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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 01 DICEMBRE 2007

 

 

 


 

TRAPIANTO DI CARTILAGINE, PRIMI DUBBI

Fabio Lodispoto

(Fonte: La Repubblica Salute - Anno 13 n. 556)

 

 

Nel 1994 il primo annuncio: "effettuati con successo i primi trapianti di cartilagine coltivata in laboratorio". Una speranza per chi soffre di lesioni della cartilagine e forme iniziali di artrosi del ginocchio e caviglia. Le cellule della cartilagine infatti non si riproducono in vivo ma crescono benissimo in laboratorio: chi ha subito un danno articolare alla cartilagine che riveste le superfici del ginocchio non ha speranze di guarire, se non con cartilagine coltivata in laboratorio, partendo da una piccola quantità sana prelevata dall'articolazione e messa in coltura.

"Nel 2006 si è alzata la prima voce contraria a questi risultati", spiega Giuliano Cerulli, dell'ateneo di Perugia, "un autorevole gruppo di studio norvegese ha confrontato due gruppi di pazienti: il primo trattato con trapianto autologo di condrociti, il secondo con una tecnica artroscopica di stimolazione della cartilagine.

Il primo gruppo subiva tutte le fasi del trapianto di cartilagine allevata in laboratorio: primo intervento di prelievo di cartilagine, attesa di almeno 3 settimane e secondo intervento di trapianto. Il secondo subiva un unico intervento artroscopico durante il quale la zona di cartilagine mancante o gravemente danneggiata era trattata con uno strumento che pratica minuscoli fori nell'osso sottostante.

Risultato: i pazienti dei due gruppi seguiti per 2 anni non hanno mostrato differenze di rilievo. Anzi i "trapiantati" hanno avuto percentuali maggiori di insuccesso".

A un anno le voci si sono moltiplicate: 10 quelle selezionate dalla Cochrain Collaboration, la più importante associazione che certifica e legittima la qualità e la attendibilità degli studi, e altre 10 in corso di valutazione. Impossibile non tenerne conto, ma la partita non è chiusa. Ad oggi il mondo dell'ortopedia consiglia di trattare i difetti della cartilagine del ginocchio fino a 4 cm quadrati con la semplice stimolazione della cartilagine utilizzando la tecnica delle microfratture, mentre le lesioni più estese con il trapianto di cartilagine.

"Infine" chiarisce Cerulli "nessuna delle due tecniche è valida per la artrosi avanzata e dopo i 50 anni".

 


 

CORSA E GLICEMIA

 Marco Piumetti

 

 

Lo scopo di questa breve ricerca è quello di far notare come sussista l’effetto di riduzione del livello di glucosio nel sangue al termine di ogni allenamento sportivo, in particolare per la corsa non agonistica della durata di circa 30 minuti su un percorso pianeggiante di circa sei chilometri.

I risultati di tale ricerca sono il frutto di una serie di analisi del sangue a cui mi sono sottoposto (con un analizzatore portatile) prima e dopo ciascun allenamento nel corso dell’intero anno 2006.

I “miei” vari tempi sono stati trasformati in punteggi T, una scala che permette di standardizzare i punteggi grezzi di una prova collocandoli su una curva di distribuzione normalizzata (con media 50 e deviazione standard 10), calcolati sul totale delle 186 corse (media 1582 sec. ± DS 68 sec.) valutate nel il periodo 2002-2006. In particolare i valori con T maggiori di 50 indicano prestazioni migliori rispetto alla media dei valori e viceversa  con i valori di  T inferiori a 50.

Un primo risultato che è emerso nel corso della ricerca è il fatto che al termine di ogni prova il livello di glucosio nel mio sangue era sensibilmente inferiore rispetto al livello di partenza, salvo rare eccezioni, come si può osservare dalla Tabella, con una differenza media di glucosio di circa 12 mg/dl. Inoltre, si nota come la media delle deviazioni standard appare più ristretta al termine di delle prove rispetto alle condizioni iniziali (rispettivamente 13.2 e 21.2) e tale fenomeno può indicare una migliore stabilizzazione dei valori quando si ha un modesto livello di glicemia.

 

 

Media

Dev. stand.

Prestazioni 2006

Punti T

55

5.7

Glicemia (prima) mg/dl

95

21.2

Glicemia (dopo) mg/dl

83

13.2

Prestazioni e Glicemia

 

Un’ulteriore considerazione interessante può essere fatta riguardo alla forte correlazione che sussiste tra  il livello iniziale di glicemia ed il consumo di glucosio al termine di ogni prova (r = 0,818; n = 32). Dal Grafico, infatti, si può osservare la relazione di linearità che è presente tra i due fattori ed in particolare come sia importante, e benefico, l’effetto della corsa nel ridurre il livello di glucosio nel sangue; tale effetto è tanto più marcato quanto maggiore è il livello di glucosio iniziale.

 

 

Glicemia iniziale e consumo di glucosio

 

Pertanto, anche da questo punto di vista, la corsa svolge un ruolo estremamente importante per quanto riguarda il mantenimento dello stato di  salute, prevenendo il rischio di iperglicemia, poiché  tende a stabilizzare verso valori più bassi il livello di glucosio nel sangue al termine di ogni prova in modo tanto più marcato quanto maggiore è il livello iniziale di glicemia.

 


 

SPORT CRUENTI? ATTENZIONE AI DENTI

 

 

Ti si è spezzato un dente o lo hai addirittura perso dopo essere caduto mentre sciavi o durante una partita di calcio, o di basket? Ecco alcuni consigli pratici per recuperare rapidamente il sorriso

 

Facendo sport una brutta caduta può capitare. E i denti potrebbero essere i primi a subirne le conseguenze. Non è un caso se fratture, lussazioni ed avulsioni dei denti frontali sono per lo più causate da incidenti subiti in ambito sportivo. Ciò che forse molti non sanno, però, è che gli sport incriminati non sono solo quelli così detti "cruenti" o di contatto, come d esempio il rugby, il pugilato, l’hockey o il basket.

Un caduta sciando, ma anche una semplice partita di calcio o una corsa in bici può essere causa di traumi seri ai denti frontali.

"Ridurre al minimo il danno è possibile, così come alcuni consigli possono velocizzare il tempo necessario per recuperare, in tutti i sensi, il sorriso", afferma l’esperto Luca Dalloca, odontoiatra di fama internazionale, autore di diverse pubblicazioni sul tema dell’odontoiatria estetica e responsabile di Health Design, centro odontoioatrico milanese specializzato in protesi ed estetica dentale. "Se si incorre in una brutta caduta che coinvolge l’apparato dentale, la prima regola è agire tempestivamente e diversificare gli interventi in base al tipo di trauma subito".

