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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 30 NOVEMBRE 2009 |

Cosa è il "Peso Ideale"? è quel peso, composto in prevalenza di massa muscolare, ma anche di grasso corporeo (in bassa percentuale), che garantisce un buono stato di salute. Varia da persona a persona e non può essere ricavato da semplici tabelle, ma deve essere determinato dallo specialista con le idonee metodiche.
Un'attività fisica normale (2-3 volte a settimana), poi, non comporta quasi mai un fabbisogno energetico aggiuntivo, né richiede l'uso di prodotti dietetici e/o di integratori alimentari.
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PROTEINE |
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Quali e dove trovarle |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Proteine animali: carne, pesce, uova, latte, formaggio. Forniscono proteine complete, in quanto contengono gli otto amminoacidi essenziali. Proteine vegetali: cereali, legumi, frutta, ortaggi. Forniscono proteine incomplete, perché mancano di alcuni amminoacidi essenziali. |
In un adulto è intorno a 0.8 grammi ogni kg di peso corporeo; nello sportivo questo valore aumenta a 1.5 grammi in ragione dell'ipertrofia muscolare. In proporzione, corrisponde a circa il 15‑20% della razione calorica totale, e dovrà provenire per il 50% da alimenti di origine vegetale e per il 50% da alimenti di origine animale. |
Apporto eccessivo: le proteine vengono trasformate in zuccheri e grassi. Ciò non migliora la prestazione, ma può arrecare gravi danni come coliti, stitichezza, affaticamento renale ... Apporto insufficiente: diminuzione dell'efficienza fisica e psichica, della coordinazione nervosa e rapidità di riflessi. |
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GLUCIDI O CARBOIDRATI |
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Quali e dove trovarli |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Monosaccaridi: glucosio (contenuto nella frutta e nel miele) e fruttosio (frutta e miele). Disaccaridi: saccarosio (canne e barbabietole da zucchero) e lattosio (latte e latticini). Polisaccaridi: amido (cereali, tuberi, legumi) e glicogeno (carne e pesce). |
In un adulto deve corrispondere a circa il 55‑60% della razione calorica. Il consumo di zuccheri semplici non dovrebbe superare il 10‑12% delle calorie totali. Il resto è fornito da alimenti contenenti carboidrati complessi che, oltre a fornire energia a più lento rilascio, apportano altri nutrienti fondamentali all'equilibrio della dieta. |
Apporto eccessivo: obesità, costipazione, diarrea, coliche, carenza di calcio e vitamina B1, tendenza a formare carie. Apporto insufficiente: scarso rendimento atletico dovuto alla formazione di corpi chetonici provenienti dalla demolizione dei lipidi utilizzati a scopo energetico in sostituzione dei carboidrati. |
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LIPIDI O GRASSI |
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Quali e dove trovarli |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Grassi saturi animali: burro, lardo, carni grasse, formaggi, salumi, uova. Saturi vegetali: olio di cocco, burro di cacao, olio di semi di palma. Polinsaturi animali: oli e grassi di pesce. Polinsaturi vegetali: olio di semi di girasole, di mais, di soia, margarine vegetali. Monoinsaturi vegetali: olio di oliva e arachidi. |
Deve essere di circa 1 g per kg, corrispondente al 25‑30% della razione calorica totale. I 2/5 del fabbisogno lipidico deve essere ricoperto da grassi di origine vegetale. I lipidi meglio digeribili e facilmente metabolizzabili sono i polinsaturi. Vietati i grassi colti, precedenza assoluta all'olio di oliva extravergine. |
Apporto eccessivo: disturbi epatici e biliari, aumento dei colesterolo cattivo, predisposizione all'obesità, minore resistenza alla fatica. Apporto insufficiente di grassi soprattutto essenziali (polinsaturì): affaticamento, disfunzioni nella crescita, problemi di coagulazione e fragilità capillare. |
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LA DIGESTIONE Tempo di permanenza degli alimenti nello stomaco Fino a 30': Glucosio, fruttosio, miele, alcool, bibite isotoniche (in piccole quantità) Da 30' a 60': Tè, caffè, latte magro, brodo povero di grasso, acque minerali zuccherate (tipo limonate, aranciate ecc.) Da 60' a 120': Latte, yogurt, cacao, formaggio magro, pane bianco, purè di patate, riso bollito asciutto, pesce cotto, composta di frutta Da 120' a 180': Carne magra, legumi verdi lessati, carote e patate lessate, pasta, uova strapazzate, omelette, banane, bistecca tartara Da 180' a 240': Pane nero, formaggio, frutta cruda, legumi al vapore, insalata verde, filetto di pollo o vitello ai ferri, patate arrosto, prosciutto Da 240' a 300': Arrosti, pesci e carne ai ferri, pisellini, fagioli bianchi o verdi, torte al burro o alla crema Circa 360': Lardo, salmone affumicato, tonno sott'olio, insalata di cetriolo, peperoni, patate fritte, arrosto di maiale, funghi Fino a 480': Sardine sott'olio, oca arrosto, zampetto di maiale, crauti |
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CONSIGLI 1 - Il pasto deve essere sempre consumato almeno tre ore prima dell'esercizio fisico, per evitare il richiamo dei sangue nell'apparato digerente invece che nell'apparato muscolare. 2 - La colazione deve essere sempre abbondante (20‑25% dell'apporto calorico dell'intera giornata), ma si deve evitare di bere il caffelatte, perché i due alimenti uniti, rallentano i tempi di digestione. 3 - Il pranzo deve essere ricco di carboidrati e fibre vegetali, preceduto da un ricco piatto di verdura mista. 4 - La cena deve essere completa dal punto di vista nutrizionale. 5 - La frutta va mangiata tutti i giorni, ma preferibilmente lontano dai pasti: è ricca di zuccheri semplici ideali quando lo stomaco è vuoto. 6 - è necessario bere almeno un litro e mezzo al giorno di acqua minerale. 7 - Non bisogna esagerare con sale, zucchero e condimenti vari come burro, panna e grassi animali. |
GLI ASPETTI DELLA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI NELL'ATLETA
a cura di Riccardo Barigelli
In questo breve testo si vuole evidenziare quella che oggi, oltre ad essere una tendenza, dovrebbe diventare una "prassi metodologica": la necessità di collaborazione, priva di invidie e di invasioni di campo, tra le diverse figure professionali che gravitano attorno all'ambiente sportivo.
Nello svolgimento di un classico programma di allenamento, si evince l'importanza di una modulazione dei carichi cui è sottoposto l'atleta: la considerazione di un equilibrio tra carichi esterni ed interni e di una ottimale proporzione tra carico e scarico.
Questi principi sono validi qualora il programma si svolga in modo lineare, senza cioè interruzioni dovute ad infortuni. Dati gli stress psico-fisici cui è sottoposto l'atleta, occorre studiare mezzi attraverso i quali si potrà tentare di prevenire i traumi prima del loro manifestarsi, o almeno di attenuarne la gravità.
Gli infortuni devono essere considerati, e purtroppo "sono", parte integrante della progettazione dell'allenamento. Occorre quindi un tempo giornaliero da dedicare alla prevenzione, così come tempo viene dedicato all'allenamento delle diverse capacità motorie: dobbiamo allenare la capacità di "prevenire".
FIGURA 1

L'allenatore dovrà programmare il tempo dedicato alla prevenzione nell'ambito di ogni seduta (nei microcicli, nei mesocicli e nei macrocicli) dell'allenamento.
La prevenzione ha nell'allenatore il perno centrale per l'integrazione nel progetto di allenamento di numerose figure professionali. Ad esempio: 1- medici specialisti in medicina dello sport, psicologia, endocrinologia; 2- personale paramedico (terapisti della riabilitazione, massaggiatori); 3- addetti ai settori tecnici (preparatori atletici, istruttori).
FIGURA 2

Ogni tecnico dunque dovrà conoscere un'ampia gamma di esercitazione tecniche, specifiche e preventive; dovrà avere personale medico (specializzato nei diversi ambiti) e paramedico di fiducia.
Tale struttura dovrà arricchirsi anche di ambienti in cui svolgere gli allenamenti: su tutti una palestra e una piscina per la ginnastica in acqua.
Sarà un lavoro dispendioso nelle sue fasi iniziali, ma che, a lungo termine, porterà i suoi benefici diminuendo sicuramente l'incidenza e la gravità delle patologie e dei traumi da sport.
FIGURA 3

