LA SINDROME FIBROMIALGICA (o FIBROMIALGIA)

La Sindrome Fibromialgica è una forma comune di dolore muscolo-scheletrico diffuso e di affaticamento (astenia). Questa malattia è una delle malattie reumatiche in assoluto più diffuse: solo in Italia si può stimare che ne siano affetti dai 2 ai 4 milioni di individui, di cui la maggior parte sono donne (i dati variano a seconda della fonte di provenienza).
Il
termine fibrosite era una volta utilizzato per descrivere questa
condizione. Il suffisso "ite" significa infiammazione, un processo
che può determinare dolore, calore, tumefazione e rigidità. I ricercatori hanno
evidenziato che l'infiammazione non è una alterazione significativamente
presente in questa sindrome. Il nome FIBROMIALGIA o Sindrome
Fibromialgica è pertanto più accurato ed ha ampiamente rimpiazzato i vecchi
termini utilizzati.
Il termine fibromialgia significa: dolore nei muscoli e nelle strutture
connettivali fibrose (i legamenti e i tendini). La fibromialgia è in effetti
una forma di reumatismo extra-articolare o dei tessuti molli e sebbene possa
assomigliare ad una patologia articolare, non si tratta di "artrite" e non causa
deformità delle strutture articolari.
La fibromialgia spesso confonde, poiché alcuni dei suoi sintomi possono essere riscontrati in altre condizioni cliniche. Negli ultimi 10 anni, tuttavia essa è stata meglio definita attraverso studi che hanno stabilito le linee guida per la diagnosi.
Questi studi hanno dimostrato che certi sintomi, come il dolore muscolo-scheletrico diffuso, e la presenza di specifiche aree algogene alla digitopressione ("Tender Points" - Figura 1) sono presenti nei pazienti affetti da sindrome fibromialgica e non comunemente nelle persone sane o in pazienti affetti da altre patologie reumatiche dolorose.

Figura 1 – "Tender Points"
La sindrome fibromialgica non ha alterazioni evidenziabili con esami di laboratorio e non causa danni radiologicamente evidenziabili. Infatti, la diagnosi dipende principalmente dai sintomi che il paziente riferisce. Questa condizione viene definita "sindrome" poiché esistono segni e sintomi clinici che sono contemporaneamente presenti (un segno è ciò che il medico trova nella visita; un sintomo è ciò che il malato riferisce al dottore).
Purtroppo alcune persone possono considerare questi sintomi come immaginari o
non importanti ed è per questa ragione che questa patologia viene raramente
diagnosticata; inoltre chi è affetto da fibromialgia in apparenza non sembra
ammalato, ha un aspetto sano e quindi è difficilmente creduto sia dai familiari
che dagli amici che dal medico: per questo motivo la fibromialgia è stata
definita "malattia invisibile".
Questo spiega anche perché le persone colpite da questa malattia hanno tutte in
comune una storia pluriennale di visite ed esami di tutti i tipi e sono già
state sottoposte a numerose terapie, compresi talvolta interventi chirurgici,
solitamente senza alcun esito.
Oltre a ciò, trattandosi di una malattia cronica che tende a peggiorare
lentamente nel tempo, è frequente che chi è affetto da fibromialgia sviluppi una
reazione ansiosa e/o depressiva: questo è spesso causa di errore diagnostico, in
quanto i medici che non conoscono la malattia di fronte ad un soggetto che
riferisce intenso dolore e stanchezza ed ha esami perfettamente normali, lo
etichettano come "depresso" o come "malato immaginario".
LA MALATTIA
Come già detto, il termine "FIBROMIALGIA" (FM) deriva da "fibro" che indica i tessuti fibrosi (come tendini e legamenti) e "mialgia" che significa dolore muscolare.
Il dolore è quindi il sintomo predominante della fibromialgia. Generalmente, si manifesta in tutto il corpo, sebbene possa iniziare in una sede localizzata, come il rachide cervicale e le spalle, e successivamente diffondersi in altre sedi col passar del tempo.

Il dolore fibromialgico viene descritto in una grande varietà di modi: sensazione di bruciore, rigidità, contrattura, tensione ecc. Spesso varia in relazione ai momenti della giornata, ai livelli di attività, alle condizioni atmosferiche, ai ritmi del sonno e allo stress. La maggioranza dei pazienti fibromialgici riferisce di sentire costantemente un certo grado di dolore.
La FM è quindi una malattia reumatica che colpisce i muscoli causando un aumento di tensione muscolare: tutti i muscoli (dal cuoio capelluto alla pianta dei piedi) sono in costante tensione.
Questo comporta numerosi disturbi:
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Per alcune persone affette da fibromialgia, il dolore può essere talvolta molto intenso.
La tensione muscolare si riflette a livello dei tendini (che sono strutture fibrose tramite le quali i muscoli si attaccano alle ossa) che diventano dolenti in particolare nei loro punti di inserzione: questi punti dolenti tendinei, insieme ad alcuni punti muscolari, evocabili durante la visita medica con la semplice palpazione, sono una caratteristica peculiare della FM e vengono definiti "Tender Points" (Figura 1-2).

Figura 2 - Mappa dei Tender Points
(American College of Rheumatology – ACR 1990)
La presenza e la tipologia di queste caratteristiche aree algogene (tender points), con i sintomi del dolore diffuso, distingue i fibromialgici dai pazienti affetti da altre patologie simili.
I tender points sono quasi sempre presenti su entrambi i lati del corpo. Sebbene i tender points definiti dai criteri classificativi e diagnostici dell'American College of Rheumatology nel 1990 siano stati utilizzati per la diagnosi, molti altri muscoli o aree inserzionali possono essere dolenti. I tender points possono essere latenti normalmente ed il dolore evocabile solo alla digitopressione.