 

I TIPI DI TRAUMA


I traumi da sport di cui i denti possono essere vittima sono principalmente di tre tipi:

 

  1. Fratture, di smalto, dentina o frattura radicolare (quando il dente si rompe)

  2. Avulsioni, estrazioni complete del dente (quando si perde totalmente il dente)

  3. Lussazioni, mobilità con dislocazione del dente (quando il dente traballa)

 

CHE COSA FARE IN CASO DI:

Se ci si è rotto un dente, occorre conservare la parte fratturata preferibilmente nel latte o in alternativa in acqua. Sarà poi il dentista a riattaccare il frammento al resto del dente. Le probabilità di successo sono molto alte e l’intervento è risolutivo. Se, però, la rottura raggiunge la polpa, il trattamento diventa più complesso ed il dente necessita di devitalizzazione. Nel caso, infine, che la frattura colpisca la radice del dente, la prognosi è infausta e spesso si è costretti ad estrarre il dente.

Se si è perso completamente il dente, si deve tentare di reinserirlo subito nell’alveolo e farlo fissare temporaneamente dal dentista. Le probabilità di successo del reimpianto sono proporzionali al tempo trascorso dall’avulsione al reinserimento, minore è il tempo maggiori sono le possibilità che il dente rimanga vitale. 

Se il dente traballa, ci si deve recare dal dentista che lo fisserà temporaneamente dopo averlo riposizionato correttamente. La percentuale di mantenimento della vitalità del dente è altissima.

 

IL VALORE DELLA PREVENZIONE

 

"Naturalmente, come sempre, prevenire è meglio che curare, ed il migliore strumento per evitare traumi dentali è il mouth guard (paradenti)" - spiega Dalloca - "Esistono sia quelli preformati, che si possono trovare nelle farmacie o nei negozi sportivi, che quelli creati ad hoc sullo stampo della bocca dal proprio dentista".

 

 


 

ALITOSI: COME AFFRONTARLA

 

ALITOSI: COME AFFRONTARLA

 

L'alitosi rientra a pieno titolo in quella categoria di disturbi vissuti a volte ancora con imbarazzo o vergogna, questo soprattutto perché ci mettono in difficoltà nel nostro quotidiano rapporto con gli altri. L'errore in cui s'incappa più facilmente è quello di ritenere l'alitosi semplicemente un problema di cattiva o scarsa igiene orale - così come spesso non si tiene conto che lavarsi spesso non "salvaguarda" alcune persone dall'emanare un odore sgradevole; l'alitosi invece, strettamente legata anche all'igiene orale, può essere la conseguenza di altri disturbi.

In primis problemi gastrointestinali, diabete (acetosi), reflusso gastroesofageo, infezioni che colpiscono seni paranasali e tonsille, l'utilizzo di alcuni farmaci ... A tutto ciò naturalmente si vanno ad aggiungere alimentazione non corretta e sigarette.

Il primo obiettivo di chi soffre di alitosi dovrebbe dunque essere quello di eliminare il disturbo alla radice, andando ad agire sulla causa scatenante. Se masticare qualche fogliolina di prezzemolo può aiutare a rinfrescare la bocca, così come fa l'olio essenziale di menta o la tradizionale fogliolina di salvia da strofinare su denti e gengive dopo i pasti, un primo importante passo consiste nel depurare l'organismo.

E dunque: eliminare le tossine, aiutare fegato e reni a lavorare al meglio, favorire il processo digestivo. Per questa generale azione "purificante" vengono in soccorso Genziana, Cardo Mariano, Tarassaco, Aloe Vera e Carciofo. Il tè verde invece, grazie ai composti polifenolici in esso contenuti, esercita un'efficace azione deodorante aiutando ad eliminare alcune sostanze che si formano nel cavo orale, o che si accumulano nel nostro corpo perché contenute negli alimenti.

Un altro valido alleato è l'olio essenziale di finocchio che stimola le funzioni gastrica ed intestinale, oltre ad esercitare un'azione antimicrobica. Il cardamomo invece, una spezia che ormai si trova facilmente anche nelle nostre dispense, contiene un olio essenziale a suo volta ricco di Eucaliptolo, che favorisce lo svuotamento gastrico ed è capace di frammentare quelle molecole colpevoli di dar vita a composti dall'odore sgradevole.

Se il problema invece è legato a disturbi del cavo orale, quali, ad esempio, infezioni, si può intervenire con sciacqui di olio essenziale di Melaleuca diluito in acqua. Lo stesso olio di Melaleuca può essere utilizzato per gargarismi in caso di faringiti o di infiammazioni delle tonsille. Per i problemi del cavo orale viene in soccorso anche la Propoli (è disponibile sotto varie forme: spray, collutorio, estratto idroalcolico).

 

ALITOSI: DUE UTILI TISANE

Preparare una miscela con queste erbe essiccate:
20 g di frutti di anice verde - 20 g di radice di liquirizia - 20 g di foglie di basilico
Lasciare in infusione per 15 minuti 5 g di miscela in 120 ml d'acqua calda. Filtrare e bere una tazza di tisana prima dei pasti.


Preparare una miscela con una presa di menta, una di salvia e una di lavanda.
Tritare bene le erbe e lasciare in infusione per 10 minuti in un bicchiere di acqua calda. Filtrare e bere dopo i pasti.

 

LA SALVIA
 

SALVIA OFFICINALIS

 