BIBLIOGRAFIA:
Paci G. - Barigelli R. "La cultura della prevenzione con particolare riferimento all'Atletica Leggera" Nuova Atletica, n° 167, marzo-aprile 2001
Riccardo Barigelli
Laureato in Scienze Motorie – Master in metodologia dell'allenamento – Master in Scienza e Tecnica dello Sport e del Fitness
a cura di Sergio Lupo - Specialista in Medicina dello Sport
Chi fa sport può correre il rischio con la sudorazione di perdere liquidi e sali minerali (la produzione di sudore può ampiamente superare il litro ogni ora ...). Nelle giornate di caldo afoso poi, si suda anche senza muoversi e la situazione può essere ulteriormente peggiorata dalla presenza di elevati valori di umidità e di irraggiamento solare.
Con il sudore si perdono sodio, potassio, magnesio ... sali minerali che devono essere reintegrati per evitare il rischio di alterare il corretto funzionamento dell'organismo: il nostro organismo ha dei depositi di sali minerali a cui attingere in caso di necessità, ma se le perdite sono eccessive si può andare incontro a problemi di vario tipo, a partire dai crampi muscolari fino a pericolose forme di aritmie cardiache.
Si devono perciò reintegrare le perdite nel minor tempo possibile, anche durante l'attività stessa (è infatti buona norma reintegrare liquidi e sali durante la pratica sportiva stessa, bevendo ad intervalli regolari).
L'acqua perduta si può recuperare con bevande specifiche e con i cibi che ne sono ricchi (ad esempio, frutta, verdura). Per quanto riguarda i sali minerali, le bevande per lo sport ne contengono già in proporzioni corrette, ma una corretta reintegrazione si può ottenere anche "scegliendo" i cibi più adatti.
Il sodio si trova, ovviamente, nel sale da cucina, ma anche nei formaggi, nel tonno e nella carne bovina in scatola, nel salmone. Anche gli affettati ne contengono in buona quantità (i più salutari da utilizzare sono la bresaola ed il prosciutto). Pur se con più difficoltà, nei cibi si può trovare anche potassio e magnesio: il potassio è contenuto nella frutta (anguria, melone, banana ...), nei pomodori, nei broccoli, nel finocchio e in vari tipi di insalata (soprattutto indivia e rucola). Anche pesce e pollame ne contengono in buona quantità.
Il magnesio invece si può trovare nella frutta "oleosa" (noci, nocciole, pinoli ...), cioccolato amaro e legumi (cibi che contengono anche potassio).
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SODIO |
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Bresaola e Prosciutto
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Grana e Pecorino
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Gli affettati migliori. Meglio eliminare dal prosciutto il grasso, ricco di grassi saturi. |
Tra i formaggi, il più ricco di sodio e cloro è il pecorino stagionato, seguito dal parmigiano e dal grana. |
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POTASSIO |
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Melone e Anguria
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Pomodori e Insalata
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Sono, con kiwi, albicocca, banana, ananas e frutta secca, i frutti che contengono il maggior quantitativo di potassio. |
Una insalata mista, oltre all'acqua, fornisce una buona quantità di potassio. |
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MAGNESIO |
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Noci e Nocciole
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Fagioli e Lenticchie
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Sono ricche di magnesio (e contengono anche potassio), ma devono essere utilizzate con moderazione essendo molto caloriche (650-700 calorie ogni 100 grammi). |
I legumi contengono magnesio (e anche potassio). Quello che ne contiene in maggior quantità è la soia, poco utilizzata nel nostro paese. |
SOTTO QUESTO SOLE ... COME ABBRONZARSI SENZA RISCHI
Finalmente l'estate, le vacanze, il relax, il sole, l'abbronzatura!
Purtroppo, anche gli eritemi, le scottature, i colpi di calore; e poi
l'invecchiamento precoce della pelle, le rughe, il rischio melanoma.
Ma insomma, questo sole fa bene o fa male? Dipende da come ci si avvicina.
Il sole favorisce la sintesi della vitamina D, combatte il rachitismo ed i
batteri, fissa il calcio nelle ossa, fa bene anche a livello psicologico,
stimolando la produzione di endorfine e combattendo la depressione. Ma
un'esposizione solare massiccia e senza un'adeguata protezione può provocare
danni irreversibili alla nostra pelle (ustioni, rughe, invecchiamento precoce
fino al melanoma) che perde il potere di rigenerarsi con l'età e le frequenti
esposizioni al sole.
(Disegno: Roberto Mangosi - Idea: Biagio Maffettone)
LA TINTARELLA
La pelle esposta al sole assorbe parte dei suoi raggi, avviando una reazione
chimica che si sviluppa per proteggere gli strati profondi della cute. Infatti,
con il sole, i melanociti vengono stimolati a produrre più melanina, il
pigmento che dà la colorazione dell'abbronzatura. L'abbronzatura, quindi, altro
non è che l'autodifesa che la pelle attua per proteggersi dai raggi solari, in
particolare dai raggi ultravioletti.
I raggi solari, infatti, sono di tre tipi:
1) la luce visibile, che ha un effetto antidepressivo
2) i raggi infrarossi, che sono quelli che danno la sensazione di calore, ma possono portare disidratazione e vasodilatazione
3) i raggi ultravioletti che, invece, sono invisibili e non riscaldano, ma sono quelli che possono produrre gli effetti più dannosi sulla pelle perché, per la loro corta lunghezza d'onda, riescono a penetrare anche negli strati più profondi.
I
raggi ultravioletti si possono distinguere in: Raggi UVA, che
stimolano l'abbronzatura, ma possono provocare invecchiamento precoce della
pelle, allergie e tumori cutanei; Raggi UVB, che favoriscono
l'abbronzatura veloce e la sintesi della vitamina D, ma provocano scottature,
arrossamenti, eritemi e tumori cutanei; Raggi UVC, che non arrivano alla
Terra perché vengono fermati dallo strato di ozono.
COME PROTEGGERSI
La cute ha dei meccanismi di autoprotezione che variano a seconda del tipo di
pelle che si ha: l'esposizione ai raggi solari deve essere di 5-10 minuti per le
persone dalla carnagione chiara con occhi azzurri o verdi e capelli biondi, fino
ai 45 minuti per le persone di pelle nera, con capelli ed occhi scuri. Le zone
del corpo più a rischio sono le cosce, il viso, il naso e le labbra, le braccia,
la parte superiore delle spalle. I solari sono un ottima barriera contro i raggi
ultravioletti. Oggi ne esistono di vario tipo in commercio (gel, latte,
emulsione, crema, spray) e permettono di avere una pelle dorata senza rischiare
brutte sorprese. Per scegliere un solare bisogna innanzitutto guardare il
fattore di protezione: più alto è il numero indicato, maggiore è la protezione
offerta dal prodotto.
Bisogna però tener conto del fatto che questi prodotti vengono testati in
laboratorio su quantità maggiori rispetto a quelle realmente utilizzate per
l'esposizione al sole. Quindi, per essere sicuri di non incorrere in scottature
nonostante la protezione, è meglio comprare un solare con indice di protezione
maggiore rispetto a quello indicato per il proprio tipo di pelle. Altra
considerazione importante: un prodotto idrorepellente è preferibile ad uno che
si scioglie nell'acqua perché in questo modo può proteggervi anche durante il
bagno. È necessario, però, in ogni caso, riapplicarlo appena vi rimettete al
sole.
Esistono dei solari detti "a schermo totale", cioè con filtri per tutti i raggi
ultravioletti (UVA ed UVB), ma questo non vuol dire che assorbono tutti i raggi
e che quindi non permettono l'abbronzatura. Infatti, anche questi solari hanno
un fattore di protezione che si adatta ai diversi tipi di pelle. È vero, però,
che con lo schermo totale ci si abbronza più lentamente e con minore intensità.
IL DANNO è FATTO!
I raggi ultravioletti, sia UVA che UVB, sono ugualmente pericolosi se
sottovalutati e presi alla leggera, sebbene fino a qualche anno fa si pensava
che soltanto gli UVB fossero dannosi alla pelle. Il danno più grave è quello al
DNA delle cellule cutanee, che solitamente ha luogo nei primi anni di vita e
che, se non viene riparato dai meccanismi naturali della cute, può condurre in
età adulta al tumore cutaneo. Ma ci sono anche altri tipi di danno solare, più
immediati ed ugualmente pericolosi.
Dopo un'esposizione non protetta ed in orari proibitivi, il danno più immediato
e visibile è l'eritema solare. È un disturbo provocato dagli UVB che
colpisce le persone dalla pelle chiara. Si presenta in generale con un
arrossamento, ma può essere accompagnato da prurito e gonfiore. Se l'entità è
lieve, un buon doposole può bastare a far rientrare l'emergenza; in casi di
eritema grave, bisogna ricorrere al medico che prescriverà una crema al
cortisone ed un antistaminico.
Durante i primi giorni si può andare incontro anche a vere e proprie ustioni
con produzione di vesciche, soprattutto se la pelle è molto chiara e ci si
espone durante le ore più calde della giornata. In questi casi, bisogna
astenersi dal bagno di sole per qualche giorno ed applicare una crema idratante.
QUALCHE CONSIGLIO
Per godervi la vacanza senza dover poi pentirvi, è bene seguire qualche
semplice consiglio che vi permetterà di abbronzarvi delicatamente e senza
rischi.
Innanzitutto, non abbiate fretta di diventare neri: la pelle deve abituarsi ai
raggi solari ed una esposizione violenta potrebbe provocare danni irreparabili;
rimanete quindi al sole 20-40 minuti i primi giorni ma evitate di esporvi
durante le ore più calde, cioè dalle 12 alle 16. Utilizzate un solare con
fattore di protezione alto e ripetetene l'applicazione almeno ogni due ore o
comunque dopo ogni bagno/doccia, anche se il prodotto è idrorepellente. Anche se
ci sono le nuvole o se siete sotto l'ombrellone, i raggi solari possono
raggiungervi comunque; non dimenticate quindi di applicare la crema solare anche
in questi casi. Bevete molto durante l'esposizione perché il sole disidrata e
questo danneggia non solo la pelle, ma l'intero organismo.
Non utilizzate cosmetici, profumi o deodoranti perché rendono la pelle più
sensibile ai raggi solari e, quindi, più vulnerabile; lo stesso vale per alcuni
farmaci (se seguite una particolare terapia, parlatene con il vostro medico).
Fate attenzione soprattutto ai neonati e ai bambini in generale; portateli al
mare la mattina molto presto (7.30-9.00) o nel tardo pomeriggio (17.30-19.00) e
proteggeteli sempre con cappellini e magliettine.
Fate attenzione anche se praticate sport all'aria aperta sotto il sole o a mare:
applicate i solari con maggiore frequenza (la sudorazione "lava via" la crema
solare anche se è idrorepellente) e con un alto fattore di protezione (il mare,
per esempio, riflette il sole del 20% in più). A fine giornata, lavate via con
una doccia i residui della crema solare che avete utilizzato durante il giorno
ed applicate un doposole che abbia proprietà lenitive ed idratanti; questo
aiuterà voi a sentirvi più freschi e la pelle a rigenerarsi.
MARE, SOLE E ... SCOTTATURE
Con l'arrivo dell'estate viene la voglia di rimanere sotto il sole in riva al
mare per ore intere. Se questo può essere possibile per chi non lavora ed ha
tutto il tempo a disposizione, è impossibile invece per chi è impegnato per
tutta la settimana e deve approfittare del fine settimana per prendere un po' di
tintarella. È proprio questo ragionamento che si trova alla base dei problemi
che derivano dall'esposizione “selvaggia” ai raggi solari, vittime
soprattutto quelli che potrebbero essere definiti i “vacanzieri della domenica”.
Sono proprio queste persone, infatti, le più esposte ai rischi derivanti dalla
ricerca di un'abbronzatura veloce e senza protezione.
Negli ultimi anni, purtroppo, complice il cambiamento climatico ed il famigerato
buco dell'ozono, i raggi solari sono diventati più “cattivi”. Nel senso che, chi
prima poteva esporsi al sole senza problemi e senza protezione, adesso si vede
costretto a proteggersi come tutti gli altri. Qualche anno fa, infatti, chi
aveva una carnagione scura era essenzialmente protetto dai rischi di eritema ed
ustione; oggi, anche queste persone con fototipo 4-6 (cioè con carnagione
scura o molto scura) devono fare attenzione all'esposizione al sole perché il
danno alla pelle può degenerare fino a predisporre all'insorgenza del melanoma.
PRIMA DI ANDARE AL MARE
Se si è particolarmente a rischio di scottature, si può pensare di effettuare,
almeno un mese prima di partire per le vacanze, una terapia particolare a base
di vitamine per rafforzare il proprio organismo. È sufficiente recarsi da un
dermatologo, il quale sottoporrà il paziente ad un esame indolore, effettuato
con un macchinario che riproduce i raggi solari. Da questo macchinario
fuoriescono delle fibre ottiche che vengono applicate sulla schiena. Il giorno
dopo si torna dal dermatologo, che valuterà l'effetto che le fibre ottiche,
simulanti i raggi solari, hanno avuto sulla pelle e prescriverà una terapia
ad hoc. Tale terapia sarà a base di vitamine C ed E, betacarotene e selenio.
SENZA PROTEZIONE? ERITEMA ED USTIONE
È chiaro che, qualunque sia il vostro fototipo e indipendentemente se effettuate
una terapia preventiva per rafforzare l'organismo oppure no, la protezione
solare è l'unica arma veramente efficace contro le scottature. Senza la
protezione si rischia di essere vittima di un eritema solare o, peggio ancora,
di un'ustione vera e propria.
L'eritema solare è il primo passo verso la scottatura. Si presenta con
pelle arrossata e la comparsa di tanti puntini dopo una notte di sonno agitato.
Oltre a bruciare, la pelle prude, e forse è questo il sintomo più fastidioso,
perché insopportabile. Avvicinando la mano alla zona interessata, si può
avvertire il calore uscire dai pori. Può aiutare fare una doccia con acqua
tiepida, quasi fredda, per lavare via il sale, la sabbia ed i residui
dell'abbronzante; quindi, applicare una crema lenitiva con prodotti naturali. Se
la situazione non migliora, si rende necessaria l'applicazione di creme ai
corticosteroidi. Importante evitare l'esposizione al sole per almeno un paio
di giorni.
L'ustione è il secondo grado della scottatura. La pelle si presenta di un
colore rosso intenso e gonfia; talvolta, l'ustione può essere accompagnata da
brividi e febbre. Dopo qualche ora, la zona interessata si riempie di bolle
piene di liquido, tipico sintomo di un'ustione. Assolutamente da evitare la
rottura delle bolle, perché si rischia di infettare la pelle sottostante;
proibito anche togliere la pelle se la bolla si rompe da sola. La pelle
ustionata deve essere lavata con un detergente delicato con avena colloidale ed
asciugata tamponandola con un asciugamano morbido e senza strofinare. Infine, va
applicata una crema a base di cortisone ed antibiotico. Se c'è anche
febbre, si può assumere del paracetamolo. Evitare l'esposizione al sole almeno
finché non c'è più la pelle che ricopriva la parte ustionata.
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Per godervi in tutta tranquillità e serenità le vacanze al mare ed evitare spiacevoli sorprese:
Per restare in spiaggia senza rischi:
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LE CELLULE ADIPOSE SONO IMMORTALI: Ecco perchè è difficile perdere peso
di Sara Ficocelli (Fonte: LA REPUBBLICA - 5 maggio 2008)

