutti i tipi di
cellule nervose poste in un segmento del midollo spinale.
In caso di patologia viscerale, i tessuti e
gli organi del segmento vengono innervati da quel determinato tratto del
midollo; il segmento in tal caso si trova saturo di informazioni
(facilitazione).
Anche l'aumento della tensione del tessuto
cutaneo e sottocutaneo è rapportata ad una distribuzione segmentaria sottoposta
egualmente ad una regolazione nervosa.
La localizzazione delle irritazioni dovute a
queste fibre nervose è dovuta alla regione dei segmenti D3-L2 dalla quale si
dipartono le fibre nervose vegetative che innerveranno le superfici del corpo,
inclusa la regione trigeminale e dei segmenti sacrali. Le fibre vegetative sono
dunque responsabili dei disturbi della tensione tissutale e della turgescenza a
livello del tessuto sottocutaneo.
Le manovre irritanti o calmanti vengono
trasmesse a partire dal midollo spinale e distribuite tramite le fibre nervose
vegetative ai dermatomi (almeno tre o quattro).
Aspetti neurofisiologici
Partendo dal fenomeno della facilitazione, ci
possiamo spiegare la diffusione di una eccitazione (subliminale) che da sé non
provoca nessuna reazione ma che va a sensibilizzare le cellule viciniori; in
tali cellule avviene così una sommazione delle ulteriori eccitazioni subliminari
che produce una reazione.
Una reazione sopraliminare può produrre, dopo
l'evento reattivo, una fase di stallo detta refrattaria durante la quale la
cellula non è eccitabile (inibizione). In pratica per determinare una reazione
la cellula nervosa obbedisce alla legge del tutto o niente.
Da questo ragionamento si può dedurre che se
ci troviamo con eccitazioni troppo importanti, tutto il campo si trova
facilitato e la minima eccitazione subliminare può dare una reazione importante
e imprevedibile.
Il trattamento riflesso di base permetterà,
quindi, di:
assicurarsi della sensibilità dell'individuo
(soglia di reazione)
ripristino dell'equilibrio vago simpatico
utilizzazione dei riflessi in direzione
cranica per agire a distanza sui segmenti superiori.
Trattamento riflesso
La manipolazione del tessuto connettivo si
appronta facendo dei tratti tirati (terzo dito margine ungueale) e dei tratti
aggancianti (terzo dito).
La mano può essere in pronazione o in
supinazione a seconda della morfologia che si presenta e delle zone da trattare.
Lo scopo è di normalizzare lo stato generale
dell'atleta.
Andiamo a stimolare il parasimpatico sacrale
utilizzando sette tratti:
Dalla SIPS alla SIAS passando sotto la
cresta iliaca
Dalla SIPS orizzontalmente verso la SIAS
Dall'esterno della piega interglutea al
grande trocantere passando sotto il gluteo
Piccoli tratti a ventaglio nello spazio
lombo-sacro-iliaco
Da L4 alla cresta iliaca verso il basso e in
fuori
Da L4 a D12 tratti obliqui verso il basso
lungo la spina dorsale e tratti interspinosi
Tratto calmante dall'appendice xifoidea
dello sterno a D12 sotto la griglia costale con 2 o 3 dita.
Le reazioni che il paziente potrà avere sono:
LOCALI: arrossamento, emorragie
intratessutali e cuscinetto per poche ore;
Analizzando le reazioni prodotte dal
trattamento riflesso è consigliabile sottoporre l'atleta a tale procedura il
giorno prima della gara in modo che i tessuti possano avvertirne i benefici.
Questa
ultima considerazione pone una domanda: "Il bioritmo in che maniera potrebbe
essere influenzato?"
Prima di dare una risposta al quesito
cerchiamo di capire brevemente che cosa è il bioritmo.