Il dolore è considerato diffuso quando sono presenti tutte le seguenti localizzazioni: dolore al lato sinistro del corpo, dolore al lato destro, dolore al di sopra della vita, dolore al di sotto della vita; dolore scheletrico assiale in almeno una sede (rachide cervicale, torace anteriore, rachide dorsale o lombo-sacrale).
MALATTIA ANTICA O NUOVA?
La FM era già stata descritta nella prima metà del 1800. Agli inizi del 1900 venne considerata una malattia infiammatoria dei muscoli (fibrosite). Alla fine degli anni '40 venne esclusa la presenza di "infiammazione" per cui la FM venne considerata una malattia su base psicologica. Il moderno concetto di FM e di tender points risale al 1978. Nel 1990 sono stati messi a punto i criteri diagnostici e nel 1994 la diagnosi di FM è stata accettata a livello internazionale con la cosiddetta "Dichiarazione di Copenhagen". Si tratta quindi di una malattia conosciuta da molto tempo, ma che solo recentemente è stata meglio definita.
LE CAUSE
La FM è una malattia a genesi multifattoriale. La causa di questa sindrome al momento rimane ignota. Molti differenti fattori possono scatenare una sindrome fibromialgica. Per esempio eventi stressanti (come una malattia, un lutto familiare, un trauma fisico o psichico) possono portare a dolore generalizzato, affaticamento e alterazioni del sonno tipici della fibromialgia. È però improbabile che la sindrome fibromialgica sia provocata da una singola causa; infatti molti pazienti non sono in grado di identificare alcun singolo evento che abbia determinato l'insorgenza dei sintomi.

I
numerosi studi volti a capire le cause della malattia hanno documentato numerose
alterazioni dei neuro-trasmettitori a livello del sistema nervoso centrale, cioè
di quelle sostanze di fondamentale importanza nella comunicazione tra le cellule
nervose, o di sostanze ormonali. Altri autori hanno osservato significative
alterazioni nella qualità del sonno e/o una particolare vulnerabilità dei
muscoli a microtraumi ripetuti.
In effetti, la sindrome fibromialgica sembra dipendere da una ridotta soglia di
sopportazione del dolore dovuta ad una alterazione delle modalità di percezione
a livello del sistema nervoso centrale, degli input somatoestesici (alterazione
della soglia nocicettiva).
La
FM può quindi essere considerata essenzialmente una patologia della
comunicazione intercellulare. Immaginando il nostro organismo come un computer,
nella FM tutte le periferiche sono integre e in grado di raccogliere le
informazioni in modo corretto, ma i dati, una volta raccolti ed inviati a
livello centrale, vengono interpretati in modo errato: le due caratteristiche
principali della FM sono infatti la Iperalgesia e la Allodinia.
Per iperalgesia si intende la percezione di dolore molto intenso in
risposta a stimoli dolorosi lievi; per allodinia si intende la percezione
di dolore in risposta a stimoli che normalmente non sono dolorosi. Sia l'iperalgesia
che la allodinia possono verificarsi transitoriamente in soggetti non
fibromialgici a seguito di eventi nocivi (es. eritema solare, ferita
post-chirugica) che rendono ipersensibile la zona cutanea colpita: nei
fibromialgici iperalgesia ed allodinia sono diffuse e persistenti.
Uno degli effetti della disfunzione dei neuro-trasmettitori, ed in particolare
della serotonina e della noradrenalina, è la iperattività del Sistema Nervoso
Neurovegetativo (una parte del nostro sistema nervoso che controlla con
meccanismi riflessi numerose funzioni dell'organismo tra cui la contrazione dei
muscoli, ma anche la sudorazione, la vasodilatazione e la vasocostrizione, ecc.)
che comporta un deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare con
insorgenza di dolore ed astenia e tensione.
Tipico della FM, come di altri disturbi neurovegetativi, è che l'andamento dei
sintomi varia in rapporto a numerosi fattori esterni che sono in grado di
provocarne un peggioramento: c'è una evidente influenza dei fattori climatici (i
dolori peggiorano nelle stagioni "di passaggio", cioè primavera e autunno e nei
periodi di grande umidità), dei fattori ormonali (peggioramento nel periodo
premestruale, peggioramento in caso di disfunzioni della tiroide), dei fattori
stressanti (discussioni, litigi, tensioni sul lavoro e in famiglia).
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Fattori Esterni che possono peggiorare i sintomi
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MALATTIA RARA?
I dati ufficiali italiani sulle malattie reumatiche relativi all'anno 1999 riportano 700.000 casi di reumatismi extra-articolari (pari al 12.6% di tutte le malattie reumatiche e al 1.2% dell'intera popolazione), tra i quali viene inclusa come forma generalizzata la FM (Tabella 1).
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FORME MORBOSE |
N° CASI |
% |
|
Artrosi |
3.900.000 |
70.0 |
|
Reumatismi Extrarticolari |
700.000 |
12.6 |
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Artrite Reumatoide |
410.000 |
7.4 |
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Spondilartriti sieronegative |
311.000 |
5.6 |
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Gotta |
112.000 |
2.0 |
|
Connettiviti |
33.600 |
0.6 |
|
Reumatismo Articolare Acuto |
500 |
0.01 |
|
Altre Reumopatie |
100.000 |
1.8 |
Tabella 1
I maggiori studi epidemiologici sulla FM evidenziano una frequenza nella
popolazione generale compresa fra il 3 e il 4%, che aumenta progressivamente con
l'età e nel sesso femminile fino a raggiungere l'8-9%: si tratta però di studi
americani e canadesi, quindi su popolazioni con caratteristiche demografiche
differenti da quelle europee. Di grande interesse è poi uno studio pilota
europeo che nel 2003 ha valutato la prevalenza "possibile" (ricavata mediante
interviste telefoniche e rapporti matematici) della FM nella popolazione
generale in Francia e Portogallo, paesi molto simili all'Italia, risultata del
7,4 e del 10,4% rispettivamente. Recentemente tale tipo di studio è stato esteso
ad una popolazione italiana di 1000 soggetti, ricavando una prevalenza possibile
del 4,1% nella popolazione generale e del 6,9% nelle sole donne. Vista
l'esiguità del campione e la metodologia utilizzata tali dati sono solo
indicativi, verosimilmente comunque sottostimati; si potrebbe dunque ipotizzare
una prevalenza in Italia nella popolazione generale intorno al 6-7% (che
significa tra i 3 e i 4 milioni di individui affetti).