La quantità delle cellule di
grasso rimane costante nell'organismo per tutta la vita.
Il numero si decide durante l'infanzia. Il medico: "Importante la tipizzazione
del paziente".
Aperta la strada a un nuovo modo
di guardare all'obesità.
Chi da sempre ha qualche chilo di troppo e non riesce a perderlo può mettersi l'animo in pace: le cellule adipose sono immortali. O meglio: muoiono, ma subito vengono rimpiazzate da altre dello stesso tipo. Una ricerca svedese pubblicata su "Nature" afferma, infatti, che il numero degli adipociti, ovvero le cellule di grasso, rimane costante nell'organismo di un adulto per tutta la vita. Le cellule che muoiono vengono subito rimpiazzate.
Secondo Kirsty Spalding, del
Karolinska Institute di Stoccolma, che ha studiato campioni di grasso prelevati
attraverso la liposuzione sia da persone grasse che magre, il numero degli
adipociti rimarrebbe lo stesso anche in adulti che sono diventati magri dopo
aver perso parecchi chili. Un risultato che lei e i suoi colleghi spiegano con
il fatto che il livello di obesità è stabilito sia dalla combinazione tra il
numero delle cellule di grasso e la loro grandezza, sia dallo stato degli
adipociti, che nel corso della vita subiscono delle modificazioni a seconda
della quantità di grasso assunta con il cibo.
"Questa scoperta - spiega Claudio Taboga, medico specialista di
Endocrinologia presso il dipartimento di Nutrizione clinica dell'Ospedale di
Udine - accorcia le distanze tra l'obesità cosiddetta ipertrofica, cioè dovuta
all'aumento del volume cellulare, e quella iperplastica, cioè dovuta all'aumento
del loro numero. Secondo questa ricerca, il substrato anatomico resterebbe
invariato ed è questo il motivo per cui per certe persone è così difficile
dimagrire. Ogni cellula occupa uno spazio ben preciso e quando ci sono problemi
di numero è difficile ottenere perdite di peso significative, ma con un
trattamento ad personam ci sono possibilità di miglioramento. Non
dimentichiamo - conclude - che l'obesità non è mai una condizione unitaria, la
tipizzazione del paziente è fondamentale".
Secondo il professor Mauro
Magnani, ordinario di Biochimica e direttore del Centro per le Biotecnologie
dell'Università di Urbino, "bisogna lavorare a livello biochimico sull'accumulo
di lipidi nelle cellule e sui meccanismi che regolano il loro metabolismo.
Purtroppo dell'obesità precoce non si sa quasi nulla, ma questa scoperta potrà
forse aiutare la scienza anche in questo senso".
Sebbene il numero degli adipociti rimanga costante durante tutta l'età adulta,
ci troviamo di fronte, spiega la professoressa Spalding, ad un processo
dinamico di morte e rinascita, in cui cellule grasse "vive" rimpiazzano quelle
"morte" con un tasso del 10 per cento circa l'anno. Il numero di tali cellule
nel nostro corpo resterebbe quindi sempre identico, anno dopo anno,
dall'adolescenza all'età adulta. Una scoperta che fa pensare che la differenza
del numero di cellule di grasso tra le persone obese e magre si stabilisca
durante l'infanzia e rimanga tale per tutta la vita. Sfiancanti ore di palestra,
diete dimagranti, pasti saltati e creme brucia-grassi: sarebbe perciò tutto
inutile, o quasi.
La ricerca suggerisce però domande interessanti: cosa determina il numero di
cellule grasse nel corpo di una persona? Quando esattamente si stabilizza questo
numero? C'è un modo per intervenire e ridurre questa quantità? E si potrebbe
tentare di far morire queste cellule prima che altre rinascano?
La comunità scientifica americana si
è subito dimostrata entusiasta della scoperta, cogliendone tutte le
potenzialità. "Questa notizia apre la strada a un nuovo modo di guardare
all'obesità - sintetizza Lester Salans, della scuola di medicina Mount
Sinai di New York, mentre secondo Jeffrey S. Flier, ricercatore della
Harvard Medical School, dietro di essa c'è "tutto un sistema che aspetta solo di
essere esplorato".
La scoperta è stata fatta studiando i livelli degli isotopi radioattivi trovati
all'interno delle cellule di grasso di persone che hanno vissuto durante il
breve periodo della "Guerra Fredda", quando, tra il 1955 e il 1963, sono stati
fatti diversi esperimenti nucleari. La prova che gli adipociti morti verrebbero
sostituiti con altri nuovi è stata fornita dall'analisi dei tessuti di persone
le cui cellule grasse si erano rinnovate prima di quel periodo. Queste persone
avevano assorbito radioattività solo successivamente, dimostrando come le
cellule fossero state ricostituite.
Già Jules Hirsch, della Rockefeller University di New York, aveva cercato
di spiegare perché per certe persone fosse così complicato perdere peso, a
differenza di altre, e le sue conclusioni si erano avvicinate molto a quelle dei
suoi colleghi svedesi. Ma gli studi a un certo punto si arenarono.
La domanda, allora come oggi, era comunque sempre la stessa: cosa regola questo processo? E c'è qualche possibilità di nintervenire?
TRAPIANTO DI CARTILAGINE, PRIMI DUBBI
Fabio Lodispoto
(Fonte: La Repubblica Salute - Anno 13 n. 556)

Nel 1994 il primo annuncio: "effettuati con successo i primi trapianti di cartilagine coltivata in laboratorio". Una speranza per chi soffre di lesioni della cartilagine e forme iniziali di artrosi del ginocchio e caviglia. Le cellule della cartilagine infatti non si riproducono in vivo ma crescono benissimo in laboratorio: chi ha subito un danno articolare alla cartilagine che riveste le superfici del ginocchio non ha speranze di guarire, se non con cartilagine coltivata in laboratorio, partendo da una piccola quantità sana prelevata dall'articolazione e messa in coltura.
"Nel 2006 si è alzata la prima voce contraria a questi risultati", spiega Giuliano Cerulli, dell'ateneo di Perugia, "un autorevole gruppo di studio norvegese ha confrontato due gruppi di pazienti: il primo trattato con trapianto autologo di condrociti, il secondo con una tecnica artroscopica di stimolazione della cartilagine.
Il primo gruppo subiva tutte le fasi del trapianto di cartilagine allevata in laboratorio: primo intervento di prelievo di cartilagine, attesa di almeno 3 settimane e secondo intervento di trapianto. Il secondo subiva un unico intervento artroscopico durante il quale la zona di cartilagine mancante o gravemente danneggiata era trattata con uno strumento che pratica minuscoli fori nell'osso sottostante.
Risultato: i pazienti dei due gruppi seguiti per 2 anni non hanno mostrato differenze di rilievo. Anzi i "trapiantati" hanno avuto percentuali maggiori di insuccesso".
A un anno le voci si sono moltiplicate: 10 quelle selezionate dalla Cochrain Collaboration, la più importante associazione che certifica e legittima la qualità e la attendibilità degli studi, e altre 10 in corso di valutazione. Impossibile non tenerne conto, ma la partita non è chiusa. Ad oggi il mondo dell'ortopedia consiglia di trattare i difetti della cartilagine del ginocchio fino a 4 cm quadrati con la semplice stimolazione della cartilagine utilizzando la tecnica delle microfratture, mentre le lesioni più estese con il trapianto di cartilagine.
"Infine" chiarisce Cerulli "nessuna delle due tecniche è valida per la artrosi avanzata e dopo i 50 anni".

Lo scopo di questa breve ricerca è quello di far notare come sussista l’effetto di riduzione del livello di glucosio nel sangue al termine di ogni allenamento sportivo, in particolare per la corsa non agonistica della durata di circa 30 minuti su un percorso pianeggiante di circa sei chilometri.
I risultati di tale ricerca sono il frutto di una serie di analisi del sangue a cui mi sono sottoposto (con un analizzatore portatile) prima e dopo ciascun allenamento nel corso dell’intero anno 2006.
I “miei” vari tempi sono stati trasformati in punteggi T, una scala che permette di standardizzare i punteggi grezzi di una prova collocandoli su una curva di distribuzione normalizzata (con media 50 e deviazione standard 10), calcolati sul totale delle 186 corse (media 1582 sec. ± DS 68 sec.) valutate nel il periodo 2002-2006. In particolare i valori con T maggiori di 50 indicano prestazioni migliori rispetto alla media dei valori e viceversa con i valori di T inferiori a 50.
Un primo risultato che è emerso nel corso della ricerca è il fatto che al termine di ogni prova il livello di glucosio nel mio sangue era sensibilmente inferiore rispetto al livello di partenza, salvo rare eccezioni, come si può osservare dalla Tabella, con una differenza media di glucosio di circa 12 mg/dl. Inoltre, si nota come la media delle deviazioni standard appare più ristretta al termine di delle prove rispetto alle condizioni iniziali (rispettivamente 13.2 e 21.2) e tale fenomeno può indicare una migliore stabilizzazione dei valori quando si ha un modesto livello di glicemia.
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Media |
Dev. stand. |
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Prestazioni 2006 Punti T |
55 |
5.7 |
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Glicemia (prima) mg/dl |
95 |
21.2 |
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Glicemia (dopo) mg/dl |
83 |
13.2 |
Prestazioni e Glicemia
Un’ulteriore considerazione interessante può essere fatta riguardo alla forte correlazione che sussiste tra il livello iniziale di glicemia ed il consumo di glucosio al termine di ogni prova (r = 0,818; n = 32). Dal Grafico, infatti, si può osservare la relazione di linearità che è presente tra i due fattori ed in particolare come sia importante, e benefico, l’effetto della corsa nel ridurre il livello di glucosio nel sangue; tale effetto è tanto più marcato quanto maggiore è il livello di glucosio iniziale.

