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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 01 DICEMBRE 2007

 

FOCUS ON - 2

 

 

 

FOCUS ON 1 FOCUS ON 2

 

 

 

ENERGY DRINK SOTTO ACCUSA

 

Roma, 6 Novembre 2007 (Fonte: Adnkronos Salute): Ancora sotto accusa gli Energy Drink

 

 

"Aumentano la pressione arteriosa oltre a fornire più energia", rivela uno studio presentato oggi al congresso dell'American Heart Association. "Bastano due lattine al giorno delle più comuni bibite energizzanti per avere rialzi pressori", rivelano i ricercatori della Wayne State University. "E se nelle persone sane questi sbalzi di pressione non costituiscono un pericolo per la salute - aggiungono - in chi è affetto da patologie cardiache o consuma troppi drink ogni giorno, la situazione può diventare seria". Tanto che gli scienziati suggeriscono "agli ipertesi o a chi soffre di patologie cardiache di evitare del tutto questo genere di bevande".

Molti energy drink contengono infatti alti livelli di caffeina e taurina, un amminoacido presente anche negli alimenti proteici come carne e pesce. Un mix capace di aumentare, nell'arco dei sette giorni di osservazione, dal 7.9% al 9.6% la pressione sistolica a quattro ore dal consumo della bibita. Mentre il valore della pressione diastolica ha segnato oscillazioni variabili tra il 7% e il 7.8%.

Aumenta anche la frequenza del battito cardiaco, passata da un +7% il primo giorno a un +11% del settimo. (Rilevazioni riscontrate dai ricercatori in un campione di 15 volontari sani e giovani - età media 26 anni).

 

 

 

PICCOLA GUIDA AGLI ALIMENTI

 

 

Cosa è il "Peso Ideale"? è quel peso, composto in prevalenza di massa muscolare, ma anche di grasso corporeo (in bassa percentuale), che garantisce un buono stato di salute. Varia da persona a persona e non può essere ricavato da semplici tabelle, ma deve essere determinato dallo specialista con le idonee metodiche.

Un'attività fisica normale (2-3 volte a settimana), poi, non comporta quasi mai un fabbisogno energetico aggiuntivo, né richiede l'uso di prodotti dietetici e/o di integratori alimentari.

 

PROTEINE

Quali e dove trovarle

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Proteine animali: carne, pesce, uova, latte, formaggio. Forniscono proteine complete, in quanto contengono gli otto amminoacidi essenziali.

Proteine vegetali: cereali, legumi, frutta, ortaggi. Forniscono proteine incomplete, perché mancano di alcuni amminoacidi essenziali.

In un adulto è intorno a 0.8 grammi ogni kg di peso corporeo; nello sportivo questo valore aumenta a 1.5 grammi in ragione dell'ipertrofia muscolare. In proporzione, corrisponde a circa il 15‑20% della razione calorica totale, e dovrà provenire per il 50% da alimenti di origine vegetale e per il 50% da alimenti di origine animale.

Apporto eccessivo: le proteine vengono trasformate in zuccheri e grassi. Ciò non migliora la prestazione, ma può arrecare gravi danni come coliti, stitichezza, affaticamento renale ...

Apporto insufficiente: diminuzione dell'efficienza fisica e psichica, della coordinazione nervosa e rapidità di riflessi.

GLUCIDI O CARBOIDRATI

Quali e dove trovarli

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Monosaccaridi: glucosio (contenuto nella frutta e nel miele) e fruttosio (frutta e miele).

Disaccaridi: saccarosio (canne e barbabietole da zucchero) e lattosio (latte e latticini).

Polisaccaridi: amido (cereali, tuberi, legumi) e glicogeno (carne e pesce).

In un adulto deve corrispondere a circa il 55‑60% della razione calorica. Il consumo di zuccheri semplici non dovrebbe superare il 10‑12% delle calorie totali. Il resto è fornito da alimenti contenenti carboidrati complessi che, oltre a fornire energia a più lento rilascio, apportano altri nutrienti fondamentali all'equilibrio della dieta.

Apporto eccessivo: obesità, costipazione, diarrea, coliche, carenza di calcio e vitamina B1, tendenza a formare carie.

Apporto insufficiente: scarso rendimento atletico dovuto alla formazione di corpi chetonici provenienti dalla demolizione dei lipidi utilizzati a scopo energetico in sostituzione dei carboidrati.

LIPIDI O GRASSI

Quali e dove trovarli

Fabbisogno giornaliero

Dieta scorretta

Grassi saturi animali: burro, lardo, carni grasse, formaggi, salumi, uova.

Saturi vegetali: olio di cocco, burro di cacao, olio di semi di palma.

Polinsaturi animali: oli e grassi di pesce.

Polinsaturi vegetali: olio di semi di girasole, di mais, di soia, margarine vegetali.

Monoinsaturi vegetali: olio di oliva e arachidi.

Deve essere di circa 1 g per kg, corrispondente al 25‑30% della razione calorica totale. I 2/5 del fabbisogno lipidico deve essere ricoperto da grassi di origine vegetale. I lipidi meglio digeribili e facilmente metabolizzabili sono i polinsaturi. Vietati i grassi colti, precedenza assoluta all'olio di oliva extravergine.

Apporto eccessivo: disturbi epatici e biliari, aumento dei colesterolo cattivo, predisposizione all'obesità, minore resistenza alla fatica.

Apporto insufficiente di grassi soprattutto essenziali (polinsaturì): affaticamento, disfunzioni nella crescita, problemi di coagulazione e fragilità capillare.

 

LA DIGESTIONE

Tempo di permanenza degli alimenti nello stomaco

Fino a 30': Glucosio, fruttosio, miele, alcool, bibite isotoniche (in piccole quantità)

Da 30' a 60': Tè, caffè, latte magro, brodo povero di grasso, acque minerali zuccherate (tipo limonate, aranciate ecc.)

Da 60' a 120': Latte, yogurt, cacao, formaggio magro, pane bianco, purè di patate, riso bollito asciutto, pesce cotto, composta di frutta

Da 120' a 180': Carne magra, legumi verdi lessati, carote e patate lessate, pasta, uova strapazzate, omelette, banane, bistecca tartara

Da 180' a 240': Pane nero, formaggio, frutta cruda, legumi al vapore, insalata verde, filetto di pollo o vitello ai ferri, patate arrosto, prosciutto

Da 240' a 300': Arrosti, pesci e carne ai ferri, pisellini, fagioli bianchi o verdi, torte al burro o alla crema

Circa 360': Lardo, salmone affumicato, tonno sott'olio, insalata di cetriolo, peperoni, patate fritte, arrosto di maiale, funghi

Fino a 480': Sardine sott'olio, oca arrosto, zampetto di maiale, crauti

 

CONSIGLI

1 - Il pasto deve essere sempre consumato almeno tre ore prima dell'esercizio fisico, per evitare il richiamo dei sangue nell'apparato digerente invece che nell'apparato muscolare.

2 - La colazione deve essere sempre abbondante (20‑25% dell'apporto calorico dell'intera giornata), ma si deve evitare di bere il caffelatte, perché i due alimenti uniti, rallentano i tempi di digestione.

3 - Il pranzo deve essere ricco di carboidrati e fibre vegetali, preceduto da un ricco piatto di verdura mista.

4 - La cena deve essere completa dal punto di vista nutrizionale.

5 - La frutta va mangiata tutti i giorni, ma preferibilmente lontano dai pasti: è ricca di zuccheri semplici ideali quando lo stomaco è vuoto.

6 - è necessario bere almeno un litro e mezzo al giorno di acqua minerale.

7 - Non bisogna esagerare con sale, zucchero e condimenti vari come burro, panna e grassi animali.

 

 

LA SALUTE VIEN MANGIANDO

PAGINEMEDICHE.IT

 

Ci sono alcuni malesseri che potrebbero essere prevenuti facendo attenzione a ciò che si mangia, eliminando ciò che potrebbe rivelarsi fatale a lungo andare e preferendo, invece, cibi sani e ricchi di sostanze nutritive, ma poveri di zuccheri e di grassi animali. In pratica, si potrebbe affermare che, adattando un vecchio adagio, la salute vien mangiando.