La FM sarebbe quindi confrontabile per frequenza alla artrosi che da anni viene
considerata la più diffusa malattia reumatica con importanti implicazioni
socio-economiche. La frequenza di FM nei pazienti che si rivolgono allo
specialista reumatologo per dolore osteo-articolare è di circa il 20-25%. La FM è
molto più frequente nel sesso femminile rispetto a quello maschile (da 5 a 20
volte) e l'esordio dei sintomi si verifica più spesso nella classe di età
compresa tra i 20 e i 30 anni, ma poiché la progressione è lenta, spesso i
pazienti si abituano ai sintomi finché questi diventano difficilmente
sopportabili e si rivolgono pertanto al medico in età più avanzata.
SINTOMATOLOGIA
Oltre ai due sintomi principali, dolore e stanchezza, molte altre
manifestazioni cliniche possono far parte del quadro della FM e, come detto, la
varia associazione di tali multiformi sintomi può in parte spiegare le
difficoltà nel diagnosticare tale malattia. Di seguito vengono elencati i
sintomi più spesso riferiti dai pazienti.
1) Rigidità: sensazione di rigidità generalizzata oppure localizzata al
dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, ma anche se si resta per
qualche tempo fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi).
2) Astenia e
disturbi del sonno: Circa il 90%
dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce astenia (affaticamento)
moderata o severa, ridotta resistenza alla fatica o una specie di stanchezza che
ricorda quella normalmente riferita in corso di influenza o in mancanza di
sonno. Qualche volta la stanchezza è più importante della sintomatologia
dolorosa muscolo-scheletrica. I pazienti con fibromialgia possono avere una
stanchezza simile a quella riscontrata in un'altra patologia correlata
denominata sindrome da affaticamento cronico (CFS) INSERIRE LINK. Alcuni
pazienti con fibromialgia hanno sintomi da sindrome da affaticamento cronico e
viceversa. Le due sindromi spesso si sovrappongono e può essere impossibile
distinguerle.
La maggior parte dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica riferisce
disturbi del sonno: più che difficoltà ad addormentarsi si tratta di frequenti
risvegli notturni e sonno non ristoratore; la fase profonda del sonno è spesso
disturbata. Il sonno può essere leggero con continui risvegli notturni.
Solitamente il paziente al risveglio si sente ancora affaticato come se non
avesse dormito affatto. Alcune volte si associano disturbi del sonno quali la "Sleep
Apnea".
Viene considerata specifica della FM la cosiddetta "anomalia alfa-delta": non appena viene raggiunto il sonno "profondo" (caratterizzato da onde delta all'elettroencefalogramma) si ha un brusco ritorno verso il sonno "superficiale" (caratterizzato da onde alfa).
La
ricerca ha evidenziato che l'interruzione della fase profonda del sonno può
alterare importanti funzioni del corpo e la percezione del dolore. La mancanza
di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la
stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della FM
(stanchezza persistente, risvegli notturni, sonno non ristoratore). Può pertanto
essere necessario assumere farmaci che migliorino la qualità del sonno.
3) Mal di testa o dolore al volto: la cefalea, specialmente di tipo
muscolotensivo, o l'emicrania sono comuni nel paziente fibromialgico. Il mal di
testa si caratterizza come cefalea nucale, temporale o sovraorbitaria oppure
emicrania, molto spesso ad andamento cronico (cioè il paziente riferisce di
soffrire di mal di testa "da sempre"). Frequentemente i pazienti con FM
presentano dolore a livello mascellare o mandibolare e in questi casi la
sintomatologia viene confusa con una artrosi o una disfunzione della
articolazione temporo-mandibolare. Tale diagnosi, soprattutto in pazienti
giovani, deve fare sospettare una FM.
4)
Acufeni: fischi o vibrazioni all'interno delle orecchie. Possono essere
originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano.
5) Disturbi della sensibilità: in particolare formicolii, diffusi a tutto
il corpo oppure limitati ad un emisoma (cioè la metà destra o la metà sinistra
del corpo) o ai soli arti. Inoltre diminuzione della sensibilità, senso di
intorpidimento o di "addormentamento" con la stessa distribuzione.
6) Disturbi gastrointestinali: difficoltà digestive, acidità gastrica,
dolori addominali spesso in relazione ai cambiamenti climatici o a fattori
stressanti, e quindi classificate come "gastrite da stress". Nel 60% dei
pazienti con FM si associa una sindrome del colon irritabile (la cosiddetta
"colite spastica"): alternanza di stipsi e diarrea con dolori addominali e
meteorismo.
7)
Disturbi urinari: caratteristica della FM è una aumentata frequenza dello
stimolo ad urinare o una vera e propria urgenza minzionale in assenza di
infezione delle urine. Più raramente si può sviluppare una condizione cronica
con dolore a livello vescicale, definita "cistite interstiziale".
8) Dismenorrea: molte delle dismenorree di notevole entità e scarsamente
responsive alla terapia sono giustificate da una FM non diagnosticata. Anche il
vaginismo (dolore durante il rapporto sessuale) è caratteristico della FM.