Esistono almeno 500 specie differenti di salvia - famiglia delle Labiatae - alcune perenni altre annuali. Tra queste alcune vengono coltivate esclusivamente a scopo ornamentale, merito dei graziosissimi fiori che regalano durante la stagione estiva. Se infatti la Salvia Officinalis, quella più nota, comincia a colorarsi di azzurro-violetto all'inizio dell'estate, la Salvia Coccinea si tinge di rosso, mentre la Salvia Patens o "salvia genziana" presenta fiori di un azzurro intenso. La Salvia Officinalis presenta delle foglie ovali dal colore grigio - verde (ne esistono anche di variegate di un bianco crema o di rosa) e il fusto, inizialmente lanuginoso, diviene legnoso dopo il primo anno di vita. Questa pianta ama il terreno asciutto, solitamente soffice, ma anche arido e sassoso. Teme l'umidità e i ristagni d'acqua quindi, se la coltivate in vaso, cercate di interrarla in un terriccio ben drenato (è sufficiente aggiungere dei sassolini alla terra). Ama le posizioni esposte al sole e ben calde, ma cresce anche in luoghi leggermente ombreggiati. Resiste abbastanza bene al gelo, ma se la temperatura scende di molti gradi al di sotto dello zero è necessario proteggere la pianta. In caso di eccessiva umidità le foglie diventano scure e, in generale, quando queste presentano delle macchie significa che la pianta sta soffrendo. Se invece le macchie sono di colore giallo significa che le radici della salvia non hanno spazio sufficiente. La pianta va innaffiata regolarmente senza mai esagerare in quantità. Anche se si tratta di una pianta perenne, dopo circa 4 anni è consigliabile sostituirla. Il momento migliore per cogliere le foglie per poi farle essiccare è subito prima della fioritura. L'essiccazione deve avvenire lentamente in un luogo ben ventilato, asciutto e all'ombra. Si raccolgono anche le sommità fiorite avendo cura di recidere anche una piccola porzione di rametto.
La salvia, essiccata o fresca, viene spesso utilizzata in cucina. Solitamente insaporisce gli arrosti, la carne di coniglio, stufati e ripieni - in generale rende più facilmente digeribili le carni grasse. Insieme al burro fuso viene utilizzata per condire tortelli con un ripieno a base di ricotta ed erbette. Ottima anche fritta, con o senza pastella.
Da provare: preparate una focaccia condita solo con olio, sale grosso e qualche foglia di salvia leggermente unta d'olio.
Tanti anche gli utilizzi non "culinari":
- la tisana preparata lasciando in infusione per qualche minuto in acqua calda qualche foglia fresca di salvia favorisce la digestione, agisce come antinfiammatorio sul cavo orale, placa gli attacchi di tosse
- aiuta ad abbassare il valore glicemico
- diminuisce l'eccessiva sudorazione provocata da un generale indebolimento fisico
La salvia esercita inoltre un'azione astringente per cui se ne può utilizzare il decotto come una sorta di tonico.

 


 

PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE

NON DOBBIAMO DIMENTICARE LE ... PENTOLE

Leonardo Maria Leonardi

 

 

La cottura dei diversi alimenti richiede l'impiego di contenitori (pentole, padelle ...) che siano adatti per la forma e le dimensioni e, soprattutto, i materiali. Vediamo i pregi ed i difetti di quelli più comuni.
 

LA TERRACOTTA
Pregi
- Sono i contenitori per cucinare dell'origine dell'umanità. Effettivamente sono pentole ottime, adatte alla preparazione di una infinità di piatti. I risultati migliori  si hanno, tuttavia nella cottura dei cereali e di tutti quei cibi che hanno bisogno di "sobbollire" lentamente e a lungo con fuoco molto basso. Il "pentolame" in terracotta può essere utilizzato per conservare in frigorifero gli alimenti cotti.
Difetti - Queste pentole sono di manutenzione delicate (si possono facilmente sbeccare) e posseggono una certa porosità che trattiene gli aromi degli alimenti. è dunque opportuno che non vi siano conservati a lungo i cibi. D'altra parte proprio questa caratteristica costituisce per molti un pregio. Esistono infatti in molte cucine pentole di terracotta destinate alla preparazione sempre dello stesso tipo di piatto, come i fagioli stufati ed i crauti, ai quali, secondo gli intenditori, donano un sapore particolare. è preferibile utilizzare pentole prive di decorazioni perché le vernici colorate contengono pigmenti a base di metalli tossici.

L'ACCIAIO INOSSIDABILE
Pregi - L'acciaio inossidabile è una lega di ferro, nichel, cromo e carbonio. è molto resistente ed è particolarmente facile da pulire.
Difetti - Poiché l'acciaio non è un buon conduttore di calore, i cibi si attaccano facilmente sul fondo se durante la cottura viene a mancare l'acqua. Per questo nelle pentole di migliore qualità il fondo di acciaio è integrato con dischi di rame o alluminio. Queste pentole con fondo speciale sono dunque adatte per preparazioni umide e che hanno bisogno di cotture lente e prolungate come quelle necessarie per cereali e legumi. Le pentole di acciaio Inox possono, però, essere alterate dal sale "grosso" che, prima di sciogliersi, si deposita sul fondo e reagisce con il metallo. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha stabilito che il limite di tolleranza per il nichel non debba superare 0.0007 mg al giorno; in realtà, considerando anche gli alimenti che contengono questo metallo (asparagi, aringhe, cavoli, birra, margarina, cacao, carote, cipolle, fagioli, funghi, spinaci, pomodori, farine integrali ...) l'ingestione giornaliera stimata è di 0.4 mg, una quantità 500 volte superiore! Chi soffre di allergia al nichel è dunque bene che scelga pentole in acciaio speciale senza nichel (sono siglate 18/c). Per gli stessi motivi è opportuno che il sale sia aggiunto solo quando l'acqua bolle, mescolando fino a quando non si sia sciolto. NON UTILIZZARE pentolame in acciaio inox per conservare gli alimenti cotti.

 

IL VETRO CERAMICA
Pregi - Sono contenitori eccellenti per cotture al forno (ma non al fuoco diretto) e sono molto facili da pulire. Sono materiali inattaccabili dagli alimenti acidi e sono ottimi anche per conservare in frigorifero gli alimenti cotti.
Difetti - Non hanno difetti salvo forse il costo.

IL RAME
Pregi
- Le pentole di rame diffondono uniformemente il calore e consentono una cottura perfetta.
Difetti - Quando però non sono ricoperte internamente in acciaio il contatto con i cibi acidi provoca l'ossidazione del rame ed il distacco di particelle di metallo. Il rischio di una intossicazione da rame è abbastanza remota, ma fate comunque attenzione. Le pentole di rame NON debbono essere UTILIZZATE per conservare i cibi.

 


L'ALLUMINIO
Pregi
- Le pentole costruite con questo materiale hanno diversi vantaggi. L'alluminio è un materiale leggero ed un ottimo conduttore di calore. Queste caratteristiche lo fanno preferire per contenitori di grandi dimensioni, adatti a gruppi, comunità e ristorazioni collettive che devono preparare rapidamente grandi quantità di alimenti.
Difetti - L'alluminio, tuttavia, possiede anche una facile solubilità che ne consiglia un utilizzo oculato e prudente. Parecchi alimenti (come la cipolla, il pomodoro, l'aceto, il sale e la frutta in genere) sono in grado di attaccarlo e di favorirne la migrazione nel cibo. L'OMS calcola che l'ingestione media giornaliera di alluminio si collochi al massimo attorno al 10% della soglia di tolleranza (60 mg al giorno per un adulto). Tuttavia è bene ricordare che in diversi farmaci antiacidi (correntemente prescritti per il trattamento sintomatico delle gastriti e delle ulcere gastriche) sono presenti sali di alluminio, che le persone sottoposte a dialisi hanno già dei problemi legati all'eccessivo livello di alluminio nel sangue e, infine, che una intossicazione cronica da alluminio potrebbe concorrere ad aumentare il rischio di demenza senile. Le pentole di alluminio NON sono, in ogni caso, ADATTE per conservare il cibo e per le cotture prolungate.