CONTRO LA STIPSI?
La stitichezza è un problema che affligge molte persone, soprattutto donne e ancora di più se in gravidanza. Se la stitichezza si verifica una volta ogni tanto, può essere utile risolvere il problema momentaneo aiutandosi con un lassativo, ma se si è un soggetto predisposto oppure se l'episodio di stitichezza è piuttosto frequente, è meglio cercare di prevenire la stipsi mangiando in maniera adeguata. Innanzitutto, è bene mangiare alimenti ricchi di fibre, sostanze che il nostro organismo non riesce ad assimilare. Queste, assorbendo acqua, si trasformano in una sorta di materiale gelatinoso, il quale facilita l'espulsione delle feci.
Strettamente legato a questo processo è l'assunzione di acqua; essa, infatti, è essenziale per la funzione intestinale delle fibre, che altrimenti potrebbero avere l'effetto contrario. La media giornaliera dovrebbe essere di circa due litri; oltre l'intestino, ne beneficerà tutto l'organismo, poiché l'acqua stimolerà anche la diuresi e, quindi, l'eliminazione degli elementi di scarto. Le fibre sono solitamente ritrovabili in alimenti quali la frutta, le verdure ed i cereali; tra la frutta, preferite soprattutto le prugne, che hanno azione lassativa, tra gli ortaggi e le verdure il finocchio combatte la stipsi ed il gonfiore addominale e tra i cereali, preferite sempre quelli integrali.

CONTRO LE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI?
Le patologie che affliggono il sistema cardiovascolare sono molto frequenti e sono dette le patologie dei ricchi perché vengono causate da un'alimentazione troppo piena di grassi. L'aterosclerosi, la formazione di placche all'interno delle vene, l'ipertensione, sono tutte malattie che minacciano ogni giorno il nostro cuore e, quindi, la nostra vita. Mai come nel caso di queste patologie, è lo stile di vita personale che fa la differenza. Lo sport, l'astensione dal fumo, una giusta alimentazione possono aiutarci a vivere meglio e più a lungo. È preferibile, per prevenire malattie cardiovascolari, ridurre o eliminare gli alimenti ricchi di grassi saturi e di cibi raffinati e di sale, che alza notevolmente la pressione arteriosa. A questo va aggiunta la necessità, se si è in sovrappeso o obesi, di ridurre notevolmente il proprio peso corporeo.
L'obesità, infatti, è un fattore di rischio per l'insorgenza di tutte le malattie dell'apparato cardiocircolatorio, e non solo. Quindi al bando, o quasi, il sale, gli insaccati, i formaggi e tutto ciò che contiene sale; proibiti anche i grassi animali (burro, strutto, lardo), i crostacei, le carni rosse e le frattaglie, tutti cibi ricchi di colesterolo. Da preferire, invece, la carne bianca (coniglio, tacchino, pollo), l'olio vegetale, meglio se extravergine di oliva, di mais o di soia, gli ortaggi e la frutta, ricchi di fibre e poveri di sodio e colesterolo, il pesce, soprattutto quello di mare, ricchissimo di omega 3, i cibi integrali, che rallentano l'assorbimento dei grassi.

PER PREVENIRE I TUMORI?
Lo spauracchio degli ultimi decenni è stato, ed è ancora, il cancro. Secondo alcuni studiosi, è possibile prevenire l'insorgenza dei tumori a tavola. Fondamentalmente, per prevenire i tumori bisogna cominciare dal peso; il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono fattori di rischio per i tumori del colon, del seno, della prostata e dell'utero. Vale, quindi, tutto ciò che è stato detto anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari: prediligere frutta, verdura e ortaggi, di pesce e di grassi insaturi (oli extravergine di oliva, di masi e di soia) e bandire grassi saturi, cibi salati e carni rosse.

 

 

MANGIARE SANO, VIVERE A LUNGO

PAGINEMEDICHE.IT

 

Che la dieta mediterranea sia stata da sempre considerata una dieta sana e nutriente non è una novità. Ora, anche i congressi confermano questa convinzione.
Ma perché la dieta mediterranea è così sana rispetto a quelle attuate, per esempio, nei paesi nordici o negli Stati Uniti?

 

La dieta mediterranea si basa fondamentalmente sull'uso intenso di alimenti quali cereali, legumi, frutta e verdura. Limitato, invece, è l'uso di prodotti caseari, quali latte, formaggio e yogurt ed il pesce è preferito alla carne. Questo tipo di dieta nasce in considerazione dello stretto rapporto, già scoperto intorno agli anni '50, tra ciò che si mangia a tavola ed i disturbi cardiocircolatori. La ricerca ha fatto passi avanti, scoprendo che non solo la circolazione subiva gli eccessi a tavola, ma che anche altre patologie erano condizionate da un'alimentazione eccessiva o poco sana; tra queste, soprattutto tumori al colon, al seno, all'endometrio, ecc., per non parlare dell'obesità, la "malattia del benessere" che sta diventando negli ultimi tempi una vera e propria epidemia, il diabete, le dislipidemie, ecc.
Ma cosa consiglia, in sostanza, la dieta mediterranea? Questo tipo di alimentazione predilige, come abbiamo detto, cibi ricchi di fibre, come le verdure e gli ortaggi, la frutta, sia fresca che secca, ma con una grossa preferenza per la prima, carboidrati (pane, pasta e riso), legumi e prodotti caseari, meglio se "magri", per l'alimentazione di tutti i giorni. Il tutto condito con olio d'oliva, meglio se extravergine. Inoltre, consiglia di limitare l'uso delle uova al massimo 4 volte a settimana e del pesce e di preferire carne bianca (pollo, coniglio, tacchino, ecc.), che può essere mangiata più volte a settimana, rispetto a quella rossa, che va limitata a poche volte al mese, perché meno digeribile. Per quanto riguarda le bibite, è bene evitare quelle gassate, bere circa 6 bicchieri d'acqua e moderare l'assunzione di vino rosso soltanto durante i pasti.

 

 

La piramide si suddivide fondamentalmente in tre zone principali.
La "zona verde" indica quegli alimenti che possono essere mangiati tutti i giorni; la "zona gialla", invece, comprende gli alimenti che vanno limitati a poche volte alla settimana. La "zona rossa", infine, è per la sola carne rossa, consigliata soltanto poche volte al mese.

CONSIGLI PER UNA SANA PASQUA
È inevitabile. Pasqua, come Natale, rappresenta una gioia per il palato ed un tormento per la linea. Tanto più perché in previsione dell'estate e di tutto ciò che essa comporta.
Ma allora, come fare a passare queste feste senza eccedere, ma anche senza rinunciare alla buona tavola?
Ecco qualche consiglio utile per limitare i danni:

  • Innanzitutto, mangiare tutto, ma con moderazione

  • Evitare i bis

  • Accettare porzioni piccole di ogni piatto

  • Lasciare nel piatto l'ultimo boccone, in modo che chi vi invita non insista a riempirlo di nuovo

  • Prima di riempire il bicchiere nuovamente, vuotarlo

  • Alla fine del pasto, fare una bella passeggiata all'aria aperta, che aiuta a digerire meglio

  • Poiché non è l'eccesso di un giorno a rovinarci, ma gli eccessi giornalieri, cercare di limitare le sostanze grasse dopo le feste, seguendo una dieta più sana nei giorni successivi.

 

LE NITROSAMMINE: UN PROBLEMA PER LA SALUTE

Marco Piumetti

 

 

In ambito tossicologico è molto importante il problema delle nitrosammine poiché molte di esse sono cancerogene e la loro presenza è dovuta sia ai componenti naturali degli alimenti sia all’uso di nitriti  aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti, wurstel, carni in scatola ed altri prodotti a base di carne, pesci marinati, prodotti caseari, …

Dal punto di vista chimico le nitrosammine sono dei composti  organici caratterizzati dalla presenza del gruppo N=O legato all’atomo di azoto di un’ammina secondaria e si ottengono generalmente per reazione dei nitriti con le ammine secondarie.