Glicemia iniziale e consumo di glucosio
Pertanto, anche da questo punto di vista, la corsa svolge un ruolo estremamente importante per quanto riguarda il mantenimento dello stato di salute, prevenendo il rischio di iperglicemia, poiché tende a stabilizzare verso valori più bassi il livello di glucosio nel sangue al termine di ogni prova in modo tanto più marcato quanto maggiore è il livello iniziale di glicemia.
SPORT CRUENTI? ATTENZIONE AI DENTI

Ti si è spezzato un dente o lo hai addirittura perso dopo essere caduto mentre sciavi o durante una partita di calcio, o di basket? Ecco alcuni consigli pratici per recuperare rapidamente il sorriso
Facendo sport una brutta caduta può capitare. E i denti potrebbero essere i primi a subirne le conseguenze. Non è un caso se fratture, lussazioni ed avulsioni dei denti frontali sono per lo più causate da incidenti subiti in ambito sportivo. Ciò che forse molti non sanno, però, è che gli sport incriminati non sono solo quelli così detti "cruenti" o di contatto, come d esempio il rugby, il pugilato, l’hockey o il basket.
Un caduta sciando, ma anche una semplice partita di calcio o una corsa in bici può essere causa di traumi seri ai denti frontali.
"Ridurre al minimo il danno è possibile, così come alcuni consigli possono velocizzare il tempo necessario per recuperare, in tutti i sensi, il sorriso", afferma l’esperto Luca Dalloca, odontoiatra di fama internazionale, autore di diverse pubblicazioni sul tema dell’odontoiatria estetica e responsabile di Health Design, centro odontoioatrico milanese specializzato in protesi ed estetica dentale. "Se si incorre in una brutta caduta che coinvolge l’apparato dentale, la prima regola è agire tempestivamente e diversificare gli interventi in base al tipo di trauma subito".
I TIPI DI TRAUMA
I traumi da sport di cui i denti possono essere vittima sono principalmente di
tre tipi:
Fratture, di smalto, dentina o frattura radicolare (quando il dente si rompe)
Avulsioni, estrazioni complete del dente (quando si perde totalmente il dente)
Lussazioni, mobilità con dislocazione del dente (quando il dente traballa)
CHE COSA FARE IN CASO DI:
Fratture
Se ci si è rotto un dente, occorre conservare la parte fratturata preferibilmente nel latte o in alternativa in acqua. Sarà poi il dentista a riattaccare il frammento al resto del dente. Le probabilità di successo sono molto alte e l’intervento è risolutivo. Se, però, la rottura raggiunge la polpa, il trattamento diventa più complesso ed il dente necessita di devitalizzazione. Nel caso, infine, che la frattura colpisca la radice del dente, la prognosi è infausta e spesso si è costretti ad estrarre il dente.
Avulsioni
Se si è perso completamente il dente, si deve tentare di reinserirlo subito nell’alveolo e farlo fissare temporaneamente dal dentista. Le probabilità di successo del reimpianto sono proporzionali al tempo trascorso dall’avulsione al reinserimento, minore è il tempo maggiori sono le possibilità che il dente rimanga vitale.
Lussazioni
Se il dente traballa, ci si deve recare dal dentista che lo fisserà temporaneamente dopo averlo riposizionato correttamente. La percentuale di mantenimento della vitalità del dente è altissima.
IL VALORE DELLA PREVENZIONE
"Naturalmente, come sempre, prevenire è meglio che curare, ed il migliore strumento per evitare traumi dentali è il mouth guard (paradenti)" - spiega Dalloca - "Esistono sia quelli preformati, che si possono trovare nelle farmacie o nei negozi sportivi, che quelli creati ad hoc sullo stampo della bocca dal proprio dentista".

L'alitosi rientra a pieno titolo in quella categoria di disturbi vissuti a volte ancora con imbarazzo o vergogna, questo soprattutto perché ci mettono in difficoltà nel nostro quotidiano rapporto con gli altri. L'errore in cui s'incappa più facilmente è quello di ritenere l'alitosi semplicemente un problema di cattiva o scarsa igiene orale - così come spesso non si tiene conto che lavarsi spesso non "salvaguarda" alcune persone dall'emanare un odore sgradevole; l'alitosi invece, strettamente legata anche all'igiene orale, può essere la conseguenza di altri disturbi.
In primis problemi gastrointestinali, diabete (acetosi), reflusso gastroesofageo, infezioni che colpiscono seni paranasali e tonsille, l'utilizzo di alcuni farmaci ... A tutto ciò naturalmente si vanno ad aggiungere alimentazione non corretta e sigarette.
Il primo obiettivo di chi soffre di alitosi dovrebbe dunque essere quello di eliminare il disturbo alla radice, andando ad agire sulla causa scatenante. Se masticare qualche fogliolina di prezzemolo può aiutare a rinfrescare la bocca, così come fa l'olio essenziale di menta o la tradizionale fogliolina di salvia da strofinare su denti e gengive dopo i pasti, un primo importante passo consiste nel depurare l'organismo.
E dunque: eliminare le tossine, aiutare fegato e reni a lavorare al meglio, favorire il processo digestivo. Per questa generale azione "purificante" vengono in soccorso Genziana, Cardo Mariano, Tarassaco, Aloe Vera e Carciofo. Il tè verde invece, grazie ai composti polifenolici in esso contenuti, esercita un'efficace azione deodorante aiutando ad eliminare alcune sostanze che si formano nel cavo orale, o che si accumulano nel nostro corpo perché contenute negli alimenti.
Un altro valido alleato è l'olio essenziale di finocchio che stimola le funzioni gastrica ed intestinale, oltre ad esercitare un'azione antimicrobica. Il cardamomo invece, una spezia che ormai si trova facilmente anche nelle nostre dispense, contiene un olio essenziale a suo volta ricco di Eucaliptolo, che favorisce lo svuotamento gastrico ed è capace di frammentare quelle molecole colpevoli di dar vita a composti dall'odore sgradevole.
Se il problema invece è legato a disturbi del cavo orale, quali, ad esempio, infezioni, si può intervenire con sciacqui di olio essenziale di Melaleuca diluito in acqua. Lo stesso olio di Melaleuca può essere utilizzato per gargarismi in caso di faringiti o di infiammazioni delle tonsille. Per i problemi del cavo orale viene in soccorso anche la Propoli (è disponibile sotto varie forme: spray, collutorio, estratto idroalcolico).
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ALITOSI: DUE UTILI TISANE Preparare una miscela con queste erbe
essiccate: Preparare una miscela con una presa di menta, una di salvia e una di lavanda.
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LA
SALVIA
Esistono almeno 500 specie differenti
di salvia - famiglia delle Labiatae - alcune perenni altre annuali. Tra queste
alcune vengono coltivate esclusivamente a scopo ornamentale, merito dei
graziosissimi fiori che regalano durante la stagione estiva. Se infatti la
Salvia Officinalis, quella più nota, comincia a colorarsi di azzurro-violetto
all'inizio dell'estate, la Salvia Coccinea si tinge di rosso, mentre la Salvia
Patens o "salvia genziana" presenta fiori di un azzurro intenso. La Salvia
Officinalis presenta delle foglie ovali dal colore grigio - verde (ne esistono
anche di variegate di un bianco crema o di rosa) e il fusto, inizialmente
lanuginoso, diviene legnoso dopo il primo anno di vita. Questa pianta ama il
terreno asciutto, solitamente soffice, ma anche arido e sassoso. Teme l'umidità
e i ristagni d'acqua quindi, se la coltivate in vaso, cercate di interrarla in
un terriccio ben drenato (è sufficiente aggiungere dei sassolini alla terra).
Ama le posizioni esposte al sole e ben calde, ma cresce anche in luoghi
leggermente ombreggiati. Resiste abbastanza bene al gelo, ma se la temperatura
scende di molti gradi al di sotto dello zero è necessario proteggere la pianta.
In caso di eccessiva umidità le foglie diventano scure e, in generale, quando
queste presentano delle macchie significa che la pianta sta soffrendo. Se invece
le macchie sono di colore giallo significa che le radici della salvia non hanno
spazio sufficiente. La pianta va innaffiata regolarmente senza mai esagerare in
quantità. Anche se si tratta di una pianta perenne, dopo circa 4 anni è
consigliabile sostituirla. Il momento migliore per cogliere le foglie per poi
farle essiccare è subito prima della fioritura. L'essiccazione deve avvenire
lentamente in un luogo ben ventilato, asciutto e all'ombra. Si raccolgono anche
le sommità fiorite avendo cura di recidere anche una piccola porzione di
rametto. |
PER UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE
NON DOBBIAMO DIMENTICARE LE ... PENTOLE

La cottura dei diversi alimenti richiede l'impiego di contenitori (pentole,
padelle ...) che siano adatti per la forma e le dimensioni e, soprattutto, i
materiali.
Vediamo i pregi ed i difetti di quelli più comuni.
LA TERRACOTTA
Pregi - Sono i contenitori per cucinare dell'origine dell'umanità.
Effettivamente sono pentole ottime, adatte alla preparazione di una infinità di
piatti. I risultati migliori si hanno, tuttavia nella cottura dei cereali e di
tutti quei cibi che hanno bisogno di "sobbollire" lentamente e a lungo con fuoco
molto basso. Il "pentolame" in terracotta può essere utilizzato per conservare in
frigorifero gli alimenti cotti.
Difetti - Queste pentole sono di manutenzione delicate (si possono
facilmente sbeccare) e posseggono una certa porosità che trattiene gli aromi
degli alimenti. è dunque
opportuno che non vi siano conservati a lungo i cibi. D'altra parte proprio
questa caratteristica costituisce per molti un pregio. Esistono infatti in molte
cucine pentole di terracotta destinate alla preparazione sempre dello stesso
tipo di piatto, come i fagioli stufati ed i crauti, ai quali, secondo gli
intenditori, donano un sapore particolare.
è preferibile utilizzare pentole
prive di decorazioni perché le vernici colorate contengono pigmenti a base di
metalli tossici.
L'ACCIAIO INOSSIDABILE
Pregi - L'acciaio inossidabile è una lega di ferro, nichel, cromo e
carbonio. è molto resistente ed è
particolarmente facile da pulire.
Difetti - Poiché l'acciaio non è un buon conduttore di calore, i cibi si
attaccano facilmente sul fondo se durante la cottura viene a mancare l'acqua.
Per questo nelle pentole di migliore qualità il fondo di acciaio è integrato con
dischi di rame o alluminio. Queste pentole con fondo speciale sono dunque adatte
per preparazioni umide e che hanno bisogno di cotture lente e prolungate come
quelle necessarie per cereali e legumi. Le pentole di acciaio Inox possono,
però, essere alterate dal sale "grosso" che, prima di sciogliersi, si deposita
sul fondo e reagisce con il metallo. L'OMS (Organizzazione Mondiale della
Sanità) ha stabilito che il limite di tolleranza per il nichel non debba
superare 0.0007 mg al giorno; in realtà, considerando anche gli alimenti che
contengono questo metallo (asparagi, aringhe, cavoli, birra, margarina, cacao,
carote, cipolle, fagioli, funghi, spinaci, pomodori, farine integrali ...)
l'ingestione giornaliera stimata è di 0.4 mg, una quantità 500 volte superiore!
Chi soffre di allergia al nichel è dunque bene che scelga pentole in acciaio
speciale senza nichel (sono siglate 18/c). Per gli stessi motivi è
opportuno che il sale sia aggiunto solo quando l'acqua bolle, mescolando fino a
quando non si sia sciolto. NON UTILIZZARE pentolame in acciaio inox per
conservare gli alimenti cotti.
IL VETRO CERAMICA
Pregi - Sono contenitori eccellenti per cotture al forno (ma non al fuoco
diretto) e sono molto facili da pulire. Sono materiali inattaccabili dagli
alimenti acidi e sono ottimi anche per conservare in frigorifero gli alimenti
cotti.
Difetti - Non hanno difetti salvo forse il costo.
IL RAME
Pregi - Le pentole di rame diffondono uniformemente il calore e
consentono una cottura perfetta.
Difetti - Quando però non sono ricoperte internamente in acciaio il
contatto con i cibi acidi provoca l'ossidazione del rame ed il distacco di
particelle di metallo. Il rischio di una intossicazione da rame è abbastanza
remota, ma fate comunque attenzione. Le pentole di rame NON debbono essere
UTILIZZATE per conservare i cibi.