IL TEFLON
Pregi -
Questi tegami in alluminio rivestiti in materiale plastico (teflon), se usati con le dovute avvertenze permettono di cucinare piatti leggeri senza aggiunta o con pochissimi grassi.
Difetti - Il rivestimento antiaderente si usura, però, rapidamente se, per mescolare gli alimenti, si utilizzano utensili di metallo. Il cibo contenuto nelle pentole antiaderenti va quindi rimestato con delicatezza ed esclusivamente con cucchiai di legno. Queste pentole, inoltre, non vanno mai lasciate vuote sul fuoco (il teflon produce fumi tossici a partire da 300°), messe nel forno a microonde (il teflon potrebbe fondere) o lavate in lavastoviglie (per non rovinare lo strato plastico antiaderente). Per quanto riguarda la tossicità del teflon staccatosi dal rivestimento ed accidentalmente ingerito è necessario precisare che i pareri sono ancora discordi anche se questo materiale è virtualmente inerte ed inattaccabile dai succhi digestivi.

 

 


 

10 CONSIGLI UTILI PER VIVERE BENE AL CALDO

E TRASCORRERE UN'ESTATE SERENA

 

Trentatre, trentacinque, trentotto gradi ...: ancora non sappiamo se l’estate 2006 farà registrare gli stessi picchi di caldo dell’anno scorso, ma è importante correre ai ripari per tutelare la salute delle persone più esposte.

Anche quest'anno, però, ci aspettiamo, come di norma, temperature oltre i 30° gradi per i mesi di luglio e agosto, con tassi di umidità elevati che, come si sa, rendono più fastidiosa e pesante la sensazione soggettiva di caldo.

I consigli che seguono sono dettati dal buon senso e dall'esperienza di tutti e servono in ogni occasione per evitare rischi e patologie legate al caldo del periodo estivo.

1- Cibi

Pasti piccoli, freschi e leggeri con molta verdura e frutta. Privilegiare i primi piatti leggeri di pasta o riso e di secondo, pesci, carni bianche e formaggi freschi. Evitate carni rosse, salumi, formaggi grassi. D'estate una buona porzione di gelato è un ottimo sostituto di un pasto!

2- Condimenti

Evitate burro, lardo, margarina. Preferite olio di oliva o di semi in moderata quantità.

3- Bevande

La disidratazione è un grave rischio.
Bevete molto durante la giornata: almeno 1 litro e mezzo, 2 litri tra acqua, tè, tisane e bevande idratanti.

Un suggerimento per una bevanda gradevole, semplice da preparare ed economica! Spremete due pompelmi ed un limone, diluite il succo in un litro di acqua minerale, aggiungete un "pizzico" di sale da cucina e un cucchiaino di bicarbonato di sodio, zucchero a piacere. Agitate il tutto e conservate in luogo fresco, ma non in frigo. Sorseggiatelo durante la giornata.

Non bevete vino, birra, superalcolici, caffè e bibite ghiacciate.

4- In casa

Nelle ore calde, da mezzogiorno alle 17.00 chiudete persiane e tapparelle, ma lasciate circolare liberamente l'aria in casa, tenendo le finestre aperte, se non disponete di un condizionatore o di un ventilatore. Di notte rinfrescate il più possibile gli ambienti.

5- All'Aperto

Quando uscite, evitate le ore più calde e riparate sempre il capo dal sole con un cappellino leggero e gli occhi con occhiali scuri. Nei giorni molto caldi e umidi, sostate il più possibile in zone ombrose e ventilate, perché la pelle possa traspirare.

6- Abbigliamento

Vestiti comodi, leggeri e chiari. Evitate magliette di lana sulla pelle.

7- Attività fisica

Se siete abituati a praticare attività fisica all'aperto, preferite le prime ore del mattino e la sera dopo le 19.00.

8- Per i malati

Se siete costretti a letto, evitate le coperte e i pigiami aderenti, meglio magliette leggere e pantaloncini corti e solo un lenzuolo. Rinfrescare quanto più frequentemente possibile il letto, sedendovi in una poltrona.

9- Le reti sociali

Se siete soli e costretti in casa, fatevi contattare ogni giorno da un parente, da un vicino o da un servizio di assistenza sociale.

10- Le terapie abituali

Se siete malati e assumete farmaci, non variate mai da soli la terapia consueta.
Se avete dei dubbi o avvertite dei sintomi che vi preoccupano consultate per telefono il vostro Medico di Famiglia.

A cura di FARMASALUTE

 

INDICAZIONI E CONSIGLI

 

Mangiare troppo può debilitare il fisico ed aumentare la percezione del caldo. Quando la temperatura sale è consigliabile mangiare molta frutta e verdura per rifornire l'organismo dei liquidi persi con la sudorazione. Tra l'altro in estate l'organismo ha bisogno di meno calorie rispetto alle stagioni fredde; l'ideale è mangiare 5 volte al giorno: tre pasti principali, comunque leggeri, e 2 spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio. Devono essere evitati i cibi ricchi di proteine e grassi: meglio quindi pasta e verdure.

I liquidi devono essere assunti a prescindere dalla sensazione di sete; tale consiglio è valido soprattutto per i bambini e gli anziani. Bere molto e spesso, acqua, succhi di frutta, frullati, ma anche sorbetti e gelati alla frutta. Quelli alle creme non sono adatti perché, dopo un iniziale apparente sollievo, provocano un aumento della sete. Indicativamente si consiglia di bere 10 bicchieri di acqua al giorno, dose ideale secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità; sono ovviamente da evitare gli alcolici.

 

TEMPERATURA + UMIDITà = INDICE DI CALORE

 

                                                                                                              Umidità Relativa

20%

25%

30%

35%

40%

45%

50%

55%

60%

65%

70%

75%

80%

85%

90%

41°

41 43 45 48 51 54                  

39°

38 39 41 43 46 49 52 55              

37°

35 36 38 39 41 43 46 49 51 55          

35°

33 34 35 36 37 39 41 43 45 48 50 53      

33°

31 31 32 33 34 35 36 38 40 41 44 46 48 51 54

31°

29 29 30 30 31 32 33 34 35 36 38 39 41 43 45

29°

27 28 28 28 29 29 30 30 31 32 33 34 35 36 37

27°

26 26 26 27 27 27 27 28 28 28 29 29 30 30 31

 

Le Conseguenze

27-31°C

32-39°C

40-54°C

oltre 54°C

Possibile affaticamento, crampi da calore

Forte affaticamento, difficoltà nella respirazione

Possibile colpo di calore, insolazione

Colpo di calore altamente probabile

 

 


 

LA CELLULITE: COME COMBATTERLA

 

   Le cause
Generalmente le cause che comportano la formazione di cellulite sono da ricondurre ad un'alterazione della microcircolazione. I piccoli vasi che irrorano il tessuto adiposo diventano più permeabili e lasciano trasudare il liquido all'esterno. Si viene quindi a creare una stasi circolatoria e un ristagno di liquidi tra una cellula e l'altra, con formazione di edema, per cui le cellule adipose non riescono più ad effettuare in modo ottimale i loro scambi nutritivi con i vasi capillari. In questo modo si crea una condizione di scarsa ossigenazione, di sofferenza cellulare, di ristagno di tossine e di liquidi. Per tentare di contrastare e prevenire la cellulite, bisogna quindi iniziare a combattere la ritenzione idrica.