 

Struttura generale di una nitrosammina

(Re R1 sono i due gruppi sostituenti)

 

In condizioni molto acide (per esempio all’interno dello stomaco), i nitriti vengono trasformati in acido nitroso che, essendo un acido piuttosto debole è in grado di dissociarsi in ione nitrosonio (N=O+) ed in gruppi ossidrilici (OH-).

Lo ione nitrosonio può quindi reagire con un’ammina per formare la nitrosammina.

Oltre alle condizioni acide richieste per la loro formazione, le nitrosammine possono formarsi in condizioni di alta temperatura, per esempio durante la cottura degli alimenti tramite frittura o arrostitura, oppure nell’ambiente per reazione delle ammine con gli ossidi dell’azoto.

Occorre, inoltre, considerare il fatto che i nitrati che sono di per sé innocui tendono ad essere trasformati in nitriti per effetto della flora batterica e quindi diventare potenzialmente dannosi.

 

Formazione delle nitrosammine [1]:

 

Step I: I nitriti (R-NO2) in presenza di un ambiente acido formano l’acido nitroso (HNO2) secondo la seguente reazione:

 

*Il Nitrito di sodio (NaNO2) è un conservante

 

Step II: Dall’acido nitroso si forma la specie reattiva, lo ione nitrosonio N=O+ che è in grado di unirsi all’azoto dell’ammina secondaria per formare la nitrosammina. La reazione complessiva è la seguente:

 

 

Molte possono le fonti delle nitrosammine, quali ad esempio la birra, i vegetali, il pesce, la carne, i salumi e i formaggi. Nella carne conservata possono esserci tracce di nitrosammine poiché la carne contiene le ammine (che derivano dalla presenza di proteine) e, per conservarla, talvolta viene aggiunto il nitrito di sodio, con il cloruro di sodio. Questo metodo di conservazione di molti alimenti è importante per evitare la formazione della tossina Botulina, prodotta da un batterio della carne, ed impedire la formazione della Salmonella ma ha l'inconveniente di essere un potenziale vettore per la produzione delle nitrosammine; pertanto, per ridurre tale effetto, nell’industria alimentare vengono spesso aggiunti degli inibitori (antiossidanti) quali le vitamine C ed E.

è infatti noto che l’acido ascorbico, così come la vitamina E, inibisce la formazione delle nitrosammine ed attualmente viene utilizzato un suo isomero, meno costoso, come agente inibente. Oggigiorno, grazie ai miglioramenti dei metodi di conservazione dell’industria alimentare, il livello di nitrosammine in molti prodotti conservati risulta essere inferiore rispetto al passato, in cui tali agenti inibenti non venivano impiegati [2]. Tuttavia, le nitrosammine  possono essere presenti anche in fonti non alimentari, quali il fumo di sigaretta, nei materiali plastici, nei pesticidi, in alcuni cosmetici, nelle industrie metallurgiche …

La classe delle nitrosammine è ben nota da oltre cento anni ma il loro interesse ha cominciato ad aumentare dal 1956 quando i due scienziati inglesi John Barnes e Peter Magee osservarono che la dimetilnitrosammina se fatta inalare o ingerire ai ratti, provocava rapidamente dei tumori al fegato. Da tale scoperta si iniziarono a studiare circa 300 composti di nitrosammine e, per il 90 % di essi, si trovarono delle proprietà cancerogene sugli animali. La maggior parte delle nitrosammine, infatti, sono degli agenti mutageni, provocano l’alchilazione del DNA, e molti di essi agiscono su specifici organi. Esiste, inoltre, una correlazione tra la loro assunzione ed il cancro allo stomaco [3][4]; secondo l'AIRC (Ass. It. Ricerca sul Cancro) il consumo di insaccati con conservanti è una della cause accertate di cancro allo stomaco [5]. Un altro studio della Columbia University di New York rivela che il consumo di insaccati conservati con nitriti può ridurre le funzioni respiratorie del 3% e ciò pare che sia dovuto ai nitriti e nitrati che aggrediscono specifiche proteine adibite al mantenimento dell’elasticità polmonare [5]. Anche nel tabacco sono presenti tracce di nitrosammine, infatti, è stato osservato che i fumatori di tabacco sono esposti a molte nitrosammine tra cui le N-nitrosonornicotine, presenti in diversi tipi di tabacco.

 

 

Tali composti sono risultati cancerogeni per ratti, topi e criceti ed in particolare la somministrazione orale ha indotto carcinomi del tratto digestivo superiore e delle cavità nasali in alcuni di essi. Nonostante ciò, per quanto riguarda l’effetto delle nitrosammine presenti nel fumo di tabacco non esistono ancora per l’uomo dei dati epidemiologici certi [2].

 

BIBLIOGRAFIA

 

[1] H. Hart: Chimica Organica, Terza Edizione Zanichelli, 1991

[2] Nitrosamines and Cancer, Richard A. Scanlan, Ph.D.  Dean of Research Emeritus and Professor of Food Science  - Linus Pauling Institute - http://lpi.oregonstate.edu/f-w00/nitrosamine.html

[3] Documentazione Regionale Salute - Centro di Documentazione per la Promozione della Salute - Via Sabaudia, 164 - 10095 Grugliasco (TO) www.dors.it/matline/stasch.php?astampa%5B0%5D=508&PHPSESSID=c832f4809a89012ac433434e251202be

[4] Nitrosamine and related food intake and gastric and oesophageal cancer risk: a systematic review of the epidemiological evidence. World J Gastroenterol. 2006 Jul 21;12(27):4296-303

[5] http://www.cibo360.it/alimentazione/chimica/additivi/nitriti.htm

 

 

IL "FUOCO DI SANT'ANTONIO

 

Herpes Zoster

 

L’Herpes Zoster è una malattia virale conosciuta in Italia col termine di "fuoco di Sant'Antonio". Il nome deriva dal greco, Herpes (Herpein = strisciare, comparire saltuariamente) e Zoster (Zostrix = cintura). Conosciuta fin dall'antichità, è rimasta un'infezione misteriosa per molti secoli. Solo, infatti, dal XIX secolo si è riusciti ad inquadrarla in maniera più netta.

CAUSE

La varicella rappresenta la malattia primaria, che si sviluppa prevalentemente nei bambini: dopo un periodo d'incubazione di 14 giorni compare la febbre e le classiche eruzioni cutanee, caratterizzate da papule che si trasformano poi in vescicole piene di liquido.

 

Varicella

 

Dopo la guarigione completa con la scomparsa delle vescicole e la formazione di anticorpi circolanti, il virus non è completamente distrutto, bensì va ad annidarsi in alcune strutture nervose ‑ i gangli sensitivi ‑ dei nervi spinali e cranici che il virus aveva raggiunto durante la disseminazione varicelliforme.

Li rimane dormiente per anni o per tutta la vita, fino a quando non intervenga un'attivazione dei virus, per abbassamento delle nostre difese immunitarie.

Questo risveglio è legato a grossi stress emozionali, traumi, malattie infettive, eccessiva esposizione al sole con ustioni, traumi, terapia radiante.

Una volta risvegliatosi il virus ripercorre a ritroso i nervi per raggiungere la cute che aveva lasciato anni prima come varicella. Ecco spiegato il nome di “fuoco di Sant'Antonio”: questo passaggio, infatti, crea un dolore insopportabile, insomma un vero e proprio fuoco, talvolta difficile da controllare se non utilizzando farmaci importanti tipo morfina o similari.

CURE

La diagnosi si presenta semplice e mirata, in quanto oltre al dolore compaiono sulla cute le classiche eruzioni vescicolari a grappolo. In epoca pre‑antivirale è stata invocata ogni terapia per la cura dell'herpes zoster: ne ricordiamo alcune molto empiriche come l’olio di lino per impedire l'adesione della pelle ai vestiti e il nitrato d'argento per le cauterizzazioni. Il barone Alibert nel 1815 consigliava ancora le sanguisughe o la flebotomia accanto ad acqua di malva, pomata di giusquiamo, di belladonna e oppio.