L'ALLUMINIO
Pregi - Le pentole costruite con questo materiale hanno diversi
vantaggi. L'alluminio è un materiale leggero ed un ottimo conduttore di calore.
Queste caratteristiche lo fanno preferire per contenitori di grandi dimensioni,
adatti a gruppi, comunità e ristorazioni collettive che devono preparare
rapidamente grandi quantità di alimenti.
Difetti - L'alluminio, tuttavia, possiede anche una facile solubilità che
ne consiglia un utilizzo oculato e prudente. Parecchi alimenti (come la cipolla,
il pomodoro, l'aceto, il sale e la frutta in genere) sono in grado di attaccarlo
e di favorirne la migrazione nel cibo. L'OMS calcola che l'ingestione media
giornaliera di alluminio si collochi al massimo attorno al 10% della soglia di
tolleranza (60 mg al giorno per un adulto). Tuttavia è bene ricordare che in
diversi farmaci antiacidi (correntemente prescritti per il trattamento
sintomatico delle gastriti e delle ulcere gastriche) sono presenti sali di
alluminio, che le persone sottoposte a dialisi hanno già dei problemi legati
all'eccessivo livello di alluminio nel sangue e, infine, che una intossicazione
cronica da alluminio potrebbe concorrere ad aumentare il rischio di demenza
senile. Le pentole di alluminio NON sono, in ogni caso, ADATTE per
conservare il cibo e per le cotture prolungate.
IL TEFLON
Pregi - Questi tegami in alluminio rivestiti in materiale plastico
(teflon), se usati con le dovute avvertenze permettono di cucinare piatti
leggeri senza aggiunta o con pochissimi grassi.
Difetti - Il rivestimento antiaderente si usura, però, rapidamente se,
per mescolare gli alimenti, si utilizzano utensili di metallo. Il cibo contenuto
nelle pentole antiaderenti va quindi rimestato con delicatezza ed esclusivamente
con cucchiai di legno. Queste pentole, inoltre, non vanno mai lasciate vuote sul
fuoco (il teflon produce fumi tossici a partire da 300°), messe nel forno a
microonde (il teflon potrebbe fondere) o lavate in lavastoviglie (per non
rovinare lo strato plastico antiaderente). Per quanto riguarda la tossicità del
teflon staccatosi dal rivestimento ed accidentalmente ingerito è necessario
precisare che i pareri sono ancora discordi anche se questo materiale è
virtualmente inerte ed inattaccabile dai succhi digestivi.

10 CONSIGLI UTILI PER VIVERE BENE AL CALDO
E TRASCORRERE UN'ESTATE SERENA

Trentatre, trentacinque, trentotto gradi ...: ancora non sappiamo se l’estate 2006 farà registrare gli stessi picchi di caldo dell’anno scorso, ma è importante correre ai ripari per tutelare la salute delle persone più esposte.
Anche quest'anno, però, ci aspettiamo, come di norma, temperature oltre i 30° gradi per i mesi di luglio e agosto, con tassi di umidità elevati che, come si sa, rendono più fastidiosa e pesante la sensazione soggettiva di caldo.
I consigli che seguono sono dettati dal buon senso e dall'esperienza di tutti e servono in ogni occasione per evitare rischi e patologie legate al caldo del periodo estivo.
1- Cibi
Pasti piccoli, freschi e leggeri con molta verdura e frutta. Privilegiare i primi piatti leggeri di pasta o riso e di secondo, pesci, carni bianche e formaggi freschi. Evitate carni rosse, salumi, formaggi grassi. D'estate una buona porzione di gelato è un ottimo sostituto di un pasto!
2- Condimenti
Evitate burro, lardo, margarina. Preferite olio di oliva o di semi in moderata quantità.
3- Bevande
La disidratazione è
un grave rischio.
Bevete molto durante la giornata: almeno 1 litro e mezzo, 2 litri tra acqua, tè,
tisane e bevande idratanti.
Un suggerimento per una bevanda gradevole, semplice da preparare ed economica! Spremete due pompelmi ed un limone, diluite il succo in un litro di acqua minerale, aggiungete un "pizzico" di sale da cucina e un cucchiaino di bicarbonato di sodio, zucchero a piacere. Agitate il tutto e conservate in luogo fresco, ma non in frigo. Sorseggiatelo durante la giornata.
Non bevete vino, birra, superalcolici, caffè e bibite ghiacciate.
4- In casa
Nelle ore calde, da mezzogiorno alle 17.00 chiudete persiane e tapparelle, ma lasciate circolare liberamente l'aria in casa, tenendo le finestre aperte, se non disponete di un condizionatore o di un ventilatore. Di notte rinfrescate il più possibile gli ambienti.
5- All'Aperto
Quando uscite, evitate le ore più calde e riparate sempre il capo dal sole con un cappellino leggero e gli occhi con occhiali scuri. Nei giorni molto caldi e umidi, sostate il più possibile in zone ombrose e ventilate, perché la pelle possa traspirare.
6- Abbigliamento
Vestiti comodi, leggeri e chiari. Evitate magliette di lana sulla pelle.
7- Attività fisica
Se siete abituati a praticare attività fisica all'aperto, preferite le prime ore del mattino e la sera dopo le 19.00.
8- Per i malati
Se siete costretti a letto, evitate le coperte e i pigiami aderenti, meglio magliette leggere e pantaloncini corti e solo un lenzuolo. Rinfrescare quanto più frequentemente possibile il letto, sedendovi in una poltrona.
9- Le reti sociali
Se siete soli e costretti in casa, fatevi contattare ogni giorno da un parente, da un vicino o da un servizio di assistenza sociale.
10- Le terapie abituali
Se siete malati e
assumete farmaci, non variate mai da soli la terapia consueta.
Se avete dei dubbi o avvertite dei sintomi che vi preoccupano consultate per
telefono il vostro Medico di Famiglia.
A cura di FARMASALUTE
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INDICAZIONI E CONSIGLI
Mangiare troppo può debilitare il fisico ed aumentare la percezione del caldo. Quando la temperatura sale è consigliabile mangiare molta frutta e verdura per rifornire l'organismo dei liquidi persi con la sudorazione. Tra l'altro in estate l'organismo ha bisogno di meno calorie rispetto alle stagioni fredde; l'ideale è mangiare 5 volte al giorno: tre pasti principali, comunque leggeri, e 2 spuntini a metà mattina e a metà pomeriggio. Devono essere evitati i cibi ricchi di proteine e grassi: meglio quindi pasta e verdure. I liquidi devono essere assunti a prescindere dalla sensazione di sete; tale consiglio è valido soprattutto per i bambini e gli anziani. Bere molto e spesso, acqua, succhi di frutta, frullati, ma anche sorbetti e gelati alla frutta. Quelli alle creme non sono adatti perché, dopo un iniziale apparente sollievo, provocano un aumento della sete. Indicativamente si consiglia di bere 10 bicchieri di acqua al giorno, dose ideale secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità; sono ovviamente da evitare gli alcolici.
TEMPERATURA + UMIDITà = INDICE DI CALORE
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LA CELLULITE: COME COMBATTERLA
Le cause
Generalmente le cause che comportano la formazione di
cellulite sono da
ricondurre ad un'alterazione della microcircolazione. I piccoli vasi che
irrorano il tessuto adiposo diventano più permeabili e lasciano trasudare il
liquido all'esterno. Si viene quindi a creare una stasi circolatoria e un
ristagno di liquidi tra una cellula e l'altra, con formazione di edema, per cui
le cellule adipose non riescono più ad effettuare in modo ottimale i loro scambi
nutritivi con i vasi capillari. In questo modo si crea una condizione di scarsa
ossigenazione, di sofferenza cellulare, di ristagno di tossine e di liquidi. Per
tentare di contrastare e prevenire la cellulite, bisogna quindi iniziare a
combattere la ritenzione idrica.

Fattori predisponenti
Esistono dei fattori che, più di altri, comportano l'insorgere della pelle
"a buccia d'arancia":
- l'ereditarietà unita ad una debolezza dei vasi
- la scarsa componente muscolare in particolare nelle gambe: i muscoli dei
polpacci non riescono a comprimere le vene ed i piedi a svolgere la loro azione
di pompa
- la vita sedentaria e la stazione eretta prolungata
- le abitudini errate (ad esempio indossare
tacchi troppo alti o
vestiti troppo stretti)
- l'impiego della pillola anticoncezionale
- la gravidanza

Rimedi
Per combattere la cellulite è necessario apportare alcune modifiche a stili
di vita sbagliati.
Ecco come:
1) Movimento – è la prima regola per migliorare la circolazione e riattivare
i muscoli. Se i tessuti sono poco tonici non possono svolgere la loro azione
compressiva sulle vene che facilita la risalita del sangue verso il cuore.
Nuoto, bicicletta e corsa sono gli sport più adatti perché coinvolgono più parti
del corpo senza appesantirne nessuna, potenziano il trofismo muscolare
stimolando la circolazione e hanno quindi un'azione benefica sulla circolazione
e l'ossigenazione dei tessuti.
2) Dieta - L'alimentazione deve essere povera di sale che non andrebbe
aggiunto alle pietanze, già naturalmente saporite. Da evitare tutti i cibi molto
ricchi di sodio, quali insaccati e prodotti in scatola. Bere almeno 1.5 litri di
acqua al giorno. Introdurre quotidianamente verdura
e frutta fresca. Scegliere cereali integrali. Variare sempre le fonti di
proteine: un giorno pesce, un altro soia, carne magra, uova, legumi.
3) Cambiare abitudini - Migliorare alcuni di stili di vita è un altro passo fondamentale. Eccone alcuni:
a) Evitare di stare troppo a lungo nella stessa posizione, sgranchire le gambe ogni ora.
b) Quando si passano molte ore seduti è consigliabile tenere le ginocchia parallele e i piedi appoggiati a terra.
c) Usare scarpe con
tacchi alti 3-5 centimetri in modo tale che il tallone possa svolgere senza
problemi le sue funzioni di sostegno e pompa del sangue.