I bioritmi sono processi biologici che
compaiono ad uguali intervalli di tempo, assumendo un caratteristico andamento
ritmico sinusoidale. Fenomeni bioritmici sono considerati l'alternarsi del sonno
e della veglia, il ritmico succedersi, nei vari momenti del giorno e della
notte, dei valori della temperatura corporea e dei processi metabolici. Si
ritiene che essi siano legati all'influenza di fattori ereditari, alimentari,
ecc.
Secondo alcuni studiosi i ritmi (negativi e
positivi) che caratterizzano l'attività dell'individuo si possono suddividere in
tre componenti:
intellettuale;
fisico;
psicologico.
Il susseguirsi di questi fattori è ciclico,
ragion per cui sono calcolabili a partire dalla data di nascita:
Precedentemente è stato descritto in che modo
il trattamento riflesso possa dare benefici all'organismo, inoltre anche lo
stato psicologico può essere influenzato dato che l'effetto benefico del
trattamento di base può rilassare la persona anche da un punto di vista mentale.
Il bioritmo presenta nelle sue componenti due
aspetti che possono correlarsi allo stato di benessere prodotto dal trattamento
riflesso, lo stato fisico e lo stato psicologico.
Trattando l'atleta, come capita anche con gli
altri pazienti, con il trattamento costitutivo di base, possiamo liberare il
nostro soggetto dalla pesantezza fisica di una gara e incidere sullo stato di
stress psicologico con un benessere mentale.
Ovviamente, viste le reazioni possibili e
anche, in rari casi, imprevedibili del trattamento riflesso, è consigliabile
procedere al trattamento dopo la gara (alcune ore), in modo che le successive
ore di sonno, possano imprimere maggior efficacia alle stimolazioni vegetative
procurate dalla manipolazione osteopatica.
Il giorno successivo l'atleta avvertirà una
sensazione di leggerezza generale e uno stato di benessere che in prima istanza
sembrerà aver annullato la fatica del giorno prima.
È consigliabile comunque, trattare i pazienti
già prima delle gare ufficiali, almeno una volta a settimana, e nelle corse a
tappe attendere tre giorni dall'ultimo trattamento.
ESEMPIO DI TRATTAMENTI OSTEOPATICI
TRATTAMENTO OSTEOPATICO DELL'OSSO ILIACO
L'ileo è costituito da un braccio corto e da
un braccio lungo, che formano un angolo complessivo di 90°.
Il braccio corto è orientato da dietro verso
avanti, su una angolazione di 45°, ed è obliquo dall'avanti verso il basso.
Il braccio lungo, è invece orientato
obliquamente da avanti verso dietro, con una angolazione di 45°.
In osteopatia, il braccio corto è importante,
poiché tutte le lesioni dell'iliaco e del sacro riguardano questo braccio,
mentre il braccio lungo è puramente adattativo.
Le lesioni del braccio corto avvengono in
rotazione:
lesione in rotazione anteriore, l'osso
iliaco scivola in avanti e il corto braccio scende
lesione in rotazione posteriore, l'osso
iliaco scivola indietro e il corto braccio sale
Le lesioni dell'osso iliaco, si sviluppano
lungo l'asse trasverso inferiore (passante per l'estremità del lungo braccio); è
un asse meccanico che rientra nell'ambito fisiologico; esistono anche lesioni
iliache atipiche, non anteriori e non posteriori, che non rispettano nessun asse
meccanico (out e in-flare ed up slip).
Bisogna ricordare che anche il sacro ha un
asse lesionale, che è quello trasverso medio.
Prima di applicare la tecnica correttiva,
dovremo adoperare dei test specifici che ci permettano di capire se si tratti di
una lesione di ileo anteriore o di una lesione di ileo posteriore.
Descriveremo brevemente quelli principali che potrebbero servire per fare una
discreta diagnosi osteopatica.
