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ENERGY DRINK SOTTO ACCUSA
Roma, 6 Novembre 2007 (Fonte:
Adnkronos Salute): Ancora sotto accusa gli Energy Drink

"Aumentano la pressione
arteriosa oltre a fornire più energia", rivela uno studio presentato
oggi al congresso dell'American Heart Association. "Bastano due lattine al
giorno delle più comuni bibite energizzanti per avere rialzi pressori",
rivelano i ricercatori della Wayne State University. "E se nelle persone
sane questi sbalzi di pressione non costituiscono un pericolo per la
salute - aggiungono - in chi è affetto da patologie cardiache o consuma
troppi drink ogni giorno, la situazione può diventare seria". Tanto che
gli scienziati suggeriscono "agli ipertesi o a chi soffre di patologie
cardiache di evitare del tutto questo genere di bevande".
Molti energy drink contengono
infatti alti livelli di caffeina e taurina, un amminoacido presente anche
negli alimenti proteici come carne e pesce. Un mix capace di aumentare,
nell'arco dei sette giorni di osservazione, dal 7.9% al 9.6% la pressione
sistolica a quattro ore dal consumo della bibita. Mentre il valore della
pressione diastolica ha segnato oscillazioni variabili tra il 7% e il
7.8%.
Aumenta anche la frequenza del
battito cardiaco, passata da un +7% il primo giorno a un +11% del settimo.
(Rilevazioni riscontrate dai ricercatori in un campione di 15 volontari
sani e giovani - età media 26 anni).
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PICCOLA GUIDA AGLI
ALIMENTI

Cosa è il "Peso Ideale"?
è quel peso, composto in
prevalenza di massa muscolare, ma anche di grasso corporeo (in bassa
percentuale), che garantisce un buono stato di salute. Varia da persona a
persona e non può essere ricavato da semplici tabelle, ma deve essere
determinato dallo specialista con le idonee metodiche.
Un'attività fisica normale (2-3
volte a settimana), poi, non comporta quasi mai un fabbisogno energetico
aggiuntivo, né richiede l'uso di prodotti dietetici e/o di integratori
alimentari.
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PROTEINE |
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Quali e dove trovarle |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Proteine animali:
carne, pesce, uova, latte, formaggio. Forniscono
proteine complete, in quanto contengono gli otto amminoacidi
essenziali.
Proteine
vegetali: cereali,
legumi, frutta, ortaggi. Forniscono proteine incomplete, perché
mancano di alcuni amminoacidi essenziali. |
In un adulto
è intorno a 0.8 grammi ogni kg di peso corporeo; nello sportivo
questo valore aumenta a 1.5 grammi in ragione dell'ipertrofia
muscolare. In proporzione, corrisponde a circa il 15‑20% della
razione calorica totale, e dovrà provenire per il 50% da alimenti di
origine vegetale e per il 50% da alimenti di origine animale. |
Apporto eccessivo:
le proteine vengono trasformate in zuccheri e
grassi. Ciò non migliora la prestazione, ma può arrecare gravi danni
come coliti, stitichezza, affaticamento renale ...
Apporto
insufficiente:
diminuzione dell'efficienza fisica e psichica, della coordinazione
nervosa e rapidità di riflessi. |
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GLUCIDI O CARBOIDRATI |
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Quali e dove trovarli |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Monosaccaridi:
glucosio (contenuto nella frutta e nel miele) e
fruttosio (frutta e miele).
Disaccaridi:
saccarosio (canne e barbabietole da zucchero) e
lattosio (latte e latticini).
Polisaccaridi:
amido (cereali, tuberi, legumi) e glicogeno (carne e
pesce). |
In un adulto deve corrispondere a circa il
55‑60% della razione calorica. Il consumo di zuccheri semplici non
dovrebbe superare il 10‑12% delle calorie totali. Il resto è fornito
da alimenti contenenti carboidrati complessi che, oltre a fornire
energia a più lento rilascio, apportano altri nutrienti fondamentali
all'equilibrio della dieta. |
Apporto eccessivo: obesità,
costipazione, diarrea, coliche, carenza di calcio e vitamina B1,
tendenza a formare carie.
Apporto insufficiente: scarso
rendimento atletico dovuto alla formazione di corpi chetonici
provenienti dalla demolizione dei lipidi utilizzati a scopo
energetico in sostituzione dei carboidrati. |
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LIPIDI O GRASSI |
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Quali e dove trovarli |
Fabbisogno giornaliero |
Dieta scorretta |
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Grassi saturi animali:
burro, lardo, carni grasse, formaggi,
salumi, uova.
Saturi vegetali:
olio di cocco, burro di cacao, olio di semi di
palma.
Polinsaturi animali:
oli e grassi di pesce.
Polinsaturi vegetali:
olio di semi di girasole, di mais, di
soia, margarine vegetali.
Monoinsaturi vegetali:
olio di oliva e arachidi. |
Deve essere di circa 1 g per
kg, corrispondente al 25‑30% della razione calorica totale. I 2/5
del fabbisogno lipidico deve essere ricoperto da grassi di origine
vegetale. I lipidi meglio digeribili e facilmente metabolizzabili
sono i polinsaturi. Vietati i grassi colti, precedenza assoluta
all'olio di oliva extravergine. |
Apporto eccessivo:
disturbi epatici e biliari, aumento dei
colesterolo cattivo, predisposizione all'obesità, minore resistenza
alla fatica.
Apporto insufficiente di
grassi soprattutto essenziali (polinsaturì):
affaticamento, disfunzioni nella crescita, problemi
di coagulazione e fragilità capillare. |
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LA
DIGESTIONE
Tempo
di permanenza degli alimenti nello stomaco
Fino a 30': Glucosio,
fruttosio, miele, alcool, bibite isotoniche (in piccole quantità)
Da 30' a 60': Tè,
caffè, latte magro, brodo povero di grasso, acque minerali
zuccherate (tipo limonate, aranciate ecc.)
Da 60' a 120': Latte,
yogurt, cacao, formaggio magro, pane bianco, purè di patate, riso
bollito asciutto, pesce cotto, composta di frutta
Da 120' a 180': Carne
magra, legumi verdi lessati, carote e patate lessate, pasta, uova
strapazzate, omelette, banane, bistecca tartara
Da 180' a 240':
Pane nero, formaggio, frutta
cruda, legumi al vapore, insalata verde, filetto di pollo o vitello
ai ferri, patate arrosto, prosciutto
Da 240' a 300':
Arrosti, pesci e carne ai ferri, pisellini,
fagioli bianchi o verdi, torte al burro o alla crema
Circa 360': Lardo,
salmone affumicato, tonno sott'olio, insalata
di cetriolo, peperoni, patate fritte, arrosto di maiale, funghi
Fino a 480': Sardine
sott'olio, oca arrosto, zampetto di maiale,
crauti |
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CONSIGLI
1 - Il pasto deve essere
sempre consumato almeno tre ore prima dell'esercizio fisico, per
evitare il richiamo dei sangue nell'apparato digerente invece che
nell'apparato muscolare.
2 - La colazione deve essere
sempre abbondante (20‑25% dell'apporto calorico dell'intera
giornata), ma si deve evitare di bere il caffelatte, perché i due
alimenti uniti, rallentano i tempi di digestione.
3 - Il pranzo deve essere
ricco di carboidrati e fibre vegetali, preceduto da un ricco piatto
di verdura mista.
4 - La cena deve essere
completa dal punto di vista nutrizionale.
5 - La frutta va mangiata
tutti i giorni, ma preferibilmente lontano dai pasti: è ricca di
zuccheri semplici ideali quando lo stomaco è vuoto.
6 -
è necessario bere
almeno un litro e mezzo al giorno di acqua minerale.
7 - Non bisogna esagerare con
sale, zucchero e condimenti vari come burro, panna e grassi animali. |
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LA SALUTE VIEN MANGIANDO