9) Alterazioni della temperatura corporea: alcuni pazienti riferiscono
sensazioni anomale (non condivise dalle altre persone che stanno intorno a loro)
di freddo o caldo intenso diffuso a tutto il corpo o agli arti. Non è rara una
eccessiva sensibilità al freddo delle mani e dei piedi, con cambiamento di
colore delle dita che possono diventare inizialmente pallide e quindi scure,
cianotiche: tale condizione è nota come fenomeno di Raynaud.
10) Alterazioni dell'equilibrio: senso di instabilità, di sbandamento,
vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono erroneamente
imputate all'artrosi cervicale o a problemi dell'orecchio. Poiché la FM
coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari i pazienti possono presentare
nausea e visione sfuocata quando leggono o guidano l'automobile.
11) Tachicardia: episodi di tachicardia con cardiopalmo che portano
spesso i pazienti con FM al Pronto Soccorso per paura di una malattia cardiaca,
soprattutto se si associa dolore nella regione sternale (costo-condralgia), molto
frequente nella FM.
12) Disturbi cognitivi: difficoltà a concentrarsi sul lavoro o nello
studio, "testa confusa", perdita di memoria a breve termine (in inglese tali
manifestazioni vengono definite "fibro-fog", cioè annebbiamento fibromialgico).
Non esiste alcuna evidenza che questi problemi possano divenire più seri con il
passar del tempo. Simili riscontri clinici sono stati notati in molte persone
con alterazioni del tono dell'umore, disturbi del sonno o altre patologie
croniche.
13) Sintomi a carico degli arti inferiori: sono rappresentati più spesso
da crampi e meno frequentemente da movimenti incontrollati delle gambe che si
manifestano soprattutto di notte ("Restless leg Syndrome" o "Sindrome delle
gambe senza riposo").
14) Allergie: una buona parte dei pazienti fibromialgici riferisce
ipersensibilità a numerosi farmaci, allergie alimentari di vario tipo, allergie
stagionali. Pur essendo queste manifestazioni comuni nella popolazione generale,
in un sottogruppo di pazienti affetti da FM le allergie sono molteplici e
rappresentano un aspetto preminente della malattia tale da impedire la normale
alimentazione, lo svolgimento della attività lavorativa, ecc. In questi casi
viene a configurarsi il quadro della cosiddetta "Multiple Chemical
Sensitivity Sindrome", o Sindrome delle Intolleranze Chimiche Multiple,
nella quale i pazienti risultano ipersensibili a moltissime sostanze, dai
farmaci ai cibi a sostanze chimiche di vario tipo, con gravi limitazioni nella
vita quotidiana.
15) Ansia e depressione: i cambiamenti del tono dell'umore o del pensiero sono comuni nella fibromialgia. Molti individui si "sentono giù" sebbene solo il 25% dei pazienti siano dei reali depressi o possano riferire disturbi d'ansia. Molti pazienti affetti da FM riferiscono manifestazioni ansiose (a volte con attacchi di panico) e/o depressive. Questa associazione ha fatto sì che in passato la FM venisse considerata come un processo di somatizzazione in soggetti ansiosi o depressi e purtroppo ancora oggi molti medici sono legati a questa ormai superata definizione. I numerosi studi sul rapporto tra ansia/depressione e FM hanno dimostrato inequivocabilmente che la FM non è una malattia psicosomatica e che gli eventuali sintomi depressivi o ansiosi sono un effetto piuttosto che una causa della malattia. Una reazione depressiva è infatti comune a tutte le malattie che comportano un dolore cronico, come ad esempio la artrite reumatoide o l'artrosi.
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Sintomi caratteristici presenti nella maggior parte dei pazienti
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EPIDEMIOLOGIA
Chiunque si occupi di malattie reumatiche non ha difficoltà a riconoscere che la
FM è la patologia che si incontra più frequentemente, soprattutto nell'attività
ambulatoriale. Ciò nonostante non ci sono dati attendibili sulla reale frequenza
della FM in quanto tale malattia continua ancora oggi ad essere ampiamente
sottostimata e raramente diagnosticata. Basti pensare all'ambulatorio del medico
di medicina generale e a quanti pazienti ogni giorno visita in quanto lamentano
uno o più di questi sintomi: dolori muscolari, cefalea, vertigini, epigastralgie,
insonnia, dolori addominali, astenia, parestesie, tachicardia. Una buona parte è
certamente affetta da FM senza saperlo.
I dati epidemiologici di cui disponiamo sono relativi a valutazioni eseguite in:
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Tra gli ultimi lavori di tipo epidemiologico, due rivestono particolare interesse:
Il primo è uno studio di popolazione, pubblicato nel 1999, che ha coinvolto 3395 abitanti della cittadina canadese di London (The London Fibromyalgia Epidemiology Study). Sono stati individuati 100 casi di FM (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1), con una prevalenza quindi del 3.3%. La prevalenza nel sesso femminile era pari al 4.9% per salire al 8% nella classe d'età 55-64 anni. Sono stati individuati una serie di fattori di rischio per la FM: oltre al sesso femminile, età media, livello di istruzione inferiore, reddito basso, essere divorziati. A tutt'oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso effettuato.
Il secondo è uno studio pubblicato nel 2005 che rientra in un progetto iniziato nel 2003 con uno studio a livello europeo (The Feel Study: Fibromyalgia Epidemiology European Large Scale Survey) per valutare la prevalenza "possibile" della FM nella popolazione generale. La metodologia utilizzata è quella delle interviste telefoniche per raggiungere il maggior numero possibile di individui: il numero dei pazienti "possibili" veniva poi corretto con un coefficiente calcolato dallo studio canadese di cui sopra (rapporto tra FM teoriche e FM confermate dalla visita reumatologica). In tale modo è stato possibile calcolare la prevalenza possibile della FM in: a) Francia (su campione di 1000 abitanti): 4,3% della popolazione generale (6,1% delle donne e 0,5% degli uomini) - b) Portogallo (su campione di 500 abitanti): 6,1% della popolazione generale (8,8% delle donne e 0,7% degli uomini) - c) Italia (su campione di 1000 abitanti): 4,1% della popolazione generale (6,9% delle donne e 0,3% degli uomini).