Oggi fortunatamente la terapia è molto più semplice e mirata: si tratta dell'utilizzo dei farmaci antivirali antizoster: delle vere e proprie "bombe" intelligenti che colpiscono in maniera precisa e specifica soltanto il virus senza danneggiare le nostre cellule. Tra questi ricordiamo il capostipite “aciclovir”, fino ad arrivare al “valaciclovir”, “famciclovir” e l'ultimo nato: “brivudin”. È importante cominciare subito la terapia anti‑zoster per impedire le gravi complicanze della malattia.

 

 

CICLISTA CUORE GENEROSO

di Roberto Corsetti


La pratica di sport aerobici, e in particolare del ciclismo, può favorire sensibilmente la prevenzione all'infarto. Vediamo come.

 


In questi ultimi decenni, il progresso dei mezzi di trasporto ha permesso all'uomo di superare con facilità mari e montagne e di spostarsi con incredibile velocità da una parte all'altra del mondo. Lo sviluppo di macchine sempre più perfette e capaci di funzionare autonomamente, grazie all'impiego dei computer, ha inoltre fatto sì che lavori assai faticosi potessero essere effettuati con il minimo sforzo. L'avvento dell'automazione, del controllo a distanza e della robotica ha portato a una significativa riduzione dell'attività fisica, ma ha anche rappresentato una delle maggiori cause della più grande epidemia che l'uomo abbia mai conosciuto: la malattia coronaria, ossia il progressivo deterioramento delle arterie coronarie, che sono le arterie che portano sangue e, con esso, ossigeno al cuore. Il lume delle arterie coronarie si restringe per una progressiva deposizione di grasso (colesterolo) sulle pareti, condizione conosciuta come "aterosclerosi".

Il risultato
Il risultato è una riduzione del flusso sanguigno e, quindi, dell'ossigeno che raggiunge il cuore (ischemia). Il cuore, ricevendo meno ossigeno, dapprima "si lamenta", e il segnale di questo lamento è il dolore (angina), ma successivamente, perdurando o aumentando il deficit di ossigeno, la situazione può precipitare fino alla comparsa di un infarto (che è rappresentato dalla morte di tutte le cellule che occupano quella regione del muscolo cardiaco che riceveva meno sangue) o, addirittura, della morte improvvisa. Coloro che sopravvivono all'infarto devono necessariamente confrontarsi con la triste realtà che la morte può sopraggiungere con un altro infarto e che, in tutti i modi, la qualità della vita è irrimediabilmente compromessa.

Quali cause?
La malattia delle coronarie (cardiopatia ischemica), che - come detto - è la causa dell'infarto e/o della morte improvvisa, inizia a svilupparsi inesorabilmente nei primi anni di vita. Essa, molto semplicemente, è caratterizzata dalla formazione, sul pavimento che riveste le coronarie, di una o più placche ripiene di grassi (in prevalenza colesterolo), che progressivamente crescono fino a restringere e chiudere del tutto il lume del vaso. Quando il sangue non riesce più a passare, una regione più o meno grande del cuore non riceve più sangue, e quindi l'ossigeno indispensabile per la vita delle cellule cardiache, e va incontro alla morte (infarto). Tale malattia mostra uno sviluppo precoce e rapido, e da ciò ne deriva che è necessario concentrare gli sforzi sulla prevenzione in età giovanile. A tal fine, è utile conoscere i principali fattori di rischio (vedi il riquadro "I fattori di rischio"), ossia quelle malattie o abitudini di vita o situazioni contingenti che favoriscono lo sviluppo delle lesioni sulle coronarie. Una familiarità positiva con malattie delle coronarie (padre o madre o nonni con cardiopatia ischemica) rende ovviamente il soggetto più suscettibile a sviluppare egli stesso la malattia, ma anche con l'età avanzata aumenta notevolmente il rischio di sviluppare la malattia. Per quanto riguarda il sesso, il maschio è più a rischio della femmina in età fertile, poiché la donna appare notevolmente protetta dall'elevato tasso di ormoni estrogeni. La situazione, però, cambia dopo la menopausa: da quel momento in poi il sesso femminile ha quasi le stesse probabilità di sviluppare la malattia rispetto al maschio. Probabilmente, comunque, i più minacciosi fattori di rischio sono costituiti dagli elevati livelli di colesterolo nel sangue o "ipercolesterolemia", dai valori elevati di pressione arteriosa o "ipertensione", dal diabete, dal fumo di sigarette e dall'obesità. Notevole importanza nel determinare la lesione delle coronarie, poi, è rivestita da alcuni aspetti di tipo caratteriale e psicologico. In particolare, un temperamento irascibile e la suscettibilità allo stress, tipica di quegli individui con una personalità che si lascia condizionare negativamente dagli eventi e appaiono sempre "a tutta", concitati e nervosi, predispongono allo sviluppo della malattia.

Ma anche l'inattività fisica
Ma anche l'inattività fisica e la vita sedentaria risultano in grado di promuovere o potenziare la malattia, anche se non si ritiene che esista un rapporto diretto causa-effetto: di sicuro essa risulta strettamente associato all'eccesso di peso che, quasi sempre, scaturisce dal sedentarismo. Tra tutti questi fattori alcuni sono modificabili, ossia possono essere influenzati positivamente da una corretta prevenzione e da una condotta di vita sana o, anche, dalle terapie mediche, mentre altri devono essere considerati non modificabili (familiarità, età e sesso).

L'utilità dell'esercizio fisico
L'attività motoria serve a mantenere sveglia la "memoria" di tutte le cellule, perché esse non dimentichino mai la funzione specifica per la quale sono state "progettate": il movimento. Come detto, il diffondersi dei mezzi di locomozione, della televisione e del computer, ha ridotto progressivamente la necessità di doversi muovere "con le proprie gambe", con gravi conseguenze non solo sulla forza muscolare, che diminuisce, e sulla capacità di resistere agli sforzi, anche essa ridotta, ma anche sull'aumento di peso, sull'aumento del colesterolo nel sangue e dei valori minimi e massimi di pressione arteriosa. Tutto ciò si traduce in una minore aspettativa di vita, se è vero, come è stato ampiamente dimostrato, che "l'attività fisica aggiunge anni alla vita e vita agli anni". Tra i meccanismi attraverso i quali l'esercizio fisico allunga la vita e ne migliora la qualità, evidenziamo la riduzione della pressione arteriosa e del colesterolo nel sangue e il miglioramento della funzione e della resistenza dell'"endotelio", ossia il pavimento delle arterie in genere e, quindi, anche delle coronarie, che così si difende meglio dagli attacchi dei vari fattori di rischio e non sviluppa, o perlomeno sviluppa assai più lentamente, le lesioni tipiche, ossia le placche. Peraltro, gli individui che praticano regolarmente attività fisica riescono più facilmente a mantenere il peso forma e sono meno propensi a fumare, limitando così l'influenza negativa di altri due pericolosissimi fattori di rischio. Si deve però fare una netta distinzione tra sport di potenza (lotta, sollevamento pesi, body building) e sport di durata aerobici (ciclismo, corsa a piedi, sci di fondo), poiché solo questi ultimi si sono dimostrati in grado di procurare dei vantaggi sulla salute e, in particolare, sulla prevenzione della cardiopatia ischemica, laddove gli sport di potenza, viceversa, possono avere effetti addirittura controproducenti. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano una riduzione dell'incidenza della cardiopatia ischemica negli individui che praticano un'attività fisica, lavorativa o anche solo ricreativa, rispetto a coloro che vivono nell'ozio.