Ci sono alcuni
malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si
mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e
preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di
zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che,
adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.
CONTRO LA STIPSI?
La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto
donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una
volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo
aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di
stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi
mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti
ricchi di fibre,
sostanze che il nostro organismo
non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si
trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita
l'espulsione delle feci.
Strettamente legato a questo processo è
l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione
intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera
dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino,
ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi
e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono
solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i
cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione
lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed
il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.
CONTRO LE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI?
Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei
ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi.
L'aterosclerosi,
la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno
il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste
patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport,
l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere
meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie
cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi
e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione
arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in
sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.
L'obesità,
infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato
cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli
insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i
grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le
frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio,
tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di
mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio
e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega
3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.
PER PREVENIRE I TUMORI?
Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è
possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente,
per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e
l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero.
Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle
malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce
e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e
bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.
MANGIARE SANO, VIVERE A LUNGO

Che la dieta mediterranea sia stata da sempre considerata
una dieta sana e nutriente non è una novità. Ora, anche i congressi
confermano questa convinzione.
Ma perché la dieta mediterranea è così sana rispetto a quelle attuate, per
esempio, nei paesi nordici o negli Stati Uniti?
La dieta mediterranea si basa fondamentalmente sull'uso intenso di
alimenti quali cereali, legumi, frutta e verdura. Limitato, invece, è
l'uso di prodotti caseari, quali latte, formaggio e yogurt ed il pesce è
preferito alla carne. Questo tipo di dieta nasce in considerazione dello
stretto rapporto, già scoperto intorno agli anni '50, tra ciò che si
mangia a tavola ed i disturbi cardiocircolatori. La ricerca ha fatto passi
avanti, scoprendo che non solo la circolazione subiva gli eccessi a
tavola, ma che anche altre patologie erano
condizionate da un'alimentazione eccessiva o poco sana; tra queste,
soprattutto tumori al colon, al seno, all'endometrio,
ecc., per non parlare dell'obesità,
la "malattia del benessere" che sta
diventando negli ultimi tempi una vera e propria epidemia, il diabete, le
dislipidemie, ecc.
Ma cosa consiglia, in sostanza, la dieta mediterranea? Questo tipo
di alimentazione predilige, come abbiamo detto, cibi ricchi di fibre, come le verdure e
gli ortaggi, la frutta, sia fresca che secca, ma con una grossa preferenza
per la prima, carboidrati (pane, pasta e
riso), legumi e prodotti caseari, meglio se "magri", per l'alimentazione
di tutti i giorni. Il tutto condito con olio d'oliva, meglio se
extravergine. Inoltre, consiglia di limitare l'uso delle uova al massimo 4
volte a settimana e del pesce e di preferire carne bianca (pollo,
coniglio, tacchino, ecc.), che può essere mangiata più volte a settimana,
rispetto a quella rossa, che va limitata a poche volte al mese, perché
meno digeribile. Per quanto riguarda le bibite, è bene evitare quelle
gassate, bere circa 6 bicchieri d'acqua e moderare l'assunzione di vino
rosso soltanto durante i pasti.

La piramide si suddivide fondamentalmente in tre zone
principali.
La "zona verde" indica quegli alimenti che possono essere mangiati tutti i
giorni; la "zona gialla", invece, comprende gli alimenti che vanno
limitati a poche volte alla settimana. La "zona rossa", infine, è per la
sola carne rossa, consigliata soltanto poche volte al mese.
CONSIGLI PER UNA SANA PASQUA
È inevitabile. Pasqua, come Natale, rappresenta una gioia per il
palato ed un tormento per la linea. Tanto più perché in previsione
dell'estate e di tutto ciò che essa comporta.
Ma allora, come fare a passare queste feste senza eccedere, ma anche senza
rinunciare alla buona tavola?
Ecco qualche consiglio utile per limitare i danni:
-
Innanzitutto,
mangiare tutto, ma con moderazione
-
Evitare i bis
-
Accettare porzioni
piccole di ogni piatto
-
Lasciare nel
piatto l'ultimo boccone, in modo che chi vi invita non insista a riempirlo
di nuovo
-
Prima di riempire
il bicchiere nuovamente, vuotarlo
-
Alla fine del
pasto, fare una bella passeggiata all'aria aperta, che aiuta a digerire
meglio
-
Poiché non è
l'eccesso di un giorno a rovinarci, ma gli eccessi giornalieri, cercare di
limitare le sostanze grasse dopo le feste, seguendo una dieta più sana nei
giorni successivi.
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LE
NITROSAMMINE: UN PROBLEMA PER LA SALUTE
Marco Piumetti

In ambito
tossicologico è molto importante il problema delle nitrosammine poiché
molte di esse sono cancerogene e la loro presenza è dovuta sia ai
componenti naturali degli alimenti sia all’uso di nitriti aggiunti come
additivi a insaccati, prosciutti, wurstel, carni in scatola ed altri
prodotti a base di carne, pesci marinati, prodotti caseari, …
Dal punto di
vista chimico le nitrosammine sono dei composti organici caratterizzati
dalla presenza del gruppo N=O legato all’atomo di azoto di un’ammina
secondaria e si ottengono generalmente per reazione dei nitriti con le
ammine secondarie.

Struttura
generale di una nitrosammina
(R1 e
R1 sono i due gruppi sostituenti)
In condizioni
molto acide (per esempio all’interno dello stomaco), i nitriti vengono
trasformati in acido nitroso che, essendo un acido piuttosto debole è in
grado di dissociarsi in ione nitrosonio (N=O+) ed in gruppi
ossidrilici (OH-).
Lo ione
nitrosonio può quindi reagire con un’ammina per formare la nitrosammina.
Oltre alle
condizioni acide richieste per la loro formazione, le nitrosammine possono
formarsi in condizioni di alta temperatura, per esempio durante la cottura
degli alimenti tramite frittura o arrostitura, oppure nell’ambiente per
reazione delle ammine con gli ossidi dell’azoto.
Occorre, inoltre,
considerare il fatto che i nitrati che sono di per sé innocui tendono ad
essere trasformati in nitriti per effetto della flora batterica e quindi
diventare potenzialmente dannosi.
Formazione
delle nitrosammine [1]:
Step I: I
nitriti (R-NO2) in presenza di un ambiente acido formano
l’acido nitroso (HNO2) secondo la seguente reazione:

*Il Nitrito di sodio (NaNO2) è un
conservante
Step
II: Dall’acido nitroso si forma la specie reattiva, lo ione nitrosonio
N=O+ che è in grado di unirsi all’azoto dell’ammina secondaria
per formare la nitrosammina. La reazione complessiva è la seguente:

Molte possono le
fonti delle nitrosammine, quali ad esempio la
birra, i vegetali, il
pesce, la
carne, i
salumi e i
formaggi. Nella carne
conservata possono esserci tracce di nitrosammine poiché la carne contiene
le ammine (che derivano dalla presenza di proteine) e, per conservarla,
talvolta viene aggiunto il nitrito di sodio, con il cloruro di sodio.
Questo metodo di conservazione di molti alimenti è importante per evitare
la formazione della tossina Botulina, prodotta da un batterio della carne,
ed impedire la formazione della Salmonella ma ha l'inconveniente di essere
un potenziale vettore per la produzione delle nitrosammine; pertanto, per
ridurre tale effetto, nell’industria alimentare vengono spesso aggiunti
degli inibitori (antiossidanti) quali le vitamine C ed E.
è
infatti noto che l’acido ascorbico, così come la vitamina E, inibisce la
formazione delle nitrosammine ed attualmente viene utilizzato un suo
isomero, meno costoso, come agente inibente. Oggigiorno, grazie ai
miglioramenti dei metodi di conservazione dell’industria alimentare, il
livello di nitrosammine in molti prodotti conservati risulta essere
inferiore rispetto al passato, in cui tali agenti inibenti non venivano
impiegati [2]. Tuttavia, le nitrosammine possono essere presenti anche in
fonti non alimentari, quali il
fumo di sigaretta, nei
materiali plastici, nei
pesticidi, in alcuni cosmetici, nelle industrie metallurgiche …
La classe delle
nitrosammine è ben nota da oltre cento anni ma il loro interesse ha
cominciato ad aumentare dal 1956 quando i due scienziati inglesi John
Barnes e Peter Magee osservarono che la dimetilnitrosammina se fatta
inalare o ingerire ai ratti, provocava rapidamente dei tumori al fegato.
Da tale scoperta si iniziarono a studiare circa 300 composti di
nitrosammine e, per il 90 % di essi, si trovarono delle proprietà
cancerogene sugli animali. La maggior parte delle nitrosammine, infatti,
sono degli agenti mutageni, provocano l’alchilazione
del
DNA, e molti di essi
agiscono su specifici organi. Esiste, inoltre, una correlazione tra la
loro assunzione ed il cancro allo stomaco [3][4]; secondo l'AIRC (Ass. It.
Ricerca sul Cancro) il consumo di insaccati con conservanti è una della
cause accertate di cancro allo stomaco [5]. Un altro studio della Columbia
University di New York rivela che
il consumo di insaccati conservati con
nitriti può ridurre le funzioni respiratorie del 3% e ciò
pare che sia dovuto ai nitriti e nitrati che aggrediscono specifiche
proteine adibite al mantenimento dell’elasticità polmonare [5]. Anche nel
tabacco sono presenti tracce di nitrosammine, infatti, è stato osservato
che i fumatori di tabacco sono esposti a molte nitrosammine tra cui le
N-nitrosonornicotine, presenti in diversi tipi di tabacco.

Tali composti
sono risultati cancerogeni per ratti, topi e criceti ed in particolare la
somministrazione orale ha indotto carcinomi del tratto digestivo superiore
e delle cavità nasali in alcuni di essi. Nonostante ciò, per quanto
riguarda l’effetto delle nitrosammine presenti nel fumo di tabacco non
esistono ancora per l’uomo dei dati epidemiologici certi [2].
BIBLIOGRAFIA
[1] H. Hart:
Chimica Organica, Terza Edizione Zanichelli, 1991
[2] Nitrosamines and Cancer, Richard A. Scanlan, Ph.D.
Dean of Research Emeritus and Professor of Food Science - Linus Pauling
Institute -
http://lpi.oregonstate.edu/f-w00/nitrosamine.html
[3] Documentazione Regionale Salute - Centro di
Documentazione per la Promozione della Salute - Via Sabaudia, 164 - 10095
Grugliasco (TO)
www.dors.it/matline/stasch.php?astampa%5B0%5D=508&PHPSESSID=c832f4809a89012ac433434e251202be
[4]
Nitrosamine and related food intake and gastric and
oesophageal cancer risk: a systematic review of the epidemiological
evidence. World J Gastroenterol. 2006 Jul 21;12(27):4296-303
[5]
http://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/additivi/nitriti.htm
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IL "FUOCO DI SANT'ANTONIO

Herpes Zoster
L’Herpes Zoster è una malattia
virale conosciuta in Italia col termine di "fuoco di Sant'Antonio". Il
nome deriva dal greco, Herpes (Herpein = strisciare, comparire
saltuariamente) e Zoster (Zostrix = cintura). Conosciuta fin
dall'antichità, è rimasta un'infezione misteriosa per molti secoli. Solo,
infatti, dal XIX secolo si è riusciti ad inquadrarla in maniera più netta.
CAUSE
La varicella rappresenta la
malattia primaria, che si sviluppa prevalentemente nei bambini: dopo un
periodo d'incubazione di 14 giorni compare la febbre e le classiche
eruzioni cutanee, caratterizzate da papule che si trasformano poi in
vescicole piene di liquido.

Varicella
Dopo la guarigione completa con la
scomparsa delle vescicole e la formazione di anticorpi circolanti, il
virus non è completamente distrutto, bensì va ad annidarsi in alcune
strutture nervose ‑ i gangli sensitivi ‑ dei nervi spinali e cranici che
il virus aveva raggiunto durante la disseminazione varicelliforme.
Li rimane dormiente per anni o per
tutta la vita, fino a quando non intervenga un'attivazione dei virus, per
abbassamento delle nostre difese immunitarie.
Questo risveglio è legato a grossi
stress emozionali, traumi, malattie infettive, eccessiva esposizione al
sole con ustioni, traumi, terapia radiante.
Una volta risvegliatosi il virus
ripercorre a ritroso i nervi per raggiungere la cute che aveva lasciato
anni prima come varicella. Ecco spiegato il nome di “fuoco di Sant'Antonio”:
questo passaggio, infatti, crea un dolore insopportabile, insomma un vero
e proprio fuoco, talvolta difficile da controllare se non utilizzando
farmaci importanti tipo morfina o similari.
CURE
La diagnosi si presenta semplice e
mirata, in quanto oltre al dolore compaiono sulla cute le classiche
eruzioni vescicolari a grappolo. In epoca pre‑antivirale è stata invocata
ogni terapia per la cura dell'herpes zoster: ne ricordiamo alcune molto
empiriche come l’olio di lino per impedire l'adesione della pelle ai
vestiti e il nitrato d'argento per le cauterizzazioni. Il barone Alibert
nel 1815 consigliava ancora le sanguisughe o la flebotomia accanto ad
acqua di malva, pomata di giusquiamo, di belladonna e oppio.
Oggi fortunatamente la terapia è
molto più semplice e mirata: si tratta dell'utilizzo dei farmaci
antivirali antizoster: delle vere e proprie "bombe" intelligenti che
colpiscono in maniera precisa e specifica soltanto il virus senza
danneggiare le nostre cellule. Tra questi ricordiamo il capostipite “aciclovir”,
fino ad arrivare al “valaciclovir”, “famciclovir” e l'ultimo nato: “brivudin”.
È importante cominciare subito la terapia anti‑zoster per impedire le
gravi complicanze della malattia.
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CICLISTA CUORE GENEROSO
di Roberto Corsetti
La pratica di sport aerobici, e in particolare del
ciclismo, può favorire sensibilmente la prevenzione all'infarto. Vediamo
come.