Test specifici per le lesioni
iliache
T.F.E
È un test articolare di flessione che ci
aiuta a capire se vi è la presenza di una lesione ileo-sacrale, ma non il tipo:
paziente in piedi
guardiamo l'altezza delle creste iliache
poniamo i pollici sotto le Sips e chiediamo
al paziente di flettersi in avanti. Se esiste una differenza tra i due
pollici, cioè se avremo un pollice più "alto", potremo ipotizzare una lesione
da quel lato.
Fabere o test di Patrik
È
utilizzato per capire la condizione della articolazione coxo-femorale, e per
stabilire se vi siano muscoli in spasmo.
Il test
si esegue su entrambi i latic con il paziente in decubito dorsale; il medico
osteopata effettua una flessione, abduzione e rotazione esterna prima di un arto
e poi dell'arto controlaterale. Se noteremo una differente altezza delle
ginocchia il test sarà positivo, per cui successivamente faremo il test del
"corto braccio" e in caso di esito negativo potremo effettuare il Downing.
Downing test
Il paziente è in decubito dorsale;
nell'esecuzione del test prendiamo come punti di riferimento i malleoli, per
eseguire l'analisi di accorciamento o di allungamento.
- Allungamento dell'arto
dal lato in lesione
Faremo una flessione, una rotazione esterna e
una adduzione; questa manovra agirà sui legamenti di Bertin e aprirà la
sacro-iliaca. A fine test unisco i piedi e noto la differenza tra i due
malleoli.
-
Accorciamento
Eseguiremo una abduzione, una estensione ed
una rotazione interna. Uniremo nuovamente i piedi, guardando la differenza tra i
due repere descritti. Quando l'allungamento è maggiore dell'accorciamento,
parleremo di una lesione di ileo anteriore, viceversa quando è maggiore
l'accorciamento rispetto all'allungamento, avremo una lesione di ileo
posteriore.
Test del corto braccio
È di
difficile attuazione per l'operatore, poiché i movimenti che egli deve avvertire
sono minimi e lievi.
Il
soggetto è in decubito dorsale, il medico osteopata pone le due mani sulle SIAS,
con gli avambracci sull'asse del corto braccio. Si esercitano due pressioni
uguali sui corti bracci:
-
ileo posteriore, la mano affonda di più
rispetto a quella del lato opposto
-
ileo anteriore, la mano resta ferma e non va
indietro rispetto all'altra.
L'esperienza personale ci dice che nei
ciclisti, la posizione di eccessiva lordosi lombare incide molto sull'anca
determinando una lesione di ileo anteriore.
Per gli sportivi è conveniente usare una
tecnica di correzione di ileo anteriore, miotensiva. Descriveremo di seguito
anche le tecniche strutturali con "Thrust", per la correzione di un ileo
anteriore.
Tecnica miotensiva "muscle energy" per ileo anteriore
In questa tecnica utilizzeremo il grande
gluteo e gli ischio-crurali per tirare in posteriorità l'ileo anteriorizzato.
Paziente in decubito dorsale, e medico
osteopata seduto sul lettino, con il torace contro l'arto flesso del soggetto.
La mano esterna aggancia la SIPS e la mano
interna rimane sull'ischio. Nella manovra il medico osteopata spinge sulla gamba
flessa ed il paziente resiste, alla espirazione contemporaneamente lavora con le
mani sull'ileo cercando di posteriorizzarlo.
Una seconda tecnica, è quella di invertire la
posizione delle mani, la mano esterna prende l'ischio e quella interna va sulla
SIAS. Se il paziente ha problemi al ginocchio, potremmo poggiare il suo arto
inferiore sulla nostra spalla ed eseguire la tecnica.
Tecniche di correzione strutturale di un ileo
anteriore
Tecnica a volante
Il paziente è disteso sul fianco, la lesione
va in alto. Il medico osteopata si mette di fronte alla lesione.