PATOGENESI
La
patogenesi della FM resta senza dubbio l'argomento più controverso e sul quale
sono state spese più parole, paradossalmente non perché ci siano pochi dati a
disposizione, ma piuttosto perché ce ne sono troppi. Infatti, da quando sono
stati introdotti i criteri diagnostici ACR, si sono moltiplicati gli studi su
gruppi omogenei di pazienti con lo scopo di determinare i meccanismi
eziopatogenetici alla base della FM. Sono così emersi numerosi dati di tipo
anatomopatologico, neurochimico, endocrinologico a volte addirittura
contrastanti tra loro e comunque non definitivi, nel senso che nessun rilievo è
stato in grado di offrire una ipotesi eziopatogenetica completa ed esauriente
della FM. L'unica possibilità per fare chiarezza è individuare quelli che
possiamo definire i "Fatti" della FM, e sulla base di questi cercare di
delineare un possibile percorso eziopatogenetico.
I "Fatti" della FM:
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Basandosi su questi "fatti" si può quindi immaginare che in un soggetto
predisposto (che verosimilmente ha ereditato un sistema neurovegetativo
sbilanciato verso una iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del
sistema serotoninergico) agisca un fattore scatenante (trauma, infezione, forse
anche alcuni farmaci) in grado di slatentizzare la FM.
Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità
di agire a livello midollare o cerebrale: per esempio è stato dimostrato che un
trauma cervicale (colpo di frusta) è in grado di scatenare la FM molto più
frequentemente di un trauma lombare. Si realizza quindi una redistribuzione del
flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo
delle vie del dolore con progressivo peggioramento nel tempo della
sintomatologia. è probabile che
alcune delle alterazioni dei neurotrasmettitori documentate siano l'effetto di
questi meccanismi piuttosto che la causa. Le manifestazioni muscolari della
malattia (rigidità, dolore, tender points) derivano verosimilmente da una
sregolazione delle vie simpatiche midollari, secondaria alle alterazioni
centrali, che controllano la vascolarizzazione e la contrazione muscolare. Tali
meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali,
tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che
complicano lo scenario patogenetico (variazioni climatiche, alterazioni
ormonali, ecc.); probabilmente in alcuni pazienti resta comunque fondamentale il
meccanismo serotoninergico, mentre in altri, nel tempo, possono prevalere altri
meccanismi.
Importante è comunque sottolineare come queste alterazioni siano potenzialmente correggibili e reversibili. Lo dimostra il fatto che in corso di infezione da EBV sono state descritte delle classiche FM completamente regredite con la guarigione della malattia virale e che la terapia di rilassamento, verosimilmente in grado di modificare la distribuzione del flusso cerebrale, può portare a completa regressione della FM.
Proprio la risposta alla terapia di rilassamento ed ai farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) fa ritenere che il deficit predominante nella FM sia quello delle vie serotoninergiche in grado di modulare le attività neurovegetative e che tale deficit sia correlato alla redistribuzione del flusso cerebrale.

Figura 3
DIAGNOSI E TERAPIA
La diagnosi di FM è a tutt'oggi basata sui criteri dell'American College of Rheumatology (ACR) del 1990 (Wolfe F. et al.: "The American College of Rheumatology 1990 criteria for the classification of fibromyalgia". Arthritis Rheum, 1990; 2: 160-172) che prevedono la presenza di dolore muscolo-scheletrico diffuso (cioè che interessa entrambi i lati del corpo sia nella parte superiore che inferiore e che coinvolge tutta la colonna vertebrale) da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella Figura 2.
L'utilizzo di tali criteri ha costituito un importantissimo passo in avanti nella comprensione della FM consentendo di standardizzare la diagnosi e di potere confrontare i lavori scientifici, in particolare quelli di tipo epidemiologico, non essendovi alcun esame di laboratorio o radiologico che possa diagnosticare la fibromialgia. I test di laboratorio e gli esami strumentali possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie, come ad esempio l'ipotiroidismo, che può causare segni e sintomi simili alla fibromialgia. Una attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia.
Poiché i sintomi di fibromialgia sono così generici e spesso sono simili a quelli di altre malattie, molti pazienti vanno incontro a complicate e a volte ripetitive valutazioni prima che venga diagnosticata tale patologia (Figura 4).

Figura 4
Nondimeno i criteri ACR sono comunque criticabili sotto diversi aspetti:
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Occorre sottolineare inoltre l'importanza della diagnosi differenziale in considerazione del fatto che la FM è una sindrome e molti dei sintomi sono aspecifici, così come l'importanza della individuazione di una eventuale patologia associata alla FM. Per tale ragione si consiglia di sottoporre il paziente nel quale si fa una nuova diagnosi di FM ad un controllo laboratoristico che preveda gli esami elencati nella Tabella 2.
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Tabella 2
TERAPIA
La terapia della FM è radicalmente cambiata negli ultimi 15 anni. Fino a circa 10 anni fa la FM veniva raramente diagnosticata, anche perché si riteneva che tale diagnosi non fosse di alcuna utilità, in quanto si considerava la FM una patologia di natura psicogena e pertanto difficilmente curabile. Negli ultimi anni le cose sono radicalmente cambiate e oggi si può affermare che la FM si può curare con successo. Grazie alla scoperta dei meccanismi alla base della FM possiamo oggi utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit alla base della malattia (in particolare il deficit di serotonina). Oltre ai nuovi farmaci disponiamo di alcuni trattamenti non farmacologici estremamente efficaci in grado di modificare l'iperattività neurovegetativa presente nella FM.