Riduzione del colesterolo
I molteplici studi effettuati sull'argomento hanno dimostrato che la pratica costante di una disciplina sportiva come il ciclismo modifica significativamente l'assetto dei grassi (lipidi) presenti nel sangue, e ciò accade indifferentemente sia nei soggetti che mostrano normali livelli di colesterolo sia in coloro che presentano, già di base, una ipercolesterolemia. Il principale effetto dell'esercizio fisico aerobico appare, senza dubbio, la diminuzione del tasso dei trigliceridi e del colesterolo "cattivo", ossia quello che rovina le arterie ed è conosciuto come colesterolo LDL. Ancora più significativo è l'aumento, indotto dall'attività fisica, del colesterolo "buono", anche detto HDL, che è poi quella parte di colesterolo che serve "ad allontanare dal sangue il colesterolo cattivo" e che rappresenta uno tra i più efficaci fattori protettivi nei confronti della cardiopatia ischemica. Un meccanismo assai importante nel determinare l'effetto benefico dell'attività fisica di tipo aerobico sulla quantità di grassi presenti nel sangue sembra essere la perdita di peso. Infatti, pare che l'aumentato rischio di ammalarsi di cardiopatia ischemica, tipico degli obesi, dipenda in gran parte da uno sfavorevole assetto lipidico e, in particolare, dalla diminuzione del colesterolo HDL o buono. Più di uno studio ha dimostrato che individui praticanti con regolarità il ciclismo su strada, calando di peso, presentano un aumento dei livelli del colesterolo buono. Alcuni ricercatori anglosassoni hanno diviso un gruppo di soggetti tra i trenta e i sessant'anni, in sovrappeso e con elevati livelli di colesterolo, in tre sottogruppi. Al primo hanno fatto effettuare un allenamento costante e regolare, per circa tre mesi, con sedute di ciclismo su strada o in laboratorio (cicloergometro), al secondo hanno consigliato una dieta alimentare da seguire ugualmente per tre mesi, al terzo hanno indicato di non cambiare affatto le abitudini di vita e alimentari. I ricercatori hanno evidenziato una maggiore perdita di peso in coloro che avevano seguito una dieta rispetto a quelli sottoposti a esercizio aerobico, una riduzione del colesterolo cattivo simile nei due gruppi e un aumento del colesterolo buono HDL assai più marcato in coloro che avevano effettuato attività ciclistica rispetto a coloro che erano stati sottoposti alla dieta. Quindi, appare evidente come un esercizio fisico aerobico, quale è il ciclismo, possa influenzare positivamente l'assetto lipidico e svolgere una significativa opera preventiva nell'impedire l'insorgenza o la progressione della malattia delle coronarie.

Riduzione della pressione
La pratica continuativa e metodica di una disciplina sportiva aerobica riduce i due valori della pressione arteriosa a riposo, sia il valore massimo (pressione sistolica) che quello minimo (pressione diastolica). Inoltre, gli sportivi impegnati in discipline aerobiche mostrano un rischio minore di sviluppare ipertensione arteriosa e sembrano meno vulnerabili all'insorgenza dell'ipertensione causata da regimi dietetici ipercalorici e/o particolarmente ricchi di sale e dallo stress. Inoltre, gli individui sedentari risultano più predisposti a sviluppare ipertensione arteriosa nel corso degli anni rispetto agli sportivi e a coloro che, in genere, presentano buone o elevate capacità prestative. La pratica del ciclismo è inoltre in grado di ridurre i valori di pressione arteriosa in quei soggetti che hanno già iniziato a mostrare valori elevati. In quest'ultimo caso risulta però difficile capire se la riduzione della pressione, ottenuta con la pratica di una disciplina come il ciclismo, sia o meno dipendente dalla riduzione di peso. La maggior parte degli autori è propensa a credere che non ci sia un nesso con la perdita di peso, ma ancora si discute e non vi è nulla di sicuro. È però possibile affermare con certezza che la pratica di uno sport come il ciclismo previene l'insorgenza dell'ipertensione e presenta effetti positivi indiscutibili nel trattamento dell'ipertensione, tanto che lo si raccomanda, insieme ad altre misure (dieta, perdita di peso, regime alimentare iposodico), ai soggetti che presentano forme iniziali lievi di ipertensione.

Effetti sul fattore psicologico
La pratica costante del ciclismo produce una sensazione soggettiva di benessere e piacere, che però risulta difficilmente misurabile. È dimostrato come l'attività fisica comporti un aumento delle endorfine, ormoni che donano una sensazione di benessere e un atteggiamento positivo, nei confronti della vita, caratterizzato da una grande fiducia in se stessi e un notevole ottimismo. In tal senso è consigliabile raccomandare la pratica del ciclismo a tutti coloro che non riescono a liberarsi dell'ansia, dello stress e del pessimismo cronico.

Medicina a basso costo
In conclusione, una costante e regolare pratica del ciclismo, esercizio fisico aerobico per eccellenza, esercita un indiscutibile effetto benefico preventivo sull'insorgenza della malattia delle arterie coronarie. Il meccanismo di tale effetto è la favorevole modificazione dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare e, in modo particolare, delle alterazioni dei grassi nel sangue, dell'ipertensione arteriosa, dell'obesità, dello stress e del diabete. La pratica del ciclismo, quindi, potrebbe essere considerata una "medicina a basso costo" nella prevenzione e nella cura della cardiopatia ischemica, ma, come per tutte le altre medicine, si devono conoscere le "modalità di somministrazione, i rischi e le controindicazioni" ...

Attività fisica: quale e quanta
L'attività fisica consigliata nella prevenzione delle malattie cardiovascolari è senz'altro quella di tipo aerobico, e quindi lo sci di fondo, la corsa a piedi e, naturalmente, il ciclismo. È necessario osservare una buona costanza e una buona regolarità e, in genere, sono consigliati non meno di due - tre allenamenti alla settimana. Molto importante è la loro durata e la loro intensità. Le esercitazioni sulla bici non dovrebbero durare meno di 40 - 50 minuti, ma è consigliabile cercare di restare in bici per almeno 90 o 120 minuti. Si deve iniziare con un'intensità tale che la frequenza cardiaca rimanga intorno al 60 per cento della massima teorica per l'età (la massima frequenza teorica viene calcolata sottraendo l'età a 220: ad esempio, per un atleta di cinquant'anni, essa sarà 220-50 = 170). Dopo alcune settimane l'intensità del lavoro potrà essere incrementata fino a raggiungere progressivamente il 70-80 per cento. Ovviamente, la seduta di allenamento dovrà prevedere una parte iniziale dedicata al riscaldamento (15-20 minuti) e una parte finale per il defaticamento (almeno 10 minuti). Inoltre, le uscite in bicicletta dovrebbero essere effettuate nelle condizioni ambientali migliori: mai al freddo eccessivo o sotto il solleone e, per le persone in età avanzata, mai all'alba.

I rischi e le controindicazioni
Nel 490 a.C. Filippide morì al termine di una corsa di 200 km, da Atene a Sparta, fatta per chiedere aiuti, prima della vittoria degli Ateniesi contro i Persiani a Maratona. Il quesito che ci si pone è se uno sforzo sproporzionato al grado di allenamento e di preparazione atletica del soggetto possa causare la rottura di un cuore perfettamente sano. La risposta è sicuramente no. Un cuore sano, lo si è dimostrato ampiamente, è praticamente invulnerabile. Così, anche la pratica per tanti anni di una disciplina sportiva a impegno cardiovascolare elevato come il ciclismo non danneggia in alcun modo il cuore. Anzi, semmai, il contrario, e studi condotti su ex professionisti del pedale hanno confermato tale teoria. Purtroppo, però, in qualche caso, raramente per fortuna, un soggetto potrebbe essere portatore di una patologia cardiaca silente, congenita o acquisita in seguito, per la quale uno sforzo fisico potrebbe esporlo al rischio di eventi infausti. Tutto ciò per dire che, qualora si decidesse di iniziare a praticare il ciclismo per prevenire la cardiopatia ischemica o per evitarne la progressione, o anche solo per diletto, è assolutamente necessario effettuare, prima, una visita approfondita conoscitiva del proprio stato di salute. Un buon cardiologo dello sport o un medico dello sport di estrazione cardiologica potranno prescrivere ed effettuare gli accertamenti necessari per definire lo stato di salute e dare alcune utili indicazioni sul programma di allenamento più consono alle caratteristiche individuali di ciascuno. Chiaramente, in alcuni casi, ripetiamo per fortuna rari, al termine della visita e degli accertamenti, potrebbe essere individuata una patologia che controindica nella maniera più assoluta gli sforzi fisici. Alcune cardiopatie congenite, i difetti gravi delle valvole cardiache, un infarto miocardico recente o particolarmente esteso, il dolore cardiaco (angina) che compare per sforzi minimi, l'ipertensione severa non controllata dalla terapia medica e alcune forme di aritmie particolarmente minacciose, controindicano nel modo più assoluto l'attività fisica.