Rimedi naturali
Lo smaltimento dei liquidi può essere agevolato, oltre che dalla dieta e dal
movimento, anche da alcuni drenanti naturali sotto forma di integratori, tisane,
decotti o tintura madre. Quelli forniti dalle piante si dividono in tre
categorie, in base all'azione che svolgono sui tessuti. In particolare, i
meccanismi attraverso i quali agiscono i principi naturali sono: 1) azione
circolatoria: stimolano cioè la circolazione sanguigna e l'ossigenazione del
tessuto sottocutaneo; 2) azione drenante: diminuiscono il ristagno dei liquidi;
3) azioni multiple: associano i primi due tipi di interventi.
Tisane ... ecco alcune idee
Per ottenere un'azione specifica può essere utile farsi preparare
dall'erborista un misto di erbe mirate a risolvere i diversi problemi e
disturbi. Ecco qualche suggerimento:
Anti-cellulite
Ingredienti: 30 g di foglie di fucus, 20 g di foglie di betulla, 20 g di estratto secco di asparago, 20 g di tè di Giava.
Preparazione: lasciare in infusione per 20 minuti un cucchiaio di tisana in una tazza di acqua bollente. Filtrare.
Bere 3 tazze al giorno,
prima di colazione, pranzo e cena.
Tisana drenante
Ingredienti: 20 g di peduncolo di ciliegio, 20 g di gramigna, 50 g di
equiseto, 40 g di pilosella.
Preparazione: portare a bollore 250 ml di acqua, aggiungere un cucchiaio della miscela e far bollire per 10 minuti.
Consumare 3 tazze al giorno.
Dott. Alessandro Taroni
Con la Legge 149/2005, entrata in
vigore a luglio del 2005, è stato reso possibile, per le farmacie, praticare uno
sconto non superiore al 20% su qualsiasi farmaco da banco (OTC) e su qualsiasi
farmaco senza obbligo di prescrizione medica (SOP).
Sebbene non esente da incongruenze e contraddizioni, la Legge in oggetto è tutto
sommato piuttosto semplice in quanto a contenuti ed è quindi sorprendente come,
nonostante questo, i politici e i media siano riusciti a fraintenderne il senso
e a diffondere al cittadino informazioni imprecise e fuorvianti, quando non
addirittura false e per nulla corrispondenti alla realtà dei fatti.
In questa sede cercheremo di far luce sulla maggior parte dei dubbi e delle perplessità che la 149/2005 ha recato con se e di illustrare, con molta trasparenza e obiettività, come stiano invece esattamente le cose. Per evitare di richiedere troppa fiducia dal lettore riporterò anche alcuni pezzi integrali della 149/2005, che chiunque potrà confrontare in qualsiasi momento con quanto riportato in Gazzetta Ufficiale in modo da sincerarsi della loro autenticità e della veridicità di quanto qui esposto.

Partiamo dal Comma 3 dell'Articolo 1 della 149/2005 (i Commi precedenti si riferiscono a disposizioni legislative della 149 che con gli sconti non hanno nulla a che vedere):
"Il prezzo dei medicinali appartenenti alle classi di cui alle lettere c) e c-bis) del comma 10 dell'articolo 8 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come modificato dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, è stabilito dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio. ..."
I medicinali cui si riferisce il Comma, sono i farmaci di fascia C e quelli di fascia C-bis (il Comma contiene già i riferimenti cui eventualmente attingere per controllare): i farmaci a totale carico del cittadino, insomma. Il prezzo di questi farmaci è stabilito esclusivamente delle case farmaceutiche che li producono (farmacisti e farmacie non hanno alcuna voce in capitolo nella determinazione dei prezzi dei farmaci) e la legge consente quindi loro di imporre, per i propri medicinali, il prezzo che ritengono arbitrariamente più opportuno.
Passiamo al Comma 4 dello stesso articolo:
"Le farmacie pubbliche e private possono vendere i farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e i farmaci di automedicazione operando uno sconto fino al 20 per cento sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare. Lo sconto può variare da medicinale a medicinale e deve essere applicato, senza discriminazioni, a tutti i clienti della farmacia."
Si noti subito come queste disposizioni riguardino, in identica misura, sia le farmacie pubbliche (le Comunali, per intenderci) sia le farmacie private, come esse riguardino esclusivamente i farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) e i farmaci di automedicazione (OTC), come l'entità dello sconto non possa mai essere superiore al 20% e come lo sconto, indipendentemente dalla percentuale, vada applicato a tutti i clienti della farmacia.
La Legge prevedeva anche, nella forma che ho riportato, che ogni farmaco SOP o OTC potesse essere scontato di una percentuale differente, a discrezione della farmacia: come vedremo fra poco, questa libertà di scelta è stata poi ridimensionata notevolmente a dicembre del 2005 in seguito agli accordi presi dal Ministero della Salute con Federfarma.
Rimangono da chiarire due aspetti di questo Comma.
Primo: cosa sono i medicinali SOP e i medicinali OTC? I medicinali SOP sono i medicinali di fascia C (quindi non mutuabili e a completo carico del cittadino) per i quali non è necessaria la ricetta medica; i medicinali OTC sono i medicinali di fascia C-bis (non mutuabili, a completo carico del cittadino e che possono essere oggetto di pubblicità). A scanso di equivoci, neppure per gli OTC è necessaria la ricetta medica.
Secondo: su quale prezzo può essere applicato lo sconto? Lo sconto può essere applicato "sul prezzo massimo stabilito dall'azienda titolare" (titolare dell'Autorizzazione all'Immissione in Commercio del medicinale, si intende), cui si riferiva il Comma 3.
A questo punto è già possibile tirare una prima, semplice conclusione: lo sconto previsto dalla 149/2005 è, per le farmacie private e per le farmacie comunali, completamente facoltativo. La legge autorizza le farmacie a praticarlo (prima della 149 era illegale proporre OTC e SOP a un prezzo scontato) ma non lo impone come un obbligo. In definitiva, nessuna farmacia "deve" praticare gli sconti ma tutte le farmacie "possono", a propria discrezione, praticarli.
Concludo il commento delle parti della 149 che si riferiscono all'introduzione degli sconti riportando parte del Comma 5 dell'Articolo 1:
"[...] sulle confezioni dei medicinali di cui al comma 4 deve essere riportata, anche con apposizione di etichetta adesiva sulle confezioni già in commercio, la dicitura: «Prezzo massimo di vendita euro....».
Il prezzo che compare sulle confezioni dei medicinali SOP e OTC, quindi, è quello stabilito dalle case farmaceutiche in virtù di quanto sancito dal Comma3: esso rappresenta proprio il prezzo massimo di vendita e deve essere ben evidenziato con la dicitura "Prezzo massimo di vendita". E' su questo che vengono poi calcolati gli eventuali sconti, secondo percentuali non superiori al 20%.
Come già accennato,
l'entità dello sconto può essere variabile ma non può in alcun caso superare il
20% del prezzo stabilito dalle case farmaceutiche. Al momento del varo della
Legge 149 (luglio 2005) non esistevano altre restrizioni: ad esempio, era
possibile praticare il 5% su un farmaco, il 12% su un altro e il 17% su un altro
ancora.
A dicembre del 2005 è stata invece apportata una modifica in seguito a un
accordo raggiunto fra il Ministero della Salute e Federdarma: lo sconto è
rimasto facoltativo e variabile entro il 20% ma deve essere applicato identico a
tutti i farmaci SOP e OTC. In alternativa è possibile praticare una
percentuale di sconto sui SOP (sempre non superiore al 20%) e una percentuale di
sconto diversa sugli OTC (sempre senza superare il 20%). In aggiunga a questo,
l'accordo prevede anche che le farmacie espongano un "cartello informativo"
che riporti la (o le) percentuale di sconto praticato, in modo da informare
il cittadino.
La verità sugli sconti è tutta qui, così come anche quella sui prezzi dei farmaci, spesso ingiustificatamente eccessivi.
MANGIANDO MEGLIO E MUOVENDOTI DI PIù
a cura di: Fondazione Italiana per il Cuore
E-mail info@fondazionecuore.it
Una corretta alimentazione ed uno stile di vita più attivo giocano un ruolo di crescente importanza nella ricerca e nel mantenimento del benessere. In questo breve articolo si trovano alcuni concetti, semplici e pratici, che possono aiutare, in particolare, a migliorare la qualità della propria alimentazione. Molti spunti sono probabilmente già noti: il motivo di ciò è che le più recenti indicazioni nutrizionali riscoprono in larga parte le nostre tradizioni alimentari mediterranee, ponendoci in una posizione facilitata e privilegiata rispetto ai cittadini di altri paesi dei mondo. Lo sforzo che ci viene richiesto, quindi, è limitato: ma i vantaggi che possono derivarne sono importanti.
Un'ultima raccomandazione: non dimenticate le scarpette da ginnastica … Il loro contributo alla ricerca quotidiana del benessere è più importante di quanto non si possa pensare.
1 ‑ Se siete in sovrappeso, cercate di riportare il peso alla norma
Ridurre in modo equilibrato il consumo di tutti i cibi, per riportare in equilibrio l'apporto calorico (le "entrate") con il dispendio energetico (le "uscite"), è l'unica strategia che funziona per ridurre il proprio peso. Ricordate che migliorando il controllo del peso, anche i livelli dei trigliceridi, dello zucchero (la glicemia), e, seppure in misura minore, del colesterolo si ridurranno. Il colesterolo "buono" (HDL) tenderà ad aumentare.
2 ‑ Scegliete con cura i grassi alimentari
Ponete particolare attenzione nella scelta dei grassi da utilizzare per la preparazione ed il condimento dei cibi. Limitate l'uso dei grassi saturi (solidi a temperatura ambiente), come il burro e soprattutto le margarine dure in panetto, e preferite invece gli oli vegetali: sia l'olio di oliva extravergine sia gli oli di semi come il mais, la soia, il girasole.
3‑ Moderate il consumo di carne, salumi, uova
Limitate la carne a non più di 3‑5 pasti settimanali, scegliendo soprattutto tra il pollame ed i tagli magri di manzo (anche in scatola, o come bresaola) e di maiale. I salumi non vanno necessariamente eliminati, perché le moderne tecniche di allevamento del maiale ne hanno sensibilmente migliorato le caratteristiche nutrizionali. Possono essere consumati un paio di volte alla settimana, dando la preferenza al prosciutto (meglio crudo). Stesso limite (due volte alla settimana) anche per le uova (non dimenticate di considerare quelle utilizzate per la preparazione dei cibi).
4 ‑ Fate spazio al pesce nella vostra alimentazione
Affiancate ai piatti di carne da 2 a 4 piatti settimanali di pesce. Il pesce (anche surgelato o in scatola) rappresenta infatti un alimento assai povero di grassi saturi ed allo stesso tempo ricco di proteine e di grassi particolari (i famosi "omega‑3") dotati di benefici effetti sulla salute. Questi grassi possono infatti abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue e svolgono un'azione di controllo sulla formazione dei trombi e su alcune pericolose irregolarità dei ritmo cardiaco. In alternativa o in aggiunta al pesce possono essere considerati anche gli alimenti integrati o arricchiti con acidi grassi omega‑3.
5 ‑ Ricordatevi il latte, lo yogurt e i latticini
Preferite il latte e lo yogurt parzialmente scremati. Non eliminate comunque questi alimenti dalla vostra dieta, anche se avete il colesterolo un po' alto: ricordate che un'assunzione regolare di latte e yogurt è importante specialmente nelle fasi della vita in cui l'organismo ha particolarmente bisogno di calcio (l'infanzia) o tende a perderne troppo (l'età avanzata). I formaggi possono essere consumati come piatto principale un paio di volte la settimana, la ricotta più liberamente.
6 ‑ Aumentate il consumo di verdura, legumi, frutta
La verdura ed i legumi sono ricchi di fibra alimentare (che svolge una efficace azione di controllo dell'assorbimento dei grassi dall'intestino), di acido folico (una vitamina con alcune interessanti potenzialità preventive), di antiossidanti naturali (che combattono i "radicali liberi") e contengono, seppure in piccole dosi, i già ricordati "omega‑3". La frutta condivide molti di questi aspetti favorevoli, e (tranne da chi ha i trigliceridi alti o è in sovrappeso) può essere assunta liberamente.
7 ‑ Pasta e pane: che fare?
Se non siete in sovrappeso, non avete motivi per limitare il consumo di farinacei (pasta, pane, riso, meglio se integrali). Ricordate in particolare che gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta preparata e cotta al dente, entrano lentamente nel sangue, e stimolano quindi una minore produzione di grassi di deposito da parte dei fegato: si tratta di una delle migliori opportunità di coniugare la nostra tradizione alimentare con un'alimentazione orientata alla prevenzione. Attenzione, ovviamente, a come preparate il sugo (vedi al punto 2).
8 ‑ Vino, birra, liquori
Il consumo di vino e di bevande alcoliche è radicato nella nostra cultura alimentare e nel nostro stile di vita. Si tratta di una abitudine che, se praticata con moderazione, può portare benefici nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, ma che, in presenza invece di eccessi, comporta rischi sia per la salute sia per l'incolumità propria e degli altri (se ci si pone alla guida di autovetture, per esempio). Se avete dei dubbi, quindi, parlatene con il vostro medico di fiducia: è la persona più adatta per permettervi di prendere una decisione responsabile e meditata.
9 ‑ Il sale
Anche se alcuni studi recenti hanno un po' ridimensionato il ruolo della restrizione del consumo di sale in un'alimentazione orientata alla prevenzione ed al benessere, rimane il fatto che, mediamente, tutti noi consumiamo un eccesso di questa sostanza. Molti cibi, inoltre (dai formaggi, al pane, a molti insaccati) contengono notevoli quantità di sale. Ridurre il sale nei cibi è importante, come è ben noto, soprattutto in chi ha la pressione elevata, o ha una tendenza familiare verso questa condizione. Il sale può essere sostituito dalle erbe aromatiche per insaporire i cibi.
10 ‑ Come preparare e cuocere i cibi?
Anche le tecniche di preparazione e di cottura dei cibi sono importanti. Per le carni e per il pesce sono in generale da preferirsi le cotture che richiedono una minima aggiunta di grassi (cottura alla griglia, al cartoccio, alla piastra), mentre va limitato il ricorso a quelle tecniche che necessitano di grassi di cottura abbondanti (frittura, arrosti, umidi). Le verdure dovrebbero essere consumate crude. In caso contrario, vanno privilegiate la cottura al vapore o la bollitura in poca acqua. Anche la frutta va possibilmente consumata cruda.
Una parola sull'attività fisica
Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a mantenere una situazione di benessere. Può aiutare a controllare il peso corporeo, ed a "bruciare" meglio i trigliceridi di deposito per produrre l'energia necessaria per il movimento. Migliora la struttura scheletrica, la resistenza allo sforzo, aiuta a controllare la pressione arteriosa ed a diminuire il rischio cardiovascolare. Praticare un'adeguata e regolare attività fisica è un elemento essenziale di ogni ricetta per il benessere e la salute.
Per essere più precisi:
- Che tipo di attività: aerobica (camminare di buon passo, andare in bicicletta, fare jogging moderato).
- Quante volte: almeno tre (meglio quattro o cinque) la settimana.
- Per quanto tempo: circa 30 minuti per volta (se necessario anche divisi in due periodi di 15 minuti ciascuno).
Una parola sulla circonferenza addominale
Accanto al controllo dei peso si tende oggi a dare valore alla misura della circonferenza addominale. Parlatene con il vostro medico!