 


   Fattori predisponenti
Esistono dei fattori che, più di altri, comportano l'insorgere della pelle "a buccia d'arancia":
- l'ereditarietà unita ad una debolezza dei vasi
- la scarsa componente muscolare in particolare nelle gambe: i muscoli dei polpacci non riescono a comprimere le vene ed i piedi a svolgere la loro azione di pompa
- la vita sedentaria e la stazione eretta prolungata
- le abitudini errate (ad esempio indossare tacchi troppo alti o vestiti troppo stretti)
- l'impiego della pillola anticoncezionale
- la gravidanza
 


   Rimedi
Per combattere la cellulite è necessario apportare alcune modifiche a stili di vita sbagliati.

Ecco come:
1) Movimentoè la prima regola per migliorare la circolazione e riattivare i muscoli. Se i tessuti sono poco tonici non possono svolgere la loro azione compressiva sulle vene che facilita la risalita del sangue verso il cuore. Nuoto, bicicletta e corsa sono gli sport più adatti perché coinvolgono più parti del corpo senza appesantirne nessuna, potenziano il trofismo muscolare stimolando la circolazione e hanno quindi un'azione benefica sulla circolazione e l'ossigenazione dei tessuti.
2) Dieta - L'alimentazione deve essere povera di sale che non andrebbe aggiunto alle pietanze, già naturalmente saporite. Da evitare tutti i cibi molto ricchi di sodio, quali insaccati e prodotti in scatola. Bere almeno 1.5 litri di acqua al giorno. Introdurre quotidianamente verdura e frutta fresca. Scegliere cereali integrali. Variare sempre le fonti di proteine: un giorno pesce, un altro soia, carne magra, uova, legumi.

3) Cambiare abitudini - Migliorare alcuni di stili di vita è un altro passo fondamentale. Eccone alcuni:

a) Evitare di stare troppo a lungo nella stessa posizione, sgranchire le gambe ogni ora.

b) Quando si passano molte ore seduti è consigliabile tenere le ginocchia parallele e i piedi appoggiati a terra.

c) Usare scarpe con tacchi alti 3-5 centimetri in modo tale che il tallone possa svolgere senza problemi le sue funzioni di sostegno e pompa del sangue.
 


   Rimedi naturali
Lo smaltimento dei liquidi può essere agevolato, oltre che dalla dieta e dal movimento, anche da alcuni drenanti naturali sotto forma di integratori, tisane, decotti o tintura madre. Quelli forniti dalle piante si dividono in tre categorie, in base all'azione che svolgono sui tessuti. In particolare, i meccanismi attraverso i quali agiscono i principi naturali sono: 1) azione circolatoria: stimolano cioè la circolazione sanguigna e l'ossigenazione del tessuto sottocutaneo; 2) azione drenante: diminuiscono il ristagno dei liquidi; 3) azioni multiple: associano i primi due tipi di interventi.
Tisane ... ecco alcune idee
Per ottenere un'azione specifica può essere utile farsi preparare dall'erborista un misto di erbe mirate a risolvere i diversi problemi e disturbi. Ecco qualche suggerimento:

   Anti-cellulite

Ingredienti: 30 g di foglie di fucus, 20 g di foglie di betulla, 20 g di estratto secco di asparago, 20 g di tè di Giava.

Preparazione: lasciare in infusione per 20 minuti un cucchiaio di tisana in una tazza di acqua bollente. Filtrare.

Bere 3 tazze al giorno, prima di colazione, pranzo e cena.
   Tisana drenante
Ingredienti: 20 g di peduncolo di ciliegio, 20 g di gramigna, 50 g di equiseto, 40 g di pilosella.

Preparazione: portare a bollore 250 ml di acqua, aggiungere un cucchiaio della miscela e far bollire per 10 minuti.

Consumare 3 tazze al giorno.

 


 

FARMACI E SCONTI IN FARMACIA

Dott. Alessandro Taroni

 

Con la Legge 149/2005, entrata in vigore a luglio del 2005, è stato reso possibile, per le farmacie, praticare uno sconto non superiore al 20% su qualsiasi farmaco da banco (OTC) e su qualsiasi farmaco senza obbligo di prescrizione medica (SOP).
Sebbene non esente da incongruenze e contraddizioni, la Legge in oggetto è tutto sommato piuttosto semplice in quanto a contenuti ed è quindi sorprendente come, nonostante questo, i politici e i media siano riusciti a fraintenderne il senso e a diffondere al cittadino informazioni imprecise e fuorvianti, quando non addirittura false e per nulla corrispondenti alla realtà dei fatti.

In questa sede cercheremo di far luce sulla maggior parte dei dubbi e delle perplessità che la 149/2005 ha recato con se e di illustrare, con molta trasparenza e obiettività, come stiano invece esattamente le cose. Per evitare di richiedere troppa fiducia dal lettore riporterò anche alcuni pezzi integrali della 149/2005, che chiunque potrà confrontare in qualsiasi momento con quanto riportato in Gazzetta Ufficiale in modo da sincerarsi della loro autenticità e della veridicità di quanto qui esposto.

 

 

Partiamo dal Comma 3 dell'Articolo 1 della 149/2005 (i Commi precedenti si riferiscono a disposizioni legislative della 149 che con gli sconti non hanno nulla a che vedere):

"Il prezzo dei medicinali appartenenti alle classi di cui alle lettere c) e c-bis) del comma 10 dell'articolo 8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come modificato dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, è stabilito dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio. ..."

I medicinali cui si riferisce il Comma, sono i farmaci di fascia C e quelli di fascia C-bis (il Comma contiene già i riferimenti cui eventualmente attingere per controllare): i farmaci a totale carico del cittadino, insomma. Il prezzo di questi farmaci è stabilito esclusivamente delle case farmaceutiche che li producono (farmacisti e farmacie non hanno alcuna voce in capitolo nella determinazione dei prezzi dei farmaci) e la legge consente quindi loro di imporre, per i propri medicinali, il prezzo che ritengono arbitrariamente più opportuno.