 

Articolo pubblicato su "la Bicicletta - Novembre 2002 (COPYRIGHT© La Bicicletta - Italy)

 

 

SPORT ... L'AMICO DEL CUORE

 

Lo sport è amico del cuore. La sedentarietà, infatti, è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, mentre, al contrario, svolgere una regolare attività sportiva permette di allenare e mantenere giovani cuore e vasi sanguigni.
I risultati dipendono dal tipo di sport e dal tipo di sforzo fisico che comporta: le attività anaerobiche (senza produzione di ossigeno) stressano l'apparato cardiovascolare, ma contribuiscono a bruciare grassi e a diminuire la quantità di colesterolo LDL nel sangue; gli sport aerobici (con produzione di ossigeno) come la corsa di fondo o il ciclismo allenano il cuore, migliorandone l'efficienza e la resistenza.

 

CUORE E SPORT
 

Cuore e sport

Un'attività fisica sana, regolare e senza sforzi aumenta il colesterolo buono (HDL), diminuisce quello cattivo (LDL), abbassa la pressione arteriosa e i livelli di glicemia ma, soprattutto, riduce il rischio di aritmie minacciose e di morti improvvise.

 

Perché fare attività fisica?

Fare sport ci mantiene giovani, più di qualsiasi prodotto di bellezza o cura miracolosa. Un'attività fisica condotta con moderazione ma regolarità, fin dall'età dello sviluppo, permette all'organismo di mantenersi sano ed efficiente più a lungo, ritardando la degenerazione dei muscoli, delle articolazioni e delle strutture organiche.
è scientificamente dimostrato che lo sport apporta benefici per tutto il corpo:

  • muscoli ed articolazioni si rafforzano, con miglioramenti anche nella postura e nella resistenza alla fatica quotidiana. Muscoli addominali e dorsali in forma, poi, allontanano il rischio di patologie della colonna vertebrale (ad esempio: ernie e lombosciatalgie)

  • il metabolismo si ottimizza: migliora il rapporto tra massa grassa e massa magra del corpo, viene regolato lo stimolo della fame e si riequilibrano i parametri ematochimici

  • aumenta la capacità e l'elasticità dell'apparato respiratorio, anche a riposo, per la maggiore richiesta di ossigenazione a cui sono chiamati gli alveoli polmonari durante l'esercizio fisico

  • migliora la capacità contrattile del cuore e la sua irrorazione coronarica: a riposo, uno sportivo ha un battito cardiaco di frequenza inferiore rispetto ad una persona sedentaria, ed è meno soggetto a sbalzi di pressione; inoltre, il suo sistema circolatorio è più elastico ed ha un migliore ritorno venoso, dovuto alla maggiore efficienza della muscolatura.

L'esercizio fisico, inoltre, scongiura il rischio di condizioni tipiche della vita sedentaria: l'obesità, il diabete, l'ipertensione, e tutte le patologie legate al sistema cardiocircolatorio, tra cui l'infarto, una delle cause di morte più diffuse nel mondo occidentale.


Un po' di sport, giorno dopo giorno
Certo, non ci si può inventare atleti da un giorno all'altro, né tutti hanno a disposizione il tempo e le energie necessarie per potersi dedicare con molto impegno ad un'attività sportiva; d'altronde, per chi non ha mai praticato sport, è necessario "partire per gradi", senza affaticare il cuore, i muscoli e la colonna vertebrale con esercizi eccessivi o prolungati, cosa assolutamente controproducente.
La vita moderna ci ha abituato ad una serie di comodità (l'automobile, l'ascensore, la metropolitana ...) che ci hanno sottratto l'occasione di fare anche solo un po' di movimento fisico: qualche rampa di scale o un breve tratto di strada fatto a piedi apportano benefici non solo al nostro fisico, magari dopo una lunga giornata alla scrivania, ma anche alla psiche.
Praticare sport, infatti, allevia la tensione accumulata in tutto il giorno, porta benessere a tutto l'organismo e, dopo lo sforzo, induce una piacevole sensazione di rilassatezza, che ha benefici influssi sull'umore, sulla vita sociale e sul riposo notturno.

 

Attività fisica per prevenire il rischio di infarto

Un'attività fisica sana, regolare e senza sforzi aumenta il colesterolo buono (HDL), diminuisce quello cattivo (LDL), abbassa la pressione arteriosa e i livelli di glicemia ma, soprattutto, riduce il rischio di aritmie minacciose e di morti improvvise. Lo sport praticato senza continuità e interrotto bruscamente può essere dannoso, meglio farlo con gradualità e costanza. Secondo recenti studi statunitensi, l'esercizio fisico ridurrebbe del 25% i rischi di mortalità da infarto.
Infatti, la probabilità di un primo attacco cardiaco risulta raddoppiato nelle persone sedentarie di sesso maschile rispetto a coloro che praticano sport. Gli esercizi anti-infarto sono: nuoto, tennis, footing possibilmente all'aperto e, comunque, mai meno di quattro volte a settimana per 40 minuti a seduta. Sì allo sport, quindi, anche se gli esperti sconsigliano di praticarlo quando fa caldo o troppo freddo o dopo aver mangiato abbondantemente.
Nel caso in cui il paziente sia stato sottoposto a intervento chirurgico c'è la ginnastica "calistenica", che consiste in una serie di esercizi dolci da far eseguire dopo la seconda settimana dall'infarto e dopo la terza dall'operazione, in modo da evitare un secondo infarto ed un peggioramento della malattia ischemica di fondo.
è notizia di questi giorni che in dieci anni la sindrome coronaria acuta responsabile degli attacchi è scesa dal 10 al 5%. Ogni anno in Italia sono vittime di malattie cardiovascolari 242mila persone. Di queste, il 30 per cento, cioè 73mila, sono dovute all'infarto del miocardio: 187 decessi ogni 100mila abitanti. Nel Bel Paese i pazienti affetti da cardiopatia ischemica, l'anticamera della sindrome coronaria acuta, sono un milione e 500mila. Un dato finale: gli uomini nell'età compresa tra i 50 e i 70 anni sono a maggiore rischio infarto rispetto alle donne, soprattutto nei paesi nordici dove è più alto il consumo di grassi animali.

 

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Combattere la sedentarietà dopo i 40 anni riduce il rischio cardiaco, anche se fino a quel momento si è stati più pigri: uno studio tedesco

 

Non è mai troppo tardi per iniziare a fare attività fisica per proteggere il proprio cuore. Uno studio condotto presso le Università tedesche di Ulm e di Heidelberg ha intervistato 312 soggetti con problemi cardiovascolari e 479 sani tra i 40 e i 68 anni chiedendo a tutti di descrivere, attraverso un questionario, la quantità e il tipo di attività fisica svolta fino a quel momento.
Secondo quanto riferito dalla rivista Heart, sembra che per coloro che avevano fatto regolare attività fisica si registrasse una riduzione fino al 60% del rischio cardiovascolare rispetto agli altri. Ma ciò che è emerso ancora più chiaramente da questa ricerca è che, anche se tra i venti e i trent'anni non si è fatta alcuna attività sportiva e si è ceduto un po' alla pigrizia, iniziare a muoversi e ad essere più attivi dopo i 40 anni sembra essere altrettanto efficace. I volontari che hanno iniziato a fare attività sportiva intorno ai 40 anni, infatti, vedevano ridurre del 55% le chance di avere un problema cardiaco rispetto ai loro coetanei che continuavano ad essere sedentari.