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I ritmi della vita odierna, lo stress, i contrattempi, gli orari sregolati, spesso impediscono scelte salutari; sedentarietà, pasti veloci, incompleti e ad orari spesso non corretti facilitano la perdita dello stato di buona salute
Stile di vita sano vuol dire semplicemente: praticare attività fisica in modo regolare, non fumare, alimentarsi in modo corretto ed equilibrato utilizzando cibi sani, gestire lo stress. Sono scelte importanti per chi vuole mantenersi in salute e che generano un evidente miglioramento della propria qualità di vita. LE ABITUDINI ALIMENTARI Nell'alimentazione, uno stile di vita sano si traduce nelle buone abitudini quotidiane: una dieta varia, giusta nei quantitativi calorici, comprendente molta frutta e verdura, cereali, legumi. Non si deve eccedere nel consumo di grassi animali, carne rossa, formaggi, insaccati e uova. Si devono poi privilegiare gli alimenti ricchi di fibre, l'olio di oliva, il pesce (alimento ricco di grassi insaturi omega-3 e di proteine nobili); non si deve assolutamente esagerare con i fritti ed i condimenti. In questo modo, oltre ad introdurre nell'organismo sostanze importanti (come vitamine, fibre, minerali, antiossidanti) si può tenere sotto controllo il COLESTEROLO: l'IPERCOLESTEROLEMIA è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare.
IL COLESTEROLO Non esiste il colesterolo "buono" e quello "cattivo"! Il colesterolo è una sostanza presente nel corpo umano, che deriva in parte dalla sintesi endogena ad opera del fegato (3/4 della produzione totale), in parte è introdotta con alcuni alimenti di origine animale (1/4 del totale). è una sostanza fondamentale per l'organismo, in quanto componente essenziale delle membrane cellulari, della bile, nonché precursore di molte molecole attive biologicamente (ad esempio la Vitamina D ed alcuni ormoni steroidei). Alti livelli di Colesterolo nel sangue aumentano tuttavia il rischio di malattie cardiovascolari, favorendo l'aterosclerosi (patologia dei vasi presente ormai anche in giovane età). Per raggiungere tutti i tessuti che ne hanno bisogno, il colesterolo deve circolare nel sangue, cosa complicata per un LIPIDE (sostanza inorganica naturale, di origine vegetale o animale, la cui base chimica è costituita da acidi grassi). Qui entrano quindi in gioco i suoi "trasportatori", i veri responsabili della distinzione tra colesterolo "buono" e "cattivo". COLESTEROLO LDL e COLESTEROLO HDL LDL e HDL non sono due varianti del colesterolo, ma le lipoproteine (proteine + lipidi) che lo trasportano nel sangue. Le LDL (lipoproteine a bassa densità) trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti - dove avviene l'utilizzazione - permettendogli di scorrere facilmente nel sangue e di diffondere in tutto l'organismo. Ma quando nel sangue il quantitativo è eccessivo, il colesterolo-LDL può rendere "secche" le pareti delle arterie, scorre sotto l'endotelio (lo strato di cellule che riveste le pareti interne del cuore e dei vasi) e qui si accumula, depositandosi sulla parete delle arterie. Subisce l'effetto dei radicali liberi (molecole ossidanti molto reattive): inizia una reazione a catena che favorisce la formazione di una placca giallastra, detta placca aterosclerotica, un deposito di grasso che può calcificare e causare l'indurimento dell'arteria, a volte fino a causarne l'ostruzione. Questo è il motivo della definizione di "cattivo" per il colesterolo LDL. Le HDL (lipoproteine ad alta densità) hanno, invece, la funzione di rimuovere il colesterolo dai tessuti e riportarlo al fegato (l'unico in grado di eliminarlo dall'organismo per mezzo della bile), ostacolando, di conseguenza, la formazione delle placche. Per questo l'HDL viene comunemente definito "buono".
Una considerazione sugli alimenti e sugli integratori che promettono di ridurre il colesterolo: se si segue una dieta normocalorica e una regolare attività fisica spesso non sono necessari (sentire sempre il consiglio dello specialista).
TERAPIA NON
FARMACOLOGICA: GLI STEROLI VEGETALI: SOSTANZE NATURALI CHE RIDUCONO IL COLESTEROLO Nella frutta, nella verdura, nei cereali e nell'olio extra vergine di oliva sono presenti in piccole quantità delle sostanze naturali molto utili per l'organismo, in quanto svolgono una azione ipocolesterolemizzante, riducendo l'assorbimento del colesterolo: gli steroli vegetali (o fitosteroli). è scientificamente dimostrato che l'assunzione regolare di steroli vegetali - con una alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura - sia in grado di ridurre i livelli di colesterolo LDL e totale nel sangue, senza modificare i livelli di colesterolo HDL e trigliceridi (Per Saperne di Più). TERAPIA FARMACOLOGICA: deve essere presa in considerazione solo quando non si è riusciti a seguire una dieta o quando questa non abbia dato nessun risultato, ciò significa che molto probabilmente ci troviamo di fronte a difetti genetici curabili solo con i farmaci consigliati saggiamente dal medico. I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di inibire la sintesi endogena del colesterolo; si usano anche le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.
BIBLIOGRAFIA
1- J. McCormick, P.
Skrabanek: Coronary heart disease is not preventable by population
interventions - Lancet 1988 / II / p. 839
CIBI DA PREFERIRE Yogurt intero e magro, Riso integrale, Pane integrale, Farina, Olio, Legumi (piselli, faglioli, lenticchie, ceci, soia), Frutta, Succhi di frutta, Verdura, Zucchero di canna, Miele, Marmellata, Sorbetto alla frutta. CIBI DA EVITARE Cervello, Fegato, Rene, Milza, Bottarga, Caviale, Tuorlo d'uovo, Burro, Margarina, Olio di fegato di merluzzo, Tortelli, Pasta frolla.
Consigli per una alimentazione corretta - A colazione mangiate cereali integrali (tipo: Muesli) - Mangiate almeno 2-3 volte alla settimana i legumi - Consumate ogni giorno verdure (sia fresche che cotte) - Scegliete la frutta intera invece del succo - Sostituite pane e pasta comuni con pane e pasta integrali - Provate a mangiare pasta integrale di Kamut o di Farro - Consumate diversi tipi di cereali integrali (Miglio, Kamut, Farro, Grano Saragolla, Grano Senatore Cappelli)
Metodi di cottura
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PERCHè MANGIARE FRUTTA E VERDURA
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Indagini recenti confermano un dato costante ed allarmante degli ultimi anni: la diminuzione dei consumi di frutta e verdura soprattutto da parte delle fasce più giovani della popolazione. Dato allarmante in primo luogo per le conseguenze che questa cattiva abitudine può avere sulla salute e sulla crescita dei ragazzi, sempre più orientati verso abitudini alimentari poco salutari. La scienza ha dimostrato che chi mangia molta frutta e verdura ha minore probabilità di sviluppare patologie croniche come le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro. Vediamo qualche indicazione per una corretta assunzione di frutta e verdura. QUANTA SE NE DEVE MANGIARE Almeno 4-5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Una porzione equivale ad un frutto (come una mela o una pera), o a un piatto di insalata o a 250 grammi di ortaggi da cuocere (la porzione si riferisce al peso dell'alimento crudo e pulito). COME CONSERVARLA Nel frigorifero, nell'apposito cassetto, per preservarne le caratteristiche nutrizionali. Si devono però consumare rapidamente perché, anche se conservate in frigo, frutta e verdura perdono rapidamente alcuni dei loro principi benefici. Frutta e verdura sono una fonte importante di vitamine (vitamina A, vitamina C, acido folico) e minerali essenziali per l'organismo (ad esempio il potassio); sono ricche di antiossidanti; sono poco caloriche e povere in grassi; sono inoltre una fonte importante di fibre.
A COSA SERVONO LE SOSTANZE CONTENUTE NELLA FRUTTA E NELLA VERDURA L'ACIDO FOLICO aiuta la crescita ed è fondamentale in gravidanza per la prevenzione della spina bifida (una grave malattia). Gli ANTIOSSIDANTI sono importanti fattori protettivi nei confronti dell'invecchiamento, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori. Le FIBRE danno un maggiore senso di sazietà, migliorano l'attività intestinale e proteggono da alcune patologie come diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tumori. Il LICOPENE protegge dal cancro. Il POTASSIO è utile per il buon funzionamento dei muscoli e del cuore. La VITAMINA A difende pelle e mucose dalle infezioni; aiuta la crescita perché favorisce lo sviluppo dello scheletro; è preziosa per la vista. La VITAMINA C potenzia il sistema inmmunitario e contribuisce al buono stato di denti, ossa, pelle e vasi sanguigni. La verdura e la frutta di stagione è più gustosa e saporita: ecco quando trovarla.
LA VERDURA
LA FRUTTA
MINISTERO POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI - www.politicheagricole.it INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - www.inran.it |
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IPERIDROSI E LASER A LUCE PULSATA
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L'iperidrosi è una patologia caratterizzata da sudorazione eccessiva per le richieste termoregolatrici ed emotive. Generalmente il problema inizia nell'infanzia o nell'adolescenza, ma si protrae per tutta la vita. Una tossina del batterio Clostridium botulinum è in grado di bloccare la secrezione del sudore da parte della ghiandola sudoripara. Questo grazie all'inibizione del rilascio di un neurotrasmettitore, l'acetilcolina, dalle terminazioni nervose, con conseguente arresto dell'impulso nervoso responsabile della stimolazione della ghiandola sudoripara, che quindi non è eliminata, bensì solamente inibita. Molti mesi dopo le terminazioni nervose riacquistano la capacità di rilasciare nuovamente l'acetilcolina con conseguente graduale ripresa della sudorazione. Gli effetti del botulino sul sistema nervoso sono noti da oltre un secolo, ma l'utilizzo in medicina della tossina inizia negli anni '60, soprattutto in campo neurologico. Successivamente c'e' stato l'utilizzo in campo estetico per l'eliminazione delle rughe del viso. Non vi sono controindicazioni all'uso del botulino, alla luce della lunga esperienza in capo medico.
La terapia consiste nell'effettuazione di molteplici iniezioni, tramite sottilissimi aghi intradermici con minime quantità di tossina, in modo da trattare uniformemente la superficie interessata dal fenomeno, l'efficacia delle infiltrazioni si manifesta dopo due o tre giorni ed in genere perdura per 6–8 mesi. In seguito la sudorazione si ripresenterà, all'inizio in modo lieve, aumentando poi molto lentamente. In molti casi anche dopo un anno non viene raggiunto il livello di iperidrosi iniziale. Le infiltrazioni di Botulino possono essere praticate in qualunque zona del corpo.
L'iperidrosi palmo-plantare, in oltre il 30% dei casi, non risponde adeguatamente alle iniezioni di Tossina Botulinica. In queste sedi trova indicazione la terapia con la Luce Pulsata Intensificata (IPL), soprattutto nei pazienti botulino-resistenti. L'IPL agisce direttamente sulle ghiandole sudoripare e sulle vicine cellule mioepiteliali, le modalità non sono ancora del tutto chiarite, ma i risultati sono pressoché sovrapponibili a quelli ottenuti con la tossina botulinica a livello ascellare. Il trattamento si svolge in sedute multiple, mediamente ogni 3 settimane, si inizia applicando sulle superfici da irraggiare un gel, tipo quello ecografico. Le sedute, in genere 6 o 7, si effettuano prevalentemente nel periodo estivo, anche gli effetti, nella durata sono sovrapponibili a quelli che si ottengono con l'uso della tossina botulinica. Ogni seduta dura circa venti minuti ed ha il vantaggio di essere molto meno dolorosa rispetto alle iniezioni di Botulino. |
GALILEO™ - Non solo Estetica ...
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GALILEO™ è una metodica allenante migliorativa delle capacità coordinative e propriocettive, rende più efficiente il sistema muscolo-scheletrico e previene le lesioni articolari, osteoporosi e problematiche della colonna vertebrale. Attraverso l'esclusivo principio della vibrazione eccentrica, migliora il metabolismo e gli adattamenti fisiopatologici dell'osso, sostituendo eventuali esercizi di altro genere ad alto impatto, che, soprattutto in persone anziane o con fragilità ossea, sono controindicati per la potenziale lesività. Questa tecnologia produce inoltre rapidi adattamenti neuromuscolari e migliora la performance muscolare di soggetti volontari sani e atleti ben allenati, come documentato in studi elettromiografici sugli arti inferiori e in studi sul consumo di ossigeno (VO2). GALILEO produce esercizio fisico utile nella prevenzione e trattamento di malattie cardiovascolari e obesità; migliora la circolazione sanguigna e il tonotrofismo della cute armonizzando l'impalcatura muscolare, ottimizza il rapporto massa grassa/massa magra e l'aspetto estetico generale della silhouette corporea.
In conclusione, l'allenamento con la tecnica brevettata della vibrazione eccentrica a frequenze variabili della pedana GALILEO, si fa apprezzare nel mondo scientifico e sportivo perché richiede tempo di allenamento limitato e non richiede molto sforzo, ottenendo gli effetti endocrini dell'esercizio fisico, aumentando la potenza muscolare e la circolazione degli arti inferiori. |
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CAMPI DI APPLICAZIONE ED ASPETTI PREVENTIVI
RIMODELLAMENTO DEL CORPO E MIGLIORATA EFFICIENZA FISICA
SCOPI RIABILITATIVI
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Per ricevere studi scientifici sull'argomento: info@faselgroup.it |
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EPILAZIONE CON LASER A LUCE PULSATA
Giancarlo delli Santi (Specialista in Chirurgia Estetica)
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L'obiettivo di una Epilazione definitiva è
distruggere permanentemente il bulbo pilifero affinché non sia in grado di
generare il follicolo e quindi lo stelo del pelo. Il ciclo vitale del pelo
è molto importante per la corretta depilazione: ha 3 fasi: ANAGEN (la
crescita), CATAGEN (la regressione) e TELOGEN (il riposo).
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PRIMA VISITA |
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CONTROINDICAZIONI E COMPLICANZE NUMERO DI
TRATTAMENTI BIBLIOGRAFIA
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Giulio Iasonna (Specialista Malattie del Metabolismo)