Passiamo al Comma 4 dello stesso articolo:

"Le farmacie pubbliche e private possono vendere i farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e i farmaci di automedicazione operando uno sconto fino al 20 per cento sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare. Lo sconto può variare da medicinale a medicinale e deve essere applicato, senza discriminazioni, a tutti i clienti della farmacia."

Si noti subito come queste disposizioni riguardino, in identica misura, sia le farmacie pubbliche (le Comunali, per intenderci) sia le farmacie private, come esse riguardino esclusivamente i farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) e i farmaci di automedicazione (OTC), come l'entità dello sconto non possa mai essere superiore al 20% e come lo sconto, indipendentemente dalla percentuale, vada applicato a tutti i clienti della farmacia.

La Legge prevedeva anche, nella forma che ho riportato, che ogni farmaco SOP o OTC potesse essere scontato di una percentuale differente, a discrezione della farmacia: come vedremo fra poco, questa libertà di scelta è stata poi ridimensionata notevolmente a dicembre del 2005 in seguito agli accordi presi dal Ministero della Salute con Federfarma.

Rimangono da chiarire due aspetti di questo Comma.

Primo: cosa sono i medicinali SOP e i medicinali OTC? I medicinali SOP sono i medicinali di fascia C (quindi non mutuabili e a completo carico del cittadino) per i quali non è necessaria la ricetta medica; i medicinali OTC sono i medicinali di fascia C-bis (non mutuabili, a completo carico del cittadino e che possono essere oggetto di pubblicità). A scanso di equivoci, neppure per gli OTC è necessaria la ricetta medica.

Secondo: su quale prezzo può essere applicato lo sconto? Lo sconto può essere applicato "sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare" (titolare dell'Autorizzazione all'Immissione in Commercio del medicinale, si intende), cui si riferiva il Comma 3.

A questo punto è già possibile tirare una prima, semplice conclusione: lo sconto previsto dalla 149/2005 è, per le farmacie private e per le farmacie comunali, completamente facoltativo. La legge autorizza le farmacie a praticarlo (prima della 149 era illegale proporre OTC e SOP a un prezzo scontato) ma non lo impone come un obbligo. In definitiva, nessuna farmacia "deve" praticare gli sconti ma tutte le farmacie "possono", a propria discrezione, praticarli.

Concludo il commento delle parti della 149 che si riferiscono all'introduzione degli sconti riportando parte del Comma 5 dell'Articolo 1:

"[...] sulle confezioni dei medicinali di cui al comma 4 deve essere riportata, anche con apposizione di etichetta adesiva sulle confezioni già in commercio, la dicitura: «Prezzo massimo di vendita euro....».

Il prezzo che compare sulle confezioni dei medicinali SOP e OTC, quindi, è quello stabilito dalle case farmaceutiche in virtù di quanto sancito dal Comma3: esso rappresenta proprio il prezzo massimo di vendita e deve essere ben evidenziato con la dicitura "Prezzo massimo di vendita". E' su questo che vengono poi calcolati gli eventuali sconti, secondo percentuali non superiori al 20%.

Come già accennato, l'entità dello sconto può essere variabile ma non può in alcun caso superare il 20% del prezzo stabilito dalle case farmaceutiche. Al momento del varo della Legge 149 (luglio 2005) non esistevano altre restrizioni: ad esempio, era possibile praticare il 5% su un farmaco, il 12% su un altro e il 17% su un altro ancora.
A dicembre del 2005 è stata invece apportata una modifica in seguito a un accordo raggiunto fra il Ministero della Salute e Federdarma: lo sconto è rimasto facoltativo e variabile entro il 20% ma deve essere applicato identico a tutti i farmaci SOP e OTC. In alternativa è possibile praticare una percentuale di sconto sui SOP (sempre non superiore al 20%) e una percentuale di sconto diversa sugli OTC (sempre senza superare il 20%). In aggiunga a questo, l'accordo prevede anche che le farmacie espongano un "cartello informativo" che riporti la (o le) percentuale di sconto praticato, in modo da informare il cittadino.

La verità sugli sconti è tutta qui, così come anche quella sui prezzi dei farmaci, spesso ingiustificatamente eccessivi.

 


 

VIVI MEGLIO ...

MANGIANDO MEGLIO E MUOVENDOTI DI PIù

a cura di: Fondazione Italiana per il Cuore

E-mail info@fondazionecuore.it

 

Una corretta alimentazione ed uno stile di vita più attivo giocano un ruolo di crescente importanza nella ricerca e nel mantenimento del benessere. In questo breve articolo si trovano alcuni concetti, semplici e pratici, che possono aiutare, in particolare, a migliorare la qualità della propria alimentazione. Molti spunti sono probabilmente già noti: il motivo di ciò è che le più recenti indicazioni nutrizionali riscoprono in larga parte le nostre tradizioni alimentari mediterranee, ponendoci in una posizione facilitata e privilegiata rispetto ai cittadini di altri paesi dei mondo. Lo sforzo che ci viene richiesto, quindi, è limitato: ma i vantaggi che possono derivarne sono importanti.

Un'ultima raccomandazione: non dimenticate le scarpette da ginnastica … Il loro contributo alla ricerca quotidiana del benessere è più importante di quanto non si possa pensare.

 

1 ‑ Se siete in sovrappeso, cercate di riportare il peso alla norma

Ridurre in modo equilibrato il consumo di tutti i cibi, per riportare in equilibrio l'apporto calorico (le "entrate") con il dispendio energetico (le "uscite"), è l'unica strategia che funziona per ridurre il proprio peso. Ricordate che migliorando il controllo del peso, anche i livelli dei trigliceridi, dello zucchero (la glicemia), e, seppure in misura minore, del colesterolo si ridurranno. Il colesterolo "buono" (HDL) tenderà ad aumentare.

2 ‑ Scegliete con cura i grassi alimentari

Ponete particolare attenzione nella scelta dei grassi da utilizzare per la preparazione ed il condimento dei cibi. Limitate l'uso dei grassi saturi (solidi a temperatura ambiente), come il burro e soprattutto le margarine dure in panetto, e preferite invece gli oli vegetali: sia l'olio di oliva extravergine sia gli oli di semi come il mais, la soia, il girasole.

3‑ Moderate il consumo di carne, salumi, uova

Limitate la carne a non più di 3‑5 pasti settimanali, scegliendo soprattutto tra il pollame ed i tagli magri di manzo (anche in scatola, o come bresaola) e di maiale. I salumi non vanno necessariamente eliminati, perché le moderne tecniche di allevamento del maiale ne hanno sensibilmente migliorato le caratteristiche nutrizionali. Possono essere consumati un paio di volte alla settimana, dando la preferenza al prosciutto (meglio crudo). Stesso limite (due volte alla settimana) anche per le uova (non dimenticate di considerare quelle utilizzate per la preparazione dei cibi).