(MFL Comunicazione - 28/08/2006)

 

 

Lo sport ed il rischio cardiaco

Tra i fattori di rischio per le malattie cardiache oltre al fumo, l'ipercolesterolemia e l'ipertensione arteriosa è stata recentemente inserita la sedentarietà o mancata attività fisica. Questo perché si ritiene che l'attività fisica svolta da soggetti sedentari per una durata di 30 minuti quotidiani, riduce i rischi di cancro dell'intestino e del colon, di osteoporosi, ipertensione arteriosa, depressione, ansietà e stress.
È inoltre doveroso precisare che, quando si parla di attività fisica, non ci si riferisce esclusivamente agli esercizi aerobici come il jogging il ciclismo, il nuoto, ma anche ad altre attività che si effettuano quotidianamente quali salire le scale, camminare per la città o praticare hobby come il giardinaggio. È da considerarsi ugualmente importante l'allenamento di sport di resistenza e gli esercizi con i pesi perché aumentando la forza contribuiscono a bruciare il grasso corporeo ed aiutano a diminuire la quantità di colesterolo nel sangue.
I benefici che l'esercizio fisico procura si possono così sintetizzare:

  • diminuzione della pressione arteriosa media

  • diminuzione del colesterolo totale ed LDL (colesterolo cattivo)

  • diminuzione dei rischi di lesioni ortopediche

  • diminuzione del grasso corporeo

  • miglioramento dell'efficienza di cuore e polmoni

  • controllo e prevenzione dello sviluppo di diabete

  • aumento del colesterolo buono (HDL)

  • aumento dei livelli energetici

  • aumento della tolleranza allo stress ed alla depressione

Le conseguenze che l'attività fisica apporta all'apparato cardiovascolare sono difficilmente schematizzabili perché ciascuno sport procura in impegno cardiaco diverso. Questo infatti a seconda dei diversi sport può essere costante nel tempo, come ad esempio nella maratona in cui la durata della gara è relativamente lunga, o intermittente come per le attività aerobico-anaerobiche. Altre attività invece, come alpinismo, sport subacquei, sport motoristici etc. hanno un rischio intrinseco riconducibile all'ambiente sfavorevole in cui vengono svolti.
Si può quindi concludere che il rischio cardiovascolare aumenta per i soggetti che praticano sport di contatto nei quali possono verificarsi traumi contusivi toracici o violenti stimolazioni cardiache come i traumi cranici, in grado di facilitare fenomeni aritmici di tipo ipocinetico. Si è verificata dunque l'esigenza di classificare i diversi sport considerando gli effetti acuti e cronici che l'attività fisica determina sull'apparato cardiovascolare, per realizzare uno strumento di guida diretto agli specialisti di medicina dello sport; questo strumento è stato fornito dalla Bethesda Conference e dal COCIS. Come criteri guida per la classificazione sono stati presi in considerazione il carico di pompa, la pressione di esercizio, la frequenza cardiaca e le influenze emozionali, non solo nel momento della gara ma anche nell'allenamento.

 

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LEGAMENTO CROCIATO NUOVO PER IL GINOCCHIO

di Fabio Lodispoto

Specialista in Medicina dello Sport, Roma

 

 

Due nuove opportunità per ricostruire il legamento crociato anteriore del ginocchio: il legamento artificiale e il trapianto da donatore. Il primo è ottenuto in laboratorio ed è realizzato in materiale sintetico, il secondo viene prelevato da cadavere e conservato a 80° celsius sottozero prima di essere impiantato nell'articolazione a sostituzione del legamento lacerato. Di solito è il ginocchio stesso dello sportivo infortunato a fornire i tendini necessari alla ricostruzione del crociato rotto. L'articolazione diventa così allo stesso tempo donatrice e ricevente. Si usano di solito i tendini prelevati dall'interno della coscia o il tendine rotuleo, più di rado il tendine del quadricipite.

Le modalità di prelievo sono più o meno invasive ma tutte hanno un denominatore comune: la asportazione di tendini sani attraverso una incisione chirurgica. Due gli effetti potenzialmente negativi di questo gesto chirurgico: alterazione della sofisticata biomeccanica dell'arto e lo sviluppo di complicanze o danni chirurgici locali legati al prelievo. Effetti del tutto assenti se si ricorre invece al trapianto da donatore o al legamento artificiale.

Gli Interventi

In questo ultimo caso il recupero post operatorio risulta accelerato per la notevole riduzione della invasività chirurgica ed è del tutto assente il danno estetico altrimenti causato dalla cicatrice chirurgica nella sede del prelievo. Si tratta tuttavia di interventi che hanno anche qualche controindicazione e dei limiti precisi.

Tanto che le indicazioni sono ristrette solo a casi specifici. "Il legamento artificiale per la sostituzione del crociato anteriore rotto in un ginocchio infortunato non è certo una novità", chiarisce Giuliano Cerulli, direttore della Scuola di Ortopedia dell'Università di Perugia che ha di recente presentato i dati conclusivi di una ampia casistica di impianti di legamento artificiale, "Sono stati impiantati soprattutto negli anni ottanta e in gran numero, ma con risultati disastrosi. La tecnica è stata in pratica abbandonata. Oggi è diverso. I legamenti artificiali impiantati sono di seconda generazione. La loro resistenza meccanica alla trazione si conserva inalterata alle prove di laboratorio per 22 milioni di cicli".

Attività Sportiva

Come dire dieci anni di intensa attività sportiva anche ad alto rischio come il calcio a cinque. Non solo: i materiali sono biocompatibili e bioattivi. Significa che il tessuto del legamento viene riconosciuto come "amico" dal ginocchio ricevente e invece di scatenargli contro una violenta infiammazione lo accetta e lo integra colonizzandolo con cellule produttrici di collagene e avvolgendolo di tessuto sinoviale. Di qui i risultati riportati nelle casistiche di Cerulli: ritorno alla piena attività sportiva e lavorativa in sole otto settimane e assenza di complicanze o effetti indesiderati nel 97% dei casi.

"Un intervento che tuttavia non è per tutti", sottolinea Cerulli, "Il paziente deve essere selezionato secondo precisi criteri di inclusione: età tra i 35 e i 55 anni, con disturbi continui al ginocchio infortunato e motivato dalla necessità di una ripresa molto rapida delle attività sportive o lavorative. Si tratta di circa il 7‑8% di tutti i pazienti infortunati e che necessiterebbero di un intervento ricostruttivo. Una opportunità ad esempio valida per un sportivo che alla vigilia di un importante impegno agonistico vede sfumare l'occasione della sua vita per una rottura dei legamenti, o più comunemente per un lavoratore che non può permettersi il "lusso" di rimanere lontano dai suoi interessi per la lunga fisioterapia altrimenti necessaria con il tradizionale intervento sul crociato".

Le Cicatrici

Assenza di cicatrici e di danni estetici anche per il trapianto da donatore cadavere. Sono spesso le donne a richiedere questa tecnica o comunque pazienti che hanno precise necessità estetiche (indossatrici, personaggi televisi­ o dello spettacolo). Estetica a parte i vantaggi sono anche di ordine pratico: l'assenza di incisioni chirurgiche e di sacrificio di parti anatomiche importanti come i tendini accelerano il recupero post operatorio ed eliminano le possibili complicanze locali nella sede di prelievo.

A chi serve

Pazienti che sono già stati sottoposti più volte al prelievo dei tendini o hanno deficit muscolari sono i candidati ideali a questo tipo di soluzione chirurgica. Esistono tuttavia anche degli svantaggi potenziali che limitano le indicazioni a questo intervento solo in casi accuratamente selezionati: la conservazione del pezzo anatomico da trapiantare per alcune settimane a bassissima temperatura assicura da una parte la morte della maggior parte delle cellule in grado di scatenare una risposta di rigetto, ma dall'altra riduce la sua attività biologica. Nel ginocchio viene cosi trapiantato un legamento morto che ha in parte perso le sue caratteristiche meccaniche e che deve essere colonizzato nel tempo dalle cellule del ginocchio che lo ospita e da nuovi vasi sanguigni. Un periodo di integrazione del legamento da donatore quindi più lungo rispetto al trapianto tradizionale e alla base degli eventuali fallimenti meccanici che si possono verificare a distanza.