In questi ultimi decenni, il progresso dei mezzi di trasporto ha permesso
all'uomo di superare con facilità mari e montagne e di spostarsi con
incredibile velocità da una parte all'altra del mondo. Lo sviluppo di
macchine sempre più perfette e capaci di funzionare autonomamente, grazie
all'impiego dei computer, ha inoltre fatto sì che lavori assai faticosi
potessero essere effettuati con il minimo sforzo. L'avvento
dell'automazione, del controllo a distanza e della robotica ha portato a
una significativa riduzione dell'attività fisica, ma ha anche
rappresentato una delle maggiori cause della più grande epidemia che
l'uomo abbia mai conosciuto: la malattia coronaria, ossia il progressivo
deterioramento delle arterie coronarie, che sono le arterie che portano
sangue e, con esso, ossigeno al cuore. Il lume delle arterie coronarie si
restringe per una progressiva deposizione di grasso (colesterolo) sulle
pareti, condizione conosciuta come "aterosclerosi".
Il risultato
Il risultato è una riduzione del flusso sanguigno e, quindi, dell'ossigeno
che raggiunge il cuore (ischemia). Il cuore, ricevendo meno ossigeno,
dapprima "si lamenta", e il segnale di questo lamento è il dolore
(angina), ma successivamente, perdurando o aumentando il deficit di
ossigeno, la situazione può precipitare fino alla comparsa di un infarto
(che è rappresentato dalla morte di tutte le cellule che occupano quella
regione del muscolo cardiaco che riceveva meno sangue) o, addirittura,
della morte improvvisa. Coloro che sopravvivono all'infarto devono
necessariamente confrontarsi con la triste realtà che la morte può
sopraggiungere con un altro infarto e che, in tutti i modi, la qualità
della vita è irrimediabilmente compromessa.
Quali cause?
La malattia delle coronarie (cardiopatia ischemica), che - come detto - è
la causa dell'infarto e/o della morte improvvisa, inizia a svilupparsi
inesorabilmente nei primi anni di vita. Essa, molto semplicemente, è
caratterizzata dalla formazione, sul pavimento che riveste le coronarie,
di una o più placche ripiene di grassi (in prevalenza colesterolo), che
progressivamente crescono fino a restringere e chiudere del tutto il lume
del vaso. Quando il sangue non riesce più a passare, una regione più o
meno grande del cuore non riceve più sangue, e quindi l'ossigeno
indispensabile per la vita delle cellule cardiache, e va incontro alla
morte (infarto). Tale malattia mostra uno sviluppo precoce e rapido, e da
ciò ne deriva che è necessario concentrare gli sforzi sulla prevenzione in
età giovanile. A tal fine, è utile conoscere i principali fattori di
rischio (vedi il riquadro "I fattori di rischio"), ossia quelle malattie o
abitudini di vita o situazioni contingenti che favoriscono lo sviluppo
delle lesioni sulle coronarie. Una familiarità positiva con malattie delle
coronarie (padre o madre o nonni con cardiopatia ischemica) rende
ovviamente il soggetto più suscettibile a sviluppare egli stesso la
malattia, ma anche con l'età avanzata aumenta notevolmente il rischio di
sviluppare la malattia. Per quanto riguarda il sesso, il maschio è più a
rischio della femmina in età fertile, poiché la donna appare notevolmente
protetta dall'elevato tasso di ormoni estrogeni. La situazione, però,
cambia dopo la menopausa: da quel momento in poi il sesso femminile ha
quasi le stesse probabilità di sviluppare la malattia rispetto al maschio.
Probabilmente, comunque, i più minacciosi fattori di rischio sono
costituiti dagli elevati livelli di colesterolo nel sangue o "ipercolesterolemia",
dai valori elevati di pressione arteriosa o "ipertensione", dal diabete,
dal fumo di sigarette e dall'obesità. Notevole importanza nel determinare
la lesione delle coronarie, poi, è rivestita da alcuni aspetti di tipo
caratteriale e psicologico. In particolare, un temperamento irascibile e
la suscettibilità allo stress, tipica di quegli individui con una
personalità che si lascia condizionare negativamente dagli eventi e
appaiono sempre "a tutta", concitati e nervosi, predispongono allo
sviluppo della malattia.
Ma anche l'inattività fisica
Ma anche l'inattività fisica e la vita sedentaria risultano in grado di
promuovere o potenziare la malattia, anche se non si ritiene che esista un
rapporto diretto causa-effetto: di sicuro essa risulta strettamente
associato all'eccesso di peso che, quasi sempre, scaturisce dal sedentarismo. Tra tutti questi fattori alcuni sono modificabili, ossia
possono essere influenzati positivamente da una corretta prevenzione e da
una condotta di vita sana o, anche, dalle terapie mediche, mentre altri
devono essere considerati non modificabili (familiarità, età e sesso).
L'utilità dell'esercizio fisico
L'attività motoria serve a mantenere sveglia la "memoria" di tutte le
cellule, perché esse non dimentichino mai la funzione specifica per la
quale sono state "progettate": il movimento. Come detto, il diffondersi
dei mezzi di locomozione, della televisione e del computer, ha ridotto
progressivamente la necessità di doversi muovere "con le proprie gambe",
con gravi conseguenze non solo sulla forza muscolare, che diminuisce, e
sulla capacità di resistere agli sforzi, anche essa ridotta, ma anche
sull'aumento di peso, sull'aumento del colesterolo nel sangue e dei valori
minimi e massimi di pressione arteriosa. Tutto ciò si traduce in una
minore aspettativa di vita, se è vero, come è stato ampiamente dimostrato,
che "l'attività fisica aggiunge anni alla vita e vita agli anni". Tra i
meccanismi attraverso i quali l'esercizio fisico allunga la vita e ne
migliora la qualità, evidenziamo la riduzione della pressione arteriosa e
del colesterolo nel sangue e il miglioramento della funzione e della
resistenza dell'"endotelio", ossia il pavimento delle arterie in genere e,
quindi, anche delle coronarie, che così si difende meglio dagli attacchi
dei vari fattori di rischio e non sviluppa, o perlomeno sviluppa assai più
lentamente, le lesioni tipiche, ossia le placche. Peraltro, gli individui
che praticano regolarmente attività fisica riescono più facilmente a
mantenere il peso forma e sono meno propensi a fumare, limitando così
l'influenza negativa di altri due pericolosissimi fattori di rischio. Si
deve però fare una netta distinzione tra sport di potenza (lotta,
sollevamento pesi, body building) e sport di durata aerobici (ciclismo,
corsa a piedi, sci di fondo), poiché solo questi ultimi si sono dimostrati
in grado di procurare dei vantaggi sulla salute e, in particolare, sulla
prevenzione della cardiopatia ischemica, laddove gli sport di potenza,
viceversa, possono avere effetti addirittura controproducenti. Sono ormai
numerosi gli studi che dimostrano una riduzione dell'incidenza della
cardiopatia ischemica negli individui che praticano un'attività fisica,
lavorativa o anche solo ricreativa, rispetto a coloro che vivono
nell'ozio.
Riduzione del colesterolo
I molteplici studi effettuati sull'argomento hanno dimostrato che la
pratica costante di una disciplina sportiva come il ciclismo modifica
significativamente l'assetto dei grassi (lipidi) presenti nel sangue, e
ciò accade indifferentemente sia nei soggetti che mostrano normali livelli
di colesterolo sia in coloro che presentano, già di base, una ipercolesterolemia. Il principale effetto dell'esercizio fisico aerobico
appare, senza dubbio, la diminuzione del tasso dei trigliceridi e del
colesterolo "cattivo", ossia quello che rovina le arterie ed è conosciuto
come colesterolo LDL. Ancora più significativo è l'aumento, indotto
dall'attività fisica, del colesterolo "buono", anche detto HDL, che è poi
quella parte di colesterolo che serve "ad allontanare dal sangue il
colesterolo cattivo" e che rappresenta uno tra i più efficaci fattori
protettivi nei confronti della cardiopatia ischemica. Un meccanismo assai
importante nel determinare l'effetto benefico dell'attività fisica di tipo
aerobico sulla quantità di grassi presenti nel sangue sembra essere la
perdita di peso. Infatti, pare che l'aumentato rischio di ammalarsi di
cardiopatia ischemica, tipico degli obesi, dipenda in gran parte da uno
sfavorevole assetto lipidico e, in particolare, dalla diminuzione del
colesterolo HDL o buono. Più di uno studio ha dimostrato che individui
praticanti con regolarità il ciclismo su strada, calando di peso,
presentano un aumento dei livelli del colesterolo buono. Alcuni
ricercatori anglosassoni hanno diviso un gruppo di soggetti tra i trenta e
i sessant'anni, in sovrappeso e con elevati livelli di colesterolo, in tre
sottogruppi. Al primo hanno fatto effettuare un allenamento costante e
regolare, per circa tre mesi, con sedute di ciclismo su strada o in
laboratorio (cicloergometro), al secondo hanno consigliato una dieta
alimentare da seguire ugualmente per tre mesi, al terzo hanno indicato di
non cambiare affatto le abitudini di vita e alimentari. I ricercatori
hanno evidenziato una maggiore perdita di peso in coloro che avevano
seguito una dieta rispetto a quelli sottoposti a esercizio aerobico, una
riduzione del colesterolo cattivo simile nei due gruppi e un aumento del
colesterolo buono HDL assai più marcato in coloro che avevano effettuato
attività ciclistica rispetto a coloro che erano stati sottoposti alla
dieta. Quindi, appare evidente come un esercizio fisico aerobico, quale è
il ciclismo, possa influenzare positivamente l'assetto lipidico e svolgere
una significativa opera preventiva nell'impedire l'insorgenza o la
progressione della malattia delle coronarie.
Riduzione della pressione
La pratica continuativa e metodica di una disciplina sportiva aerobica
riduce i due valori della pressione arteriosa a riposo, sia il valore
massimo (pressione sistolica) che quello minimo (pressione diastolica).
Inoltre, gli sportivi impegnati in discipline aerobiche mostrano un
rischio minore di sviluppare ipertensione arteriosa e sembrano meno
vulnerabili all'insorgenza dell'ipertensione causata da regimi dietetici
ipercalorici e/o particolarmente ricchi di sale e dallo stress. Inoltre,
gli individui sedentari risultano più predisposti a sviluppare
ipertensione arteriosa nel corso degli anni rispetto agli sportivi e a
coloro che, in genere, presentano buone o elevate capacità prestative. La
pratica del ciclismo è inoltre in grado di ridurre i valori di pressione
arteriosa in quei soggetti che hanno già iniziato a mostrare valori
elevati. In quest'ultimo caso risulta però difficile capire se la
riduzione della pressione, ottenuta con la pratica di una disciplina come
il ciclismo, sia o meno dipendente dalla riduzione di peso. La maggior
parte degli autori è propensa a credere che non ci sia un nesso con la
perdita di peso, ma ancora si discute e non vi è nulla di sicuro. È però
possibile affermare con certezza che la pratica di uno sport come il
ciclismo previene l'insorgenza dell'ipertensione e presenta effetti
positivi indiscutibili nel trattamento dell'ipertensione, tanto che lo si
raccomanda, insieme ad altre misure (dieta, perdita di peso, regime
alimentare iposodico), ai soggetti che presentano forme iniziali lievi di
ipertensione.
Effetti sul fattore psicologico
La pratica costante del ciclismo produce una sensazione soggettiva di
benessere e piacere, che però risulta difficilmente misurabile. È
dimostrato come l'attività fisica comporti un aumento delle endorfine,
ormoni che donano una sensazione di benessere e un atteggiamento positivo,
nei confronti della vita, caratterizzato da una grande fiducia in se
stessi e un notevole ottimismo. In tal senso è consigliabile raccomandare
la pratica del ciclismo a tutti coloro che non riescono a liberarsi
dell'ansia, dello stress e del pessimismo cronico.
Medicina a basso costo
In conclusione, una costante e regolare pratica del ciclismo, esercizio
fisico aerobico per eccellenza, esercita un indiscutibile effetto benefico
preventivo sull'insorgenza della malattia delle arterie coronarie. Il
meccanismo di tale effetto è la favorevole modificazione dei più
importanti fattori di rischio cardiovascolare e, in modo particolare,
delle alterazioni dei grassi nel sangue, dell'ipertensione arteriosa,
dell'obesità, dello stress e del diabete. La pratica del ciclismo, quindi,
potrebbe essere considerata una "medicina a basso costo" nella prevenzione
e nella cura della cardiopatia ischemica, ma, come per tutte le altre
medicine, si devono conoscere le "modalità di somministrazione, i rischi e
le controindicazioni" ...
Attività fisica: quale e quanta
L'attività fisica consigliata nella prevenzione delle malattie
cardiovascolari è senz'altro quella di tipo aerobico, e quindi lo sci di
fondo, la corsa a piedi e, naturalmente, il ciclismo. È necessario
osservare una buona costanza e una buona regolarità e, in genere, sono
consigliati non meno di due - tre allenamenti alla settimana. Molto
importante è la loro durata e la loro intensità. Le esercitazioni sulla
bici non dovrebbero durare meno di 40 - 50 minuti, ma è consigliabile
cercare di restare in bici per almeno 90 o 120 minuti. Si deve iniziare
con un'intensità tale che la frequenza cardiaca rimanga intorno al 60 per
cento della massima teorica per l'età (la massima frequenza teorica viene
calcolata sottraendo l'età a 220: ad esempio, per un atleta di cinquant'anni,
essa sarà 220-50 = 170). Dopo alcune settimane l'intensità del lavoro potrà
essere incrementata fino a raggiungere progressivamente il 70-80 per
cento. Ovviamente, la seduta di allenamento dovrà prevedere una parte
iniziale dedicata al riscaldamento (15-20 minuti) e una parte finale per
il defaticamento (almeno 10 minuti). Inoltre, le uscite in bicicletta
dovrebbero essere effettuate nelle condizioni ambientali migliori: mai al
freddo eccessivo o sotto il solleone e, per le persone in età avanzata,
mai all'alba.
I rischi e le controindicazioni
Nel 490 a.C. Filippide morì al termine di una corsa di 200 km, da Atene a
Sparta, fatta per chiedere aiuti, prima della vittoria degli Ateniesi
contro i Persiani a Maratona. Il quesito che ci si pone è se uno sforzo
sproporzionato al grado di allenamento e di preparazione atletica del
soggetto possa causare la rottura di un cuore perfettamente sano. La
risposta è sicuramente no. Un cuore sano, lo si è dimostrato ampiamente, è
praticamente invulnerabile. Così, anche la pratica per tanti anni di una
disciplina sportiva a impegno cardiovascolare elevato come il ciclismo non
danneggia in alcun modo il cuore. Anzi, semmai, il contrario, e studi
condotti su ex professionisti del pedale hanno confermato tale teoria.
Purtroppo, però, in qualche caso, raramente per fortuna, un soggetto
potrebbe essere portatore di una patologia cardiaca silente, congenita o
acquisita in seguito, per la quale uno sforzo fisico potrebbe esporlo al
rischio di eventi infausti. Tutto ciò per dire che, qualora si decidesse
di iniziare a praticare il ciclismo per prevenire la cardiopatia ischemica
o per evitarne la progressione, o anche solo per diletto, è assolutamente
necessario effettuare, prima, una visita approfondita conoscitiva del
proprio stato di salute. Un buon cardiologo dello sport o un medico dello
sport di estrazione cardiologica potranno prescrivere ed effettuare gli
accertamenti necessari per definire lo stato di salute e dare alcune utili
indicazioni sul programma di allenamento più consono alle caratteristiche
individuali di ciascuno. Chiaramente, in alcuni casi, ripetiamo per
fortuna rari, al termine della visita e degli accertamenti, potrebbe
essere individuata una patologia che controindica nella maniera più
assoluta gli sforzi fisici. Alcune cardiopatie congenite, i difetti gravi
delle valvole cardiache, un infarto miocardico recente o particolarmente
esteso, il dolore cardiaco (angina) che compare per sforzi minimi,
l'ipertensione severa non controllata dalla terapia medica e alcune forme
di aritmie particolarmente minacciose, controindicano nel modo più
assoluto l'attività fisica.
Articolo pubblicato su "la Bicicletta - Novembre 2002 (COPYRIGHT©
La Bicicletta - Italy)
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SPORT ... L'AMICO DEL CUORE
Lo sport è
amico del cuore. La sedentarietà, infatti, è uno dei principali fattori di
rischio per le malattie cardiovascolari, mentre, al contrario, svolgere
una regolare attività sportiva permette di allenare e mantenere giovani
cuore e vasi sanguigni.
I risultati dipendono dal tipo di sport e dal tipo di sforzo fisico che
comporta: le attività anaerobiche (senza produzione di ossigeno) stressano
l'apparato cardiovascolare, ma contribuiscono a bruciare grassi e a
diminuire la quantità di colesterolo LDL nel sangue; gli sport aerobici
(con produzione di ossigeno) come la corsa di fondo o il ciclismo allenano
il cuore, migliorandone l'efficienza e la resistenza.