4 ‑ Fate spazio al pesce nella vostra alimentazione

Affiancate ai piatti di carne da 2 a 4 piatti settimanali di pesce. Il pesce (anche surgelato o in scatola) rappresenta infatti un alimento assai povero di grassi saturi ed allo stesso tempo ricco di proteine e di grassi particolari (i famosi "omega‑3") dotati di benefici effetti sulla salute. Questi grassi possono infatti abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue e svolgono un'azione di controllo sulla formazione dei trombi e su alcune pericolose irregolarità dei ritmo cardiaco. In alternativa o in aggiunta al pesce possono essere considerati anche gli alimenti integrati o arricchiti con acidi grassi omega‑3.

5 ‑ Ricordatevi il latte, lo yogurt e i latticini

Preferite il latte e lo yogurt parzialmente scremati. Non eliminate comunque questi alimenti dalla vostra dieta, anche se avete il colesterolo un po' alto: ricordate che un'assunzione regolare di latte e yogurt è importante specialmente nelle fasi della vita in cui l'organismo ha particolarmente bisogno di calcio (l'infanzia) o tende a perderne troppo (l'età avanzata). I formaggi possono essere consumati come piatto principale un paio di volte la settimana, la ricotta più liberamente.

6 ‑ Aumentate il consumo di verdura, legumi, frutta

La verdura ed i legumi sono ricchi di fibra alimentare (che svolge una efficace azione di controllo dell'assorbimento dei grassi dall'intestino), di acido folico (una vitamina con alcune interessanti potenzialità preventive), di antiossidanti naturali (che combattono i "radicali liberi") e contengono, seppure in piccole dosi, i già ricordati "omega‑3". La frutta condivide molti di questi aspetti favorevoli, e (tranne da chi ha i trigliceridi alti o è in sovrappeso) può essere assunta liberamente.

7 ‑ Pasta e pane: che fare?

Se non siete in sovrappeso, non avete motivi per limitare il consumo di farinacei (pasta, pane, riso, meglio se integrali). Ricordate in particolare che gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta preparata e cotta al dente, entrano lentamente nel sangue, e stimolano quindi una minore produzione di grassi di deposito da parte dei fegato: si tratta di una delle migliori opportunità di coniugare la nostra tradizione alimentare con un'alimentazione orientata alla prevenzione. Attenzione, ovviamente, a come preparate il sugo (vedi al punto 2).

8 ‑ Vino, birra, liquori

Il consumo di vino e di bevande alcoliche è radicato nella nostra cultura alimentare e nel nostro stile di vita. Si tratta di una abitudine che, se praticata con moderazione, può portare benefici nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, ma che, in presenza invece di eccessi, comporta rischi sia per la salute sia per l'incolumità propria e degli altri (se ci si pone alla guida di autovetture, per esempio). Se avete dei dubbi, quindi, parlatene con il vostro medico di fiducia: è la persona più adatta per permettervi di prendere una decisione responsabile e meditata.

9 ‑ Il sale

Anche se alcuni studi recenti hanno un po' ridimensionato il ruolo della restrizione del consumo di sale in un'alimentazione orientata alla prevenzione ed al benessere, rimane il fatto che, mediamente, tutti noi consumiamo un eccesso di questa sostanza. Molti cibi, inoltre (dai formaggi, al pane, a molti insaccati) contengono notevoli quantità di sale. Ridurre il sale nei cibi è importante, come è ben noto, soprattutto in chi ha la pressione elevata, o ha una tendenza familiare verso questa condizione. Il sale può essere sostituito dalle erbe aromatiche per insaporire i cibi.

10 ‑ Come preparare e cuocere i cibi?

Anche le tecniche di preparazione e di cottura dei cibi sono importanti. Per le carni e per il pesce sono in generale da preferirsi le cotture che richiedono una minima aggiunta di grassi (cottura alla griglia, al cartoccio, alla piastra), mentre va limitato il ricorso a quelle tecniche che necessitano di grassi di cottura abbondanti (frittura, arrosti, umidi). Le verdure dovrebbero essere consumate crude. In caso contrario, vanno privilegiate la cottura al vapore o la bollitura in poca acqua. Anche la frutta va possibilmente consumata cruda.

 

Una parola sull'attività fisica

Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a mantenere una situazione di benessere. Può aiutare a controllare il peso corporeo, ed a "bruciare" meglio i trigliceridi di deposito per produrre l'energia necessaria per il movimento. Migliora la struttura scheletrica, la resistenza allo sforzo, aiuta a controllare la pressione arteriosa ed a diminuire il rischio cardiovascolare. Praticare un'adeguata e regolare attività fisica è un elemento essenziale di ogni ricetta per il benessere e la salute.

Per essere più precisi:

- Che tipo di attività: aerobica (camminare di buon passo, andare in bicicletta, fare jogging moderato).

- Quante volte: almeno tre (meglio quattro o cinque) la settimana.

- Per quanto tempo: circa 30 minuti per volta (se necessario anche divisi in due periodi di 15 minuti ciascuno).

 

Una parola sulla circonferenza addominale

Accanto al controllo dei peso si tende oggi a dare valore alla misura della circonferenza addominale. Parlatene con il vostro medico!

 


 

IL COLESTEROLO

 

 

I ritmi della vita odierna, lo stress, i contrattempi, gli orari sregolati, spesso impediscono scelte salutari; sedentarietà, pasti veloci, incompleti e ad orari spesso non corretti facilitano la perdita dello stato di buona salute

 

Stile di vita sano vuol dire semplicemente: praticare attività fisica in modo regolare, non fumare, alimentarsi in modo corretto ed equilibrato utilizzando cibi sani, gestire lo stress. Sono scelte importanti per chi vuole mantenersi in salute e che generano un evidente miglioramento della propria qualità di vita.

LE ABITUDINI ALIMENTARI

Nell'alimentazione, uno stile di vita sano si traduce nelle buone abitudini quotidiane: una dieta varia, giusta nei quantitativi calorici, comprendente molta frutta e verdura, cereali, legumi. Non si deve eccedere nel consumo di grassi animali, carne rossa, formaggi, insaccati e uova.

Si devono poi privilegiare gli alimenti ricchi di fibre, l'olio di oliva, il pesce (alimento ricco di grassi insaturi omega-3 e di proteine nobili); non si deve assolutamente esagerare con i fritti ed i condimenti.

In questo modo, oltre ad introdurre nell'organismo sostanze importanti (come vitamine, fibre, minerali, antiossidanti) si può tenere sotto controllo il COLESTEROLO: l'IPERCOLESTEROLEMIA è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.