(2 marzo 2006: Repubblica Salute - Anno 12, n. 481)

 

"Allevamento" di tendini

I frammenti di tendine umano vengono allevati in contenitori di vetro: filamenti sottili di tessuto tendineo sono depositati su strisce di tessuto biodegradabile ed immersi nel liquido nutritivo. Quando le cellule del tendine si sono riprodotte a sufficienza la striscia viene interposta nei monconi del tendine rotto.

Frammento da impiantare

La striscia viene poi cucita sui due monconi dei tendine rotto. Questo si ricongiunge grazie al tessuto tendineo vitale contenuto nella striscia.

Il prelievo

Il prelievo del tendine del ginocchio da donatore cadavere è eseguito in ambiente sterile per ridurre il rischio di contaminazione del ricevente. Il tendine poi viene congelato e conservato in una banca dei tessuti. Alcuni frammenti sono conservati a parte per eseguire le prove di compatibilità prima del trapianto.

 

Per Saperne di Più:

Lodispoto On-Line

 

 

TACCHI ALTI E MAL DI TESTA

 


La donna che vorrà essere "alla moda" la prossima estate dovrà rispettare la regola "TACCHI 10" ... intesa come centimetri di altezza dei tacchi stessi. Ma questo miglior aspetto estetico ha come sempre un costo: camminare praticamente sui trampoli, cercando costantemente un equilibrio e assumendo una posizione del corpo e dei piedi completamente innaturale, genera alterazioni della postura spesso fortemente negative.

Per limitare i problemi non si dovrebbero calzare scarpe con tacchi così alti per più di 4-5 ore consecutive; per evitare completamente i problemi l'ideale sarebbe comunque non utilizzare tacchi di 10 centimetri, ma accontentarsi di 3-4 centimetri soltanto.

I danni più comuni causati da un uso eccessivo o improprio dei tacchi alti sono i seguenti:

- CEFALEA: stando a lungo sui tacchi alti, per riuscire a restare in piedi in un costante equilibrio instabile, si devono contrarre per tempi prolungati i muscoli del collo e delle spalle, che di conseguenza si irrigidiscono e diventano dolenti. Da ciò spesso deriva un mal di testa caratterizzato da dolore medio, ma continuo, localizzato soprattutto alla zona occipitale del cranio.

- LOMBALGIA E LOMBOSCIATALGIA: la posizione del tutto innaturale, col passare del tempo, può alterare le curve fisiologiche della colonna vertebrale, accentuando la lordosi lombare e la cifosi dorsale. L'iperlordosi, patologia abbastanza comune, è spesso causa di lombalgie e lombosciatalgie molto fastidiose.

I disturbi si possono alleviare (ma sarebbe meglio prevenirli ...) con esercizi di ginnastica posturale e stretching mirato.

 

  

Alterazioni dell'equilibrio e della postura causate dall'altezza del tacco

 

 

PROTEINE A CONFRONTO

Carni e Salumi contro i Legumi

 

Le proteine, costituite da catene di diversi aminoacidi combinati tra loro, svolgono una funzione plastica: sono cioè necessarie all'organismo umano per la costruzione di tutti i tessuti.
Questa funzione, detta anabolica, è massima nel bambino e nell'adolescente, tuttavia si mantiene anche nell'adulto, in quanto le cellule del corpo sono soggette a un costante processo di rinnovamento.
Le proteine sono contenute in percentuali consistenti nelle carni e nei salumi, nei cereali, nelle uova, nei formaggi e nei legumi, ed in quote modestissime nelle verdura e nella frutta.
Ma oltre alla quantità, è differente anche la qualità.
Il valore delle proteine
Di tutti gli aminoacidi necessari all'uomo, ve ne sono alcuni che non è in grado di sintetizzare: questi sono perciò considerati essenziali e devono, obbligatoriamente, essere introdotti con la dieta.
Il valore biologico degli alimenti a contenuto proteico, quindi, sarà maggiore se essi contengono aminoacidi essenziali e, soprattutto, se li contengono nelle proporzioni ottimali per il fabbisogno dell'uomo.
Solo gli alimenti di origine animale si avvicinano molto a questo equilibrio (l'uovo arriva quasi alla perfezione). Le proteine vegetali, invece, sono carenti di qualcuno di questi elementi: quelle dei cereali sono scarse di lisina, quelle dei legumi scarse di aminoacidi solforati.  
Un apporto bilanciato
Per garantirsi ogni giorno la necessaria quantità e varietà di proteine occorre seguire un'alimentazione molto variata in cui, soprattutto nei periodi di costruzione dell'organismo ed in quelli di rapida crescita, non manchino cibi di origine animale.
I piatti che in epoche storiche diverse dalla nostra potevano sostituire le carni e i loro derivati (riso e piselli, pasta e ceci, polenta e lenticchie) hanno ridotto, oggi, parte del loro valore biologico. A causa dei processi di raffinazione, infatti, i cereali che arrivano sulle nostre tavole possiedono un quantitativo di proteine minore, rispetto ai cereali integrali che costituivano l'originaria dieta mediterranea.
Ciononostante è possibile ancora seguire la tradizione, senza rinunciare a piatti gustosi e scegliendo abbinamenti bilanciati e, magari, rivisitati anche alla luce delle minori necessità caloriche dell'uomo moderno.  
Proteine con gusto
D'inverno, per esempio, un buon piatto caldo a base di polenta integrale o di grano saraceno e salsiccia grigliata o in sugo con vegetali stufati garantisce: carboidrati, sali minerali, proteine e vitamine. Seguendo buone tecniche di cottura anche il contenuto in grassi è accettabile.
E' un piatto ben digeribile e sufficientemente calorico. La salsiccia di suino, infatti, oltre a garantire un alto contenuto di proteine (oltre il 22%) e di vitamina PP, apporta anche sodio, potassio, ferro, calcio e fosforo. Per ridurre le calorie basta dimensionare in modo adeguato le porzioni e non eccedere con i sughi, come risulta dalla ricetta scelta, utilizzandone comunque al  massimo un cucchiaio da minestra per soggetto adulto.

 

APPROFONDIMENTI:

J. Baynes, MH. Dominiczak "Biochimica per le discipline biomediche". Ed. UTET 2000

Medline Plus Medical Encyclopedia: Protein in diet

Da Dica33 la Banca dati degli alimenti

 

 

ELETTROSEGMENTOGRAFIA

Leonardo Maria Leonardi

 

L'elettrosegmentografia (ESG) permette lo studio della attività bioelettrica del tessuto connettivo lasso.

 

IL TESSUTO CONNETTIVO LASSO

Il tessuto connettivo lasso, che si origina in seguito al processo di differenziazione del mesenchima, è costituito da vari elementi cellulari (cellule mesenchimali - indifferenziate e totipotenti, fibroblasti, macrofagi, monociti, linfociti, granulociti ecc.) e dalla sostanza intercellulare, che comprende le fibre (reticolari, collagene ed elastiche) e la sostanza fondamentale amorfa. Quest'ultima, detta anche matrice amorfa, ha le proprietà o di una soluzione colloidale molto viscosa (SOL) o di un gel fluido (GEL) ed è costituita di acqua, componenti di scambio sangue/tessuti (sodio, potassio, acidi grassi, proteine ...), sali, vitamine, ormoni, enzimi e glicosaminoglicani.

Il tessuto connettivo lasso è l'unico sistema in contatto diretto con tutte le cellule dell'organismo. Tutti i processi di scambio, tra capillari e fibre nervose terminali da una parte e cellule specifiche di organo dall'altra, devono avvenire attraverso i flussi tessutali extracellulari che fanno parte del tessuto connettivo.

La configurazione del tessuto connettivo lasso cambia in presenza di processi che alterano le funzioni vitali e che possono venire innescati da germi, intossicazioni, ferite, infezioni, farmaci, disturbi regolatori, carichi stressogeni (come il lavoro muscolare!) ... Il tessuto connettiv