Cuore e sport
Un'attività
fisica sana, regolare e senza sforzi aumenta il colesterolo buono (HDL),
diminuisce quello cattivo (LDL), abbassa la pressione arteriosa e i
livelli di glicemia ma, soprattutto, riduce il rischio di aritmie
minacciose e di morti improvvise.
Perché fare
attività fisica?
Fare sport ci
mantiene giovani, più di qualsiasi prodotto di bellezza o cura miracolosa.
Un'attività fisica condotta con moderazione ma regolarità, fin dall'età
dello sviluppo, permette all'organismo di mantenersi sano ed efficiente
più a lungo, ritardando la degenerazione dei muscoli, delle articolazioni
e delle strutture organiche.
è scientificamente
dimostrato che lo sport apporta benefici per tutto il corpo:
-
muscoli ed
articolazioni si rafforzano, con miglioramenti anche nella postura e
nella resistenza alla fatica quotidiana. Muscoli addominali e dorsali in
forma, poi, allontanano il rischio di patologie della colonna vertebrale
(ad esempio: ernie e lombosciatalgie)
-
il metabolismo
si ottimizza: migliora il rapporto tra massa grassa e massa magra del
corpo, viene regolato lo stimolo della fame e si riequilibrano i
parametri ematochimici
-
aumenta la
capacità e l'elasticità dell'apparato respiratorio, anche a riposo, per
la maggiore richiesta di ossigenazione a cui sono chiamati gli alveoli
polmonari durante l'esercizio fisico
-
migliora la
capacità contrattile del
cuore
e la sua irrorazione coronarica: a riposo, uno sportivo ha un battito
cardiaco di frequenza inferiore rispetto ad una persona sedentaria, ed è
meno soggetto a sbalzi di pressione; inoltre, il suo sistema
circolatorio è più elastico ed ha un migliore ritorno venoso, dovuto
alla maggiore efficienza della muscolatura.
L'esercizio
fisico, inoltre, scongiura il rischio di condizioni tipiche della vita
sedentaria: l'obesità, il diabete, l'ipertensione, e tutte le patologie
legate al sistema cardiocircolatorio, tra cui l'infarto, una delle cause
di morte più diffuse nel mondo occidentale.
Un po' di sport, giorno dopo giorno
Certo, non ci si può inventare atleti da un giorno all'altro, né tutti
hanno a disposizione il tempo e le energie necessarie per potersi dedicare
con molto impegno ad un'attività sportiva; d'altronde, per chi non ha mai
praticato sport, è necessario "partire per gradi", senza affaticare il
cuore, i muscoli e la colonna vertebrale con esercizi eccessivi o
prolungati, cosa assolutamente controproducente.
La vita moderna ci ha abituato ad una serie di comodità (l'automobile,
l'ascensore, la metropolitana ...) che ci hanno sottratto l'occasione di
fare anche solo un po' di movimento fisico: qualche rampa di scale o un
breve tratto di strada fatto a piedi apportano benefici non solo al nostro
fisico, magari dopo una lunga giornata alla scrivania, ma anche alla
psiche.
Praticare sport, infatti, allevia la tensione accumulata in tutto il
giorno, porta benessere a tutto l'organismo e, dopo lo sforzo, induce una
piacevole sensazione di rilassatezza, che ha benefici influssi sull'umore,
sulla vita sociale e sul riposo notturno.
Attività
fisica per prevenire il rischio di infarto
Un'attività
fisica sana, regolare e senza sforzi aumenta il colesterolo buono (HDL),
diminuisce quello cattivo (LDL), abbassa la pressione arteriosa e i
livelli di glicemia ma, soprattutto, riduce il rischio di aritmie
minacciose e di morti improvvise. Lo sport praticato senza continuità e
interrotto bruscamente può essere dannoso, meglio farlo con gradualità e
costanza. Secondo recenti studi statunitensi, l'esercizio fisico
ridurrebbe del 25% i rischi di mortalità da infarto.
Infatti, la probabilità di un primo attacco cardiaco risulta raddoppiato
nelle persone sedentarie di sesso maschile rispetto a coloro che praticano
sport. Gli esercizi anti-infarto sono: nuoto, tennis, footing
possibilmente all'aperto e, comunque, mai meno di quattro volte a
settimana per 40 minuti a seduta. Sì allo sport, quindi, anche se gli
esperti sconsigliano di praticarlo quando fa caldo o troppo freddo o dopo
aver mangiato abbondantemente.
Nel caso in cui il paziente sia stato sottoposto a intervento chirurgico
c'è la ginnastica "calistenica", che consiste in una serie di esercizi
dolci da far eseguire dopo la seconda settimana dall'infarto e dopo la
terza dall'operazione, in modo da evitare un secondo infarto ed un
peggioramento della malattia ischemica di fondo.
è notizia di questi giorni
che in dieci anni la sindrome coronaria acuta responsabile degli attacchi
è scesa dal 10 al 5%. Ogni anno in Italia sono vittime di malattie
cardiovascolari 242mila persone. Di queste, il 30 per cento, cioè 73mila,
sono dovute all'infarto del miocardio: 187 decessi ogni 100mila abitanti.
Nel Bel Paese i pazienti affetti da cardiopatia ischemica, l'anticamera
della sindrome coronaria acuta, sono un milione e 500mila. Un dato finale:
gli uomini nell'età compresa tra i 50 e i 70 anni sono a maggiore rischio
infarto rispetto alle donne, soprattutto nei paesi nordici dove è più alto
il consumo di grassi animali.