Terapia Farmacologica
Possiamo distinguere fondamentalmente due classi di farmaci utilizzati per il trattamento della FM: i farmaci miorilassanti, che agiscono sulla manifestazione "periferica" della FM cioè sulla contrattura muscolare, e i farmaci che potenziano l'attività della serotonina che agiscono invece su uno dei meccanismi "centrali" della malattia. Generalmente questi farmaci vengono associati nello stesso paziente.
La
grande novità è stata l'introduzione dei Farmaci Inibitori della Ricaptazione
della Serotonina (SSRI), utilizzati primariamente come antidepressivi, ma che si
è poi visto essere estremamente efficaci su alcune delle manifestazioni della
FM, in particolare sulla astenia e sulla insonnia. Oggi il "gold standard" della
terapia farmacologica della FM è considerato l'uso di uno dei più recenti SSRI (paroxetina
o sertralina), da assumere al mattino, in associazione alla ciclobenzaprina, da
assumere in unica dose serale. Da ricordare anche l'importanza dei sali di
magnesio che rivestono un ruolo essenziale nel metabolismo muscolare, non tutti
i prodotti in commercio sono però ugualmente efficaci in quanto alcuni hanno uno
scarso assorbimento. Altri farmaci che vengono correntemente utilizzati nella
terapia della FM sono gli antiepilettici, gli analgesici centrali, alcuni
antiparkinsoniani. Grande interesse sta poi suscitando una nuova classe di
farmaci antidepressivi, i Farmaci Inibitori della Ricaptazione della
Serotonina e della Noradrenalina (SNRI), i quali agiscono su di un
più ampio spettro di neurotrasmettitori rispetto agli SSRI.
I farmaci anti-infiammatori utilizzati per trattare molte patologie reumatiche
non mostrano importanti effetti nella fibromialgia. Tuttavia, a basse dosi,
possono dare qualche sollievo al dolore. I cortisonici sono inefficaci e
dovrebbero essere evitati per i loro potenziali effetti collaterali.
I farmaci che facilitano il sonno profondo e il rilassamento muscolare aiutano
molti pazienti affetti da fibromialgia a riposare meglio. Questi farmaci
comprendono gli antidepressivi triciclici e gli inibitori selettivi della
ricaptazione della serotonina (SSRI) ed altri farmaci ad azione prevalentemente
miorilassante, simili strutturalmente agli antidepressivi. Sebbene questi
farmaci abbiano come principale indicazione la depressione, essi vengono
abitualmente prescritti ai pazienti affetti da fibromialgia a bassi dosaggi, di
solito prima di andare a letto. Nei pazienti fibromialgici, questi farmaci sono
principalmente utilizzati per lenire il dolore, rilassare i muscoli e migliorare
la qualità del sonno piuttosto che per il loro effetto antidepressivo.
Sebbene molti pazienti dormano meglio e abbiano meno fastidi quando assumono
questi farmaci, il miglioramento varia molto da persona a persona. In aggiunta,
i farmaci hanno effetti collaterali come sonnolenza diurna, costipazione, bocca
asciutta e aumento dell'appetito. Gli effetti collaterali sono raramente severi,
ma possono essere disturbanti. È quindi consigliabile limitarne l'uso.
Terapia Non Farmacologica
Si
può affermare che tutte le terapie non farmacologiche note, più o meno
ortodosse, sono state utilizzate nel trattamento della FM. Non è pertanto
semplice districarsi nell'ambito di un campo nel quale molto spesso risulta
difficoltoso separare la reale efficacia di un trattamento dalla semplice
suggestione. è quindi necessario
basarsi solo sui dati dimostrati che derivano dagli studi scientifici.
Il primo punto da chiarire è relativo alle terapie fisiche (TENS, ionoforesi,
termoterapia, ecc.) che vengono spesso consigliate ai pazienti con FM: a parte
la TENS che risulta efficace fino al 70% dei casi, nessuna altra terapia fisica
ha dimostrato risultati superiori al placebo. Per quanto riguarda il massaggio,
è stato utilizzato in pochi studi: è comunque comune esperienza dei pazienti con
FM che il massaggio può fare peggiorare nettamente la sintomatologia. Anzi si
può affermare che, in generale, qualora un paziente trattato con massaggio per
una contrattura muscolare riferisca un peggioramento dei sintomi si deve
sospettare una FM.
Almeno due studi hanno documentato l'efficacia del
biofeedback elettromiografico,
metodica che ha il limite di essere poco diffusa e quindi per lo più sconosciuta
ai pazienti. Un altro argomento che suscita interesse e quello della omeopatia
che, negli ultimi anni, anche in Italia è andata sempre più diffondendosi.
Alcuni studi hanno studiato l'effetto di uno specifico rimedio omeopatico il "Rhus
Tox" con risultati variabili: è necessario però chiarire che tale trattamento
non è adatto a tutti i pazienti, ma solo ad una piccolo sottogruppo con
caratteristiche ben definite.
La terapia non farmacologica che negli ultimi anni ha però radicalmente cambiato
l'approccio terapeutico e la prognosi della FM è certamente la Terapia di
Rilassamento Muscolare Profondo: Training Autogeno di Schultz, Terapia
Cognitivo-Comportamentale, Terapia di Rilassamento basata su Tecniche
Ericksoniane. Le prime due tecniche di rilassamento hanno un limite nella scarsa
adesione dei pazienti al programma terapeutico a causa della lunga durate dello
stesso e della complessità dell'approccio.