 

 

IL COLESTEROLO

Non esiste il colesterolo "buono" e quello "cattivo"! Il colesterolo è una sostanza presente nel corpo umano, che deriva in parte dalla sintesi endogena ad opera del fegato (3/4 della produzione totale), in parte è introdotta con alcuni alimenti di origine animale (1/4 del totale). è una sostanza fondamentale per l'organismo, in quanto componente essenziale delle membrane cellulari, della bile, nonché precursore di molte molecole attive biologicamente (ad esempio la Vitamina D ed alcuni ormoni steroidei). Alti livelli di Colesterolo nel sangue aumentano tuttavia il rischio di malattie cardiovascolari, favorendo l'aterosclerosi (patologia dei vasi presente ormai anche in giovane età).

Per raggiungere tutti i tessuti che ne hanno bisogno, il colesterolo deve circolare nel sangue, cosa complicata per un LIPIDE (sostanza inorganica naturale, di origine vegetale o animale, la cui base chimica è costituita da acidi grassi). Qui entrano quindi in gioco i suoi "trasportatori", i veri responsabili della distinzione tra colesterolo "buono" e "cattivo".

COLESTEROLO LDL e COLESTEROLO HDL

LDL e HDL non sono due varianti del colesterolo, ma le lipoproteine (proteine + lipidi) che lo trasportano nel sangue. Le LDL (lipoproteine a bassa densità) trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti - dove avviene l'utilizzazione - permettendogli di scorrere facilmente nel sangue e di diffondere in tutto l'organismo. Ma quando nel sangue il quantitativo è eccessivo, il colesterolo-LDL può rendere "secche" le pareti delle arterie, scorre sotto l'endotelio (lo strato di cellule che riveste le pareti interne del cuore e dei vasi) e qui si accumula, depositandosi sulla parete delle arterie. Subisce l'effetto dei radicali liberi (molecole ossidanti molto reattive): inizia una reazione a catena che favorisce la formazione di una placca giallastra, detta placca aterosclerotica, un deposito di grasso che può calcificare e causare l'indurimento dell'arteria, a volte fino a causarne l'ostruzione. Questo è il motivo della definizione di "cattivo" per il colesterolo LDL.

Le HDL (lipoproteine ad alta densità) hanno, invece, la funzione di rimuovere il colesterolo dai tessuti e riportarlo al fegato (l'unico in grado di eliminarlo dall'organismo per mezzo della bile), ostacolando, di conseguenza, la formazione delle placche. Per questo l'HDL viene comunemente definito "buono".

 

I LIMITI DI GUARDIA

La quantità di colesterolo cosiddetto "cattivo" presente nel sangue non dovrebbe superare i 200 milligrammi per 100 millilitri. Per evitare che il livello cresca oltre i limiti di guardia è necessario fare attenzione a ciò che si mangia, cercando di limitare i grassi animali e privilegiando invece gli acidi grassi polinsaturi, che tendono a diminuire i livelli di colesterolo. Meglio quindi pane, pasta e pesce di uova, insaccati e formaggi.

Il problema è comunque il rapporto Colesterolo LDL/HDL definito Indice di Rischio, il cui valore deve essere inferiore a 5 per gli uomini e a 4,5 per le donne.

 

Una considerazione sugli alimenti e sugli integratori che promettono di ridurre il colesterolo: se si segue una dieta normocalorica e una regolare attività fisica spesso non sono necessari (sentire sempre il consiglio dello specialista).

 

TERAPIA NON FARMACOLOGICA:
Aromaterapia: Rosmarino, Limone, Vischio
Cromoterapia: Verde, in forma di luce e acqua solarizzata
Cristalloterapia: Magnesite
Fitoterapia: Elicriso
Metalloterapia: Cromo, cloruro di Magnesio
Musicoterapia: FA (Chopin concerto n. 2 op. 21) LA (Beethoven sonata n. 12 op. 26)
Oligoelementi: Magnesio, Cromo, Zinco
Omeopatici: China, Podophyllum
Vitamine: C, complesso B.

GLI STEROLI VEGETALI: SOSTANZE NATURALI CHE RIDUCONO IL COLESTEROLO

Nella frutta, nella verdura, nei cereali e nell'olio extra vergine di oliva sono presenti in piccole quantità delle sostanze naturali molto utili per l'organismo, in quanto svolgono una azione ipocolesterolemizzante, riducendo l'assorbimento del colesterolo: gli steroli vegetali (o fitosteroli).

è scientificamente dimostrato che l'assunzione regolare di steroli vegetali - con una alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura - sia in grado di ridurre i livelli di colesterolo LDL e totale nel sangue, senza modificare i livelli di colesterolo HDL e trigliceridi (Per Saperne di Più).

TERAPIA FARMACOLOGICA: deve essere presa in considerazione solo quando non si è riusciti a seguire una dieta o quando questa non abbia dato nessun risultato, ciò significa che molto probabilmente ci troviamo di fronte a difetti genetici curabili solo con i farmaci consigliati saggiamente dal medico. I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di inibire la sintesi endogena del colesterolo; si usano anche le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.

 

BIBLIOGRAFIA

1- J. McCormick, P. Skrabanek: Coronary heart disease is not preventable by population interventions -  Lancet 1988 / II / p. 839
2- High Lipoprotein-Associated Phospholipase A2 Is a Risk Factor for Recurrent Coronary Events in Postinfarction Patients - Clin. Chem. 2006, May 18
3- Katan MB, Grundy SM, Jones P, Law M, Miettinen, T, Paletti R.: Efficacy and safety of plant stanols and sterols in the management of blood cholesterol levels - Mayo-Clin-Proc. 2003 Aug; 78(8): 965-78.
4- Etiopathogenesis of atherosclerosis - a clinical problem that is still relevant - Pol. Merkuriusz Lek. 2006, Feb;,20 (116): 133-8
5- Wikipedia

6-
D. Iero: Prontuario di Terapia Medica Integrata, Ed. Prima

 

TEST "RISCHIO IPERCOLESTEROLEMIA"

(Rispondi SI o NO alle domande e conta il numero di SI e di NO)

 

1. Fumi?

2. La tua pressione sanguigna supera i 140/90 o assumi farmaci per il controllo della pressione?

3. Ti è mai stata diagnosticata una patologia cardiaca?

4. Hai più di 55 anni?

5. Soffri di Diabete?

6. Tuo padre o un tuo parente ha mai sofferto di problemi cardiaci prima dei 55 anni?

7. Nei tuoi ultimi esami del sangue il livello di HDL è inferiore ai 35 mg/DL?

8. E quello di LDL supera i 200 mg/DL?

 

Risultati del Test