"Installazione" delle leve: la superiore
comprende il tronco ed il sacro, quella inferiore comprende l'osso iliaco e
l'arto inferiore del lato in lesione. Dopo l'installazione e il blocco delle
leve il paziente si troverà disposto nella posizione classica. La mano cefalica
va sul cingolo scapolare e il suo avambraccio si adagia sullo sterno, mentre la
mano caudale contatta la SIAS e il suo avambraccio cade sull'ischio.
Alla espirazione del paziente, si esegue la
messa in tensione e poi la riduzione con il "Thrust" (giriamo l'avambraccio
sull'ileo come se fosse un volante). Una variante della tecnica precedente, è di
disporre la mano caudale sull'ischio con l'avambraccio sull'asse del lungo
braccio. La riduzione è fatta risalendo sul lungo braccio.
Tecnica di Jackson
Il paziente in decubito dorsale, con le
braccia incrociate e l'arto del lato in lesione sovrapposto a quello non in
lesione.
Il medico osteopata si mette alla testa del
paziente. Si contatta con le mani la schiena del paziente e si esegue una
trazione e rotazione dal lato della lesione, l'osso sacro deve aderire bene sul
lettino. Con la mano cefalica sulla spalla, manteniamo la leva superiore, mentre
la mano caudale con il palmo contatta la SIAS; l'avambraccio è sul corto
braccio.
Alla espirazione, faremo una messa in
tensione e un thrust sull'asse del corto braccio.
TRATTAMENTO OSTEOPATICO
della bEndeLLETTA ileo-Tibiale
Anatomia
Questa "bendelletta" si estende dal tubercolo
della cresta iliaca (un palmo posteriormente alla SIAS) lungo la porzione
laterale della coscia, sino alla tuberosità esterna del tubercolo di Gerdy sul
condilo tibiale laterale. Essa funge da inserzione dei muscoli grande gluteo e
tensore della fascia lata.
Fisiologia
La
porzione distale della bendelletta ileo-tibiale si muove sopra l'epicondilo
laterale femorale quando il ginocchio viene flesso ed esteso. È importante
modulare la tensione sulla bendelletta, poiché stabilizza la pelvi e la coscia
contro le forze di adduzione/piegamento in varo durante il cammino, il correre o
il saltare.
Trattamento osteopatico
Partendo dalla considerazione che tale tratto
è associato a due muscoli, il grande gluteo e il tensore della fascia lata, e
che questi sono muscoli abduttori, il nostro trattamento sarà mirato al
ripristino della mobilità di questo gruppo muscolare.
Test di mobilità
Il paziente è messo in decubito dorsale, il
medico osteopata è di lato. La mano prossimale poggia sulla SIAS e quella
distale prende l'arto inferiore opposto. Effettuando una adduzione dell'arto la
SIAS produrrà un movimento che ci indicherà l'ampiezza raggiunta con l'arto.
Il test è simmetrico, per cui il movimento, o
meglio, l'ampiezza minore di un arto, indicherà gli abduttori in spasmo del lato
corrispondente, omolaterale.
Tecnica di correzione
Il soggetto è in decubito dorsale, un arto è
in asse con il tronco, l'arto del lato in spasmo è posto in abduzione. Il medico
osteopata dal lato in lesione, è con la mano prossimale sulla Sias opposta, e
con la mano distale impugna l'arto inferiore in spasmo. La manovra è fatta
adducendo l'arto, mentre il paziente oppone resistenza, al rilassamento il
terapeuta guadagna la barriera motrice, e la sequenza è nuovamente ripetuta (per
tre volte).
Bibliografia
J. G.
GARRICK, D. R. WEBB "Traumatologia dello sport" - Centro Scientifico Editore
M. SONAGLIO,
P. THERBAULT "Terapie Manuali" - Edizioni Minerva Medica 1997
R. RICHARD
"Lesioni osteopatiche dell'arto inferiore" - Marrapese Editore 2000
P. RANAUDO
"Testo atlante di osteopatia" - Marrapese Editore 2001