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Cosa è Endermologie è una tecnica, non invasiva e indolore, di massaggio profondo con "vacuum", frutto dell'esperienza francese nell'ambito della medicina estetica, collaudata da diversi anni di esperienza e applicata utilizzando apparecchiature testate scientificamente (LPG CELLU M6® Keymodule Medical). Tale massaggio meccanico ha effetto anticellulite, anti-età, rilassante, linfodrenante, antiedema, decontratturante. Essa è in grado di intervenire sia su problematiche estetiche che mediche. L'indicazione principale dei trattamenti di Endermologie è la cellulite, intesa come processo infiammatorio cronico dei tessuti adiposi di alcuni distretti corporei; una seconda indicazione ugualmente importante è la cura delle infiammazioni muscolo-tendinee, contusioni, traumi distorsivi e affaticamenti muscolari. Il manipolo utilizzato nell'Endermologie è costituito da una coppia di rulli capaci di movimenti rotatori convergenti, divergenti o sincronizzati nella stessa direzione e da un sistema di aspirazione. |
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I rulli si muovono in modo da formare una plica del tessuto cutaneo che viene dolcemente stirata o compressa dai rulli stessi in modo da far scorrere i piani cutanei tra di loro e sopra il piano muscolare. Nella "frizione" che ne segue, si ha uno scollamento degli strati adiposi in modo che la compattezza delle cellule adipose o delle strutture connettivali infiammate venga ridotta, favorendo una maggiore vascolarizzazione, una migliore ossigenazione dei tessuti e una maggiore eliminazione di metaboliti della flogosi, che hanno una funzione irritante sui tessuti circostanti. A questa azione si aggiunge un effetto "vacuum" dato da una aspirazione modulabile che avviene tra i due rulli; in tal modo si accentua la plica cutanea interposta tra i rulli e viene favorito ulteriormente lo scollamento dei tessuti sottostanti. |
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Le masse muscolari trattate dai due rulli, l'azione di aspirazione sui piani profondi, il rimaneggiamento dei tessuti connettivali compresi nella plica, costituiscono il momento terapeutico fondamentale e di maggiore effetto del KeyModule LPG. L'effetto benefico della maggiore vascolarizzazione e il dolce massaggio accelerano il processo di "restitutio ad integrum" dei tessuti alterati dallo stress o dai traumi. |
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TRATTAMENTO DEL MUSCOLO L'applicazione del Cellu M6 KeyModule Medical sul tessuto di rivestimento genera un'azione benefica sul muscolo. Esso riacquista rapidamente forza ed elasticità, si prepara allo sforzo o acquisisce una capacità di recupero più veloce. Nello Sport risulta particolarmente efficace in caso di contratture muscolari, nei postumi dell'affaticamento muscolare dopo sforzo intenso, nella preparazione della muscolatura per l'ottimizzazione della performance, nei postumi di traumi muscolari in via di cicatrizzazione. |
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TRATTAMENTO SUL TESSUTO CONNETTIVO I tendini, i legamenti e le capsule articolari sono costituite da tessuto connettivo, tessuto denso composto da fibre di collagene ed elastina. Nel momento in cui viene danneggiato, in seguito ad un trauma, ad un intervento chirurgico o ad un'attività fisica eccessiva e/o inadeguata, il tessuto reagisce con il fenomeno dell'infiammazione, ispessendosi ed ipertrofizzandosi. L'applicazione del Cellu M6 KeyModule Medical facilita la ristrutturazione del tessuto e la scomparsa dei fenomeni di flogosi; la funzionalità si normalizza e il dolore scompare. Nello Sport risulta particolarmente efficace in caso di rigidità delle articolazioni operate, nelle tendinopatie acute o di vecchia data, la fibromialgia, le "tensioni" muscolari. |
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BIBLIOGRAFIA
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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 30 NOVEMBRE 2008 |
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