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Combattere la sedentarietà dopo i 40
anni riduce il rischio cardiaco, anche se fino a quel momento si è
stati più pigri: uno studio tedesco
Non è mai troppo tardi per iniziare a
fare attività fisica per proteggere il proprio cuore. Uno studio
condotto presso le Università tedesche di Ulm e di Heidelberg ha
intervistato 312 soggetti con problemi cardiovascolari e 479 sani
tra i 40 e i 68 anni chiedendo a tutti di descrivere, attraverso un
questionario, la quantità e il tipo di attività fisica svolta fino a
quel momento.
Secondo quanto riferito dalla rivista Heart, sembra che per coloro
che avevano fatto regolare attività fisica si registrasse una
riduzione fino al 60% del rischio cardiovascolare rispetto agli
altri. Ma ciò che è emerso ancora più chiaramente da questa ricerca
è che, anche se tra i venti e i trent'anni non si è fatta alcuna
attività sportiva e si è ceduto un po' alla pigrizia, iniziare a
muoversi e ad essere più attivi dopo i 40 anni sembra essere
altrettanto efficace. I volontari che hanno iniziato a fare attività
sportiva intorno ai 40 anni, infatti, vedevano ridurre del 55% le
chance di avere un problema cardiaco rispetto ai loro coetanei che
continuavano ad essere sedentari.
(MFL Comunicazione - 28/08/2006) |
Lo sport ed il
rischio cardiaco
Tra i fattori di
rischio per le malattie cardiache oltre al fumo, l'ipercolesterolemia e
l'ipertensione arteriosa è stata recentemente inserita la sedentarietà o
mancata attività fisica. Questo perché si ritiene che l'attività fisica
svolta da soggetti sedentari per una durata di 30 minuti quotidiani,
riduce i rischi di cancro dell'intestino e del colon, di osteoporosi,
ipertensione arteriosa, depressione, ansietà e stress.
È inoltre doveroso precisare che, quando si parla di attività fisica, non
ci si riferisce esclusivamente agli esercizi aerobici come il jogging il
ciclismo, il nuoto, ma anche ad altre attività che si effettuano
quotidianamente quali salire le scale, camminare per la città o praticare
hobby come il giardinaggio. È da considerarsi ugualmente importante
l'allenamento di sport di resistenza e gli esercizi con i pesi perché
aumentando la forza contribuiscono a bruciare il grasso corporeo ed
aiutano a diminuire la quantità di colesterolo nel sangue.
I benefici che l'esercizio fisico procura si possono così sintetizzare:
-
diminuzione
della pressione arteriosa media
-
diminuzione
del colesterolo totale ed LDL (colesterolo cattivo)
-
diminuzione
dei rischi di lesioni ortopediche
-
diminuzione
del grasso corporeo
-
miglioramento dell'efficienza di cuore e polmoni
-
controllo e
prevenzione dello sviluppo di diabete
-
aumento del
colesterolo buono (HDL)
-
aumento dei
livelli energetici
-
aumento
della tolleranza allo stress ed alla depressione
|
Le conseguenze
che l'attività fisica apporta all'apparato cardiovascolare sono
difficilmente schematizzabili perché ciascuno sport procura in impegno
cardiaco diverso. Questo infatti a seconda dei diversi sport può essere
costante nel tempo, come ad esempio nella maratona in cui la durata della
gara è relativamente lunga, o intermittente come per le attività
aerobico-anaerobiche. Altre attività invece, come alpinismo, sport
subacquei, sport motoristici etc. hanno un rischio intrinseco
riconducibile all'ambiente sfavorevole in cui vengono svolti.
Si può quindi concludere che il rischio cardiovascolare aumenta per i
soggetti che praticano sport di contatto nei quali possono verificarsi
traumi contusivi toracici o violenti stimolazioni cardiache come i traumi
cranici, in grado di facilitare fenomeni aritmici di tipo ipocinetico. Si
è verificata dunque l'esigenza di classificare i diversi sport
considerando gli effetti acuti e cronici che l'attività fisica determina
sull'apparato cardiovascolare, per realizzare uno strumento di guida
diretto agli specialisti di medicina dello sport; questo strumento è stato
fornito dalla Bethesda Conference e dal
COCIS. Come criteri
guida per la classificazione sono stati presi in considerazione il carico
di pompa, la pressione di esercizio, la frequenza cardiaca e le influenze
emozionali, non solo nel momento della gara ma anche nell'allenamento.