La terapia di rilassamento di tipo ericksoniano (definita "a breve termine") è invece preferibile per la rapidità dell'effetto terapeutico, per l'efficacia su tutti i parametri esaminati (numero di punti tender, disturbi del sonno, astenia, dolore globale) e per la durata dell'effetto almeno fino al 6° mese dal termine del trattamento.
Sono tecniche di derivazione psicologica che inducono il rilassamento muscolare riducendo l'iperattività neurovegetativa alla base della FM. Sono basate sull'uso di un linguaggio "analogico" (cioè un linguaggio suggeritivo in grado di attivare ricordi e sensazioni) che ha lo scopo di attivare le funzioni neuropsicologiche tipiche dell'emisfero cerebrale destro. Nel corso del trattamento si conduce il paziente a valutare eventuali tensioni intrapsichiche per poi applicare tecniche verbali di programmazione neurolinguistica al fine di rimuovere le cause di tensione. Il numero di sedute necessarie è generalmente compreso tra 3 e 5 con frequenza settimanale o bisettimanale. Se il paziente riesce ad ottenere un buon rilassamento muscolare, il risultato è solitamente duraturo e non sono richiesti ulteriori trattamenti. L'effetto sulla sintomatologia della FM è progressivo e comporta una attenuazione delle principali manifestazioni (in particolare della astenia e del dolore) ed un miglioramento della qualità del sonno.
Esercizio e Terapie Fisiche
In
numerosi testi specialistici, anche recenti, si legge che l'attività fisica e la
ginnastica sono fondamentali per la terapia della FM. In realtà molti pazienti
fibromialgici hanno riferito un netto peggioramento dei sintomi (dolore e
stanchezza) con l'attività sportiva, tale da doverla per lo più sospendere:
questo in effetti non stupisce in quanto l'aumentata tensione dei muscoli dei
pazienti fibromialgici provoca una diminuzione del flusso sanguigno con
conseguente deficit di ossigeno e minore capacità di sopportare lo sforzo.
D'altra parte la immobilità, come già ricordato, porta ad un marcato aumento
della rigidità muscolare e del dolore. Per tali motivi la raccomandazione da
fare ai pazienti con FM è quella di svolgere senza limitazioni le normali
attività quotidiane (purché non troppo gravose), evitare prolungati periodi di
inattività e dedicarsi ad attività sportive moderate in base all'allenamento del
singolo soggetto: occorre in pratica mantenersi in movimento senza raggiungere
il limite di affaticabilità del muscolo. Per coloro che ne hanno la possibilità
è consigliata l'attività motoria in acqua termale, che aiuta molto a rilassare
la muscolatura.
Due tra i principali obiettivi del trattamento della fibromialgia sono le
tecniche di stiramento muscolare e di allenamento dei muscoli dolenti e
l'incremento graduale del fitness cardiovascolare (aerobico). Molte persone
possono prendere parte ad un programma di esercizi che determina un senso di
benessere, un aumento della resistenza muscolare e una diminuzione del dolore.
L'esercizio aerobico si è dimostrato efficace per i pazienti affetti da
fibromialgia.
Il paziente può essere riluttante ad esercitarsi se ha già dolore e se si sente
stanco. Attività aerobica a basso o nullo impatto, come camminare, andare in
bicicletta, nuotare o fare esercizi in acqua sono generalmente il modo migliore
di iniziare un programma di esercizi. Occorre allenarsi regolarmente, ad esempio
a giorni alterni, aumentando gradualmente l'attività fisica per raggiungere un
migliore livello di forma fisica.
Importante à stirare gentilmente i propri muscoli e muovere le articolazioni
attraverso un'adeguata mobilizzazione articolare giornalmente e prima e dopo gli
esercizi aerobici. È utile inoltre consultare un terapista della riabilitazione
che aiuti a stabilire uno specifico programma di esercizi per migliorare la
postura, la flessibilità e la forma fisica.
Terapie Alternative
Anche le terapie cosiddette non convenzionali quali gli integratori dietetici o i trattamenti non farmacologici quali il biofeed-back, l'agopuntura, la ginnastica dolce e lo yoga possono avere effetti positivi sui sintomi del paziente fibromialgico.
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FITOTERAPIA E FIBROMIALGIA Per chi ama la medicina naturale ed in particolare le erbe medicinali, è stato proposto il seguente infuso che sembra essere efficace su alcune delle manifestazione della FM, e quindi può risultare utile come supporto ad altre terapie: - Panax quinquefolium 2 parti - Astragalus mongolicus 2 parti - Angelica sinensis (Dong quai) 2 parti - Ginko biloba 1 parte - Cimicifuga racemosa (Black cohosh) 1 parte - Passiflora incarnata (Passion flower)1/2 parte - Betonica officinalis (Wood betony) 1/2 parte - Matricaria chamomila (Chamomile) 1/2 parte - Zizyphus sativa (Jujube red dates) 1/2 parte Questa tisana agisce come tonico contro la stanchezza cronica, l'ansia, la cefalea, i disturbi del sonno e ripristina il flusso sanguigno alle estremità. è consigliabile assumerla due volte al giorno lontano dai pasti alla dose di un cucchiaino da tè. Poiché alcuni componenti sono difficili da reperire in Italia (tale formulazione è tratta da un testo americano) è possibile sostituirli con componenti dalle caratteristiche simili. |
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Come si cura la fibromialgia?