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LEGAMENTO CROCIATO
NUOVO PER IL GINOCCHIO
di Fabio
Lodispoto
Specialista in
Medicina dello Sport, Roma

Due nuove
opportunità per ricostruire il legamento crociato anteriore del ginocchio:
il legamento artificiale e il trapianto da donatore. Il primo è ottenuto
in laboratorio ed è realizzato in materiale sintetico, il secondo viene
prelevato da cadavere e conservato a 80° celsius sottozero prima di essere
impiantato nell'articolazione a sostituzione del legamento lacerato. Di
solito è il ginocchio stesso dello sportivo infortunato a fornire i
tendini necessari alla ricostruzione del crociato rotto. L'articolazione
diventa così allo stesso tempo donatrice e ricevente. Si usano di solito i
tendini prelevati dall'interno della coscia o il tendine rotuleo, più di
rado il tendine del quadricipite.
Le modalità di
prelievo sono più o meno invasive ma tutte hanno un denominatore comune:
la asportazione di tendini sani attraverso una incisione chirurgica. Due
gli effetti potenzialmente negativi di questo gesto chirurgico:
alterazione della sofisticata biomeccanica dell'arto e lo sviluppo di
complicanze o danni chirurgici locali legati al prelievo. Effetti del
tutto assenti se si ricorre invece al trapianto da donatore o al legamento
artificiale.
Gli Interventi
In questo ultimo
caso il recupero post operatorio risulta accelerato per la notevole
riduzione della invasività chirurgica ed è del tutto assente il danno
estetico altrimenti causato dalla cicatrice chirurgica nella sede del
prelievo. Si tratta tuttavia di interventi che hanno anche qualche
controindicazione e dei limiti precisi.
Tanto che le
indicazioni sono ristrette solo a casi specifici. "Il legamento
artificiale per la sostituzione del crociato anteriore rotto in un
ginocchio infortunato non è certo una novità", chiarisce Giuliano
Cerulli, direttore della Scuola di Ortopedia dell'Università di Perugia
che ha di recente presentato i dati conclusivi di una ampia casistica di
impianti di legamento artificiale, "Sono stati impiantati soprattutto
negli anni ottanta e in gran numero, ma con risultati disastrosi. La
tecnica è stata in pratica abbandonata. Oggi è diverso. I legamenti
artificiali impiantati sono di seconda generazione. La loro resistenza
meccanica alla trazione si conserva inalterata alle prove di laboratorio
per 22 milioni di cicli".
Attività
Sportiva
Come dire dieci
anni di intensa attività sportiva anche ad alto rischio come il calcio a
cinque. Non solo: i materiali sono biocompatibili e bioattivi. Significa
che il tessuto del legamento viene riconosciuto come "amico" dal ginocchio
ricevente e invece di scatenargli contro una violenta infiammazione lo
accetta e lo integra colonizzandolo con cellule produttrici di collagene e
avvolgendolo di tessuto sinoviale. Di qui i risultati riportati nelle
casistiche di Cerulli: ritorno alla piena attività sportiva e lavorativa
in sole otto settimane e assenza di complicanze o effetti indesiderati nel
97% dei casi.
"Un intervento
che tuttavia non è per tutti", sottolinea Cerulli, "Il paziente deve
essere selezionato secondo precisi criteri di inclusione: età tra i 35 e i
55 anni, con disturbi continui al ginocchio infortunato e motivato dalla
necessità di una ripresa molto rapida delle attività sportive o
lavorative. Si tratta di circa il 7‑8% di tutti i pazienti infortunati e
che necessiterebbero di un intervento ricostruttivo. Una opportunità ad
esempio valida per un sportivo che alla vigilia di un importante impegno
agonistico vede sfumare l'occasione della sua vita per una rottura dei
legamenti, o più comunemente per un lavoratore che non può permettersi il
"lusso" di rimanere lontano dai suoi interessi per la lunga fisioterapia
altrimenti necessaria con il tradizionale intervento sul crociato".
Le Cicatrici
Assenza di
cicatrici e di danni estetici anche per il trapianto da donatore cadavere.
Sono spesso le donne a richiedere questa tecnica o comunque pazienti che
hanno precise necessità estetiche (indossatrici, personaggi televisi o
dello spettacolo). Estetica a parte i vantaggi sono anche di ordine
pratico: l'assenza di incisioni chirurgiche e di sacrificio di parti
anatomiche importanti come i tendini accelerano il recupero post
operatorio ed eliminano le possibili complicanze locali nella sede di
prelievo.
A chi serve
Pazienti che sono
già stati sottoposti più volte al prelievo dei tendini o hanno deficit
muscolari sono i candidati ideali a questo tipo di soluzione chirurgica.
Esistono tuttavia anche degli svantaggi potenziali che limitano le
indicazioni a questo intervento solo in casi accuratamente selezionati: la
conservazione del pezzo anatomico da trapiantare per alcune settimane a
bassissima temperatura assicura da una parte la morte della maggior parte
delle cellule in grado di scatenare una risposta di rigetto, ma dall'altra
riduce la sua attività biologica. Nel ginocchio viene cosi trapiantato un
legamento morto che ha in parte perso le sue caratteristiche meccaniche e
che deve essere colonizzato nel tempo dalle cellule del ginocchio che lo
ospita e da nuovi vasi sanguigni. Un periodo di integrazione del legamento
da donatore quindi più lungo rispetto al trapianto tradizionale e alla
base degli eventuali fallimenti meccanici che si possono verificare a
distanza.
(2 marzo 2006:
Repubblica
Salute - Anno
12, n. 481)
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"Allevamento" di tendini
I frammenti
di tendine umano vengono allevati in contenitori di vetro: filamenti
sottili di tessuto tendineo sono depositati su strisce di tessuto
biodegradabile ed immersi nel liquido nutritivo. Quando le cellule
del tendine si sono riprodotte a sufficienza la striscia viene
interposta nei monconi del tendine rotto.
Frammento da impiantare
La striscia
viene poi cucita sui due monconi dei tendine rotto. Questo si
ricongiunge grazie al tessuto tendineo vitale contenuto nella
striscia.
Il
prelievo
Il prelievo
del tendine del ginocchio da donatore cadavere è eseguito in
ambiente sterile per ridurre il rischio di contaminazione del
ricevente. Il tendine poi viene congelato e conservato in una banca
dei tessuti. Alcuni frammenti sono conservati a parte per eseguire
le prove di compatibilità prima del trapianto.
Per Saperne di Più:
Lodispoto On-Line |
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TACCHI
ALTI E MAL DI TESTA