Le opzioni terapeutiche per la fibromialgia comprendono:
Il medico di famiglia o lo specialista possono aiutare il paziente organizzando un piano terapeutico individuale ed elaborato sulle necessità del singolo paziente. Alcuni pazienti con fibromialgia hanno sintomi lievi e necessitano di modesto trattamento, una volta compresa la natura della malattia. Altri pazienti presentano sintomi più severi o invalidanti e necessitano di un approccio terapeutico più globale. |
FIBROMIALGIA E ALIMENTAZIONE
Numerosi pazienti affetti da FM hanno riferito un miglioramento dei sintomi nel
corso di diete a basso contenuto di grassi che stavano seguendo per perdere
peso. Non esiste una dieta specifica per la FM, ma certamente per una patologia
che si esprime con dolore e stanchezza muscolare l'alimentazione ha un ruolo
decisivo. Delle numerose proposte di regimi dietetici quella che più corrisponde
alla esperienza di numerosi pazienti è quella del Dr. Thomas Weiss, il quale ha
recentemente pubblicato un testo monografico sull'argomento (non disponibile
però in italiano), del quale vengono riportate le indicazioni principali nel
Sito dei Fibroamici.
I consigli alimentari utili ai pazienti affetti da FM possono quindi essere così
riassunti:
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FIBROMIALGIA IN GRAVIDANZA
Poiché la FM colpisce prevalentemente donne in età fertile, è frequente che le
pazienti già in terapia per tale patologia consultino lo specialista per
l'insorgenza della gravidanza, anche perché non sembra che la malattia influenzi
in alcun modo la fertilità. In alternativa, molte pazienti si chiedono se con
questa malattia possono affrontare tranquillamente una eventuale gravidanza.
Esistono pochi studi pubblicati che indagano i rapporti tra gravidanza e FM e si
tratta di lavori su numeri esigui di pazienti.
In generale viene sottolineato che nella maggior parte dei casi la gravidanza
comporta un peggioramento dei sintomi della FM, soprattutto nell'ultimo
trimestre, non vengono però valutate le terapie che eventualmente le pazienti
hanno seguito. In realtà, basandosi sulla esperienza riferita direttamente dalle
pazienti, difficilmente la gravidanza di per sé comporta un peggioramento dei
sintomi della malattia, anzi alcune pazienti riferiscono uno stato di benessere
nel corso di tutta la gravidanza. Ciò probabilmente dipende, almeno in parte, da
come questo evento viene vissuto a livello emotivo; un'altra possibile
spiegazione è che il miglioramento sia correlato all'aumentata produzione di un
ormone, la relaxina, che è in grado di migliorare i sintomi muscolari. Il
problema maggiore è piuttosto relativo alla necessità di sospendere alcuni dei
farmaci che vengono comunemente utilizzati nella terapia della FM e che
contribuiscono allo stato di benessere delle pazienti prima della gravidanza.
I sintomi più spesso lamentati dopo sospensione dei farmaci sono:
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La
spiegazione di ciò sta nel fatto che questi stessi sintomi possono essere
favoriti dalla gravidanza in pazienti non fibromialgiche.
Cosa si può dunque suggerire alle pazienti fibromialgiche già in terapia e che
affrontano una gravidanza?
In modo schematico i punti sono i seguenti:
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Infine una ultima raccomandazione: non bisogna dimenticare che le pazienti affette da FM avvertono il dolore in modo più intenso (iperalgesia). Per questo motivo è necessario programmare un parto indolore, possibilmente con anestesia per via epidurale.
UN APPROCCIO CORRETTO DEL PAZIENTE FIBROMIALGICO
Spesso i pazienti affetti da fibromialgia si sottopongono a molti test e vengono
visitati da molti specialisti mentre sono alla ricerca di una risposta sulla
causa della loro malattia. Questo porta a paura e frustrazione, che può
aumentare la percezione del dolore. Ai pazienti fibromialgici viene spesso detto
che, poiché obiettivamente non hanno nulla e gli esami di laboratorio risultano
nella norma, non hanno una reale malattia. I familiari, gli amici e spesso il
medico di famiglia possono dubitare dell'esistenza di tali disturbi, aumentando
l'isolamento, i sensi di colpa e la rabbia nei pazienti fibromialgici.
Il paziente con FM, la sua famiglia e i medici devono sapere che la FM è
una causa reale di dolore cronico e di stanchezza e deve essere affrontata come
qualunque altra patologia cronica. Fortunatamente, la fibromialgia non è una
malattia mortale e non causa deformità.
Sebbene i sintomi possano variare di intensità, la condizione clinica generale
raramente peggiora col trascorrere del tempo. Spesso il solo fatto di sapere che
la fibromialgia non è una malattia progressiva e invalidante permette ai
pazienti di non continuare a sottoporsi ad esami costosi e inutili e a
sviluppare una attitudine positiva nei confronti della malattia.
L'informazione e la conoscenza della malattia giocano un ruolo importante nella
strategia terapeutica. Più il paziente è informato sulla fibromialgia e più
cerca di adattarsi alla malattia stessa, migliore è la prognosi della
fibromialgia.
I gruppi di supporto, le pubblicazioni, i siti internet sono una fonte di
informazione per molti pazienti; spesso il sapere che non si è soli può
costituire una fonte di supporto.
Alcuni pazienti con fibromialgia possono avere sintomi così severi da renderli
incapaci di svolgere una normale attività lavorativa e una vita di relazione.
Questi pazienti richiedono una maggiore attenzione ed un approccio
multidisciplinare che coinvolga il terapista della riabilitazione e
occupazionale, il reumatologo o lo psicologo.
Molti pazienti con la fibromialgia migliorano e sono in grado di convivere con
la propria malattia in maniera soddisfacente.
Tuttavia, una migliore comprensione delle cause della fibromialgia e dei fattori
che la possono aggravare o rendere cronica è necessaria così come è auspicabile
una migliore terapia farmacologica, oltre alla possibilità di misure preventive.
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Approccio Terapeutico Multimodale del Paziente Fibromialgico
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CONSIGLI UTILI PER IL PAZIENTE FIBROMIALGICO
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BIBLIOGRAFIA
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