La donna che vorrà essere "alla moda" la prossima estate dovrà rispettare la
regola "TACCHI 10" ... intesa come centimetri di altezza dei tacchi stessi. Ma
questo miglior aspetto estetico ha come sempre un costo: camminare praticamente
sui trampoli, cercando costantemente un equilibrio e assumendo una posizione del
corpo e dei piedi completamente innaturale, genera alterazioni della postura
spesso fortemente negative.
Per limitare i problemi non si
dovrebbero calzare scarpe con tacchi così alti per più di 4-5 ore consecutive;
per evitare completamente i problemi l'ideale sarebbe comunque non utilizzare
tacchi di 10 centimetri, ma accontentarsi di 3-4 centimetri soltanto.
I danni più comuni causati da
un uso eccessivo o improprio dei tacchi alti sono i seguenti:
-
CEFALEA: stando a
lungo sui tacchi alti, per riuscire a restare in piedi in un costante equilibrio
instabile, si devono contrarre per tempi prolungati i muscoli del collo e delle
spalle, che di conseguenza si irrigidiscono e diventano dolenti. Da ciò spesso
deriva un mal di testa caratterizzato da dolore medio, ma continuo, localizzato
soprattutto alla zona occipitale del cranio.
-
LOMBALGIA E LOMBOSCIATALGIA:
la posizione del tutto innaturale, col passare del tempo, può alterare le curve
fisiologiche della colonna vertebrale,
accentuando la lordosi lombare e la cifosi dorsale. L'iperlordosi, patologia
abbastanza comune, è spesso causa di lombalgie e lombosciatalgie molto
fastidiose.
I disturbi si possono
alleviare (ma sarebbe meglio prevenirli ...) con esercizi di
ginnastica posturale e
stretching mirato.

Alterazioni dell'equilibrio e della postura causate dall'altezza
del tacco
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PROTEINE A CONFRONTO
Carni e Salumi contro i Legumi
Le proteine, costituite da
catene di diversi aminoacidi combinati tra loro, svolgono una funzione plastica:
sono cioè necessarie all'organismo umano per la costruzione di tutti i tessuti.
Questa funzione, detta anabolica, è massima nel bambino e nell'adolescente,
tuttavia si mantiene anche nell'adulto, in quanto le cellule del corpo sono
soggette a un costante processo di rinnovamento.
Le proteine sono contenute in percentuali consistenti nelle carni e nei salumi,
nei cereali, nelle uova, nei formaggi e nei legumi, ed in quote modestissime
nelle verdura e nella frutta.
Ma oltre alla quantità, è differente anche la qualità.
Il valore delle proteine
Di tutti gli aminoacidi necessari all'uomo, ve ne sono alcuni che non è in grado
di sintetizzare: questi sono perciò considerati essenziali e devono,
obbligatoriamente, essere introdotti con la dieta.
Il valore biologico degli alimenti a contenuto proteico, quindi, sarà maggiore
se essi contengono aminoacidi essenziali e, soprattutto, se li contengono nelle
proporzioni ottimali per il fabbisogno dell'uomo.
Solo gli alimenti di origine animale si avvicinano molto a questo equilibrio
(l'uovo arriva quasi alla perfezione). Le proteine vegetali, invece, sono
carenti di qualcuno di questi elementi: quelle dei cereali sono scarse di lisina,
quelle dei legumi scarse di aminoacidi solforati.
Un apporto bilanciato
Per garantirsi ogni giorno la necessaria quantità e varietà di proteine occorre
seguire un'alimentazione molto variata in cui, soprattutto nei periodi di
costruzione dell'organismo ed in quelli di rapida crescita, non manchino cibi di
origine animale.
I piatti che in epoche storiche diverse dalla nostra potevano sostituire le
carni e i loro derivati (riso e piselli, pasta e ceci, polenta e lenticchie)
hanno ridotto, oggi, parte del loro valore biologico. A causa dei processi di
raffinazione, infatti, i cereali che arrivano sulle nostre tavole possiedono un
quantitativo di proteine minore, rispetto ai cereali integrali che costituivano
l'originaria dieta mediterranea.
Ciononostante è possibile ancora seguire la tradizione, senza rinunciare a
piatti gustosi e scegliendo abbinamenti bilanciati e, magari, rivisitati anche
alla luce delle minori necessità caloriche dell'uomo moderno.
Proteine con gusto
D'inverno, per esempio, un buon piatto caldo a base di polenta integrale o di
grano saraceno e salsiccia grigliata o in sugo con vegetali stufati garantisce:
carboidrati, sali minerali, proteine e vitamine. Seguendo buone tecniche di
cottura anche il contenuto in grassi è accettabile.
E' un piatto ben digeribile e sufficientemente calorico. La salsiccia di suino,
infatti, oltre a garantire un alto contenuto di proteine (oltre il 22%) e di
vitamina PP, apporta anche sodio, potassio, ferro, calcio e fosforo. Per ridurre
le calorie basta dimensionare in modo adeguato le porzioni e non eccedere con i
sughi, come risulta dalla ricetta scelta, utilizzandone comunque al massimo un
cucchiaio da minestra per soggetto adulto.
APPROFONDIMENTI:
J. Baynes, MH. Dominiczak "Biochimica per le discipline biomediche". Ed.
UTET 2000
Medline Plus Medical Encyclopedia:
Protein in diet
Da
Dica33 la Banca dati degli alimenti
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ELETTROSEGMENTOGRAFIA
Leonardo Maria Leonardi
L'elettrosegmentografia
(ESG) permette lo studio della attività bioelettrica del tessuto
connettivo lasso.
IL
TESSUTO CONNETTIVO LASSO
Il tessuto connettivo
lasso, che si origina in seguito al processo di differenziazione del
mesenchima, è costituito da vari elementi cellulari (cellule
mesenchimali - indifferenziate e totipotenti, fibroblasti, macrofagi,
monociti, linfociti, granulociti ecc.) e dalla sostanza intercellulare,
che comprende le fibre (reticolari, collagene ed elastiche) e la sostanza
fondamentale amorfa. Quest'ultima, detta anche matrice amorfa, ha le
proprietà o di una soluzione colloidale molto viscosa (SOL) o di un gel
fluido (GEL) ed è costituita di acqua, componenti di scambio
sangue/tessuti (sodio, potassio, acidi grassi, proteine ...), sali,
vitamine, ormoni, enzimi e glicosaminoglicani.
Il tessuto connettivo
lasso è l'unico sistema in contatto diretto con tutte le cellule
dell'organismo. Tutti i processi di scambio, tra capillari e fibre nervose
terminali da una parte e cellule specifiche di organo dall'altra, devono
avvenire attraverso i flussi tessutali extracellulari che fanno parte del
tessuto connettivo.
La configurazione del
tessuto connettivo lasso cambia in presenza di processi che alterano le
funzioni vitali e che possono venire innescati da germi, intossicazioni,
ferite, infezioni, farmaci, disturbi regolatori, carichi stressogeni (come
il lavoro muscolare!) ... Il tessuto connettiv |